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venerdì 29 maggio 2020

poesia per un tempo di "Restare a Casa"



Alla Vita
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.





Poesia dal Web. (La mia vera poesia in queste foto!)



Mio marito Paolo
i miei nipoti

mercoledì 19 luglio 2017

Poesia- colloquio


Mistico, Ritratto, Sabbia, Duna, Solitudine, Carattere


Sto cercando d'impararla a memoria.
Questa poesia.
Ogni giorno un rigo.
Non conosco lo scrittore
So solo che è per me.



Amore mi diede il benvenuto, ma l'anima mia si ritrasse,
Di polvere macchiata e di peccato.
ma Amore dal rapido sguardo, vedendomi esitante
sin dal mio primo entrare,
mi si fece vicino, dolcemente chiedendo
se di nulla mancassi.

Di un ospite, io dissi, degno di essere qui.
Amore disse: quello sarai tu
io, lo scortese e ingrato? Oh amico mio,
non posso alzare lo sguardo su di Te!
Amore mi prese la mano e sorridendo rispose
e chi fece gli occhi se non io?

E' vero Signore, ma li macchiai: se ne vada la mia vergogna
là dove merita andare.
E non sai tu, disse Amore, chi portò questa colpa?
Se è così servirò, mio caro
Tu siederai, disse Amore, per gustare della mia carne.

Così io sedetti e mangiai.


Mistico, Ritratto, Sabbia, Duna, Solitudine, Carattere

In queste parole c'è quasi un contatto reale. Da persona a persona.
Quaggiù. Sulla terra.
In queste parole c'è una specie di possesso, tra la creatura e Dio.
C'è la sensazione di una forma d'amore che percepisco incontrando la Bellezza.
Guardando un volto amato.

Acqua, Nubi, Goccia D'Acqua




mercoledì 8 febbraio 2017

Poesia e poesia

L'immagine può contenere: cielo, oceano e spazio all'aperto



L'oceano che ci abita



Nessuno t'ha mai detto,
seriamente, 
cos'è realmente il silenzio?
Allora smetti di leggere e
guarda il mare.

Respira i flutti come fosse un dio 
dell'etere a farlo: espira aria e mima la
risacca; prendi fiato e imita la carezza
che l'acqua salata offre alla battigia.
Il silenzio, se nessuno te l'ha mai ninnato
quand'eri bimba, è quel frastuono che
scuote le ossa del mare mosso quando
schiaffa il suo tormento sugli scogli,
schiumante desiderio di straripare vita
ben oltre il confine tracciato dal bagnasciuga.
Anche questo è silenzio: onde fragorose
come sentimenti esplosi folgorando il giorno, 
come una storia di cui si narrano solo le parti più
intense e brevi eppure mai i rimasugli del
quotidiano che costruisce il tutto. Silenzio sul 
mare. Forse noi stessi siamo quelle onde.
Le sue onde. Oppure io quell'onda e tu la spiaggia! 
E allora inspira, espira, inspira ancora. Respira. 
Io che vado, tu che resti. Quando credo di indietreggiare 
per sempre e in un attimo ostinatamente ritorno,
finché c'è sabbia da lambire in eterno
e un posto a cui sempre rincasare.

Dio sa del mare. Il mare sa di te.

Immagine correlata

I versi di questa poesia, così semplice, mi sono piaciute in un giorno in cui, solo Dio  sa, se ne avevo bisogno.
C'è un dolore, una rabbia in certi commenti per cui mi trovo a ripetere che  "per misteriose vie la sofferenza farà più bello e più buono,il mondo". So che è così e con la certezza dell'amore salvifico di Dio mi ripeto che ogni avvenimento non avviene per caso, ma per un Disegno donato affinchè in un abbraccio arrivi la serenità.
Risultati immagini per Immagini piccole per separare frasi  fiori

Rainer Maria Rilke con  le sue parole mi aiuta di più:


Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è piú vero,
piú del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue.
 Risultati immagini per immagini di Karoly Ferenczy

(Claudio Malune)

mercoledì 12 agosto 2015

Poesia di Tagore


BARCHE DI CARTA

Ogni giorno faccio galleggiare
le mie barche di carta a una a una
giù per la corrente del fiume.
Su di esse scrivo il mio nome
e il nome del villaggio dove vivo
in grandi lettere nere.
Io spero che un giorno qualcuno
in qualche paese straniero
le trovi, e sappia chi sono.
Carico le mie barchette con fiori
di shiuli, colti dal nostro giardino,
e spero che quei fiori del mattino
sian portati nel paese della notte.
Io varo le mie barchette di carta
e osservo nel cielo le nuvolette
che spiegano le loro bianche vele.
Non so quale mio compagno di giochi
su in cielo le mandi giù per l’aria
a gareggiare con le mie barchette!
Quando scende la notte affondo la faccia
nelle braccia, e comincio a sognare
che le mie barchette di carta
galleggiano sotto le stelle.
In esse viaggian le fate del sonno,
e il carico è cesti pieni di sogni.

lunedì 22 giugno 2015

Canto alla vita di Josh Groban

 

CANTO ALLA VITA
Josh Groban


“Dedicato a chi colpevole o innocente 
perso in questo mare 
si è arreso alla corrente 
chi non è mai stato vincente?

Dedicato a chi ha sempre una speranza
davanti ad un dolore 
nel freddo di una stanza

Dedicato a chi cerca la sua libertà
Canto alla vita 
alla sua bellezza 
ad ogni sua ferita 
ogni sua carezza

Dedicato a chi l’ha sempre inaridita 
come fosse sabbia uscita tra le dita 
e la sente già finita

Canto alla vita 
negli occhi tuoi riflessa 
fragile e infinita 
terra a noi promessa

Canto alla vita 
canto a voce piena 
a questo nostro viaggio 
che ancora ci incatena

Ci chiama
Non dubitare 
mai 
Non dubitare mai 
Tu non lasciarla mai da sola 
da sola 
… ancora …

Canto alla vita 
alla sua bellezza

Canto alla vita 
canto a voce piena 
a questo nostro viaggio 
che ancora ci incatena

Ci chiama…

Ci chiama…

martedì 16 settembre 2014

Canto notturno di un pastore errante dell'Asia G. Leopardi


















Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,

silenziosa luna?

Sorgi la sera, e vai,

contemplando i deserti; indi ti posi.


Ancor non sei tu paga



di riandare i sempiterni calli?

Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga

di mirar queste valli?

Somiglia alla tua vita


la vita del pastore.



Sorge in sul primo albore

move la greggia oltre pel campo, e vede

greggi, fontane ed erbe;

poi stanco si riposa in su la sera:


altro mai non ispera.



Dimmi, o luna: a che vale

al pastor la sua vita,

la vostra vita a voi? dimmi: ove tende

questo vagar mio breve,


il tuo corso immortale?







Vecchierel bianco, infermo,

mezzo vestito e scalzo,

con gravissimo fascio in su le spalle,

per montagna e per valle,


per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,



al vento, alla tempesta, e quando avvampa

l’ora, e quando poi gela,

corre via, corre, anela,

varca torrenti e stagni,


cade, risorge, e piú e piú s’affretta,



senza posa o ristoro,

lacero, sanguinoso; infin ch’arriva

colá dove la via

e dove il tanto affaticar fu vòlto:


abisso orrido, immenso,



ov’ei precipitando, il tutto obblia.

Vergine luna, tale

è la vita mortale.




Nasce l’uomo a fatica,


ed è rischio di morte il nascimento.



Prova pena e tormento

per prima cosa; e in sul principio stesso

la madre e il genitore

il prende a consolar dell’esser nato.


Poi che crescendo viene,



l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre

con atti e con parole

studiasi fargli core,

e consolarlo dell’umano stato:


altro ufficio piú grato



non si fa da parenti alla lor prole.

Ma perché dare al sole,

perché reggere in vita

chi poi di quella consolar convenga?


Se la vita è sventura,


perché da noi si dura?

Intatta luna, tale

è lo stato mortale.

Ma tu mortal non sei,


e forse del mio dir poco ti cale.




Pur tu, solinga, eterna peregrina,

che sí pensosa sei, tu forse intendi

questo viver terreno,

il patir nostro, il sospirar, che sia;


che sia questo morir, questo supremo



scolorar del sembiante,

e perir della terra, e venir meno

ad ogni usata, amante compagnia.

E tu certo comprendi


il perché delle cose, e vedi il frutto



del mattin, della sera,

del tacito, infinito andar del tempo.

Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore

rida la primavera,


a chi giovi l’ardore, e che procacci



il verno co’ suoi ghiacci.

Mille cose sai tu, mille discopri,

che son celate al semplice pastore.

Spesso quand’io ti miro


star cosí muta in sul deserto piano,



che, in suo giro lontano, al ciel confina;

ovver con la mia greggia

seguirmi viaggiando a mano a mano;

e quando miro in cielo arder le stelle;


dico fra me pensando:



— A che tante facelle?

che fa l’aria infinita, e quel profondo

infinito seren? che vuol dir questa

solitudine immensa? ed io che sono? —


Cosí meco ragiono: e della stanza



smisurata e superba,

e dell’innumerabile famiglia;

poi di tanto adoprar, di tanti moti

d’ogni celeste, ogni terrena cosa,


girando senza posa,



per tornar sempre lá donde son mosse;

uso alcuno, alcun frutto

indovinar non so. Ma tu per certo,

giovinetta immortal, conosci il tutto.


Questo io conosco e sento,



che degli eterni giri,

che dell’esser mio frale,

qualche bene o contento

avrá fors’altri; a me la vita è male.



O greggia mia che posi, oh te beata,



che la miseria tua, credo, non sai!

Quanta invidia ti porto!

Non sol perché d’affanno

quasi libera vai;


ch’ogni stento, ogni danno,



ogni estremo timor subito scordi;

ma piú perché giammai tedio non provi.

Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,

tu se’ queta e contenta;


e gran parte dell’anno



senza noia consumi in quello stato.

Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,

e un fastidio m’ingombra

la mente; ed uno spron quasi mi punge


sí che, sedendo, piú che mai son lunge



da trovar pace o loco.

E pur nulla non bramo,

e non ho fino a qui cagion di pianto.

Quel che tu goda o quanto,


non so giá dir; ma fortunata sei.




Ed io godo ancor poco,

o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.

Se tu parlar sapessi, io chiederei:

— Dimmi: perché giacendo


a bell’agio, ozioso,



s’appaga ogni animale;

me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? —




Forse s’avess’io l’ale

da volar su le nubi,


e noverar le stelle ad una ad una,



o come il tuono errar di giogo in giogo,

piú felice sarei, dolce mia greggia,

piú felice sarei, candida luna.

O forse erra dal vero,


mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:



forse in qual forma, in quale

stato che sia, dentro covile o cuna,

è funesto a chi nasce il dí natale.





Ogni volta che leggo questa poesia, scopro significati nuovi, nuove sensazioni! Bella,bellissima.....

Domani la commenterò, se invece Gus vuole farlo lui, bene: avanti mio fidato  amico, ti cedo il "post".......

giovedì 13 settembre 2012

Rainer Maria Rilke : giorno d'autunno



 


Signore: è tempo . Grande era l'arsura .
Deponi l'ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno' di tepore,
.che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l'ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l'avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell'aria fluttuano le foglie.

martedì 11 settembre 2012

La famiglia universale di Tagore

 
 
 
Così la terra,
immersa nel silenzio,
alla fine del lavoro quotidiano,
stretta al giorno passato,
guarda verso l'orizzonte.
Lenti rivi di luce fluiscono avanti
nel cielo infinito, a passi lenti.
Da dentro il cielo
ad una ad una, nell'oscurità,
vengono fuori le stelle
accendendosi una alla volta,
come le luci del villaggio lontano.
Una immagine di nostalgia
si posa adagio adagio
sul batter d'occhi dell'universo:
quante passate immagini di secoli,
quante garrule storie di vita!
Mi viene in mente
quella informe nebulosa,
poi la fiamma bruciante
della tua giovinezza,
poi il tenero verde
nella casa piena di frutti,
il lavoro della Madre,
datrice di vita,
stringente in seno
migliaia di vite:
quante pene, quanti affanni,
quante lotte, quante morti
senza alcun fine!
Scende lenta l'oscurità:
la famiglia universale
inconscia s'addormenta
in un silenzio profondo.

lunedì 3 settembre 2012

Un orizzonte infinito di Card. E. Antonelli

 
Come potrei conoscere un'isola in quanto tale
se non sullo sfondo dell'oceano?
Come potrei accorgermi
che la mia barca si muove sul fiume
se non la confrontassi con le rive immobili?
Come potrei percepire
che i beni di questo mondo sono tutti limitati
se non sullo sfondo del bene infinito?
Come potrei percepire il divenire delle cose
e lo scorrere del tempo
se non in riferimento all'Eterno?
Ciò significa
che siamo aperti su un orizzonte infinito:
che siamo polarizzati al bene infinito
che chiamiamo Dio.
E' Lui che stiamo cercando
attraverso e oltre le realtà terrene,
che sono altrettanti echi e riflessi
della Sua realtà, bontà e bellezza.
Ed è Lui che ci attrae a sè attraverso le creature,
con la Sua presenza velata e implicita.
 
 

lunedì 6 agosto 2012

E. Montale: Forse un mattino



Forse un mattino andando
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


E' l'effimero delle cose: oggi ci sono, domani non più. E' la scoperta che tutte le cose sono niente: "il vuoto dietro/di me un terrore di ubriaco". Ma la stessa, identica esperienza che si descrive in Montale è l'esperienza del mistico religioso cristiano che, vedendo le cose così concrete-la faccia così afferrabile, il corpo così abbracciabile, il cielo e la terra così evidenti nel loro grande spazio-, dice: "Com'è grande il mondo, com'è potente la realtà; permanente è la realtà, niente può vincere la realtà. Eppure tutto quello che vedo domani non ci sarà più! Allora la realtà è tutta segno della parola di un Altro. E' un Altro che io stimo, amo, ascolto, servo, che riconosco continuamente e sempre di più. Un Altro: è il Mistero che sta dietro". Il mistico vede in ogni cosa il Mistero che crea la cosa, che sta facendo all'istante. Come una madre che guarda il suo bambino e pensa che la mano di Dio lo sta facendo in quell'istante.
Ha ragione Montale o il mistico?
Ha ragione il mistico, perchè le cose ci sono! Non si può spiegare una cosa riducendola a zero, dicendo che non c'è, che è niente. (L.Giussani)

mercoledì 18 luglio 2012

Clemente Rebora

Dall'immagine tesa

Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

venerdì 13 aprile 2012

La carità soltanto di Margherita Guidacci



Hai perduto la fede e la speranza.
Proprio ora, nel tratto più difficile
e minaccioso, quando tutte le vie
s'aggomitalono in labirinti
e sempre più imperfetta è la conoscenza,
sempre più lacunosa la profezia,
sempre più nera la nube dell'enigma,
proprio ora hai perduto quelle fide compagne!
Ma la terza sorella, la più grande,
non t'abbandona, anzi ti stringe a sè
più fortemente. Arde di carità
il tuo cuore e nel vincolo di fuoco
adombrando la rosa, trasfigura in giardini
tutta la tua intricata solitudine.
Quasi tu avessi già passato il varco
oltre il quale, comunque, non possono seguirci
fede e speranza, non più necessarie,
la carità soltanto ti possiede,
per te da sola accende la visione.

martedì 2 agosto 2011

Senza più peso di G. Ungaretti



Per un Iddio che rida come un bimbo,
Tanti gridi di passeri,
Tante danze nei rami,

Un'anima si fa senza più peso,
I prati hanno una tale tenerezza,
Tale pudore negli occhi rivive,

Le mani come foglie
S'incantano nell'aria...

Chi teme più, chi giudica?

venerdì 15 luglio 2011

Poesia di Salvatore Quasimodo



In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.

Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.

martedì 12 luglio 2011

Baudelaire: IL RIBELLE


Il ribelle



Dal cielo precipita come un'aquila un Angelo,

e afferra a pugno pieno i capelli del miscredente e gli dice, scuotendolo:

«Tu devi conoscere la regola (io sono il tuo buon angelo, capisci?). Lo esigo.

Sappi che si deve amare, senza tante smorfie, il povero, il cattivo, lo storpio, l'ebete:

così tu potrai fare a Gesù, quand'egli passa, un tappeto trionfale con la tua carità.

Così è l'Amore.

Avanti che il tuo cuore divenga indifferente, riaccendi la tua estasi alla gloria di Dio:

è questa la vera, duratura Voluttà.

E l'Angelo, castigando nella misura che ama,

tortura con le sue mani di gigante il maledetto.

Ma il dannato risponde sempre: «No, non voglio!»


 

sabato 29 gennaio 2011

Ada Negri: Verginità


 




Tu, giovinezza mai perduta,
che rimani in fondo all'essere, più bella ora di prima,
giovinezza che ami,
e non pensi esser amata:
ad ogni fiore che sboccia o frutto che rosseggia,
al Dio dei campi e delle stirpi
rendi grazie in cuore

lunedì 17 gennaio 2011

Anastasio Ballestrero Tutto è grazia




Accogliendo dalle Tue mani la vita,
dalla Tua provvidenza e dalla Tua misericordia ogni cosa,
tutto diventa buono,
tutto è grazia.
A renderci beati ci basti la Tua volontà,
ci basti la certezza della Tua misericordia
e del Tuo dono.
Allora le cose di questo mondo non ci imprigionano,
ma ci liberano.
Sono rivelazione del Tuo Amore di Padre:
e questa è beatitudine.

venerdì 7 gennaio 2011

Non ti auguro un dono qualsiasi (poesia indianariveduta un po')





Non ti auguro un dono qualsiasi
ma soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo per svegliarti il mattino
e sorridere alla giornata che ti aspetta,
ti auguro tempo per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo non per affrettarti e correre,
ma per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ma perchè te ne resti per stupirti
e ammirare le creature che il Buon Dio ti ha messo accanto.
Ti auguro tempo per toccare le stelle,
il sole che ti scalda, la pioggia che bagna il tuo viso
e il vento che ti arruffa i capelli.
Ti auguro tempo per sperare e per amare,
anche quel dolore che ti fa respirare piano.
Ti auguro tempo per trovare te stesso
per vivere ogni tuo giorno,
ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo per incontrare Dio,
e pregarLo di benedire la tua vita.

mercoledì 5 gennaio 2011

Rainer Maria Rilke


 



 



 







Se il vostro quotidiano vi appare povero,
non accusatelo. Accusate voi stessi
di non essere abbastanza poeti
da richiamare a voi le sue ricchezze".


E' una questione di sguardo. C'è chi continua a ringraziare la provvidenza anche nel dolore e chi maledice il destino per aver vinto solo un milione al gioco del lotto! Lo sguardo poeta è lo sguardo del bambino e del mistico, che unisce qualcosa di invisibile a ciò che vede e che ha quindi un potere trasfigurante. Chi è ripiegato su se stesso, probabilmente passerà accanto al più bel paesaggio di questo mondo con sguardo distratto, passerà accanto all'anima gemella, o a un avvenimento straordinario senza rendersene conto. A meno che non abbia saputo orientare il proprio sguardo, non abbia accettato la realtà nella sua imprevedibile mobilità, con desiderio. Con la convinzione che non esista a questo mondo un luogo o un avvenimento in cui non possa infiltrarsi e poi dirompere la luce.
L'importante risiede nel tuo sguardo più che nella cosa guardata!



 

giovedì 30 dicembre 2010

Pensieri



Ho visto un filo d'erba
intralciare il quieto saltellare
di un passerotto
che cercava la felicità
tra le briciole del cortile.
Ho visto: piangere un bimbo
perchè il mondo non era bello,
come lo aveva disegnato.
Ho visto nascere un fiore dal selciato.
Ho visto una vela bianca sul mare.
Ho pensato: come può essere bella la vita
se il mio cuore si accorge
che ogni giorno, ogni cosa, si ricolora!
Signore fa' che ogni giorno
io possa stupirmi
delle cose che mi doni!