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martedì 2 dicembre 2014

Il fascino del Vero

 
 
 
 
 
 
 
Per i cattolici Dio è il nostro Padre e dobbiamo tornare a Lui.
Per i cattolici Dio è la Verità che ci indica come dobbiamo vivere.
La nostra coscienza è già scritta. E’ unica. Tutte le altre coscienze sono individuali e diverse. La Verità è nei Comandamenti, nelle Scritture e soprattutto nella vita di Cristo. In ogni nostra azione chiediamo al Padre se stiamo operando nella Verità, oppure se stiamo sbagliando. Lo sbaglio è un errore e teologicamente si chiama peccato.
Il peccato è fare male a se stesso o agli altri. Il prossimo non è una cosa vaga. Il prossimo non è solo la persona amica. Il prossimo è la persona che hai accanto in ogni occasione della tua vita.
Riconoscere la presenza di Cristo è un lavoro.
Esso consiste nel prendere continuamente iniziativa per riprendere il valore di questo avvenimento per la nostra esistenza.
Normalmente noi, invece di riconoscere la presenza di Cristo, ci facciamo delle immagini di come dovrebbe essere, che finiscono per essere superate e distrutte.
Così chi si stanca, perché non capisce come vorrebbe, se ne va.
Chi invece segue, cambia, e tutto per lui si trasfigura.
Alla radice del nostro errore c'è un'idea sbagliata del trascendente che ci porta a diventare fondamentalisti. Persone che vedono il cristianesimo come una verità che si impone alla ragione dall'esterno.
Invece occorre un'intelligenza della bellezza, non un'intelligenza del nostro progetto.
La bellezza è il fascino del vero . L'intelligenza della bellezza è per sua natura aperta, tutta protesa ad affermare qualcosa di più grande di noi, che ci strappa continuamente alle nostre immagini.
Del resto, non c'è niente di più terribilmente deludente e disfacente di un proprio progetto che si riesca accanitamente a realizzare.
La vocazione della vita è allora una sola: essere a disposizione, non sistemarsi o possedere.


martedì 15 ottobre 2013

La Verità in mezzo a noi

 
 

 
 
 
 
 
Ho aperto il cassetto delle fotografie e sono stata invasa da mille ricordi.
Ho scelto queste tre per parlarvi della loro storia.
 
Questo Gesù in croce l'ho incontrato , sperduto nelle campagne novaresi dove, nella settimana santa, partecipo, con altre persone,alla  via Crucis.  Lenti camminavamo scandendo i passi al ritmo del Rosario.
La preghiera incalzava mentre avrei voluto abbracciarlo e riscaldare quel corpo, vecchio di tanti giorni, magro di tanto soffrire. Signore, guardaci stiamo parlando di Te, che ci hai amati di un amore infinito e che ora aspiriamo a raggiungere sognando il traguardo di un Paese Felice, dove Tu ci regalerai i volti di chi abbiamo tanto amato.
 
Ancora due parole per raccontarvi di questa bimba italiana scampata al terremoto dell'Irpinia che camminava sola tra le rovine della sua casa che non c'era più.
Quando successe il terremoto, 1980/81 non ricordo bene, dalla mia Parrocchia partirono due pulmini con dei volontari che si recavano laggiù ad aiutare quella popolazione. Partirono alle otto di sera. Io volevo salutarli e dare loro qualcosa che potesse essere utile. Arrivai sul piazzale di corsa con una sciarpa molto grossa e pesante. La misi al collo di uno dei ragazzi dicendogli:"era di Valeria, è preziosa, dalla ad una bimba che avrà freddo!" 
 
Ecco poi delle meravigliose mani, che l'artrite e il lavoro dei campi hanno devastato.
 
Sono i Santi dei nostri giorni, ecco i veri Poveri di cui parlava quel Gesù che è là in croce con le braccia aperte per accogliere chi si ferma a regalarGli un fiore.