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lunedì 20 giugno 2016

Il campeggio

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Penso che "fare campeggio" sia il modo migliore per trascorrere le vacanze.

Ricordo come fosse ieri la nostra prima vacanza in tenda,ma non è stato ieri, bensì circa trent'anni fa.

Mi fu proposto da un'amica, Rita, proprietaria di una roulotte. Noi non avevamo nessuna attrezzatura. Lo accennai per caso, con un amico sacerdote, che mi disse: "Ma io ho una "casetta" che ho usato solo una volta, se vuoi te la presto!"
Non ci pensai nemmeno un secondo. Avvisai la mia amica che immediatamente decise che la settimana dopo avremmo portato al mare roulotte e tenda (ci stavamo in cinque e belli comodi) e partimmo per quella prima avventura. 
La mia amica e suo fratello, mi aiutarono a montare la tenda e intanto pensammo a come attrezzarla. 
Saremmo tornate la settimana seguente  con i bambini. I mariti sarebbero arrivati il sabato. 
Dopo la faticaccia, presi una delle sedie a sdraio e mi sedetti in riva al mare: finalmente potevo vivere quella  sensazione  di magica leggerezza della vita all’aria aperta,sentire il profumo del mare, la bellezza di affondare i piedi nella sabbia calda (non bollente, eravamo alla fine di giugno). Il  contatto con la natura, il profumo dell’erba mischiato a quello del sacco a pelo nuovo, lo stare assieme, lo spirito collaborativo che si crea immediatamente con i “vicini”, questi buffi agglomerati di tende, camper, roulotte, bungalow in cui ogni famiglia ricrea a proprio modo un nido in cui vivere per un po’ di tempo lontano dal tran tran quotidiano… tutto  questo però l'ho gustato nel tempo e nei giorni seguenti.


La "casetta" del mio amico, mi ha ospitata per un mese, poi avendo capito  che quella vita mi piaceva e che i miei bambini si divertivano tanto, abbiamo prolungato la vacanza per tutta l'estate. 
(Ah la "casetta è ancora in cantina.....il mio amico ha deciso che era più utile a noi che non a lui. Per assicurarsene è venuto a trovarci, portandosi un amico.)
In riva al mare, fare il bagno ogni volta che ne sentivo la necessità....prendere il sole sulle rocce o sul bagnasciuga. Sentirsi libera anche nell'abbigliamento. 
I miei bambini sono stati subito d'accordo, con quelli della mia amica, e tutti e 5 si sono trasferiti  nella roulotte e noi due in tenda.Con l'arrivo dei mariti le famiglie si riunivano. 
I papà, arrivavano il venerdì sera e la prima cosa che facevano, era un tuffo in  mare e giocare ai tuffi dalle spalle con i bimbi....riuscite ad immaginare le grida di gioia?
Oltre alle sensazioni di benessere ho riportato a casa, sassi di mare, sabbia fine e l'odore buono di salsedine che su di me se ne andava dopo una doccia fredda, ma sui vestiti un po' meno!!

Da quella volta tutti gli anni vacanze in campeggio. 
Parecchi anni dopo la "casetta" abbiamo comperato un camper "America" chiamato "faticoso" Un 7 posti, lento, lento (motore Ford) che Elena rimpiange ancora oggi. "Dai nonno compera un altro camper!" "Eh ma chi lo guida?" 
Se lo abbiamo venduto, con tanta tanta nostalgia, è perchè era troppo faticoso: attrezzarlo, guidarlo con tutto quel che segue. Sulla strada i camion ci strombazzavano per chiedere strada, e Paolo s'innervosiva....e poi il rimessaggio...altro problema: il signore che aveva un garage adatto ai camper aveva smesso l'attività e qui a Novara città non c'era niente...insomma, povero "faticoso" era proprio destinato a qualcuno più giovane di noi, felicissimo di averlo.
Pensateci....la cosa più bella: il campeggio.

I Risultati immagini per Campeggio "Pian dei boschi" Pietraligure
Da quando Elena aveva otto mesi andavamo qui: "Pian dei Boschi" a Pietra Ligure e il nostro posto fisso era, subito dopo la piscina, non la prima piazzola , ma quella a destra


Mentre preparavo la cena mi sono ricordata di un aneddoto abbastanza divertente: Ogni giorno c'era il rito della crema anti scottature. Mentre Enrico aspetta il suo turno, disegna con i pennarelli. Ora tocca a lui e mentre guardo la sua schienina, prendo un pennarello e inizio a disegnare Paperino, e lui ride perchè gli sto facendo il solletico. Nel frattempo arrivano Ada e Valeria: "Mamma lo voglio anch'io, lo voglio anch'io" "Va bene!, ma volete anche voi Paperino?" Così è la volta di Cip e Ciop e di Pluto. Si guardano e ridono divertiti. La voce si diffonde. Da quel giorno subito dopo il pranzo, arrivavano bambini, qualche volta con le mamme, muniti di giornalino perchè io disegnassi proprio quel tal soggetto, e io tatuavo le loro schiene....I primi tatuaggi li ho inventati io!!!
Ma questi bastava una doccia e un po' di sapone e sparivano! Quelli di oggi costano, e non vanno più via!!! 

domenica 20 dicembre 2015

Susa e il Rocciamelone (ascoltando i ricordi)


La Dora Riparia che attraversa Susa (To)


Quando il sole
molto presto o molto tardi
ripara tra i monti vicini...
Nei vicoli si accendono le luci
E tra le case
passa il silenzio
colorando Susa
di ombre blu.

Canta la Dora
Frammenti di nostalgia.
Canta il nostro desiderio
di quieta memoria.
Canta la luce
dei raggi di sole
sull'acqua che scorre veloce.

Lo scrigno segreto del cuore
regala il suono di voci amate
che sossurrano i nostri nomi.

Il mondo della nostra infanzia
è una fiamma, un fuoco,
avviciniamo la mano, 
ci riscaldiamo un po'
e finisce il canto delle parole.
Rimane la sete del cuore.

(ascoltando i ricordi - Lucia)
Vetta del Rocciamelone e della Madonna (regalata dai bambini d'Italia) m. 3538.

Paolo e la sua famiglia ha vissuto a Susa (lui e Carlo sono anche nati lì) e la loro mamma con gli altri fratelli salivano alla vetta tutti gli anni già dall'età di 12 anni.

I nostri figli e nipoti quest'anno hanno voluto respirare l'aria dei ricordi.
(Volevo postare la foto del gruppone e...non la trovo più ha, ha, ha!)


Eccoli qui: marito, cognati/e, figli, nipoti e pronipoti

giovedì 2 luglio 2015

I profumi dell'orto






Con l'estate la tavola cambia Menù.

Arrivano le insalatine dissetanti e leggere.

I pomidoro poi, hanno per me un profumo particolare: di giovinezza.

Mi ricordano i frutti saporiti e colorati dal sole nell'orto, che il mio papà amava coltivare nelle ore libere e lo rivedo controllare, piano piano, muovendo le foglie, i vari ortaggi che il giorno aveva maturato regalandoglieli.

C'erano giorni in cui io, monella, entravo nell'orto di soppiatto e raccoglievo uno o due pomidoro e li mangiavo: così, senza lavarli, e il loro sapore era speciale.......Frutto proibito? Un po'.

Ogni strato dell'orto rivelava la propria aria di appartenenza. Quello sotterraneo custodisce i tuberi, bulbi, radici, nutre i suoi tesori lasciandoli in letargo del tempo.

In superficie ecco le insalate, avvolte in se stesse a cappuccio e canasta o sparse in quadrati come la rucola e il radicchio. i frutti più generosi sono quelli della piante sorrette da sostegni come i "cornetti" (fagiolini), pomodori, le zucchine e via......!
Qui nell'orto non esiste gerarchia: i "cornetti" rampicanti non si sentono più importanti dei tupinambur che vivono in profondità; ognuno si adagia nel suo luogo naturale, le zucche poi si creano spazio anche fuori dallo spazio assegnatogli, così liberamente.

Non c'è orto senza proverbio, spesso in dialetto, i proverbi trattengono la verità delle piante, le parole della luna, i ritmi delle stagioni....





La ricchezza del contadino sta nelle braccia e chi ne vuole se le faccia.
Fossi e capitagne benedicon le campagne.
Vanga e zappa non vuol digiuno.
Il concime fa il foraggio, ed il foraggio fa il concime.
Se d'aprile a potar vai, contadino, molta acqua berrai e poco vino.
Avaro agricoltor non fu mai ricco.
Il buon lavoratore rompe la cattiva annata.
Lavoratore buono, d'un podere ne fa due; lavoratore cattivo ne fa un mezzo.
Tre cose vuole il campo, buon lavoratore, buon seme, buon tempo.
Tanto vale l'uomo, tanto vale la sua terra.
Se ari male, peggio mieterai.
A chi non vuol far fatiche il terreno produce ortiche.
Chi ara terra bagnata, per tre anni l'ha dissipata.
Chi vuol un bel pagliaio lo pianti di febbraio.
Chi vuol d'avena un granaio la semini di febbraio.
Chi non ricorda il calendario di Frate Indovino? Per il contadino e la massaia c'erano sempre ricette e consigli per ottenere buoni frutti. Questo "lunario" illustra (viene ancora stampato) le fasi delle stagioni intrecciandole ai lavori agricoli e poco importa se non distingue i cicli della natura dall'opera dell'uomo!

Mi chiedo: il mio papà era un giardiniere o un contadino?
Da un lato dell'orto c'erano carote, bietine, insalata, zucchine e cornetti; dall'altro i fiori.

In quel piccolo quadrato si poteva contemplare la bellezza. Ricordo delle roselline rampicanti bianche, un po' rosate, che piacevano tanto sia a me che a Elena.






Era, all'epoca, la periferia e di orti ce n'erano tanti......e papà con altri amici, li ricordo lì, curvi a strappare l'erba a bagnare, a raccogliere verdure e i miei pomidoro!


Oggi raccomando a Paolo di comperare i pomodori con un pezzetto di gambo: provate a gustarne il profumo e conoscerete i miei ricordi!




clic: un mio piatto d'insalatina fresca fresca.




venerdì 28 febbraio 2014

Così ridevamo....----

Questi affascinanti signori-ne sono Paolo, Vittorio e Emanuele! I bellissimi della serata

Un passerotto casual!                                                 

 La tristezza di un pagliaccio. Ciao Teresa!

"Io son contadinella.....con le efelidi (finte!")


Ognuno si disseta come preferisce! E quelli sopra sono quattro pagliacci felici! Ciao Fede, Bobola, Vale e Chiara (amici per la....Pelle!)
Un'altra Chiara simpaticissima!

Ragazzi: questo è Plutino detto Pluto (l'animatore del mio gruppo di catechismo)
Sì, sì c'è da fidarsi!












Una scenetta che vede coinvolto il nostro (allora) don Zeno Coadiutore della Parrocchia!!!
Un bellissimo balletto "Brasil" Costumista, coreografa e regista: Lucia

Era un Lunedì di Domenica

Era una limpida notte d’estate, i fiocchi cadevano a grandi falde.
eravamo seduti in due su un fascio di legna io lui e te, quando ad un tratto vedi comparire un cadavere che pareva morto, e con il coraggio della mia paura presi il coltello senza manico a cui mancava la lama e glielo conficcai nel petto dicendo: muori scellerato!
Ve la ricordate? L'avevamo imparata bene e poi risate a chi non comprendeva i controsensi!
Anna e Andrea: chi direbbe che sono madre e figlio?


Rivedendoci ci complimentiamo con il nostro spirito carnevalesco...e anche la pagina del post ha fatto un po' di scherzetti! Accettatelo così. E' carnevale ogni scherzo vale!
Bacioni a tutti e leggete un po' questa filastrocca che arlecchino recitava con Pulcinella in una scenetta:

Basta aprire la borsa e cuore
quando passa un poveretto,
e sentire un po' d'amore
per chi soffre senza un tetto
senza cibo e senza affetto.
Basta sol saper donare
con silenzio e carità
per poter poi provare
cosa sia felicità.
Per sentir la gioia piena,
quella vera e più serena!

Non occorre del baccano
per la gioia, ve lo dico:
basta stringere la mano
ferma e forte d'un amico,
e tra noi volerci bene
nelle gioie e nelle pene.
Quella sola è la sorgente
della gioia più potente!



domenica 23 febbraio 2014

un passerotto che vi dice "grazie"

Ci sono dei momenti nella vita di ciascuno che non si vorrebbero raccontare, perchè sono nostri, momenti in cui parla solo il cuore.  
 Questa sera ho deciso di raccontarvi il perchè dei passerotti nel mio blog.

Nella saletta adiacente alla rianimazione, seduta su di una sedia avevo in una mano il rosario e nell'altra l'orologino di Valeria, regalo della cresima, e un fazzoletto. Ogni tanto entrava il medico di turno e mi chiamava. "Signora, venga a parlarle". Io tremavo, non sapevo cosa dire. Mi avvicinavo a quel letto e guardavo mia figlia. Gli occhi chiusi, un leggero rossore sulle guance.Valeria è bellissima. Non un graffio, nulla che giustificasse la sua presenza in quel letto e tutti quei tubicini.... Sottovoce,  timidamente ho incominciato a chiamarla. Sì, proprio così. Solo "Valeria!, Valeria, sono la mamma!" 

Poi le ho preso la mano e in quel momento siamo diventate una cosa sola. Spesso mi diceva: " Mamma ti piacciono le mie mani? "Sì, amore, sono proprio belle! Te le scaldo un po?" 

LAllora le ho preso la bella mano dalle dita lunghe e dalle  unghie curate, una mano abbandonata vicino al corpo e ho incominciato a canticchiare "Passerotto non andare via, senza i tuoi capricci che farò".... Era una delle nostre canzoni. E' rimasta la nostra canzone.

Quando ho pensato al Blog, ho pensato a lei, come sempre, come tutti i giorni, e ho voluto un passerotto (anche se poi è un pettirosso) che volava, come se n'è volata lei.....

Dopo alcuni giorni mi sono ricordata che un altro passerotto se n'era volato via, il mio piccolo Luca, il primo figlio di Enrico. Un Luca che non ho potuto neanche baciare, neanche sapere di che colore erano i suoi occhi. Nella stanzina dell'obitorio, vestito d'azzurro, Paolo ed io siamo rimasti lì a guardarlo. Poi abbiamo detto il rosario. 

Finalmente grazie ad una blogghista ho potuto avere anche Luca. Ora sono contenta.

Che questi miei cari piccoli Angeli, a cui dedico il meglio del mio cuore, veglino sempre su di noi tutti. E se un giorno la malattia o magari la perdita di una persona cara, ci porteranno altro dolore, vorrei che ci ricordassero di fare   una sosta davanti al Tabernacolo, dove c'è il Martire più grande e splendente, e uno sguardo a Maria ai piedi della croce, perchè solo Loro sapranno far cadere sulle nostre spalle una goccia di balsamo per le nostre ferite, le più profonde e dolorose.

Buonanotte

sabato 15 febbraio 2014

Nonni Ada e Guido

Un'immagine della mamma di Paolo giovane. A me sembra molto bella. Mamma di otto figli che la ricordano con immenso amore e rispetto.Io non l'ho conosciuta. E' morta nel 1961 per un tumore. Mi ha insegnato, attraverso i suoi figli, l'amore per i più deboli e per Dio. E' stata presidentessa dell'A.C. e laica francescana. Ciao Mamma Ada custodiscici e proteggici come facevi qui sulla terra.




La vita è  un susseguirsi di giorni tra fatiche e gioie. Ma se ti fermi a riflettere, ti accorgi che finché la vita scorre, la Vita stessa tenta di educarti, di insegnarti ciò che devi imparare Tutto ciò che succede ha un senso profondo,molto profondo. Ma se Dio non ci parla attraverso la vita, attraverso cosa ci parla?


LETTERA ALLA MADRE(di Salvatore Quasimodo)

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie, il Naviglio urta confusamente sulle dighe, 

gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve; non sono triste nel Nord: 
non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno, molti mi devono lacrime da uomo a uomo. 
So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti,
povera e giusta nella misura d'amore per i figli lontani. 
Oggi sono io che ti scrivo:
Finalmente, dirai, due parole di quel ragazzo che fuggì di notte 
con un mantello corto e alcuni versi in tasca. 
Povero, così pronto di cuore lo uccideranno un giorno in qualche luogo.
Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo di treni lenti che 
portavano mandorle
e arance, alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze, di sale, 
d'eucalyptus. 
Ma ora ti ringrazio, questo voglio, ell'ironia che hai messo sul  mio labbro, 
mite come la tua. Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.

E non importa se ora ho qualche lacrima per te, per tutti quelli  che come te
 aspettano, e non sanno che cosa. 
Ah, gentile morte, non toccare l'orologio in cucina che batte 
sopra il muro
 tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante,
su quei fiori dipinti: non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? 
O morte di pietà, morte di pudore. 
Addio, cara, addio, mia dolcissima Mater.


Ecco babbo Guido. Commissario di P. S. con molti incarichi che lo hanno sempre portato lontano dalla famiglia.Ho potuto conoscerlo. Negli ultimi tempi esprimeva il desiderio di avere un nipote che portasse il suo nome. Nato a Portici,(NA) aveva modi aristocratici. Ricordava molto volentieri che per la laurea i suoi genitori gli regalarono una vettura, la prima che si vedeva girare a Portici. Non parlava molto. Era osservante e tutte le mattine andava alla Messa. Ha amato molto la sua Ada che nominava spesso.Trascorreva il tempo, negli ultimi anni, vicino ad un enorme mobile radio (eravamo nel '66)   ad ascoltare arie d'opera  guardando la foto della nonna Ada che desiderava raggiungere il più presto possibile.

Ma a me che resta altro che pianger sempre
Misero e sol? che senza te son nulla.(Petrarca)

FOSCOLO
      Perchè, o mie luci, l'angoscioso pianto

Voi non cessate? ed al suo cupo affanno

Non vi piace lasciar l'anima mesta?

Troppo voi siete a quella doglia inganno

Che m'è cara soffrir finchè sia infranto 

Lo stame a cui s'attien mia vita infesta, 

Ben innanzi accadrà che si rivesta 

Di verde e fiori il prato a mezzo verno 
Pria che m'incresca di mie vive doglie, 
E so il destin mi toglie 
Chi era de' giorni miei pace e governo, 
Almeno alle sue spoglie 
Che omai sotterra son cenere frale 
Si dica sospirando un caldo vale.

      L'amico il Padre è morto: or qual mai speme 

Fia che più resti alle mie brame afflitte 

Se non che la pietà m'apra la fossa? 

Profondamente nel mio sen stan scritte 

Le sante dolci sue parole estreme 

Onde sovente quest'anima è scossa. 

Mi traggon elle a visitar quest'ossa 

Sparger miei voti, e forse al sordo vento; 
Ah! che mai dissi? dall'Eterea sede 
Ove beato ei siede 
Non odo il suon del mio triste lamento? 
E del dolor non vede 
L'alta ferita? ah s'egli è ver cessate 
Lugùbri voci, nè più duol gli date.

      Troppo ci mi amava in terra, e troppo forse

Se doglia provan de' beati i spirti 

Ei s'addolora alla mia intensa pena.

Dunque spargiam sulla sua tomba mirti

E so fosca per lui mia vita scorse

Per lui ritorni ancor queta e serena.

Ben troncherassi un dì questa catena 

Grave al mio spirto e goderò di lui
Ove luce di Dio su ognun si spande.
Ivi fia che domande
De' Frati miei, de' dolci Figli sui,
O lieto istante, o grande 
Istante, a che ver me ratto non voli
Onde in braccio al mio Padre io mi consoli?

mercoledì 29 gennaio 2014

I have a Dream di Mather Luther King

..........

Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la libertà sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalità poliziesca.
Siete i reduci della sofferenza creativa.
Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione.
Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare e cambierà.
* Non indugiamo nella valle della disperazione.
Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno.
E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.
Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgerà e vivrà il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini sono creati uguali.
Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternità.
Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e di giustizia.
Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno, laggiù nell’Alabama, dove i razzisti sono più che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio là nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.
Oggi ho un sogno.
Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.
Questa é la nostra speranza.
Questa é la fede che porterò con me tornan­do nel Sud.
Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza.
Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternità.
Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
Quel giorno verrà, quel giorno verrà quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, é di te, dolce terra di libertà, é di te che io canto.
Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi libertà”.
E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero.
E dunque, che la libertà riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire.
Che la libertà riecheggi dalle possenti montagne di New York.
Che la libertà riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania.
Che la libertà riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado.
Che la libertà riecheggi dai pendii sinuosi della California.
Ma non soltanto.
Che la libertà riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia.
Che la libertà riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Che la libertà riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la libertà.
E quando questo avverrà, quando faremo riecheggiare la libertà, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paese, da ogni stato e da ogni città, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente.
Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.



L'altro giorno abbiamo ricordato il massacro di migliaia di ebrei. Oggi parliamo di un eroe, un uomo ucciso perché voleva che i neri e i bianchi potessero camminare fianco a fianco. E' un sogno quello di Mather Luther King che si è realizzato in parte. Bisogna imparare da bambini ad essere liberi della libertà di cui ci parla Gesù: e per misteriose e invisibili vie faremo più bello il mondo. 

sabato 25 gennaio 2014

Tempo che passa


 Tempo che passa.



Socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo. La stanza è buia, ma io so che l'alba ha già invaso il cielo.  Allora dedico una preghiera a tutte le persone che  si sono allontanate da me e a quelle che aspettano una mia preghiera.  Allora sorrido, sento che oggi, ne sono certa, se penserò loro con amore,  trascorrerò momenti felici.

A fatica esco dal lettone, si stava così bene! Sollevo la tapparella e guardo il cielo: azzurro con un sole che mi rende allegra. Un giorno, da queste stessa finestra vedevo il Cervino. Ora non più. Il progresso ha riempito il mio panorama di cemento.
E' il tempo che passa.
Mi dico, pensando forte: buongiorno anima mia! Buongiorno sole! Buongiorno Dio! Grazie per avermi donato questo nuovo giorno perché su questa terra io sono unica e irrepetibile anche col mal di schiena!! 
E' il tempo che passa. E la  vita che cambia, leggermente, giorno dopo giorno. Ed eccoci qui. Un po' più grassottelli, i capelli con qualche filo bianco... e il bastone lì pronto ad accogliere la mia mano e così farmi accorgere che il passo si fa più sicuro.
 Invecchiare non è una catastrofe! I giorni del mio autunno non sono necessariamente grigi: il mio cuore è giovane. I ricordi continuano a vivere e a splendere nei miei occhi , e nelle "favole" che racconto ai miei nipoti.
E pulsano  insieme al tempo che passa. Lo so con certezza. Sono  cristallo scintillante di tempi lontani, che riaffiorano all'improvviso dal sonno profondo della memoria.
E'  profumo di  giorni che tornano a vivere nella mia anima come un fresco soffio di vento.
 






Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera...

L' immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d' intorno non c'era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo...

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati...

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero...

E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell' uomo e delle stagioni..."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"

domenica 22 dicembre 2013

Santuario Madonna del Bosco - Novara




IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL BOSCO
 
Storia del Santuario e del Voto

La Vergine Addolorata che si venera in questo santuario è opera di
Edoardo Lenta, cittadino novarese nato nel 1844, che la scolpì in
adempimento ad un voto fatto nel 1859.
Nel giugno di quell'anno, si recava infatti con un amico sulle rive
dell'Agogna, poco lontano dalla cascina Santa Marta, dove erano
accampati gli Austriaci che controllavano la zona dopo lo scoppio della seconda guerra di indipendenza. I soldati, ritenendoli delle spie, li inseguirono sparando contro di loro ed il Lenta, che vide l'amico cadere ferito ad una coscia, si inoltrò nel vicino bosco nascondendosi su di un olmo.
In quel momento il giovane si affidò alla Madonna, promettendoLe di scolpire un'immagine su quella stessa pianta qualora avesse avuto la vita salva. Così accadde ed il giugno del 1867 ritornato nel bosco, in un solo giorno scolpì l'effigie di Maria Immacolata, che dopo essere stata deturpata e privata delle mani da atti vandalici, fu modificata dal Lenta alcuni giorni più tardi. Il giovane non poté più farla a mani giunte a causa del gesto vandalico, per cui optò di ricavarne l'immagine dell'attuale Madonna Addolorata.
L'inizio della devozione
L'immagine della Madonna suscitò subito la curiosità dei contadini della zona che affluirono numerosi per vedere la scultura. Dopo il primo interessamento, però, l'opera del Lenta venne dimenticata per qualche tempo, finché nel 1868 ebbe inizio una vera e propria devozione grazie alla riscoperta dell'olmo da parte degli Andenna, campari del bosco appartenente alla Marchesa Spinola: da questo momento incominciò il pellegrinaggio del popolo devoto alla Madonna del Bosco. In seguito si stabilì di festeggiare la Vergine Addolorata nella terza domenica di settembre. Su richiesta dei fedeli vennero allora sistemate nelle vicinanze alcune panchine e una pompa d'acqua. Nel 1881,a spese del canonico Durio e su disegno del Marietti, venne eretta una tettoia e venne posta sul capo di Maria una corona d'argento.
Le grazie della Madonna del Bosco

La devozione alla Madonna del Bosco si fece più intensa a motivo di alcuni episodi straordinari.
Nel 1875 la borghigiana Cristina Bruneri, che da tempo conviveva con un fonditore di origine tedesca, pregando la Vergine scolpita dal Lenta, riacquistò la vista che aveva quasi del tutto perduta da undici anni.
A seguito di questa grazia, ella decise di unirsi in matrimonio religioso con il suo compagno. Tre anni dopo una fortissima grandinata devastò i territori circostanti lasciando intatta soltanto la zona nei pressi dell'olmo. E ancora, nel maggio 1882 accadde un fatto che a quei tempi poteva a ragione essere considerato strepitoso: due sergenti, recatisi nel bosco per sostenere un duello, passando dinnanzi all'effigie di Maria si rappacificarono. Infine, in quello stesso anno,Martina Andenna si ruppe una gamba e i medici ne decretarono l'amputazione: la donna fu però salvata dalle preghiere del marito e della madre di lei che si affidarono per la sua guarigione proprio alla Madonna del Bosco.
Negli anni successivi le grazie si moltiplicarono e iniziarono dei veri e propri pellegrinaggi dalle diverse zone della città e dai pesi limitrofi.

La storia del santuario
Nel 1886 il bosco in cui si trovava l'olmo scolpito dal Lenta venne
abbattuto, ma la devozione alla Vergine Addolorata era ormai tanto
sentita che con una pubblica sottoscrizione si decise di sistemare
l'immagine in una edicola sacra nei pressi del ponte dell'Agogna, dove si trova il santuario odierno, anche al fine di facilitare la devozione dei fedeli.
L'inaugurazione di questa prima struttura avvenne il 16 maggio dello stesso anno ad opera dell'allora parroco di San Martino, don Giovanni Bellotti, il quale si fece anche promotore di un comitato per l'edificazione di una vera e propria chiesa nella quale sistemare la Madonna. Raccolti i fondi necessari, nel 1892 venne consacrata ed aperta al pubblico una chiesetta di forma ottagonale dotata di un piccolo campanile e di un timpano triangolare sotto il quale si trovava la scritta "Miracolosa Madonna del Bosco".
Negli anni successivi ci furono ulteriori lavori ed abbellimenti a cura del vicario don Vito Comoli. Nel 1922 venne costruita a lato della chiesa la casa del custode, mentre nel 1936 si ebbe un ampliamento della chiesetta grazie all'aggiunta della parte posteriore in cui venne collocato il tronco scolpito.
Nel 1950 il santuario passò sotto la parrocchia della Madonna Pellegrina, fondata in quell'anno ed affidata al parroco don Giacomo De Giuli. La fisionomia del santuario cambiò completamente con il restauro progettato dal Beldì su commissione del Comm.Doppieri nel 1969. In questa occasione la scultura della Vergine, che da tempo era stata dipinta, venne riportata al suo colore naturale. L'ultimo restauro della chiesa, iniziato nel gennaio 2001 grazie a mani benefiche su progetto dell'architetto Arlunno, è stato completato nel marzo 2002. La piazzetta antistante è stata dedicata a Pio IX, promulgatore del dogma dell'Immacolata Concezione e pontefice del tempo in cui venne scolpito l'olmo recante l'immagine della Madonna.

La devozione alla Madonna del Bosco oggi.
La devozione è giunta fino a noi: la terza domenica di settembre molte persone partecipano alla processione e alle funzioni che si celebrano nel santuario e si riversano poi nei tendoni, destinati alle cene e ai balli, allestiti dai giovani e dagli adulti della parrocchia della Madonna Pellegrina.
Se un tempo la tradizione voleva che si mangiassero cocomeri e anatra, oggi i piatti che caratterizzano le serate di settembre sono quelli tipicamente novaresi, come la paniscia e il gorgonzola. Anche i bambini non mancano di recarsi a pregare e festeggiare la Vergine Addolorata con le loro famiglie in occasione della chiusura delle attività di animazione estive.
Per mantenere viva la tradizione legata alla Madonna del Bosco, su iniziativa del parroco don Franco Belloni è stata costituita l'Associazione Edoardo Lenta, che si occupa del recupero della storia del Santuario; inoltre sono state fondate la confraternita maschile, dedicata al Cuore Immacolato di Maria e della Madonna del Bosco, e quella femminile, dell'Annunciazione, Fiat Voluntas Tua, legate alla parrocchia della Madonna Pellegrina. 

Una parte della casa del custode è stata adibita a museo: in essa è possibile vedere quanto è rimasto della storia del santuario, ricostruita attraverso una mostra, e soprattutto i numerosi ex-voto, testimonianze concrete delle grazie elargite dalla Vergine.
Da parecchie domeniche ho deciso, di ascoltare la S. Messa qui, proprio alla Madonna del Bosco. Primo: perché è più vicina a casa mia; poi perché la S. Messa è alle ore 9 e così inizio bene la giornata; Terzo punto, non indifferente i Sacerdoti sono dei bravi predicatori.
 Ed eccoci giunti all’ultima domenica prima di Natale… Ormai ci siamo… il mistero tanto atteso inizia ad essere intravisto, tant’è che il brano del Vangelo di Matteo che la Chiesa ci propone incomincia chiarendoci ciò che noi stavamo aspettando: «la nascita di Gesù Cristo». Afferma anche il desiderio di volercelo narrare: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo». È un passo davvero promettente… anche liturgicamente parlando: dopo queste settimane di attesa (di Avvento – appunto –), finalmente siamo arrivati a leggere e celebrare la Parola che chiaramente ci comunica cosa c’era da aspettare… E dunque? Ormai è chiaro che quanto dovevamo aspettare era una nascita…   Noto però che il Vangelo di Matteo è sì al cap. 1, ma al versetto 25… mentre il testo proclamato in chiesa si ferma al v. 24…
Ma allora di cosa è fatto quest’ultimo avvicinamento a Natale, se non c’è la nascita di Gesù, come ci avevano detto?
Noi conosciamo tutto. Sappiamo che Giuseppe ha degli incontri speciali con il Mistero che gli farà capire come amare Maria e continuare ad amarLa.

Il Canto d'ingresso dice:

Ti preghiam con viva fede, assetati siam di Te.
Nella gioia di chi crede vieni, amato Re dei re.
O Maria, dolce aurora, Tu che annunzi il Salvator,
rendi il cuore Sua dimora, cresca l'uomo nell'Amor.
T'invochiamo, Sol d'Oriente, trepidanti d'ansietà.
Vieni, o luce della mente, tutto il mondo attende già.
Rit. O Signore, Redentore, vieni, vieni, non tardar.
O Bambino, Re divino, dona pace ad ogni cuor.

Avevo un gran desiderio di farvi partecipi di momenti importanti della mia giornata. A tutti "dono la pace di Cristo Bambino Divino"