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lunedì 14 agosto 2017

Il Lago del Cigni - storia fatata

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Un post per spiegare come un ricordo diviene rilettura dei sentimenti e delle passioni che hanno abitato e che abitano il mio cuore.

Prima che s’alzi il sipario… 


Papà aveva preso i biglietti per un palco.
Entrare al Teatro "La Scala" era il mio sogno di ragazza e si stava realizzando: quella serata era il suo regalo per il mio compleanno.


Risultati immagini per Immagini Teatro della Scala: scalinata con tappeto rosso e specchio

Salivo in punta di piedi la grande scalinata con il tappeto rosso e stringevo forte la sua mano.


Immagine correlata 
Tutto è sogno, silenzio e sguardo attento dei miei occhi spalancati.

Altre persone entrano nel palco ma il mio posto è il migliore.

Guardo affascinata l'enorme lampadario. 
Poi lentamente iniziano  a spegnersi le luci. Il brusio della sala s'acquieta.

Silenzio: solo i maestri d'orchestra che stanno accordando i loro strumenti con un gracidio troppo rumoroso, richiamano la mia attenzione.

Tutto è attesa. 
Cerco la mano di papà: lui mi abbraccia e mi fa una carezza.

Sembra che tutti, come me,  trattengano il fiato mentre aspettiamo che lo spettacolo inizi. 

Il fondale del palcoscenico: immagini d’un mondo favoloso e fatato, acque tra i monti, alberi, usciti dalla memoria di chissà quali illustrazioni… 

Suoni di valzer soprattutto, patetici o esaltanti, tante volte riecheggiati nella mia esistenza, da dischi, film o chissà... 
Motivi nella pienezza d’orchestra o nella schermaglia gentile di pochi strumenti, che trascinano tutto il ballo nella passione accesa d’un romanticismo perduto…  le luci sul sipario ancora, per poco, chiuso. 

Odor di palcoscenico. 
Scalpiccio leggero di piedi calzati da scarpine da ballo.
E'il leggero affollarsi, là dietro, di ballerini, chiamati a librarsi al di là delle proprie forze, in un volo trasfigurante… 


Risultati immagini per Immagini : teatro La Scala, Fracci e Nureyev il lago dei cigni

Il lago dei cigni è , fiaba, musica e simbolismo intelligente per una lettura completa di un capolavoro della letteratura ballettistica ma anche, aggiungerei, della produzione musicale di Ciaikovskij col suo stile sempre intimamente dolente, di un pudore – e uno stupore – incantato. 

Come mettere ordine, nel cuore e nello sguardo,  mentre attendo che lo spettacolo inizi, per viverlo, comprendendolo bene? 

Quale sarà il mio compito in questo primo incontro con il grande balletto? 
Il programma di sala, un po’ più avanti, porta la trama. 




E’ una guida agli avvenimenti, rapida; ed è naturalmente importante, per prima cosa, nel fluire dei pezzi di bravura e nelle coreografie incantevoli, non perdere di vista la favola, nel suo procedere, e nel suo senso profondo: la donna "Odette" trasformata in cigno da un incantesimo, che col suo fascino,libera il bel principe "Sigfrido" dalla sua frivola e vuota esistenza… 

E' l’innamorato che però, per un altro incantesimo, scambia per la sua donna, un’altra: "Odile" altrettanto affascinante… 
e poi l’unione ritrovata, nelle cose principesche no, nella natura nemmeno, ma nella morte cercata al di là degli inganni e degli incantesimi, donandosi nell’amore…


Risultati immagini per Immagini : teatro La Scala, Fracci e Nureyev il lago dei cigni

 
Ma c’è anche da sapere che la favola che vive nell’intimo dei personaggi è una dimensione dello spettacolo; e l’altra dimensione è invece l’esplosione della danza come divertimento, come eleganza, che ci trascina, che ci può anche distrarre, portandoci lontano.


Vorrei chiudere gli occhi per ascoltare con l'anima questa musica, ma non posso....perderei la meraviglia  di braccia sinuose e piroette leggere..... 

I grandi protagonisti, Carla Fracci, attesa da me, leggera, in e come una nuvola bianca.


Tutto è armonia, bellezza e Rudolf Nureyev, che la solleva tra le braccia mi racconta momenti di vita umana sognata.

   
Loro sono la favola, l'incanto e noi silenziosi e attenti con il fiato sospeso accogliamo il messaggio dei gesti, dei voli, della musica.


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Le fantastiche composizioni aeree del corpo; presto sentiremo la storia dell’amore tradito, il mistero della donna innocente che s’immola in bianche ali di cigno, amore che si ricompone al di là di troppi misteri e troppi inganni e si purifica.

Siamo immersi totalmente in  un mondo affascinante e lontano rievocato dalla fantasia: il sortilegio, perchè l’insicurezza e la superficialità spesso sono causa di disastri, tutto questo è  dentro Sigfrido, non al di fuori, il Principe si lascia ingannare da ciò che appare, da ciò che effettivamente desidera e vorrebbe subito, mentre Odette, al contrario, rappresenta il sacrificio e l’attesa, l’amore puro e semplice che è sempre difficile meritare se non attraverso una responsabile presa di coscienza.


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La tempesta finale sul lago non rappresenta solo il fragore dell’inondazione, ma la lotta interiore, la lotta col mago, con la forza del maleficio, da cui se si esce vittoriosi si esce anche rinati, trasfigurati. In questo finale a due versioni (a lieto fine e non), Sigfrido si salva insieme a Odette o perisce tra le onde.


La morte, in tal caso, è anch’essa simbolica, perché l’aver scelto il male, tradire chi si ama, ha delle conseguenze, porta alla perdizione di sé come individui, come esseri maturi non pronti a superare le difficoltà della vita.

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Evidentemente Sigfrido non è ancora pronto, e le difficoltà (le onde del lago) lo travolgono, mentre Odette, già matura e responsabile, si salva in volo.

Inoltre la seduzione fine a se stessa, rappresentata da Odile, non porta mai buoni frutti se si risolve in raggiro; privilegiandola il Principe sceglie l’ombra e, metaforicamente, la morte.

Questa favola, può  essere, un messaggio, per chi accoglie la Parola di Dio: un messaggio indiretto per noi uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo. Forse.

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lunedì 5 giugno 2017

Libertà




Fatti grande, Mio Dio,
nel mio cuore
Fatti grande!
Tu Onnipotente
Tu Onniscìente
 Io,
Tua creatura,
voglio amarTi di più.





Il prefazio della liturgia di ieri, festa di Pentecoste,cantava: E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a Te, Signore, Padre Santo, Dio Onnipotente ed eterno. 
Oggi hai portato a compimento il mistero pasquale e su coloro che hai reso figli di adozione in Cristo Tuo Figlio, hai effuso lo Spirito Santo, che agli albori della Chiesa nascente ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli, e ha riunito i linguaggi della famiglia umana nella professione dell'unica fede. 
Per questo mistero, nella gioia pasquale, l'umanità esulta su tutta la terra, e con l'assemblea degli angeli e dei santi canta l'inno della Tua gloria:........ 


venerdì 19 febbraio 2016

L'anima spezzata



Avvolta, così consumata da
Tutto questo male
Se mi chiedi, non
So da dove cominciare

Rabbia, amore, confusione
L’oro non rotola da nessuna parte
So che c’è un posto migliore
Perché Tu mi ci porti sempre

Sono venuta da Te con una fede spezzata
Mi hai dato più di una mano da stringere
Mi hai afferrato prima che cadessi a terra
Dimmi che sono al sicuro, ci sei Tu con me

Prenderesti il timone
Se io perdessi il controllo?
Se fossi sdraiata qui
Mi porteresti a casa?

Potresti prenderti cura
Di un’anima spezzata?
Puoi stringermi adesso?
Oh, mi porterai a casa?




Il male ci avvolge e ci consuma. Chiediamo a Dio di prendersi cura di un’anima spezzata. Le Sue parole scoprono le ragioni dei nostri pensieri più oscuri e ci liberano dal male perché «Così dice il Signore: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».» (Is 55, 10-11). Un giorno ci porterà a casa, ma ci farà bene la distanza, il tempo trascorso nell’attesa dell’incontro: in silenzio.

«Appena una persona conosce ciò che le è stato detto per il suo profitto, non ha più bisogno di pronunciare né di ascoltare parole, ma di agire davvero con silenzio e con cura, in umiltà, carità e disprezzo di sé, senza andare subito in cerca di novità, ricerca che serve solo a soddisfare l'appetito in cose esteriori (senza poterlo saziare) e a rendere lo spirito fiacco e vuoto, privo di ogni virtù interiore. La maggiore necessità che abbiamo è quella di tacere con l'appetito e con la lingua dinanzi a questo Dio, il cui linguaggio, che Egli solo ode, è l'amore silenzioso» (Giovanni della Croce, Lettera del 22 novembre 1587).

sabato 31 ottobre 2015

I santi sono gli uomini delle Beatitudini.





Vangelo di Mt. 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
I santi sono gli uomini delle Beatitudini. Queste parole sono il cuore del Vangelo, il racconto di come passava nel mondo l’uomo Gesù, e per questo sono il volto alto e puro di ogni uomo, le nuove ipotesi di umanità. Sono il desiderio prepotente di un tutt’altro modo di essere uomini, il sogno di un mondo fatto di pace, di sincerità, di giustizia, di cuori limpidi.

La parola chiave delle Beatitudini è felicità. Sant’Agostino, che redige un’opera intera sulla vita beata, scrive: abbiamo parlato della felicità, e non conosco valore che maggiormente si possa ritenere dono di Dio. Dio non solo è amore, non solo misericordia, Dio è anche felicità. Felicità è uno dei nomi di Dio.

Pensiamo "Dio non ama tutti. Ama ognuno di noi.