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venerdì 5 giugno 2015

Cristo tant'è bello,che me trae tutto.....













Giuseppe Sanmartino, 1753.


Il Cristo velato del Sanmartino è uno dei più grandi capolavori della scultura di tutti i tempi. Fin dal ’700 viaggiatori più o meno illustri sono venuti a contemplare questo miracolo dell’arte, restandone sconcertati e rapiti. Tra i moltissimi estimatori si ricorda Antonio Canova, che durante il suo soggiorno napoletano provò ad acquistarlo e si tramanda dichiarasse in seguito che avrebbe dato dieci anni di vita pur di essere lo scultore di questo marmo incomparabile.


E ancora: nelle sue memorie di viaggio il marchese de Sade esaltò “il drappeggio, la finezza del velo […] la bellezza, la regolarità delle proporzioni dell’insieme”; Matilde Serao consacrò in un densissimo scritto tutta la passione significata dalle fattezze del Cristo; il maestro Riccardo Muti ha scelto il volto del Cristo per la copertina del suo Requiem di Mozart; lo scrittore argentino Hector Bianciotti ha parlato di “sindrome di Stendhal” al cospetto del velo marmoreo “piegato, spiegato, riassorbito nelle cavità di un corpo prigioniero, sottile come garza sui rilievi delle vene”. Da ultimo, in un’intervista rilasciata a «Il Mattino», Adonis, uno dei più grandi poeti contemporanei, ha definito il Cristo velato “più bello delle sculture di Michelangelo”.


Situato nel cuore del centro antico di Napoli, il Museo Cappella Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico internazionale. Creatività barocca e orgoglio dinastico, bellezza e mistero s'intrecciano creando qui un'atmosfera unica, quasi fuori dal tempo.


La fama del Cristo velato cresce ogni giorno di più.

Un mausoleo nobiliare, un tempio iniziatico in cui è mirabilmente trasfusa la poliedrica personalità del suo geniale ideatore: Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero.


Il Cristo velato è, dunque, una perla dell’arte barocca che dobbiamo esclusivamente all’ispiratissimo scalpello di Sanmartino e alla fiducia accordatagli dal suo committente. Il fatto che l’opera sia stata realizzata da un unico blocco di marmo, senza l’aiuto di alcuna escogitazione alchemica, conferisce alla statua un fascino ancora maggiore.


La leggenda del velo e l'alone di mistero che avvolge il principe di Sansevero e la “liquida” trasparenza del sudario continuano ad alimentarla. D’altra parte, era nelle intenzioni del di Sangro – in questa come in altre occasioni – suscitare meraviglia: non a caso fu egli stesso a constatare che quel velo marmoreo era tanto impalpabile e “fatto con tanta arte da lasciare stupiti i più abili osservatori”.

Un sondaggio tenutosi durante la XVII edizione della fiera libraria Galassia Gutenberg (aprile 2006) lo ha incoronato monumento simbolo di Napoli.



Nel guardare quest'opera non posso non pensare a Lui, a Colui che mi aiuta a immettermi nel grande "Mistero"

E amando l'Essere, Dio, il Mistero, l'Origine e il Destino,e se io non mi sento immersa come l'io è immerso nel Tu pronunciato con tutto il cuore, come il bambino quando guarda la madre, come il bambino "sente" la mamma , allora io svuoto di significato ciò in cui credo. Ciò in cui far crescere la mia fede . Il significato vero della Sua Vita, Morte e Risurrezione.


Sant'Agostino: "Se il tuo desiderio è davanti a Lui (il Mistero) Lui che vede nel segreto lo esaudirà. Il tuo desiderio è la tua preghiera (la tua domanda); se continuo è il tuo desiderio, continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua preghiera. Se non vuoi interrompere di pregare, non cessare di desiderare".



Grazie al "Cristo velato", Cristo stesso si rende presente qui e ora !


















venerdì 8 maggio 2015

Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh autoritratto

Vincent Van Gogh nasce nel 1853 a Groot Zundert, nel Brabante settentrionale. È figlio di un pastore protestante. Nel 1869 è all'Aia, dove lavora presso la succursale della galleria parigina Goupil, ove comincia ad interessarsi all'arte. Nel 1875 viene trasferito alla sede centrale di Goupil, a Parigi, ma, in piena crisi religiosa, dopo un anno si licenzia. Va a vivere a Ramsgate (Londra), e poi a Isleworth, dove diventa aiuto predicatore di un pastore metodista. Nel 1877 parte per Amsterdam, deciso a studiare teologia. Respinto agli esami di ammissione, si iscrive a una scuola per evangelizzatori e parte per il Borinage, una regione mineraria del Belgio meridionale, dove pensa di dedicarsi ai poveri.


Notte stellata


Distesa di grano con corvi

In questo dipinto si può riconoscere la sua immensa tristezza
Decide di  vivere con  la sua modella, una prostituta incinta, Sien Hoornik e la sua piccola figlia.
Produce i suoi primi acquerelli nel 1882, e riceve le prime commissioni: suo zio gli chiede 12 disegni dell'Hague.
Il 26 Marzo 1885, il padre di van Gogh muore improvvisamente per infarto, mentre lui completa i "mangia-patate", la sua prima grande composizione e primo capolavoro.

mangiatori di patate


notte di stelle

gli scarponi


In questo dipinto Van Gogh è riuscito, senza rappresentare la figura umana, a rendere tutto il disagio, la fatica, la povertà e il malessere fisico e sociale di un uomo che ha posato a terra le sue scarpe, vecchie e rovinate da un lavoro pesante come quello nella miniera.


Si tratta di un’opera di forte impatto emotivo, quasi commovente nonostante l’originale scelta del soggetto. Le scarpe sono state spesso ritratte dal pittore nel corso della sua breve attività artistica, un’attività che durò solo cinque anni circa e rivoluzionò comunque il modo di concepire la pittura.

Con un tratto quasi espressionista Vincent Van Gogh ne I Mangiatori di Patate e ne Gli Scarponi ha saputo dipingere il mondo dei poveri e dei diseredati guardandoli con ammirazione e dipingendone una povertà che, pur avendone indurito l’aspetto, ne ha nobilitato lo spirito.






STARRY STARRY NIGHT

Notte di stelle,
intingi il tuo pennello nel blu e nel grigio,
guarda fuori in un giorno d’estate,
con occhi che conoscono l’oscurità nella mia anima.
Ombre sulle colline
tratteggiano alberi e giunchiglie.
Cattura la brezza e il gelo invernale
nei colori sul terreno ammantato di neve.

Ora capisco
cosa cercavi di dirmi
e come soffrivi della tua ragione
e come cercavi di liberarli.
Ma loro non ascoltavano, non sapevano come
forse ascolteranno ora.

Notte di stelle,
fiori fiammeggianti di un brillìo che avvampa,
nubi vorticanti nella foschia violetta
si riflettono negli occhi di cielo di Vincent.
Colori che cambiano sfumatura,
aurore nei campi di grano che matura,
facce consunte segnate dal dolore
trovano riscatto nella mano amorosa del pittore.

Perché loro non sapevano amarti,
eppure il tuo amore era sincero
e quando non si vedeva più nessuna speranza
in quella notte di stelle
ti sei tolto la vita come spesso fanno gli amanti.
Ma avrei potuto dirti , Vincent ,
che questo mondo non è mai stato inteso
per uno così bello come te. 

Notte di stelle,
ritratti appesi nelle sale vuote,
teste senza cornice su pareti senza nome,
con occhi che scrutano il mondo e non sanno dimenticare
come gli sconosciuti che hai incontrato
uomini laceri in abiti stracciati.
Una spina d’argento una rosa di sangue
restano schiacciate e rotte sulla neve immacolata.

Ora credo di sapere cosa cercavi di dirmi
e come soffrivi della tua ragione
e come cercavi di liberarli.
Ma loro non ascoltavano, non ascoltano ancora,
forse non lo faranno mai …


lunedì 2 marzo 2015

Mia Giovinezza Ada Negri











 Questo è un quadro di Boldini che non disegnò molto, anzi, in Italia. ma moltissimo in Francia dove è molto noto.(attualmente esiste una mostra dei suoi quadri, ma non ricordo dove!....Sabato scorso ne ha parlato la TV nel programma RAI ARTE (canale 400 o 120)





Mia giovinezza
di Ada Negri

Non t'ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all'essere. Sei tu, ma un'altra sei:
senza fronda nè fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto. Un'altra sei, più bella.
Ami, e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi rendi grazie in cuore.
Anno per anno, entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese: ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo. Or guardi al Lume
che non inganna: nel suo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un'età che non ha nome: umana
fra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.

O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno: infin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quand'è spento il sole

nascan le stelle quand'è spento il sole.