giovedì 17 dicembre 2020

facciamo scorta di abbracci




 Sono giorni strani, giorni “senza” (senza messe, nessun evento, pochi contatti…) e la prima cosa che balza al cuore, per me, è un sentimento di precarietà della vita.

Mia e dei miei cari, mia e del mondo. La vita è mia ma non dipende da me. Basta un invisibile virus, anche se dal nome regale e non sono più sicura dell'attimo che seguirà.



Cercando tra le fotografie ecco comparire......Valeria! Era un giorno d'estate del '79.

Amore, è proprio così che ti ricordo!!


L'irrompere di Dio nel nostro vivere è già avvenuto, ed è avvenuto (che ci crediamo o no) proprio nella nostra persona, mentre viviamo e continuiamo a fare le nostre scelte, di vita, di fede e di politica. Se Maria e Gesù hanno fatto qualcosa per l'umanità,ci hanno risvegliato alla vicinanza del Tempo di Dio al nostro tempo (M. Fox)

Noi ci siamo rotolati nel sogno, ne abbiamo addosso l'odore e ne profumiamo l'aria; "basta che un Uomo sogni perchè un'intera razza puzzi di farfalle.

Solleva il mio cuore dalla polvere e abbatti il muro che ci separa dalla gioia.
Sono tristi le mie montagne
e tremi nella neve di giorni terribili;
so che ci aspettano carnivore tenebre
ma so anche che nulla potranno contro l'Amore.
Basta che un Uomo sogni,
[...]perchè un'intera razza puzzi di farfalle!
basta che uno solo sussurri d'aver visto
l'arcobaleno di notteperchè perfino il fango abbia occhi rilucenti. (M.S. Torres)




lunedì 5 ottobre 2020

Sera d'Ottobre

 

 

Sera d'ottobre

Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!

Giovanni Pascoli


Si è spenta l'estate...di colpo e senza nessun preavviso... In un mare di dolcezza e malinconia è arrivato ottobre, quello che per me è il vero mese dell'autunno. Certo non è stato così dappertutto in considerazione degli ultimi disastri provocati dalle violente piogge di pochi giorni fa che io stessa ho sviato per pochissimo...Ho approfittato dei bei giorni di fine settembre per concedermi un po' di vacanza al mare ma le allerte rosse della Protezione Civile mi hanno fatto anticipare, per fortuna, la partenza.

Ottobre in montagna è più malinconico a differenza dei posti di mare che ancora regalano un'estate più lunga e prezzi vantaggiosi...la montagna si libera prima dei rumori dell'estate. I turisti abbandonano le vallate e chiudono bene le seconde case che, con le ante chiuse sembrano scatole vuote. Anche le mandrie iniziano le loro transumanze scendendo a valle lasciando deserti i pascoli e un pò tristi i cuori dei margari.  Iniziano però ad accendersi gli alberi con un tripudio di tonalità rosse, gialle e brune mentre si percepisce il dolce preludio di calma, cibi fumanti  e tradizioni, di profumi autunnali che scaldano l'anima e di storie raccontate attorno al fuoco per chi può bearsi di un camino in casa. 

A tutti un augurio che questo autunno un po' preoccupante per tanti aspetti, sia dolce e tranquillo...

Ti scrivo


Ti scrivo  dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l'orto al sole di settembre
a mangiare pane e olio e foglie piccole di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d'amore al sole 
e carezzarti e baciarti un po' di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ho qualche pensiero triste 
e due o tre sereni.

Vivian Lamarque  

martedì 25 agosto 2020

Nove marzo duemilaventi


poesia di Mariangela Gualtieri


ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.

 

E poiché questo

era desiderio tacito comune

come un inconscio volere –

forse la specie nostra ha ubbidito

slacciato le catene che tengono blindato

il nostro seme. Aperto

le fessure più segrete

e fatto entrare.

Forse per questo dopo c’è stato un salto

di specie – dal pipistrello a noi.

Qualcosa in noi ha voluto spalancare.

Forse, non so.

 

Adesso siamo a casa.

 

È portentoso quello che succede.

 

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.

Forse ci sono doni.

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

C’è un molto forte richiamo

della specie ora e come specie adesso

deve pensarsi ognuno. Un comune destino

ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.

O tutti quanti o nessuno.

 

È potente la terra. Viva per davvero.

Io la sento pensante d’un pensiero

che noi non conosciamo.

E quello che succede? Consideriamo

se non sia lei che muove.

Se la legge che tiene ben guidato

l’universo intero, se quanto accade mi chiedo

non sia piena espressione di quella legge

che governa anche noi – proprio come

ogni stella – ogni particella di cosmo.

 

Se la materia oscura fosse questo

tenersi insieme di tutto in un ardore

di vita, con la spazzina morte che viene

a equilibrare ogni specie.

Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,

guidata. Non siamo noi

che abbiamo fatto il cielo.

 

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

 

Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta

il pane. Guardare bene una faccia. Cantare

piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

 

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro.


sabato 1 agosto 2020

Sai cos'è una bolla di sapone?

L'astuccio trasparente di un  sospiro (Trilussa)