lunedì 5 ottobre 2020

Sera d'Ottobre

 

 

Sera d'ottobre

Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!

Giovanni Pascoli


Si è spenta l'estate...di colpo e senza nessun preavviso... In un mare di dolcezza e malinconia è arrivato ottobre, quello che per me è il vero mese dell'autunno. Certo non è stato così dappertutto in considerazione degli ultimi disastri provocati dalle violente piogge di pochi giorni fa che io stessa ho sviato per pochissimo...Ho approfittato dei bei giorni di fine settembre per concedermi un po' di vacanza al mare ma le allerte rosse della Protezione Civile mi hanno fatto anticipare, per fortuna, la partenza.

Ottobre in montagna è più malinconico a differenza dei posti di mare che ancora regalano un'estate più lunga e prezzi vantaggiosi...la montagna si libera prima dei rumori dell'estate. I turisti abbandonano le vallate e chiudono bene le seconde case che, con le ante chiuse sembrano scatole vuote. Anche le mandrie iniziano le loro transumanze scendendo a valle lasciando deserti i pascoli e un pò tristi i cuori dei margari.  Iniziano però ad accendersi gli alberi con un tripudio di tonalità rosse, gialle e brune mentre si percepisce il dolce preludio di calma, cibi fumanti  e tradizioni, di profumi autunnali che scaldano l'anima e di storie raccontate attorno al fuoco per chi può bearsi di un camino in casa. 

A tutti un augurio che questo autunno un po' preoccupante per tanti aspetti, sia dolce e tranquillo...

Ti scrivo


Ti scrivo  dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l'orto al sole di settembre
a mangiare pane e olio e foglie piccole di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d'amore al sole 
e carezzarti e baciarti un po' di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ho qualche pensiero triste 
e due o tre sereni.

Vivian Lamarque  

martedì 25 agosto 2020

Nove marzo duemilaventi


poesia di Mariangela Gualtieri


ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Andava fatto insieme.

Rallentare la corsa.

Ma non ci riuscivamo.

Non c’era sforzo umano

che ci potesse bloccare.

 

E poiché questo

era desiderio tacito comune

come un inconscio volere –

forse la specie nostra ha ubbidito

slacciato le catene che tengono blindato

il nostro seme. Aperto

le fessure più segrete

e fatto entrare.

Forse per questo dopo c’è stato un salto

di specie – dal pipistrello a noi.

Qualcosa in noi ha voluto spalancare.

Forse, non so.

 

Adesso siamo a casa.

 

È portentoso quello che succede.

 

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.

Forse ci sono doni.

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.

C’è un molto forte richiamo

della specie ora e come specie adesso

deve pensarsi ognuno. Un comune destino

ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene.

O tutti quanti o nessuno.

 

È potente la terra. Viva per davvero.

Io la sento pensante d’un pensiero

che noi non conosciamo.

E quello che succede? Consideriamo

se non sia lei che muove.

Se la legge che tiene ben guidato

l’universo intero, se quanto accade mi chiedo

non sia piena espressione di quella legge

che governa anche noi – proprio come

ogni stella – ogni particella di cosmo.

 

Se la materia oscura fosse questo

tenersi insieme di tutto in un ardore

di vita, con la spazzina morte che viene

a equilibrare ogni specie.

Tenerla dentro la misura sua, al posto suo,

guidata. Non siamo noi

che abbiamo fatto il cielo.

 

Una voce imponente, senza parola

ci dice ora di stare a casa, come bambini

che l’hanno fatta grossa, senza sapere cosa,

e non avranno baci, non saranno abbracciati.

Ognuno dentro una frenata

che ci riporta indietro, forse nelle lentezze

delle antiche antenate, delle madri.

 

Guardare di più il cielo,

tingere d’ocra un morto. Fare per la prima volta

il pane. Guardare bene una faccia. Cantare

piano piano perché un bambino dorma. Per la prima volta

stringere con la mano un’altra mano

sentire forte l’intesa. Che siamo insieme.

Un organismo solo. Tutta la specie

la portiamo in noi. Dentro noi la salviamo.

 

A quella stretta

di un palmo col palmo di qualcuno

a quel semplice atto che ci è interdetto ora –

noi torneremo con una comprensione dilatata.

Saremo qui, più attenti credo. Più delicata

la nostra mano starà dentro il fare della vita.

Adesso lo sappiamo quanto è triste

stare lontani un metro.


sabato 1 agosto 2020

Sai cos'è una bolla di sapone?

L'astuccio trasparente di un  sospiro (Trilussa)

venerdì 31 luglio 2020

Auguri Lucia

“Che tu sia sempre così, come sei, calda pioggia di dolcezza e fuoco nel cuore. 
Che tu sia, semplicemente, i capelli al vento e lo sguardo pulito.”

Oggi 30 luglio 2020
Ho compiuto 80 anni e sono felice   di questo nuovo traguardo

sabato 18 luglio 2020

Lettera


Caro pilota,
Ti avevo scritto qui sul blog, un posto a te sconosciuto, e non so come la mia lettera è sparita. Sai come sparisce l'acqua dalla vasca quando togli il tappo, ecco come. 
Era da tempo che sognavo di averti vicino e di parlarti come quella sera che ti ho sognato mentre salivi su per un sentiero: parlavi da solo, muovevi le labbra e la tua barba (perchè tu hai la barba vero?) ballava.
Caro pilota, volevo dirti che la storia del tuo libro è molto, ma molto bella. Anche io certe volte scrivo delle storie ma le tue sono molto più belle. 
Vorrei chiederti anche come hai fatto ad addomesticare la volpe che ha il colore del mio gatto. E' una volpe che non scappa via quando ti avvicini, lei sta lì e non ha paura. Le parli? le dai tu da mangiare?
Poi, quando diventeremo amici,  se lo diventeremo, ti racconterò di quando ho capito che volevo vivere in cielo , volevo essere sulle nuvole e vedere la pioggia da sopra e il fuoco dei fulmini dall'alto.
Sai io là ho tanti amici e una ragazzina speciale che ho tanta voglia di riabbracciare, sì in quell'azzurro in cui tu ti sei perso. 
Ora debbo andare. Ti lascerò questa lettera sotto un sasso sulla strada che fai per andare dalla volpe, vicino alla pianta che tu sai. Se vuoi tu puoi fare lo stesso con un biglietto.
Se vuoi portarmi via con te va bene, io vengo.
Quando sarai pronto, io ti aspetto.
Allora ciao.