“Il povero è Cristo”.

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“Il povero è Cristo”.

«Siamo qui forse per dire: casa,
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutto, finestra, 
al più: colonna, torre… ma per dire, comprendilo,
per dire così come persino le cose intimamente mai
credettero di essere» (Rilke)


C'è una frase di Hurtado (santo Cileno) che sulle sue labbra suona come un appello accorato:

Il povero è Cristo”.

“Il povero raccoglitore di cartone, il lustrascarpe… la donnina con la tubercolosi, quella che ha i pidocchi, è Cristo. L’ubriaco… non scandalizziamoci, è Cristo! Insultarlo, farsi beffe di lui, disprezzarlo, è disprezzare Cristo! 
Qualunque cosa fate al più piccolo, la fate a me! 

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Hurtado,alla fine della vita esprimeva il suo ultimo desiderio: 
“Al momento di partire, tornando da mio Padre, permettetemi di affidarvi un ultimo desiderio: che vi adoperiate per creare un clima di autentico amore e rispetto per il povero, perché il povero è Cristo. L’Hogar de Cristo, fedele al suo ideale di cercare i più poveri e abbandonati per colmarli di amore fraterno, ha continuato con le sue case di accoglienza per uomini e donne, affinché coloro che non sanno dove andare trovino una mano che li accolga”.

Hurtado voleva scrivere qualcosa su quello che egli chiamava “il senso del povero”. Lo confidò al suo amico Arturo Gaete:
“Se sente dire qualcosa della mia salute, sappia che sto meglio, dopo un mese di riposo presso il porto [di Valparaíso]. Spero di scrivere quest’estate (o iniziare?) qualcosa sul senso del povero. Credo che qui si trovi il nucleo del cristianesimo e che ogni giorno s’incontri più resistenza e incomprensione nei confronti di tutto ciò che parla di povertà. Conosce qualcosa di buono su questo tema?”. Ma morì alcuni giorni dopo.



Il senso del povero ha a che fare con la dimensione concreta dell’incarnazione

Il senso del povero è qualcosa a cui tutti dobbiamo essere educati

“Questa educazione al rispetto deve essere acquisita sin dalla prima infanzia: il rispetto dei fratelli tra di loro, il rispetto per i servitori, il rispetto per i poveri, i mendicanti e persino gli ubriachi”.

“Dobbiamo sentire i loro dolori, le loro angosce come proprie, non rimanendo con le mani in mano quando abbiamo la possibilità di aiutarli. Desiderare il rapporto con il povero, provare dolore per non saper vedere un povero che rappresenta per noi Cristo”.

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È una frase molto densa. Occorre sminuzzarla. Cominciamo dalla fine: “Desiderare il rapporto con il povero, provare dolore per non saper vedere un povero che rappresenta per noi Cristo”.

Il segno che io “vedo” Cristo in una persona povera sarebbe “il desiderio” di entrare in rapporto.

Se non sento questo desiderio ma, al contrario, me ne voglio sbarazzare o mantenerlo a una certa distanza, allora arriva l’indicazione di “provare dolore di non vedere Cristo”; il fatto di rendermi conto che, se lo vedessi, desidererei abbracciarLo. 


Tutti abbiamo esperienza di aver sentito come grazia, in qualche momento della nostra vicinanza con qualche persona povera, la consolazione della presenza del Signore. Quando non la sentiamo, esortiamoci non a lamentarci dicendo: “Ho visto Cristo e non l’ho servito”, bensì a dire: “Non l’ho visto”, per questo non ho sentito il desiderio di avvicinarmi.

Il povero è dolore, emarginazione, sopruso, violenza, torture, prigionia e guerra, privazione della libertà e della dignità, ignoranza e analfabetismo, emergenza sanitaria e mancanza di lavoro, tratta e schiavitù, esilio e miseria. L’elenco dei “mille volti” della povertà è al centro del Messaggio per la Giornata mondiale dei poveri. Verso di loro, spesso alziamo muri e recinti, pur di non vederli e non toccarli, dall’alto della nostra “ricchezza sfacciata”.



Ha detto Papa Francesco:

Scegliere i poveri vuoi dire scegliere il Vangelo, Cristo. Nel povero, infatti, si incontra Cristo. Ciò che si fa al pove­ro si fa a Cristo. Il povero è mediazione viva del Signore, sua icone, espressione reale. È il rispetto della logica dell'incar­nazione del Verbo, ne è conseguenza. Diventando uomo, assumendo l'umanità, facendosi servo, piccolo, il Figlio di Dio si è identificato con l'uomo povero, piccolo. Per questo si può dire che il povero è sacramento di Cristo, è manife­stazione di lui, luogo privilegiato della sua presenza. 



Nel povero si incontra Dio che, nella sua povertà, si fa domanda d'amore, provocazione ad amare concretamente, alla giusti­zia, al servizio, alla compromissione, alla condivisione. 
In quest'ottica si illumina quella realtà evangelica: "I poveri li avrete sempre con voi". 
Presenza permanente, parola costan­te dell'invito di Dio ad amare.

Ritrovare il povero oggi vuol dire ritrovare Cristo e convertirsi a Cristo vuol dire convertirsi al povero. 
Per questo la scelta dei poveri non è facoltativa, è vincolante, essenziale. 
Nel povero Dio percorre le nostre strade, bussa alle nostre porte, parla ai nostri cuori. 


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Il povero è svelamento del mistero di Dio, che è agàpe, comunione, donazione all’altro. È "parola" che vuol farsi "carne", per mezzo di Maria, a Betlemme, nella povertà.
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Il mio Friuli lontano

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Poesia di David Maria Turoldo
Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall'assordante
silenzio della grande pineta
- cattedrale che più ami - 
appena velata di nebbia come da diffusa nube d'incenso il tempio. 
Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e 
insieme un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo… 

Non so come, non so dove, 
ma tutto perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita come onde sulle balze 
di un fiume senza fine. 
Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.




Eccola la "Nonna Pierina"
La bimba che ha in braccio e che mi assomiglia è mia cugina Fulvia. Io non ho altre fotografie di lei.

Seppi di avere una nonna nell'agosto del '44, quando la mamma, da Conegliano Veneto, mi portò a San Foca. Un timido paesino friulano dove, per Grazia di Dio, la guerra, era solo nell'aria e nelle parole degli uomini.

In una Cascina con un grande cortile, una stalla, due mucche, tante galline, conigli e un maiale vissi fino all'età di sei anni e mezzo. Perchè?
Di preciso non l'ho mai saputo. Solo recentemente mia madre ormai 97 enne mi rispose "così eri al sicuro".

Al sicuro...Certamente dalla guerra ma troppo lontano  dalle sue carezze che   regalava a peso d'oro.
Se le baciavo la guancia, mi diceva: "cos'hai combinato?!!!"

La mia mamma e la nonna erano simili. Caratteri chiusi, diffidenti,  mani operose e pochi sorrisi. Quando una delle due sorrideva per me s'illuminava il cielo.

La nonna Pierina non sapeva leggere nè scrivere: era come me che ancora non andavo a scuola. 
La nonna, ancora giovane, vestiva costantemente di nero.

In quella cascina abitavano ancora due delle mie cinque zie e uno zio. 
Ecco a chi rubavo le coccole.....ancora oggi. Due zii mancano ormai da tempo e con Trieste dove si erano tutti trasferiti,  c'è una calda e dolce comunicazione. "Mi iero la picia" la piccola.

E il nonno! Caro vecchio nonno Domenico!
Non ho una sua fotografia. Quella vera è qui nel mio cuore.
Occhi azzurri. Pelle chiara alto e magro.
Due stupendi baffi, che finivano con un ricciolino, erano il suo tormento e la mia gioia.

Dopo mangiato, mi alzavo dalla lunga tavola e mi trasferivo sulle sue magre ginocchia e lì iniziavano i nostri abbracci e le carezze mie ai suoi baffi!

Lui mi ha indicato "la stella del Vespro" .
 Parole semplici che ancora oggi uso per  indicarla a me stessa o ai miei figli e nipoti: per me resta sempre un meraviglioso momento di preghiera!

Chissà se se ne rendono conto!!!

Del tempo trascorso con loro, dormendo sui freddi materassi di stoppie, o al caldo della stalla nelle sere dell'inverno dove nascevano gli aneddoti e i pettegolezzi ;(I Gossip di allora!) ho ora, sereni  ricordi chiusi in uno scrigno prezioso: il mio cuore.

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Grazie a tutti voi miei cari  che avete cercato di sostituire la mia mamma, che mi mancava tanto, ma tanto e che non ho mai avuto il coraggio di raccontarglielo. 
Voi ve ne eravate accorti perchè i vostri tanti abbracci e sorrisi, ancora oggi mi parlano di una tenerezza infinita che non potrò mai dimenticare.

Tornata a Conegliano nel settembre del 1946 feci appena in tempo ad abbracciare chi lasciavo per partire con il mio papà alla volta di Milano dove lui avrebbe cercato casa e lavoro e poi, passato un intero anno, arrivò anche la mamma con i miei fratelli, cresciuti d'età ma un po' estranei......

Ora sono triste. Vado a pregare...poi starò meglio!


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un soggetto pericoloso......

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Sono una collezionista. 
Direi compulsiva.

I due termini non sono proprio esatti, ma di fatto colleziono persino le parole dialettali, (quelle solo nella mia mente!)
Non saprei quando ho iniziato....ma l'occasione fa la Lucia collezionista.

Uno dei miei cognati, anche lui collezionista, lui di libri rari e quant'altro di pregiato, monete d'oro quadri antichi, ecc. definiva chi fosse come lui, un folle senza speranza.

Non ho la possibilità economica di collezionare oggetti rari, ma nel mio piccolo, ogni oggetto è  "caro e raro" ai miei occhi. 

Posterò delle fotografie che ho scattato dieci minuti fa e vedrete che sono una collezionista  eccessiva........



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Bomboniere 800

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scatole di latta per caramelle

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portamatite con  matite regolarmente ben temperate


E in cucina? Strumenti necessari e ricordi chiusi su ieri.

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tante presine, tanti mestoli e ben tre timer...

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Ricordi dei luoghi visitati...segue...

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ecco il seguito, ma non sarebbero finite.....

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 Una "Presenza" che è presenza in ogni stanza.



L'ombra del pomeriggio si sta inclinando verso una memoria di momenti trascorsi. 

L'ora di ascoltare la S. Messa mi viene portata da un leggero vento che spinge grigie nuvole cariche di pioggia che non desidero respirare. Lascio che gli oggetti (ce ne sarebbero ancora, ma non posso mancare all'appuntamento domenicale)per cui vi canto l'augurio di una serena nuova settimana e raggiungo mio marito che mi aspetta....




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Silenzio cantatore....

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autunno-7

Distinguere il mormorio delle memorie, 
il mormorio  dei passi sull'erba bagnata
 da gocce di pioggia,   
giorni in cui i passi diventano silenziosi 
e i marciapiedi riflettono le luci 
dei lampioni accesi nella sera,
brillio di piccole stelle si specchiano 
sulla strada.

Riscoprire il silenzio  
che aiuta ad ascoltare le Tue melodie.

Essere silenzio per ascoltare quel dolore che  a volte il sole  nasconde.
E trovo l'attesa di un  abbraccio.

autunno-13



autunno-24


Guardiamo le stelle. 
Le nuvole le hanno nascoste, ma io le sognerò per te che le conosci ad una ad una....... domani, ti regalerò il mio maglione che profuma di lana bagnata...
Buonanotte. Bacio. Lucia
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gocce come bolle colorate

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Piove da un’ora soltanto
ma il bambino pensa che già
piova da tanto, da tanto
sopra la grande città.
Piove sui tetti e sui muri
piove sul lungo viale
piove sugli alberi oscuri
con ritmo triste e uguale.
Piove: e lo scroscio si sente
giungere dalle vetrate
che versan lacrime lente
come fanciulle imbronciate.
Piove laggiù sulla via
e in ogni casa già invade
l’intima malinconia
di quella pioggia che cade (Ada Negri.

E' arrivata! La tanto attesa. la tanto amata. La pioggia.
Lei rinfresca, irrora, dona  vita ......sei sempre tu che canti sulle foglie rosse del cedro!  e il mio cuore respira con te. 
Oggi fa freddo e nell'astuccio dei colori., ogni goccia diventa bolla colorata che il freddo fa scoppiare prima che il vento la porti via.
La mia felicità colora le gocce di pioggia che si mutano in bolle.
Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.
Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.
ADA NEGRI
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Ricorrenza del 4 novembre

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Tra le celebrazioni del 4 novembre c’è l’omaggio del Presidente della Repubblica al Milite Ignoto a Roma

Il 4 novembre l’Italia celebra il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate: si tratta di una festività per ricordare il 4 novembre 1918, anniversario della vittoria e del termine della prima guerra mondiale per l’Italia. Quel giorno, infatti, il Bollettino della Vittoria diede l’annuncio che l’Impero Austro-ungarico si arrendeva all’Italia, in base all’armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova. Con il successivo trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919), l’Italia completa l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste.

Se è giusto ricordare le vittime delle guerre è altrettanto giusto ripudiare la guerra stessa, come sottolinea la nostra Costituzione. Purtroppo capita che a volte tale giornata sia più una celebrazione delle armi che non un ricordo. A tal proposito condividiamo pienamente l’esortazione di Peacelink:

Il 4 novembre, in silenzio e dignità, le istituzioni democratiche, le associazioni e i movimenti umanitari, le persone di volontà buona, vadano a meditare in silenzio e a deporre un fiore dinanzi alle lapidi che ricordano coloro che furono assassinati, ne rimemorino i nomi e l’umanità, le vite assurdamente orribilmente estinte, e ci si impegni tutti a contrastare le guerre presenti e future. E sia infine cancellata la vergogna della macabra festa degli apparati di morte; si affermi il diritto alla vita per l’umanità intera. “Ogni vittima ha il volto di Abele” (Heinrich Boell).
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In occasione della celebrazione del 4 novembre, Carlo Azeglio Ciampi disse:

"Il 4 novembre, l’Italia ricorda. Ricorda. Ricorda i suoi giovani coraggiosi che combatterono per unire questa antica nazione, la nostra Italia, per conquistare una realtà nella quale riconoscersi e vivere in libertà; ricorda i caduti per il tricolore.
È un vessillo di libertà la nostra bandiera, della libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei valori della propria storia e della propria civiltà .

Il tricolore non è una semplice insegna di Stato.


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È un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e civiltà. Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore, per testimoniare i sentimenti che ci uniscono, fin dai giorni del Risorgimento."

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Canto di voi miei cari

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Rosa, Fiore Rosa, Fiore, Gemma
Poesia di Rainer Maria Rilke


In questo giorno, grigio, di novembre canto la bellezza di un fiore che vorrei portare sulla tomba di chi mi è tanto caro ma che non vedo se non in una sbiadita fotografia del mio album personale che riposa nel profondo del mio cuore.
La rosa, questo fiore tanto legato alla simbologia  che Gertrude Stein, dettò per la propria tomba l'epitaffio: "Una rosa è una rosa è una rosa".
Dalla fragilità della nostra vita, all'unità perfetta del divino, questo fiore ha unito in sè ogni aspetto della realtà umana, per restituirlo a Maria SS, in modo speciale e poi a chi desideriamo raffigurare e profumare con tanta bellezza.
Non mi stanco mai di guardare una rosa. In questo fiore si perde lo sguardo e anche il mio canto. Ma Rilke, Rainer Maria, le chiama " magnifiche icone del pensiero" tanto che, a volte, prendono figura nel movimento delle nostre labbra.


Dov'è per questo interno
un fuori? Su quale pena
lini come questi vanno porsi?
Dentro quanti cieli si riflettono
nel lago chiuso
di queste aperte rose -
di loro prive d'ansietà, guarda:
come aeree in ciò che è lieve
stanno, come mai fosse concesso
ad una mano tremante farle colme.
A stento sanno trattenersi:
si lascia più d'una all'estremo
ricolmare, e trabocca, dal proprio interno
aperto, nei giorni - ad essi sempre,
ricolmi a loro volta, ancora e ancora,
si schiudono finchè l'estate tutta
si fa stanza: una stanza dentro un sogno.




Valeria
 Rosa, Fiore, Natura, Rosa Rosa, Bellezza

il mio papà
Lampadina, Fiore, Rosa, Gambi



Mamma Ada
Rosa, Rosa Rosa, Fiore Rosa, Fiore

La mia nonna veneta
Fiori, Flora, Rosa, Natura

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 Mio cognato PinuccioL'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, occhiali_da_sole, occhiali e primo piano
Rose, Natura, Fiore, Floreali, Bloom



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A voi tutti e a chi ho ricordato ma non nominato in questo blog:
Eterno riposo
dona a loro  o Signore e splenda ad essi la
luce perpetua
Riposate in pace e pregate per noi.
Amen.
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festa di tutti i Santi.

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Beato Angelico (attr.), predella della Pala di Fiesole (part.), 1423-24
Beato Angelico (attr.)

In questi ultimi decenni sono stati proclamati tanti santi e beati: mai c’è stata nella chiesa una stagione così ricca di canonizzazioni, segno anche di un’estesa “cattolicità” raggiunta dalla testimonianza cristiana.
Eppure molti, all’interno e attorno alla chiesa, hanno la sensazione di non conoscere dei santi “vicini”, di non riuscire a discernere “l’amico di Dio” nella persona della porta accanto, nel cristiano quotidiano.
Questo forse è dovuto anche dal fatto che viviamo in una cultura in cui si privilegia l’apparire, un mondo in cui “anche la santità si misura in pollici”:senza cantare parole che facciano capire se siamo alla sequela del Signore.


Ma è proprio in questa ricerca, della santità attorno a noi che ci viene in aiuto la festa di tutti i santi, la festa della comunione dei santi del cielo e della terra.
Sì, nel cuore dell’autunno, la chiesa ci chiede di contemplare la mietitura di tutti i sacrifici viventi offerti a Dio, la messe di tutte le vite ritornate al Signore, la raccolta presso Dio di tutti i frutti maturi suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore in mezzo agli uomini.

La festa di tutti i santi è davvero un memoriale dell’autunno glorioso della chiesa, la festa contro la solitudine, contro ogni isolamento che affligge il cuore dell’uomo: se non ci fossero i santi, se non credessimo “alla comunione dei santi” ( che fa parte della nostra professione di fede ) canteremo la nostra disperata solitudine.

In questo giorno dovremmo cantare: “Non siamo soli, siamo una comunione vivente!”; dovremmo rinnovare il canto pasquale perché, se a Pasqua contemplavamo il Cristo vivente per sempre alla destra del Padre, oggi, grazie alle energie della resurrezione, noi contempliamo quelli che sono con Cristo alla destra del Padre: i santi.
A Pasqua cantavamo che la vite era vivente, risorta; oggi la chiesa ci invita a cantare che i tralci, mondati e potati dal Padre sulla vite che è Cristo, hanno dato il loro frutto.
“Noi non siamo soli, ma avvolti da una grande nuvola di testimoni” (Eb 12,1),

Purtroppo oggi questa memoria dei santi, così come quella dei morti il giorno seguente,cioè domani, è svuotata dalla celebrazione, sempre più popolare, di Hallowen: un altro, triste segnale di come nella nostra società si scivoli con facilità  dal reale al virtuale.
A un mondo invisibile, autentico e reale, il mondo della comunione dei santi, viene sostituito da un mondo invisibile  immaginario, una fiction fabbricata con le nostre mani per autoconsolazione.

No, la comunione dei santi è sperimentabile, vivibile: noi non siamo soli qui sulla terra perché nel Cristo risorto siamo “communicantes in unum”!

No, non siamo soli! Amo i Santi Carmelitani che mi regalano una spiritualità avvolgente. Amo chi, insieme a Cristo e a Sua Madre mi accompagna lungo un cammino per divenire sempre più credente e Figlia in Dio Creatore.

Sì, ogni giorno
non debbo aspettare fino a quando Dio
venga a me per dirmi: Sono io.
Debbo pensare: attraverso me alita Dio
fin dal principio
e quando il cuore arde dal desiderio
di Lui
è allora che Egli , nascosto mi crea. (Lucia con l'aiuto di Rilke!)






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Tramonto da favola

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Lo spettacolo del tramonto a Milano

Lo spettacolo del tramonto a Milano




http://milano.corriere.it/foto-gallery/cronaca/17_ottobre_29/scie-dune-rosso-fuoco-accendono-tramonto-milano-9b63500e-bcca-11e7-a01a-d28580d2f67d.shtml



Tramonto da favola a Milano



Tutti con il naso all'insù e il cellulare in mano stasera per immortalare il tramonto di oggi. In effetti sembra quasi il sole abbia voluto regalare uno splendido saluto all'Italia nel primo giorno di addio all'ora legale, che di fatto sancisce la fine della bella stagione (anche se attualmente pioggia e rigori autunnali tardano ad arrivare). Al di là dei colori accesi, poi su Milano e gran parte della Lombardia si è anche potuto ammirare il raro fenomeno delle 'nubi lenticolari', così chiamate per la loro forma a 'lente'. Il fenomeno, che si realizza solo in particolari condizioni meteorologiche, si origina in presenza delle 'onde orografiche', quando un flusso d'aria viene modellato dall'orografia dei rilievi montuosi e genera tali tipiche 'ondulazioni'. Inevitabile che chiunque si sia trovato di fronte a un simile spettacolo abbia deciso di condividerlo sui social e così in breve tempo le foto di tramonti hanno invaso Facebook, Twitter e Instagram.


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Mentre si avviavano volando verso il cielo
cantavano “Ci basta una capanna per vivere e dormir, ci basta un po’ di terra per vivere e morir”
  
E oggi Milano ci ha regalato un nuovo miracolo.


Il commento completo del film lo potete trovare sul web.
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