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mercoledì 3 luglio 2013

L'amore al proprio destino ( di L. Giussani)



"E noi che di notte vegliamo attenti alla fede del mondo, protesi al ritorno di Cristo or verso la luce guardiamo" (Inno delle lodi")
Nella notte in cui affondano, nella notte dell'incoscienza del mondo - "tenebra sopra l'abisso" dice Eliot parlando di un mondo in cui l'uomo, come coscienza, era spaccato, rotto, bloccato, disperso dalla sua incapacità - noi vegliamo; ci è stata data una luce che illumina la profondità del cuore fino all'ultimo orizzonte degli occhi, contenuto di un'esperienza che si può fare, che siamo chiamati a fare, nella quale vediamo la risurrezione finale.
Ogni giorno siamo chiamati a sperimentare quest'urto sottile e discreto di risurrezione: abbiamo uno spunto di luce, una volontà di conoscere, un impeto di bene gratuito, una passione per il destino degli uomini e delle cose - come proiezione dell'amore al proprio destino -, in cui lentamente, col tempo che passa, tutto viene abbracciato, coinvolto, fino a giungere al culmine in cui Gesù ci dà l'esempio.
"Guardate il piccolo fiore del campo, l'uccello che cade, di cui il Padre sa. Anche i capelli del vostro capo sono numerati."
Come sarebbe bello che in noi ci fosse la coscienza e la conoscenza delle cose che ci richiamano all'Eterno!

martedì 26 giugno 2012

Impeto della Vita profeta Amos




Dice il profeta Amos:"Oracolo del Signore Iddio: ecco, stanno per venire dei giorni nei quali manderò la mia fame sopra la terra: non fame di pane, non sete d'acqua, ma fame e sete di udire la Parola di Dio. Ed essi andranno errando da un mare all'altro e dal settentrione all'oriente; e andranno qua e là cercando la Parola di Dio, e non la troveranno. In quei giorni saranno sfiniti per la sete le fanciulle e i giovani".

Che cos'è questo desiderio che sfinisce? E' il desiderio della vita.
Qual'è la promessa che è contenuto della Parola di Dio? La promessa della vita.
Cos'è Dio? La vita.
Questa è la gloria di Dio: la vita dell'uomo.
E' la vita ciò che tutti gli uomini cercano.
Il desiderio di vita non è un aggettivo della nostra persona; l'esigenza della vita è l'essenza della nostra persona.(L. Giussani)

lunedì 2 aprile 2012

L. Giussani



Non ha bellezza, nè aspetto suggestivo il sacrificio. Il sacrificio è Cristo che patisce e muore. Egli è il significato della propria vita, perciò deve incidere nel presente, perchè ciò che non è amato nel presente non è amato, e ciò che non è affermato nel presente non è affermato. "Il tuo nome nacque da ciò che fissavi"(Giovanni Paolo II). La legge dell'esistere è l'amore, perchè l'amore è affermare con il proprio agire qualcosa d'altro. Tutta la vita è funzione di Dio. La nostra vita è funzione di Te, o Cristo. "Cerco il Tuo volto". "Cerco il Tuo volto", questa è l'essenza del tempo. "Cerco il Tuo volto", questa è l'essenza del cuore. "Cerco il Tuo volto", questa è la natura della ragione.
Se portiamo attenzione alle nostre giornate, ad ogni imput di sacrificio che, imposto dalla vocazione, noi assecondiamo, realmente ci percepiamo redentori, ricostruttori di città distrutte, redentori con Cristo. Allora la nostra azione si spalanca, si apre: con la presenza di Cristo, con il cuore di Cristo, la nostra vita personale spacca gli orizzonti e si apre all'Infinito, un Infinito che, come la luce del sole, penetra fin nei tuguri e nei luoghi oscuri, tutto rendendo nuovo.
Dobbiamo collaborare a ciò per cui Cristo è morto. "Vocazione" vuol dire essere chiamati particolarmente a questo, a rendere inevitabile per noi questo: partecipare a quell'azione per cui Cristo è morto per redimere, per salvare gli uomini. Non potremo andare per la strada e guardare le facce degli altri se non sentendo uno struggimento, uno struggente desiderio di salvarli.
 E' dentro questo struggimento che si salva se stessi.
Lo sguardo di Cristo non si può portare se non nella coscienza di essere peccatori. Che si è peccatori non è un giudizio se non emerge quando guardiamo la faccia di Colui che abbiamo contristato. Le nostre giornate sono dominate invece dalla distrazione, così il cuore rimane arido e in quello che facciamo siamo piene di pretesa.
Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno. Il sacrificio non è un'obiezione, neanche la sconfitta umana è un'obiezione, ma è la radice della Resurrezione, è la possibilità di una vita vera.
L'avvenimento che riaccade qui ed ora, se è innanzitutto un fatto - un fatto che non si può ridurre a nulla, che non si può censurare, che non si può cancellare - , se è innazitutto un fatto, è un fatto per te che ti interessa supremamente. E' un fatto per te! Per te, per me, per me! "Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso.
"Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.
Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.
Tutto il mondo giudica castigo il dolore, giudica l'uomo raggiunto dal dolore, costretto alla rinuncia, al sacrificio come percosso da Dio e umiliato, ma Maria no. Come era chiaro al suo cuore, crocifisso con quello di Cristo, che il castigo che ci dà salvezza, che esalta la vita si era abbattuto su di Lui e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome. (Fa' che arda il mio cuore nell'amare Cristo Dio per piacere a Lui). Ecco la grande legge morale. Qui insorge la vera legge morale che è la scaturigine della morale: piacere al Mistero, piacere a quell'uomo crocifisso, piacere al mistero di Dio che si è reso uomo e fu crocifisso per me, e risorse perchè io fossi liberato.