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domenica 9 giugno 2013

Date ragione alla speranza che è in voi

 
 
Nell'incontro con Dio mi è nata una certezza. San Pietro dice:" Sappiate rendere ragione della speranza che è in voi."
Giussani racconta di un bambino che deve passare un torrente profondo, se ha il papà, della cui forza di braccia è ben consapevole...(l'ha sempre tenuto in braccio!) e il papà gli dice "ti prendo in braccio io". Il bambino va in braccio ed è senza più nessuna paura; per una presenza; una presenza che assicurava un passo che non era ancora presente, ma sarebbe avvenuto, accaduto.
Pensiamo alla vedova di Naim (Vangelo di oggi), quella donna che seguiva il feretro del suo unico figlio, vedova già, a cui Gesù andò incontro e non disse subito: "Ti restituisco tuo figlio, figlio alzati"! Ma come prima cosa le disse:"Donna non piangere!"
Una frase che sembrerebbe persino stolida, da un certo punto di vista, perché come si fa a pretendere che una donna, in quelle condizioni, non pianga? Come si fa?
Ma questo primo antefatto al gesto sublime che Cristo poi ha compiuto dopo, è l'amore con cui Lui andava agli uomini. Era un amore grande, una pietà così personale, così profonda, così commossa: era carità.
La carità di Dio verso l'uomo, è un amore commosso, se non fosse commosso non sarebbe divino.".
 
La morte è un passaggio, doloroso, tragico per chi resta e continua ad amare, è una soglia verso una vita più grande e più profonda.


martedì 25 dicembre 2012

lunedì 21 marzo 2011

Prego di G. Sacino





 





Ti contemplo, Signore Gesù,
trasfigurato sul monte,
riflesso eterno del Padre;
tutto il creato Ti adora
il cielo e la terra si inarcano
di fronte alla Tua maestà.
Neppur l'universo può farti da tenda
e la terra è solo sgabello ai tuoi piedi.
Sei troppo bello per ogni creatura...
Vederti e lasciar gli affetti più veri,
tutto scompare o perde valore,
rimanere con Te è sola beatitudine.
All'ombra di una quercia
Abramo Ti fermò
e i greggi e gli armenti
difesi lottando
valsero nulla
guardando le stelle
e la sua discendenza,
riflesso di Luce, riflesso di Te.
Noi non sappiamo più guardare le stelle
nè vogliam più rimanere sul monte,
ci bastano veloci liturgie
e chi vuol contemplarti ci pare un illuso.
Che almeno nel cuore della Chiesa,
Tua sposa e mia madre,
abbiano onore i contemplativi.
Amen.




 

martedì 15 febbraio 2011

LA SAMARITANA di TAGORE




Nulla ti chiesi, al tuo orecchio
il mio nome non ho sussurrato.
Quando prendesti commiato
rimasi in silenzio.
Ero sola presso il pozzo, dove l'ombra
degli alberi cadela obliquamentew,
alle lor case le donne eran tornate
con le anfore colme fino all'orlo.
Mi chiamarono gridando:"Vieni,
il mattino è finito, è mezzogiorno".
Ma pigramente indugiavo, perduta
in un vago fantasticare.

Quando sei venuto, non udii i tuoi passi;
i tuoi occhi erano tristi
quando si posarono su di me;
la tua voce era stanca
quando mi dicesti a bassa voce:
"Sono un viandante assetato".
Mi scossi dal mio sogno ad occhi aperti
e dalla brocca l'acqua ti versai
nelle tue palme giunte a coppa.
Sopra di noi stormivano le foglie,
nell'ombra un cuculo cantava.
e dalla curva in fondo alla strada
    veniva un profumo di fiori di blabla.

Quando chiedesti il mio nome
rimasi senza parole per la vergogna.
Che mai avevo fatto per te
per meritare il tuo ricordo?
Ma il pensiero che avevo potuto
offrirti acqua per colmare la tua sete
resterà nel mio cuore
e lo colmerà di dolcezza.
L'ora del mattino è tarda,
l'uccello canta in stanche note;
sopra il mio capo
stormiscono le foglio del neem,
e io siedo a pensare a pensare.


     
 

martedì 8 febbraio 2011

UNA VITA NASCOSTA di Bruno Ferrero



Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegnane fino a trent'anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.
Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai nè una famiglia nè una casa.
Non frequentò l'università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov'era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.
Aveva solo trentatrè anni quando l'opinione pubblica gli si rivotò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì  un processo che era una farsa. Fu inchiodato ad una croce, in mezzo a due ladri.
Mente stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l'unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo quel sepolcro era vuoto.
Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale della storia dell'umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell'uomo sulla terra quanto quest'unica vita nascosta.