In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.
Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.
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2 commenti:
...e trasformare il dolore in serenità? Certo che sei capace! Baci
Antonietta: è da santi? Non so. Accettare ciò che il Signore ci manda...non si può fare diversamente!! Tu insegni. Buonanotte!
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