Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post

sabato 13 febbraio 2016

quando un dipinto diventa paesaggio

                                                           Vicolo della Canonica(*)


A volte ho bisogno di parole nuove per descrivere ciò che vedo camminando per la mia città:Novara.
Ieri sono uscita per fare due passi, vicino a casa, in posto abbastanza tranquillo e per me meraviglioso.
Tanti alberi, ora  spogli che attendono la primavera ma  poi....
Lì, sempre compreso nei due passi, trascorre rumoreggiante l'Agogna. 
Il "Fiume" di Novara.
Non c'è un panorama a cui far da paragone, ma vi assicuro che è un luogo che vi costringe a fare i conti con il bello.
Mentre camminavo, sola soletta, mi sono accorta di una coppia  dietro di me, che parlavano a voce alta e si apprestavano a fare il loro giretto.
Era pomeriggio presto fine febbraio. L'aria era frizzantina. Le mie mani gelate avrebbero avuto bisogno dei guanti ed ero tentata di sedermi su di una panchina, quando la signora esclama: "Che peccato che non siamo arrivati un'ora fa, il panorama sarebbe stato ancora più bello!"

E l'uomo ad alta voce commenta:" Ma è ancora piuttosto bello. Piuttosto bello!".

La mia prima reazione a quelle parole è stata quella di frasi banali e poi, continuando ad analizzare,trovo che era il tono che mi aveva infastidito. Era come se fosse stato un professore che assegnava i voti ai suoi alunni dopo una lezione d'arte: puoi fare di meglio anche se c'è una promessa ...vai avanti così.
Non pensavo più alla visita dell'oculista e il suo referto, il motivo per cui ero uscita, ho incominciato a pensare alle parole e a quanto sono utili o potrebbero esserlo, per dire ciò che ho nel cuore.
Descrivere un paesaggio, un dipinto, una canzone, una musica, con la parola "bella" significa donare un grado di apprezzamento, ma niente di più.

Quel signore alle mie spalle con le sue parole intendeva dire che era commosso da ciò che aveva incontrato.

Io ho dovuto pensarci per capirlo. E naturalmente non saprei che parole usare per definire un paesaggio, una corona di montagne appena innevate che brillano al sole, lo scorrere lento e tortuoso delle acque di un torrente che ogni tanto incontra dei sassi e appare la schiuma.

Due passi e torno a casa. Ora è buio il freddo punge e l'aria non è più limpida. A casa vedrò gli scatti della macchina fotografica e saprò se sarò stata capace di ricreare "l'effetto bellezza" come lo hanno visto i miei occhi e quel signore.




(*)è un quadro che io ho acquistato da un amico caro morto in questi giorni
Il pittore novarese Piero Veggiotti.





sabato 14 marzo 2015

Una preghiera particolare.



Se apro la porta a vetri della mia cucina, entro nel balcone e da lì vorrei essere affacciata al cielo. Anni fa, in una giornata limpida, potevo scorgere il Monviso, e tutto l'azzurro che lo circondava, poi sono cresciuti gli alberi (veramente sono arrivati anche condomini nuovi) e, ora, solo rami che mi promettono foglie nuove e un dolce profumo estivo: sono tigli.

In questo mio balcone, (6metri per 6) ci sono dei vasi: due di rose, uno di tulipani, uno di lavanda. Purtroppo non ho il pollice verde! Prima che arrivasse l'inverno li avevo ritirati in un angolo (i vasi erano molti di più) ma il fiato freddo di mr. inverno li ha bruciati!

Ogni tanto, al mattino, vado a salutare le gemmine nuove e, se i tulipani, mi hanno serbato una sorpresa. Durante la notte sono nate nuove gemme e il tulipano, proprio lui che mi piace tanto, sta per sbocciare!

Poche cose, ma per me è una totale primavera!

Tra qualche mese, il Signore ci donerà corolle di fiori, lucciole maggiolino, manciate di stelle come coriandoli a carnevale.

I naturalisti ci hanno raccontato che i fiori servono per la riproduzione. (Ricordate l'ape che si posa....)

Non mi sembra il caso di prenderli sul serio! Io non ho visto mai il fiore di gramigna, la più tenace e fertile pianta dei prati! E chi non ha mai visto gli iridati arcobaleni racchiusi nei cuori delle pietre preziose?

Diversa è la necessità cui il fiore obbedisce: è una "necessità di Dio", più che del fiore e dei suoi piccoli problemi coniugali: è la necessità di Dio d'essere Se stesso: un creatore di bellezza.

Così noi, guardando quella bellezza, forse penseremo ad un lontano Giardino.

Nel celebrare l'unione tra l'uomo e il Suo Creatore, possiamo ripassare il Cantico dei Cantici che celebra la primavera. Nessuna altra pagina della Bibbia è così odorosa di fiori, di colori, di profumi terrestri, che ci fanno dimenticare le giornate invernali della colpa...

L'inverno è consumato dalla redenzione, ma c'è stato e ha raggelato il cuore della terra. Le piogge si sono asciugate al vento tiepido delle giornate che stanno arrivando ricche di timidi raggi di sole.

Dai, il più è passato, ora lentamente arriva il clima della terra promessa, fertile e lieta come la prima terra.

La nostra speranza che guarda a un paesaggio, rinnovato dal ritmo stagionale che è segno del processo della grazia, si illumina al ricordo delle primavere passate: fiori, fiori segno della generosità creatrice che annuncia la misericordia restauratrice.


Oggi il calendario mi ricorda che Gesù disse:" Voglio l'amore non il sacrificio"


L'amore è un tulipano che contemplerò nei suoi variegati colori, e sarà l'Orazione di cui parla Santa Teresa D'Avila. Parole silenziose, contemplando la Bellezza in un dono d'amore.

mercoledì 12 novembre 2014

Illogici Bagliori



Un rosso tramonto in un cielo striato dalle varie tonalità che solo il sole, quando sta per andare a nanna, ci sa regalare Ecco la Bellezza che ci aiutava a tornare a casa.

E' la sorpresa di un momento, in cui mi sono accorta di esistere e che è diventato un grido dell'anima. E' una gioia che sembrava impossibile vivere invece esplode dentro, di colpo!.


Ecco le parole di Gaber in "Illogica allegria"


Da solo lungo l'autostrada


alle prime luci del mattino
a volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.


Lo so del mondo e anche del resto,
lo so che tutto va in rovina
ma di mattina, quando la gente dorme
col suo normale malumore,
può bastare un niente,
forse un piccolo bagliore,
un'aria già vissuta, un paesaggio, che ne so.


E sto bene
io sto bene come uno che si sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia se mi capita così


E' come un'illogica allegria
di cui non so il motivo, non so che cosa sia.
E' come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente.


Io sto bene
questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.

A Paolo piaceva un'altra canzone di Gaber che parla delle strade, di notte, della voglia di condividere
quel silenzio, quella solitudine, con chi ti aspetta a casa.(voglio correre da te, per dirti che ti amo che ho bisogno di te...)  

Io vorrei che leggeste, o rileggeste, queste poesie e brani di grandi scrittori, Rileggendo questa breve antologia sono certa che è facile scoprire che la Bellezza non è solo nostra, ma dobbiamo insegnarla ai nostri figli, ai nostri nipoti... a chi non ha ancora imparato a Guardare e non solo a Vedere.

...e Dio disse che era cosa buona e giusta.....




APPUNTAMENTO A ORA INSOLITA Vittorio Sereni

La città-mi dico- dove l’ombra
quasi più deliziosa è della luce
come sfavilla tutta nuova al mattino….
“……asciuga il temporale di stanotte” – ride
la mia gioia tornata accanto a me
dopo un breve distacco.
“Asciuga al sole le sue contraddizioni”
– torvo, già sul punto di cedere, ribatto.
Ma la forma l’immagine il sembiante
-d’angelo avrei detto in altri tempi-
risorto accanto a me nella vetrina:
“caro- mi dileggia apertamente- caro,
con quella faccia di vacanza. E pensi
alla città socialista ?”.
Ha vinto. E già mi sciolgo: “Non
arriverò a vederla” le rispondo.
(Non saremo
più insieme dovrei dire.) “Ma è giusto,
fai bene a non badarmi se dico queste cose,
se le dico per odio di qualcuno
o rabbia per qualcosa. Ma credi all’altra
cosa che si fa strada in me di tanto in tanto
che in sé le altre include e le fa splendide,
rara come questa mattina di settembre…..
giusto di te fra me e me parlavo:
della gioia.”
Mi prende sottobraccio.
“Non è vero che è rara, – mi correggo- c’è,
la si porta come una ferita
per le strade abbaglianti. E’
quest’ora di settembre in me repressa
per tutto un anno, è la volpe rubata che il ragazzo
celava sotto i panni e il fianco gli straziava,
un’arma che si reca con abuso, fuori
dal breve sogno di una vacanza.
Potrei
con questa uccidere, con la sola gioia….”
Ma dove sei, dove ti sei mai persa ?
“E’ a questo che penso se qualcuno
mi parla di rivoluzione”
dico alla vetrina ritornata deserta.







Timor di me? Pier Paolo Pasolini






Oh, un terribile timore;


la lietezza esplode


contro quei vetri al buio


ma tale lietezza, che ti fa cantare in voce


è un ritorno dalla morte: e chi può mai ridere -


dietro, sotto il riquadro del cielo annerito


riapparizione ctonia!


Non scherzo: chè tu hai esperienza


di un luogo che non ho mai esplorato, UN VUOTO


NEL COSMO


È vero che la mia terra è piccola


ma ho sempre affabulato sui luoghi inesplorati


con una certa lietezza, quasicchè non fosse vero


Ma tu ci sei, qui, in voce


La luna è risorta;


le acque scorrono;


il mondo non sa di essere nuovo e la sua nuova giornata


finisce contro gli alti cornicioni e il nero del cielo........


Risvegli di Giuseppe Ungaretti
Ogni mio momento
io l'ho vissuto
un'altra volta
in un'epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
co' gli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos'è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere




Per darvi la buonanotte vi lascio una frase di Anna Vercos in Annuncio a Maria di Paul Claudel:


"Come è bello il mondo e come è grande Dio!"Ecco la certezza che nasce in ogni uomo che vive questi giorni di calamità naturali, in cuor suo sa di non essere solo e sa che in questa emergenza ci sarà la positività di un Altro vicino a lui. Parole vuote? No, preghiere!

mercoledì 5 novembre 2014

pioggia di Garcia Lorca







La pioggia ha un vago segreto di tenerezza

una sonnolenza rassegnata e amabile,

una musica umile si sveglia con lei

e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.



È un bacio azzurro che riceve la Terra,

il mito primitivo che si rinnova.

Il freddo contatto di cielo e terra vecchi

con una pace da lunghe sere.



È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori

e ci unge con lo spirito santo dei mari.

Quella che sparge la vita sui seminati

e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.



La nostalgia terribile di una vita perduta,

il fatale sentimento di esser nati tardi,

o l'illusione inquieta di un domani impossibile

con l'inquietudine vicina del color della carne.



L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,

il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,

ma il nostro ottimismo si muta in tristezza

nel contemplare le gocce morte sui vetri.



E son le gocce: occhi d'infinito che guardano

il bianco infinito che le generò.



Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco

e vi lascia divine ferite di diamante.

Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano

ciò che la folla dei fiumi ignora.



O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,

pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,

pioggia buona e pacifica, vera pioggia,

quando amorosa e triste cadi sopra le cose!



O pioggia francescana che porti in ogni goccia

anime di fonti chiare e di umili sorgenti!

Quando scendi sui campi lentamente

le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.



Il canto primitivo che dici al silenzio

e la storia sonora che racconti ai rami

il mio cuore deserto li commenta

in un nero e profondo pentagramma senza chiave.



La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,

tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,

ho all'orizzonte una stella accesa

e il cuore mi impedisce di contemplarla.



O pioggia silenziosa che gli alberi amano

e sei al piano dolcezza emozionante:

da' all'anima le stesse nebbie e risonanze

che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!

domenica 24 agosto 2014

Ma in che mese siamo?







Il cielo è proprio azzurro e non vedo più le nuvole solo il caldo sorriso del sole. Il giardino del condominio è nuovamente risplendente di colori. Sono ritornate le rose. (in questo periodo ho lo sfizio di fotografare in bianco e nero).
Abbandonate le magliette a manica lunga penso a questa strana stagione: sarà ritornato maggio?
Ho guardato le rose. Le ho guardate attentamente. Possono ubriacare per la loro bellezza. Una magia di colori, con il sole, la natura è tutto uno splendore!. Tutto s'infervora. Le rose si offrono.
In questi giorni, il meteo dice che durerà fino al termine del mese, ritroviamo il desiderio dell'ombra. La luce e l'ombra, lo splendore e il tremare delle foglie al soffio tenue del vento.
E in questo giardino dove sembra dimorare la pace, io, seduta sulla panchina sotto i tigli, ho veramente la pace nel cuore; stagione senza ombre. Qui ritrovo la certezza di una casa, di un mare dove naufragare. E mi sento abbracciare. L'abbraccio più bello , più caldo, più silenzioso. L'abbraccio che attendo sempre. In questo tempo di rose.



lunedì 5 maggio 2014

La Bellezza, Leopardi e Giovanni

 
 
 
 
 
 
Il Poeta si era innamorato di una donna, poi di un'altra,


poi di un'altra ancora, ma capiva che era un'altra cosa quella che


cercava dentro il volto di una donna: la Bellezza, a cui nessuna figura


di donna rendeva totale giustizia.


Scaturì allora in lui quella che si può giustamente chiamare preghiera,


la preghiera di un ateo:











Se dell’eterne idee




L’una sei tu, cui di sensibil forma


Sdegni l’eterno senno esser vestita,


E fra caduche spoglie


Provar gli affanni di funerea vita;


O s’altra terra ne’ superni giri


Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,


E più vaga del Sol prossima stella


T’irraggia, e più benigno etere spiri;


Di qua dove son gli anni infausti e brevi,


Questo d’ignoto amante inno ricevi.




Leggendo il


Canto alla sua donna


ho incominciato a capire l'inizio del Vangelo di Giovanni, "Il Verbo


si è fatto carne" mettendolo a confronto con questa lirica


che esprime il livello più profondo della ricerca umana.


L'uomo è, spesso inconsapevolmente, mendicante


della Bellezza, della Verità, della Giustizia, senza poterla


trovare in alcun luogo.


Ma la Bellezza fatta carne, la Verità fatta carne, la Giustizia fatta carne


sono tra noi, sono il Verbo di Dio, sono Gesù Cristo.




mercoledì 8 maggio 2013

Antonia Pozzi Bellezza

 

 
 
Bellezza 
 
Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle
bevuti sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.
Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.
Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi
E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido della bellezza;
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette




giovedì 19 maggio 2011

Gibran



Gli altri, quando ti sono vicini
amano se stessi:
io amo te in te stessa.
Altri uomini vedono in te
una bellezza che appassirà
prima ancora dei loro anni.
Ma io vedo in te una bellezza
che non appassirà mai,
e nell'autunno dei tuoi giorni
questa bellezza non avrà paura di specchiarsi,
e non conoscerà oltraggio.
Solo io amo in te l'invisibile.