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Quando questo orrore finirà (perchè finirà) si faranno musei e nelle teche ci saranno scarpe, lettere, piccole foto tessera, ciocche di capelli, mucchi di vestiti lacerati.
E ci saranno classi di scuola (perchè ci saranno) che si chiederanno come è stato possibile. E ci saranno superstiti che racconteranno se questo è un uomo. E ci saranno quelli che volteranno lo sguardo per la vergogna. E taceranno. E diranno che avevano ubbidito agli ordini. E ci saranno coloro che hanno avuto il coraggio di disubbidire che torneranno ad alzare gli occhi. E ci saranno nipoti che chiederanno ai nonni da che parte stavano. E ci saranno nonni, pochi, che risponderanno con verità "stavo dalla parte dell'umanità". E ce ne saranno altri che abbasseranno gli occhi e non risponderanno. Ilda Curti
Per le giornate della memoria che verranno, e spero proprio che ne verranno, ci verranno raccontati particolari che nn conosciamo ancora, ma è il non dimenticare che è fondamentale.
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martedì 9 luglio 2019
martedì 27 gennaio 2015
Per non dimenticare
Ecco un uomo LIBERO!
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria" (legge 211 del 20 luglio 2000), al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
“Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?
Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c’è il Lager, il campo di sterminio”
"…Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno…" . (da Se questo è un uomo di Primo Levi)
Non sono riuscita a leggere questo libro. Troppo dolore.
Io conosco il dolore di quando ho dovuto restituire una bimba di 12 anni donatami in prestito, ma di cui avevo gustato la gioia di vivere e la tenerezza dei baci.
Vi ricordo, amici cari, fratelli maggiori nella fede, tra cui, so, che potrei trovare la mia mamma, il mio papà che non riusciva a respirare quell'aria di prepotenza. Potrei trovare l'amico di parole scritte pensando a Dio, Potrei trovare anche te, amica mia, a cui, per diritto di una libertà tutta mia, ho dato risposte sgradevoli,
Ci sei tu, sorellina amata, che solo nel sentire la tua voce il giorno già mi sorride. E ci sono io che con voi, in una speranza di resurrezione, tra poco riceverò, sulla fronte e sui capelli, la mia porzione di cenere e di richiamo alla morte.
Con la promessa di "convertiti e credi al Vangelo".
Per non dimenticare.
giovedì 28 giugno 2012
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
5Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
10La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
15Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
20Il tuo corso immortale?
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
25Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L’ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
30Cade, risorge, e più e più s’affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
35Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
È la vita mortale.
(1a parte)
Giacomo Leopardi
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