La nostra Eucarestia domani sarà festante tra rami di ulivo e canti osannanti il Figlio di Davide.
Imiteremo la storia e anche noi agiteremo rami di ulivo, foglie di palma, fronde tagliate dai campi e faremo festa.
Gesù entra da Re nella Città santa.
Vi entra per celebrare la Pasqua nuova, che libera l’uomo dalla schiavitù del peccato e della morte mediante l’offerta della Sua vita.
Gesù entra trionfante in Gerusalemme, ma soprattutto entra nella gioia di ogni cuore fedele.
L’assurdo è che, per entrare da Re in Gerusalemme, Lui ha chiesto in prestito un animale da cavalcare, dicendo ai suoi discepoli di andare dal padrone di un’asina, perché “il Signore ne ha bisogno”.
Può il Signore Iddio aver bisogno? Dio è tutto ed ha fatto tutto, come può aver bisogno di qualcosa. Eppure nel Messia, Dio si fa mendicante del nostro amore per amore.
Il popolo di Gerusalemme è in festa perché entra in città Colui che era aspettato da secoli per essere liberatore e guida verso la pienezza di vita. Questo popolo rende omaggio alla Verità dell’Amore, che libera.
E’ importante ricordare che fu il popolo semplice, i puri di cuore a riconoscerLo. Per primi, infatti furono i ragazzi, i bambini, a gridare Osanna al Figlio di Davide.
Per mia abitudine arrivo a casa con tanti rametti d'ulivo, che relalerò alle persone che non frequentano la chiesa ma che conoscono il significato del rametto d'ulivo: Pace!
Buona "Festa delle Palme"
RILKE RAINER MARIA (1875-1926)
L'orto degli ulivi
Sotto le grigie fronde Egli saliva
grigio, disfatto - su per l'oliveto,
premendo a tratti la cinerea fronte
entro le ardenti mani polverose.
«Dopo tutto, anche ciò. Questa, la fine.
Mi è forza andare, pur se spenti ho gli occhi.
E vuoi che affermi, Dio, la tua presenza,
nel mentre io stesso più non ti ritrovo?
Più non ti trovo. Non ti trovo in me.
E non negli altri. Non in questa pietra.
Più non ti trovo, no. Solo, son io.
Solo, con tutta la miseria umana,
che a lenir nel tuo nome avevo impreso...
Inaudita vergogna... E tu, non sei! ».
Dissero, poi, che un angelo discese.
Un angelo? Perché? La notte, scese.
E sfrascò di tra gli alberi, distratta,
agitando i discepoli nel sonno.
Un angelo? Perché?.. La notte, scese.
Notte non insueta. All'altre, uguale.
Alle notti infinite, in cui riposa
anche il cane randagio, anche la pietra.
Triste notte qualunque; all'altre, uguale:
prona, in attesa, al rifiorir del giorno.
Ché non scendono, no, verso un siffatto
supplice in terra, gli angeli dal cielo.
Non si accrescon le notti attorno a lui.
Quando naufraga, è solo. E lo abbandona,
fra i marosi, anche il padre. E lo respinge
anche il grembo materno.
