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venerdì 15 luglio 2016

Preghiamo

"Noi oggi siamo venuti a pregare per i morti, per i feriti, per le vittime della pazzia che è guerra! È il suicidio dell’umanità, perché uccide il cuore, uccide proprio dov’è il messaggio del Signore: uccide l’amore! Perché la guerra viene dall’odio».

«Perché? Perché i soldi sono più importanti delle persone per loro! E la guerra è proprio questo: è un atto di fede ai soldi, agli idoli, agli idoli dell’odio, all’idolo che ti porta ad uccidere il fratello, che porta ad uccidere l’amore. Mi viene in mente quella parola del nostro Padre Dio a Caino che, per invidia, aveva ucciso suo fratello: “Caino, dov’è tuo fratello”. Oggi possiamo sentire questa voce: è il nostro Padre  che piange, che piange per questa  pazzia, che  dice a tutti noi “Dov’è tuo fratello?”; che dice a tutti i potenti della Terra: “Dov’è vostro fratello? Cosa avete fatto!”». 

«“Volgiti a noi, Signore, e abbi misericordia , perché siamo tristi, siamo angosciati. Vedi la nostra miseria e la nostra pena e perdona tutti i peccati”, perché dietro una guerra sempre ci sono i peccati: c’è il peccato dell’idolatria, il peccato di sfruttare gli uomini sull’altare del potere, sacrificarli. “Volgiti a noi, Signore, e abbi misericordia, perché siamo tristi e angosciati”. Siamo sicuri che il Signore ci ascolterà e ci manderà lo Spirito di consolazione. Così sia». 

Le mie parole sono povere, ma Papa Francesco mi ha aiutata ad esprimere il dolore che sento. Che ho subito sentito questa mattina quando alle cinque mi sono alzata per un brutto sogno e Paolo era in piei anche lui con il televisore acceso. Ho pianto. E ho recitato l'Angelus pensando agli uccisi e agli uccisori. Il mio cuore è veramente ferito, angosciato dalla violenza che ogni giorno vedo scatenarsi: uomo contro uomo: è un lungo elenco che Tu, Signore, conosci, ma che vorrei ricordarTi, per ricordarlo a me. Per dare un senso alle preghiere di oggi.  Preghiamo. 

martedì 11 agosto 2015

Un'incontro imprevvisto!



Successe di sabato. Un sabato di un tempo. Un tempo in cui i sorrisi e la gioia riempivano il cielo.

Il pomeriggio verso le due e mezza, con i miei figli e i loro amici e specialmente i miei ragazzi del catechismo, ci trovavamo in chiesa per preparare i canti della domenica. Quasi sempre un ometto in veste talare, dalle scarpe troppo grandi, dagli occhi azzurri e sorridenti, ci veniva a sentire. Era il nostro Parroco: don Giacomo De Giuli. Teresa suonava una pianola.

Abbiamo imparato canti che echeggiano ancora oggi.

Era un sabato pomeriggio.

Mentre cantavamo, entrarono delle persone e mi chiesero se potevano parlare col parroco. Glielo indicai. Ma lui rimase lì, per ascoltare e farci sentire. Erano una famiglia. Una madre, un padre e tre bimbi. L'ultimo era in braccio: doveva ricevere il Battesimo.

La Signora, mentre parlava col don Giacomo guardava noi.

" Siamo appena arrivati a Novara, dalla Sardegna, non conosciamo nessuno."


Don Giacomo fissò immediatamente la data.

Noi pensammo alla festa.

Torta, pasticcini, madrina.

E fiori colti nel giardino di Teresa.


La domenica fissata tutti presenti.

E dopo la cerimonia, inaspettatamente per Valter e Gabriella, siamo entrati cantando nella loro casa.Il bimbo si chiamò Enrico.

Ora è padre di due bimbi.

Con Valter il rapporto è sempre stato cordiale, ma discreto. Con Gabriella no. Ancora oggi ci vediamo, c'incontriamo.
Nelle strade del quartiere e poi quasi sempre a casa mia o io da lei. Più lei da me. Non più frequentemente come un tempo. però sì, siamo sempre amiche.


Domenica scorsa, dopo la Messa, mi ferma e mi guarda.

I suoi occhi, erano seri e mi dicevano "Non andartene, resta!"

Mi fermai e le diedi i soliti baci di saluto.

Lei mi mise le mani sulle braccia e, tutto d'un fiato, mi disse: "Domani inizio la chemio".

Uno schiaffo. Un dolore. Come?

Mi fermai un momento per riprendermi, poi insieme, uscimmo dalla chiesa.

Velocemente mi raccontò.

In questi giorni ci sentiamo al telefono e mercoledì, dopo la terapia, verrà a trovarmi. Volevo andare io da lei, per lasciarla tranquilla a suo agio,tra le cose della sua vita, Gabry ha voluto così:"Vengo io da te"

Come sempre.

Cosa mi dice in questi momenti il Signore?

Ripeto le parole dell'Angelus: "Infondi nel mio cuore, Signore, la Tua Grazia perchè io sappia accogliere questa Tua figlia abbracciata dal Destino "


sabato 10 gennaio 2015

Nessuna lacrima va perduta davanti a Dio






Nel massacro di Parigi, e in quel che ne seguirà, sono almeno due i temi che s’intrecciano: quello della libertà di espressione e del suo significato per l’Europa e quello della violenza religiosamente motivata. In merito a quest’ultimo, sarebbe bello poter liquidare la carneficina di "Charlie Hebdo" come un gesto isolato di alcuni squilibrati. Sarebbe bello, ma non è realistico, perché l’islam contemporaneo ha un evidente problema con la violenza, verso i non musulmani e al proprio interno: Nigeria, Mali, Kenya, Somalia, Egitto, Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan sono solo alcuni dei Paesi a forte presenza islamica che negli ultimi anni hanno conosciuto e conoscono anche in queste ore stragi di matrice jihadista. Se Parigi fa orrore, ricordiamoci di Peshawar, quando nemmeno un mese fa le maestre furono bruciate vive davanti ai loro allievi. O dei ricorrenti massacri perpetrati da Boko Haram in Nigeria, gli ultimi – terribili – proprio ieri.

In diversi ambienti musulmani, fino a non molto tempo fa, si ricorreva spesso a una scorciatoia retorica per evitare di fare i conti con l’inquietante realtà del radicalismo violento: presentare queste azioni come una risposta, certo estrema ma in fondo legittima, a un’aggressione precedente. Da qui l’idea, tuttora molto diffusa in alcuni Paesi, che sia l’islam a essere sotto attacco, per cui il jihadista sarebbe un resistente o in alternativa un agente provocatore del nemico. Un giochino che peraltro non ha ancora perso completamente il suo fascino se il sito arabo di "al-Jazeera" apre oggi con la notizia di attacchi alle moschee di Francia e subito sotto qualifica "Charlie Hebdo" come giornale «stupido e provocatorio» avvertendo del pericolo di possibili strumentalizzazioni ai danni dei musulmani.

Eppure questi tentativi autoassolutori appaiono sempre meno credibili. Prima di tutto per il ripetersi delle stragi a un ritmo sempre più ravvicinato. Se è vero che la violenza, una volta innescata, tende a riprodursi come un virus contagioso, si può purtroppo presumere che il fenomeno continuerà a crescere d’intensità, fino a raggiungere il parossismo di una crisi (ci siamo già arrivati? questa è la vera domanda), che dovrà per forza avviarsi a una soluzione. Del resto sono già oggi molti i musulmani che parlano apertamente di una crisi o, come ha fatto Ridwan al-Sayyid su "al-Sharq al-Awsat" del settembre scorso, di una malattia contagiosa, quella dell’estremismo, che l’Is e i suoi analoghi rendono manifesta. «La religione – osserva lucidamente il pensatore libanese – illudendosi di realizzare [per questa via] se stessa, viene assorbita dalla lotta per il potere, si parcellizza e collassa». La globalizzazione delle informazioni fa il resto, riduce i coni d’ombra e getta una luce impietosa sui nudi fatti, al limite della spettacolarizzazione.

E tuttavia il senso profondo del travaglio che investe oggi il mondo musulmano non è probabilmente comprensibile se si dimentica il contesto globale in cui esso è ormai inserito e in particolare il confronto, inevitabile, con il cristianesimo. L’abbandono della logica della violenza sacrale, iniziato dall’evento di Cristo, raggiunge proprio in questo secolo, dalle guerre mondiali in avanti, una chiarezza cristallina nel magistero (pensiamo solo agli ultimi interventi di papa Francesco) e nella testimonianza disarmata di tanti martiri. Non è irragionevole ipotizzare che questa accresciuta consapevolezza inizi a porsi, come provocazione, anche per le altre tradizioni religiose. Suscita un duplice movimento, di accoglienza e di rifiuto. Indifferenti non può lasciare. Si può perciò prevedere che anche nel mondo musulmano la polarizzazione a favore o contro la violenza in nome di Dio tenderà ad accentuarsi. La zona grigia della religiosità arcaica si restringe e la scelta tra un autentico senso religioso e una fede ridotta a ideologia non è più rinviabile.

(da Avvenire)

Io ho paura. Paura di perdere le persone che amo.Ma non ho paura di perdere la mia fede. Ho paura, Signore, di quello che potrebbe succedere domani. Ho paura della cattiveria e dell'ignoranza di alcune persone. Mi guardo attorno e ho paura di non trovarTi, Signore.

Vorrei raccontarvi:

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI: La lunga strada per Dachau (Riassunto da me)

Il cielo era carico di nuvole nere- Tre camion carichi di ebrei. Gi ufficiali tedeshi decisero di farli scendere per farli camminare un po':"quando è stata l'ultima volta che abbiamo fatto camminare questi "ratti"?
I ragazzi sentirono un rumore di passi trascinati e di voci imperiose.
Altra gente comparve in strada dove già si stava trascinando un gruppo di ebrei; Forse i campi della morte venivano tenuti segreti, però, di tanto in tanto, veniva mostrata la gloria di un campo di lavoro forzato tipo Dachau.
In lontananza Lisel scorse, dalla parte opposta, l'uomo col carrett di vernici. Si passava una mano tra i capelli, a disagio.
Tutti osservavano gli ebrei discendere la via come un catalogo di colori. Avevano ossa simili a fumo, trascinandosi dietro l'anima.
Quando arrivò il grosso, il rumore dei loro piedi si rovesciò sulla strada: Avevano occhi enormi nelle teste emaciate. Facce contorte, tormentate, stremate dalla fame E la sporcizia. Le loro gambe vacillavano come sospinte dalle mani dei soldati, costrette a correre in avanti per pochi passi prima di tornare ad accasciarsi in una marcia stentata.
Padre e figlia  guardavano i volti sofferenti di uomini e donne stremati: a stento i loro piedi si alzavano da terra. Avevano le stelle di Davide appiccicate alle camicie e la sciagura impressa su di loro come un destino.
Un uomo cadde, con il viso premuto sulla strada e un soldato imprecando voleva che si rialzasse. Non poteva. Allora Hans, il papà, lo aiutò ad alzarsi e gli diede un pezzo del suo pane. 
Vennero frustati tutti e due. L'ebreo e Hans fino allo svenimento.


Dovrei continuare ma sarebbe bene che continuaste da soli. E allora capireste il perchè la violenza non deve far parte dell'uomo. Preghiamo il piccolo Gesù affinchè si possa trovare una soluzione nel rispetto di tutti a prescindere dalla religione dal colore della pelle, dall'etnia. Proprio come nella grotta di Betlemme dove c'erano pastori e Magi. Vivere in pace con tutti.

giovedì 21 giugno 2012

Dolore




In uno degli scritti sacri di Budda (non a caso oggi tornato di moda) vi si trova raccontato questo dialogo tra il maestro e Visakha:
"Come mai sei qui a quest'ora, Visakha, con la veste e i capelli ancora umidi? "La mia cara nipote è morta, per questo sono qui"...
"Visakha, chi ha cento cose che gli stanno a cuore ha cento dolori. Chi ne ha novanta ha novanta dolori. Chi ne ha ottanta, trenta, dieci dolori. Chi ha una sola cosa che gli sta a cuore ha un solo dolore. E chi non ha nulla che gli sta a cuore, costui non patisce nessun dolore. Ed è sereno colui che non patisce dolore nè passione.
I dolori, i lamenti e i patimenti in questo mondo sono innumerevoli a causa di ciò che abbiamo caro: ma se non vi è nulla che ci sia caro, non vi sono dolori. Perciò sono felici e liberi da sofferenza coloro che non hanno nulla di caro al mondo".

Quanto è diverso da questa posizione, che gela l'affettività e censura la natura appassionante del vivere, lo slancio con cui Cristo si ferma dinnanzi alla vedova di Nain e, come racconta Luca, "mosso a compassione verso di lei" le dice: "Non piangere più!" E come è diverso questo uomo-Dio che piange alla notizia della morte dell'amico Lazzaro o che innumerevoli volte si ferma dinnanzi al dolore del cieco, dello storpio o a quello folle dell'indemoniato!
Non un distacco dalla condizione umana, ma una passione commossa dinnanzi alle nostre pene.
Il grido che "risuonerà sempre" dalla croce, come scrive Peguy, infatti non è più il dolore come quello dei due ladroni:... "il ladrone di sinistra e il ladrone di destra/ non sentivano che i chiodi nel cavo della mano". Cristo invece in "tutti i suoi quattro arti/ i suoi quattro poveri arti" sentiva il dolore dato per la salvezza, sentiva "il fianco trafitto./Il cuore trafitto./ E il cuore che gli bruciava./Il cuore consumato d'amore./Il cuore divorato d'amore."
Dentro ai "dolori" che turbano la nostra vita, la nostra quotidianità "...se non per prepararne una più certa e più grande"...troviamo il volto di Cristo che ci prende per mano e ci accompagna ovunque andiamo.

sabato 3 marzo 2012

lunedì 16 gennaio 2012



Perchè le stelle stanno a guardare come indifferenti al nostro soffrire?

domenica 11 settembre 2011

11 settembre 2001



I morti risorgeranno incorrotti
e saranno trasformati.
E' necessario infatti
che questo corpo mortale
si vesta d'immortalità

(San Paolo ai Corinzi)

mercoledì 16 marzo 2011

Signore perchè?



Ieri sera, durante il telegiornale, sono stata colpita da un'immagine. Era un reportage dal Giappone. Le case distrutte, lo tsunami che spazza via ciò che rimane in piedi. Ad un tratto hanno inquadrato due persone, anziane.
Gli occhi attoniti guardano ciò che rimane della loro casa. Macerie. L'uomo, lasciata la mano della donna, sale sulle macerie... grida un nome. la voce roca. Il nome del figlio. Forte, più forte... poi il silenzio. La sua schiena si curva sotto quel silenzio. Guarda verso la donna. Porta le mani al volto... Scende dai calcinacci e con la donna si allontana.
Quest'immagine non mi abbandona!
Signore perchè?
Quando il grigio colora i capelli e le spalle si fanno più curve, non è il momento di abbandonarsi ai ricordi della vita? Non è il tempo della festa?
Mi è venuta alla mente una preghiera del padre De Foucauld:

Padre mio
mi abbandono a Te.
Fa' di me ciò che Ti piace.
Qualunque cosa Tu faccia a me,
Ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto
purchè la Tua volontà si compia
in me e in tutte le Tue creature.
Non desidero nient'altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle Tue mani.
Te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore
perchè Ti amo.
Ed è per me
un'esigenza d'amore
di donarmi, di rimettermi nelle
Tue mani, senza misura.

venerdì 4 marzo 2011

dolore






Ciò che il Signore ci dà, i momenti di dolore, quelli dolorosi, ripeto, quelli più dolorosi, quelli più intensamente dolorosi, sono quelli che ci danno l'occasione di andare da Gesù, di vedere la Sua vittoria. Guardiamo come il Vangelo è pieno di tante persone che andavano a cercare Gesù per il proprio dramma, e vedere quindi la Sua vittoria. E lì si svelava in continuazione chi era Gesù. Ricordiamoci che tutto il dolore che ci accade è per noi un'occasione di un rapporto più vero con Lui.

mercoledì 2 marzo 2011

Salmo 137(136)



Nel salmo 137 c'è un'espressione che ci fa pensare a ciò che sta succedendo in questi giorni e, se il nostro cuore sanguina, ci può scandalizzare.
Leggiamolo insieme con calma.
Si tratta della preghiera dell'esiliato, di colui che, deportato lontano dalla propria Patria, grida il suo dolore.
Ecco il Salmo:

 



Sui fiumi di Babilonia
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.
Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
"Cantateci i canti di Sion!".
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.


 



Beh, i tempi erano diversi...ma non sembra che lo Spirito ce lo sussurri anche ai giorni nostri? E' comunque il pianto dell'uomo che vuole capire....