lunedì 5 maggio 2014

La Bellezza, Leopardi e Giovanni

 
 
 
 
 
 
Il Poeta si era innamorato di una donna, poi di un'altra,


poi di un'altra ancora, ma capiva che era un'altra cosa quella che


cercava dentro il volto di una donna: la Bellezza, a cui nessuna figura


di donna rendeva totale giustizia.


Scaturì allora in lui quella che si può giustamente chiamare preghiera,


la preghiera di un ateo:











Se dell’eterne idee




L’una sei tu, cui di sensibil forma


Sdegni l’eterno senno esser vestita,


E fra caduche spoglie


Provar gli affanni di funerea vita;


O s’altra terra ne’ superni giri


Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,


E più vaga del Sol prossima stella


T’irraggia, e più benigno etere spiri;


Di qua dove son gli anni infausti e brevi,


Questo d’ignoto amante inno ricevi.




Leggendo il


Canto alla sua donna


ho incominciato a capire l'inizio del Vangelo di Giovanni, "Il Verbo


si è fatto carne" mettendolo a confronto con questa lirica


che esprime il livello più profondo della ricerca umana.


L'uomo è, spesso inconsapevolmente, mendicante


della Bellezza, della Verità, della Giustizia, senza poterla


trovare in alcun luogo.


Ma la Bellezza fatta carne, la Verità fatta carne, la Giustizia fatta carne


sono tra noi, sono il Verbo di Dio, sono Gesù Cristo.




6 commenti:

Unknown ha detto...

Grazie Gus. Buona giornata.

Unknown ha detto...

Questa è una bellissima preghiera. Grazie.

Valeria ha detto...

Leopardi è sempre una risposta giusta.
Mi basta aprirlo a caso, trovo sempre la parola che cercavo.
Sono sicura che sai - che sapete - che cosa si prova.

Gus O. ha detto...

Leopardi mi spiegava le ragioni del suo essere malinconico e io non condividevo.
I suoi lamenti li sentivo veri ma aumentavano la mia malinconia.
Un motivo in più per essere in contrasto con lui, ma non solo non ero in contrasto, anzi mi diventava amico. Avevo compreso che uno ti diventa amico nella misura in cui tu lo interiorizzi, vale a dire, comprendi le ragioni del perché lui ti rappresenta.

Unknown ha detto...

Tra i libri che Paolo si è portato in "dote" è una raccolta di poesie appunto di Leopardi. Io a scuola ne avevo imparata a memoria qualcuna, ma preferivo "La pioggia nel pineto" Di D'Annunzio. Primo amore. Era come se parlasse a me. Poi arrivò finalmente Leopardi e fatto strano, quando andavo ad Assisi, nei mesi caldi, quando i prati erano tutto un fiore, ginestre tante ginestre, ecco che pensavo a lui. E come dice Gus mi è diventato amico.

Unknown ha detto...

Valeria cara. Il commento di Gus vale un tesoro tanto è bello. Io allora ti auguro una serena notte e "Fai bei Sogni" ma belli davvero. Ciao!