Nonni Ada e Guido

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Un'immagine della mamma di Paolo giovane. A me sembra molto bella. Mamma di otto figli che la ricordano con immenso amore e rispetto.Io non l'ho conosciuta. E' morta nel 1961 per un tumore. Mi ha insegnato, attraverso i suoi figli, l'amore per i più deboli e per Dio. E' stata presidentessa dell'A.C. e laica francescana. Ciao Mamma Ada custodiscici e proteggici come facevi qui sulla terra.




La vita è  un susseguirsi di giorni tra fatiche e gioie. Ma se ti fermi a riflettere, ti accorgi che finché la vita scorre, la Vita stessa tenta di educarti, di insegnarti ciò che devi imparare Tutto ciò che succede ha un senso profondo,molto profondo. Ma se Dio non ci parla attraverso la vita, attraverso cosa ci parla?


LETTERA ALLA MADRE(di Salvatore Quasimodo)

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie, il Naviglio urta confusamente sulle dighe, 

gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve; non sono triste nel Nord: 
non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno, molti mi devono lacrime da uomo a uomo. 
So che non stai bene, che vivi come tutte le madri dei poeti,
povera e giusta nella misura d'amore per i figli lontani. 
Oggi sono io che ti scrivo:
Finalmente, dirai, due parole di quel ragazzo che fuggì di notte 
con un mantello corto e alcuni versi in tasca. 
Povero, così pronto di cuore lo uccideranno un giorno in qualche luogo.
Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo di treni lenti che 
portavano mandorle
e arance, alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze, di sale, 
d'eucalyptus. 
Ma ora ti ringrazio, questo voglio, ell'ironia che hai messo sul  mio labbro, 
mite come la tua. Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.

E non importa se ora ho qualche lacrima per te, per tutti quelli  che come te
 aspettano, e non sanno che cosa. 
Ah, gentile morte, non toccare l'orologio in cucina che batte 
sopra il muro
 tutta la mia infanzia è passata sullo smalto del suo quadrante,
su quei fiori dipinti: non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? 
O morte di pietà, morte di pudore. 
Addio, cara, addio, mia dolcissima Mater.


Ecco babbo Guido. Commissario di P. S. con molti incarichi che lo hanno sempre portato lontano dalla famiglia.Ho potuto conoscerlo. Negli ultimi tempi esprimeva il desiderio di avere un nipote che portasse il suo nome. Nato a Portici,(NA) aveva modi aristocratici. Ricordava molto volentieri che per la laurea i suoi genitori gli regalarono una vettura, la prima che si vedeva girare a Portici. Non parlava molto. Era osservante e tutte le mattine andava alla Messa. Ha amato molto la sua Ada che nominava spesso.Trascorreva il tempo, negli ultimi anni, vicino ad un enorme mobile radio (eravamo nel '66)   ad ascoltare arie d'opera  guardando la foto della nonna Ada che desiderava raggiungere il più presto possibile.

Ma a me che resta altro che pianger sempre
Misero e sol? che senza te son nulla.(Petrarca)

FOSCOLO
      Perchè, o mie luci, l'angoscioso pianto

Voi non cessate? ed al suo cupo affanno

Non vi piace lasciar l'anima mesta?

Troppo voi siete a quella doglia inganno

Che m'è cara soffrir finchè sia infranto 

Lo stame a cui s'attien mia vita infesta, 

Ben innanzi accadrà che si rivesta 

Di verde e fiori il prato a mezzo verno 
Pria che m'incresca di mie vive doglie, 
E so il destin mi toglie 
Chi era de' giorni miei pace e governo, 
Almeno alle sue spoglie 
Che omai sotterra son cenere frale 
Si dica sospirando un caldo vale.

      L'amico il Padre è morto: or qual mai speme 

Fia che più resti alle mie brame afflitte 

Se non che la pietà m'apra la fossa? 

Profondamente nel mio sen stan scritte 

Le sante dolci sue parole estreme 

Onde sovente quest'anima è scossa. 

Mi traggon elle a visitar quest'ossa 

Sparger miei voti, e forse al sordo vento; 
Ah! che mai dissi? dall'Eterea sede 
Ove beato ei siede 
Non odo il suon del mio triste lamento? 
E del dolor non vede 
L'alta ferita? ah s'egli è ver cessate 
Lugùbri voci, nè più duol gli date.

      Troppo ci mi amava in terra, e troppo forse

Se doglia provan de' beati i spirti 

Ei s'addolora alla mia intensa pena.

Dunque spargiam sulla sua tomba mirti

E so fosca per lui mia vita scorse

Per lui ritorni ancor queta e serena.

Ben troncherassi un dì questa catena 

Grave al mio spirto e goderò di lui
Ove luce di Dio su ognun si spande.
Ivi fia che domande
De' Frati miei, de' dolci Figli sui,
O lieto istante, o grande 
Istante, a che ver me ratto non voli
Onde in braccio al mio Padre io mi consoli?

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3 commenti:

  1. Che bella la Ada! Mi è piaciuta moltissimo la Lettera di Quasimodo alla madre.
    Chissà se questo amore lo sapremmo suscitare anche noi...Sembra che tutto cambi e che le persone che se ne vanno poco lasciano dietro a se, a volte neppure ricordi belli. Ma forse quello che di bello rimane ce lo teniamo dentro segreto e prezioso e forse questo non è giusto. Brava Lucia è bello raccontare quello che i nostri cari hanno lasciato e l'impronta anche semplice che è rimasta del loro vivere ed esserci "stati" per la famiglia, i figli. Grazie cara e buon inizio di settimana ^_^ Bacioni

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  2. Il post è bello e i nonni sono bellissimi.
    Ciao Lucia.

    RispondiElimina

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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