Vieni avanti, su.
Non aver paura. Entriamo ancora una volta
nel nostro triste, umido eppure così tenero sottoscala.
Questi che ci guardano
sono tutti occhi di amici.
Ecco: sediamoci qui, come ieri,
come sempre.
Sediamoci come se fosse una sera uguale alle altre.
Così, giorno dopo giorno,
siamo arrivati alla fine della nostra grande
bellissima giornata,
com'è grande e bellissima la giornata di ogni uomo.
Un tempo pensavo di poter dire
che la mia lo fosse di più;
ma quale conoscenza dei pianti e degli affetti,
delle speranze e delle disperazioni,
delle sofferenze e delle gioie altrui
mi potrebbe consentire, oggi, un simile diritto?
Ove pur non avessi fatto che avvicinarmi a loro,
parteciparle, entrarvi dentro,
e, a poco a poco, con la prudenza che esse meritano
aprirle e conoscerle,
sempre mi sarebbe mancato in quella conoscenza
qualcosa,
qualcosa mi sarebbe sempre sfuggito;
forse il punto più alto dell'altrui felicità,
la spina più acuta dell'altrui dolore;
ed è proprio in quella punta,
su quella spina,
che le parole si fanno deboli,
denunciano le loro incapacità
e sulle bocche degli uomini,
su quelle degli animali,
come sulle verdi labbra degli alberi,
scende il bisogno d'un pudore ancor più grande
e, con esso, il sipario muto, invincibile e sacro
del silenzio.
(Giovanni Testori)