Padre Ugo De Censi

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Padre Ugo e Danilo.



Padre Ugo de Censi oggi ha novant'anni anni, è sacerdote nella congregazione salesiana.

Dal 1976 vive a Chacas, un paesino sperduto dell’est del Perù, tra cime che toccano i 5 mila metri: io sono certa che attraverso le nubi basse sopra di me, cercherei di vedere gli angeli e i Santi e perchè no, i miei cari che sono già arrivati.

Un luogo dove la vita è precaria, i mezzi di sostentamento devono ogni giorno essere strappati alla montagna, e la povertà è la condizione di tutti.


«Con los pobres de la tierra quiero yo mi suerte echar», canta una delle più famose melodie latinoamericane, Guantanamera: un verso che riassume, nella sua bellezza, la bellezza dell’esperienza missionaria di padre Ugo: «Con i poveri della terra voglio gettare la mia sorte». Gettare la sorte, scommettere, seminare un seme che a Chacas ha dato un frutto eccezionalmente abbondante, tanto che il cardinale Martini, quando visitò la missione per inaugurare una casa donata dalla diocesi di Milano, disse: «Ho sempre desiderato vedere con i miei occhi come fosse l’oratorio di Valdocco quando c’era don Bosco. Il mio desiderio è stato esaudito qui, ai piedi delle Ande».

A Novara l'O. M. G. (Operazione Mato Grosso) nacque nel 1975 per opera di un gruppo di ragazzi, che "volevano fare sul serio"




Padre Ugo ritorna ogni tanto in Italia per incontrare i gruppi di volontari che da molti anni gli danno una mano raccogliendo ogni mese cibarie, vestiti, e lavorando gratuitamente per inviare denaro alla missione: un’esperienza aconfessionale, senza un’identità giuridica nella Chiesa, in cui sono accolti tutti quelli che hanno voglia di dare una mano.

Si dice di lui:"E' una persona vivace, allegra e contestatrice".







Nel 1976, a 52 anni, prese la decisione di andare a vivere stabilmente in Perù, a Chacas. Ad accompagnarlo, alcuni ragazzi usciti dal riformatorio di Arese. «Avevo perso molto dell’esteriorità della religione. Ma a Chacas sono ritornato bambino. E ho riscoperto le cose semplici della fede: la vita di Gesù e la devozione, cantare bene in chiesa, tenere le mani giunte nella preghiera. Queste cose le ho riprese con i ragazzi della missione».




«Io per ora faccio il prete», scriveva nei primi mesi della sua permanenza sulle Ande: «Chacas ha una chiesa enorme, la domenica si riempie di gente, tutti silenziosi. Io mi sento a casa mia, li sento la mia gente. Mi piace farli cantare. Sento che mi vogliono bene, vorrei conoscerli uno ad uno». E ancora: «Io credo che qui farò proprio il prete all’antica: catechismo, canto, visitare gli ammalati, messe… con questa gente che ha bisogno di pane, strade, lavoro, igiene. Per trovare soluzione a questi bisogni mi aiuteranno i ragazzi dell’Operazione che verranno».






Ci sarebbe ancora tanto da dire di questo sacerdote, ma se cercate su Wikipedia.....troverete molte informazioni.




Io ho conosciuto padre Ugo in una sua visita a Novara, qualcuno dei ragazzi gli raccontò di Valeria. Venne a trovarci a casa e si fermò a cena. Le sue parole arrivano al cuore ferito. Poi volle conoscere il volto di un uomo (mio cognato) che alle sue richieste d'aiuto, aveva risposto con sollecitudine.




Io non faccio parte di questa "operazione" ma condivido i pensieri e, un tempo, anche il lavoro dei miei amici.






Massimo e Vittoria






Paolo e Giovanna




«Dovreste venire a Chacas», scrive di padre Ugo un suo confratello e collaboratore salesiano, «per conoscere la sua casa, perché possiate scoprire la ricchezza di un cuore libero come il suo, un cuore del quale è facile innamorarsi. Scoprireste che la casa del padre Ugo è una piazza senza mura, senza porte, non perché non ci siano ma perché sono state buttate giù dalla gente che alla porta si è accalcata per entrare in casa. Un po’ come dice il Salmo: “Della vigna del Signore sono state abbattute le mura di cinta e ogni viandante ne fa vendemmia”».




Tra loro, c’è stato un giovane prete italiano, padre Daniele Badiali, che ha concluso la sua esistenza terrena nel 1997, assassinato da un gruppo di banditi che lo avevano rapito per chiedere un forte riscatto.

In una sua lettera scrive : «Ho rubato questo tempo per scrivere alla gente che continuamente bussa alla mia porta per chiedere viveri, per chiedere medicinali, per chiedere, per chiedere, per chiedere… Non so cosa fare… Scapperei di fronte a tutto questo, perché non so dire di sì e sento bene che non posso negargli l’aiuto… Sono chiamato a dare via tutto sapendo che domani ricomincio daccapo e devo dare ancora via tutto. La spina me la mettono i poveri ed è un dolore continuo che vorrei calmare ma non dipende da me. È mezzogiorno, vado a mangiare con i ragazzi del taller [officina, ndr], una vecchietta è qui sull’uscio di casa. Non parla, altri invece ti supplicano fino a stancarti. Il suo silenzio mi è arrivato al cuore, chiudo gli occhi, vado giù a prendere una scodella di minestra, la pasta è quella italiana: gliela do, mi vergogno, è lei che deve implorare a Gesù la grazia che mi salvi. Mi ringrazia con un sorriso che mi sembra dolcissimo. Se dietro questa vecchietta così sporca ci fosse davvero Gesù?»




Non so bene cosa penserete di questo mio racconto. Io so che per Massimo e per Paolo e per le loro spose domani sarà un giorno, come oggi e ieri, in cui "se busso, mi aprirete, se ho fame, mi darete da mangiare, se sarò ammalato mi curerete, se sarò in prigione mi verrete a trovare!" Eh questo è un modo di vivere con Cristo  il Suo Natale.


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3 commenti:

  1. Non ho mai conosciuto padre Ugo, ma conosco Vittoria e Massimo, Paolo e Giovanna, e so dell'impegno grande dell "O.M.G".Pace in terra agli uomini di buona volontà"
    Un abbraccio grande Lucy, domani ci sentiamo ♥

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  2. P.s. La Madonna alle vostre spalle, mi emoziona!
    Bacione!
    Dani

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  3. Cosi vorrei che fossero tanti preti e suore. Invece siamo pieni di bertone e di affiliati al Nulla. Che Dio ci illumini tutti. Anche a me che guardo sempre le pagliuzze altrui..

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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