Chi non conosce Pinocchio e le sue avventure? Quando e da chi uno le ha conosciute? Difficile la risposta. Pinocchio fa parte della memoria di tutti. Poche cose sono fattori così radicati della cultura popolare del nostro come di altri paesi. Ma questo significa che nel rimettersi a leggere, a capire le avventure di Pinocchio, si possono capire le esigenze più profonde di quella umanità che le ha fatte proprie. Le esigenze dell'uomo sono la grande strada per comprendere il suo senso della vita, il suo senso religioso. Questo spiega la nascita di un libro di teologia che capitolo dopo capitolo segue le avventure di Pinocchio. La differenza tra burattino e figlio, nolenti o volenti, resta la sintesi del dramma dell'uomo contemporaneo.
Le Avventure di Pinocchio, sono un messaggio per tutta l'umanità: grandi e piccini. La rilettura del romanzo in chiave teologica, proposta dal cardinale Biffi, evidenzia come il libro contenga la "verità" totale sull'uomo, non una semplice ideologia. In ogni aspetto della narrazione si palesa la presenza del Divino in tutti i suoi aspetti: Pinocchio è la narrazione della fuga della "Creatura" dal "Creatore" (appena costruito il burattino scappa subito) e il ritorno della "Creatura al "Creatore", un po' come una rivisitazione della parabola del figliol prodigo; la consapevolezza di avere un padre è ciò che salva Pinocchio dal teatro dei burattini di Mangiafuoco (così la libertà dell'uomo la si raggiunge solo riscoprendo il rapporto d'amore con un padre). Il testo presenta una importanza anche in chiave pedagogica al fine di permettere di migliorare il cammino scolastico-culturale degli adolescenti
La storia di Pinocchio può essere paragonata ad una delle tante avventure umane. Comincia con un
artigiano che costruisce un burattino di legno chiamandolo “figlio”. E finisce con il burattino che figlio
lo diventa per davvero. Tra inizio e fine, nel dispiegarsi della storia ci vengono raccontate una serie di
peripezie che rendono questa storia molto simile, nella struttura, alla storia della salvezza: c'è una
fuga dal padre, c'è un tormentato e accidentato ritorno al padre, c'è un destino ultimo che è
partecipazione alla vita del padre. La storia di Pinocchio è in realtà una fiaba, ma racconta la vera
storia dell'uomo, che è la storia cristiana della salvezza.
È proprio in questo viaggio fantastico che vogliamo capire questa favola, ricca di anni e di commenti vari, cercando di renderci consapevoli di quanto sia importante, nella libertà, fare quotidianamente delle scelte che ci portino sempre un passo più vicini all'amore di un Padre che ci ama da sempre e che ci amerà per sempre nonostante i nostri limiti.
Lui, però, non rinnega ciò che è stato, perché è grazie a quel burattino che è diventato un bambino in
carne ed ossa e dice il suo sì al progetto che il Padre aveva pensato per Lui. La conclusione è la grande festa con Gesù Eucarestia.
Far comprendere che tutto, con Dio diventa possibile, anche quando noi pensiamo non possa esserlo!!! Buona giornata!
6 commenti:
Pinoculus latinus (I)
CAPITULUM PRIMUM
In hoc capitulo ostenditur quomodo Magister Cerasum faber tignarius ligneum fragmentum flendi ac ridendi pueriliter facultate praeditum invenerit.
Fuit quondam ...
– Rex quidam! – mei parvi subito fortasse dixerint lectores.
– Minime: pueri, erravistis. –
Fuit vero quondam ligneum quoddam fragmentum.
Non fuit certo lignum splendidum; sed simplex
fragmentum ad struem aptum, ex illis scilicet quae hieme
in fornacibus aut in focis ad suscitandum ignem et
contubernia calefacienda collocari solent.
Nescio quomodo hoc factum sit, sed reipsa evenit,
ut, quodam die, hoc ligneum fragmentum in tabernaculum cuiusdam fabri tignarii
aetate provecti perveniret, cui nomen Magister Antonius, quamquam homines
eum Magistrum Cerasum vocabant, quod nasi ipsius apex lucidus semper
violaceusque apparebat, quasi maturum cerasum. Ubi vero magister, cui
cognomen Cerasi fuit, illud ligneum fragmentum aspexit, gavisus est valde;
manusque inter se gaudio perfricans, submissa murmuravit voce:
– Hoc lignum opportune venit quidem: hoc ad tabulae pedem conficiendum
uti volo. –
Illico autem, hisce cogitatis, securim quandam arripuit acutam ad corticem
illi detrahendum atque dolandum; at contra, cum in eo fuit ut, prima vice, lignum
illud securis ictu percuteret, brachium suspensus ipse stetit in aëre, quod vocem
tenuissimam audiverat dicentem et orantem:
– Ne me, quaeso, gravius tutuderis! –
Vobis mente fingite quomodo bonus ille senex Magister Cerasum animo
turbatus sit.
Qui circumtulit stupentes oculos contubernio, ut undenam vocula
egrederetur intellegeret; at neminem vidit.
Dici così perché in quel tempo in cui frequentavo la scuola media il professore mi fece tradurre Pinoculus dal latino all'italiano.
Bentornata.
Ciao Lucia
Una rilettura che conoscevo, perché qualche tempo fa mi ero appassionato alle letture che si potevano dare su Pinocchio. Ma prima dei cattolici sono arrivati i Massoni, eh! ;)
Moz-
Mi fermo poco giusto per dirti che io e il latino....non ci capiamo! Felice di trovarti qui. Io torno al lettone!!! Trascorri una serena serata!(Qualche volta i castighi servono!)
Miki...ho messo un commento, ma è sparito! Succede spesso! La curiosità è segno d'intelligenza!! Bacio
Perché Mastro ciliegia era ricco e Geppetto ... povero?
Eppure erano entrambi falegnami.
Tu sai perché?
Potrebbe intravedersi, in Pinocchio, anche la metafora dell'uomo burattino... chi aveva Gus come professore? Benedetto XVI? ;)
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