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L’odierna domenica della Santissima Trinità, in un certo senso, ricapitola la rivelazione di Dio avvenuta nei misteri pasquali: morte e risurrezione di Cristo, sua ascensione alla destra del Padre ed effusione dello Spirito Santo. La mente e il linguaggio umani sono inadeguati a spiegare la relazione esistente tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e tuttavia i Padri della Chiesa hanno cercato di illustrare il mistero di Dio Uno e Trino vivendolo nella propria esistenza con profonda fede.
La Trinità divina, infatti, prende dimora in noi nel giorno del Battesimo: “Io ti battezzo – dice il ministro – nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Il nome di Dio, nel quale siamo stati battezzati, noi lo ricordiamo ogni volta che tracciamo su noi stessi il segno della croce. Il teologo Romano Guardini, a proposito del segno della croce, osserva: “lo facciamo prima della preghiera, affinché … ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato … Esso abbraccia tutto l’essere, corpo e anima, … e tutto diviene consacrato nel nome del Dio uno e trino”
Quante volte al giorno pensiamo alla Santa Trinità: ogni volta che facciamo il Segno della Croce e allora:
facciamolo bene. Non affrettato, rattrappito, tale che nessuno capisce cosa debba significare. No, un segno della croce giusto, cioè lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla all'altra.
Senti come esso ti abbraccia tutto? Raccogliti dunque bene; raccogli in questo segno tutti i pensieri e tutto l'animo tuo, mentre esso si dispiega dalla fronte al petto, da una spalla all'altra. Allora tu lo senti: ti avvolge tutto, ti consacra, ti santifica. Perché? Perché è il segno della totalità ed il segno della redenzione. Sulla croce nostro Signore ci ha redenti tutti. Mediante la croce egli santifica l'uomo nella sua totalità, fin nelle ultime fibre del suo essere. Perciò lo facciamo prima della preghiera, affinché esso ci raccolga e ci metta spiritualmente in ordine; concentri in Dio pensieri, cuore e volere; dopo la preghiera, affinché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato. Nella tentazione, perché ci irrobustisca. Nel pericolo, perché ci protegga. Nell'atto di benedizione, perché la pienezza della vita divina penetri nell'anima e vi renda feconda e consacri ogni cosa. Pensa quanto spesso fai il segno della croce, il segno più santo che ci sia! Fallo bene: lento, ampio, consapevole. Allora esso abbraccia tutto il tuo essere, corpo e anima, pensieri e volontà, senso e sentimento, agire e patire, tutto vi viene irrobustito, segnato, consacrato nella forza del Cristo, nel nome del Dio uno e Trino. |
domenica 26 maggio 2013
Festa della SS Trinità: il segno di Croce: Romano Guardini
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8 commenti:
E' importante si, far bene il segno della croce.
E' la prima cosa che ha insegnato il nuovo parroco ai bambini del catechismo. Sembra assurdo ma non sanno farlo. Del resto le famiglia in genere non sono praticanti e non vanno mai in chiesa, lasciano i bambini fuori la porta e li vengono a prendere a fine Messa.
Buonanotte cara Lucia *_*
Ricordo che nei bui giorni in cui andavo a messa (:p) facevamo a gara a chi faceva più velocemente il segno della croce.
E' proprio vero che da bambini non si può comprendere l'ampiezza delle cose.
Buona settimana, buon lunedì!
Moz-
Era sul foglietto della Messa di ieri?
Ciao.
Tra i lettori fissi vuoi un gus rosso e non verde?
1a dom.: No, il mio parroco, nell'Omelia ha parlato di Romano Guardini- Ho guardato su Internet e ho trovato questo.
2a dom.:Il rosso ti dona di più. Notte Gus!
Ho fatto per 35 anni la catechista... ho visto cacciare tante mosche...ma ho accarezzato anche tanti faccini spiritosi!
La settimana scora al supermercato una signora mi si è avvicinata dicendomi:"Lucia, ma sei proprio tu? Che bei tempi abbiamo trascorso insieme !" Nei suoi occhi è brillata una lacrima. Si chiama Chiara. Ciao Moz Notte!
Purtroppo sono cose che accadono! Poi si parla di "esempio!" Notte e un abbraccio
PREGHIERA
Rossi più del fuoco, bucano l’erba questi papaveri
e inondano il cuore di pace:
un rosso così intenso
che non sembra se ne possa pensare uno più vivo,
come così grande è il Tuo amore, mio Dio,
che di esso non se ne può supporre uno maggiore*.
Sì, smisurata mi appare la distesa di questi ciuffi purpurei,
che nella campagna cantano,
ondulando l’un verso l’altro, il Tuo amore:
hanno lo stesso colore e la stessa quiete senza tempo
appesa a questo momento che passa.
Anche il tempo pasquale è ormai trascorso,
ma grazie a questo istante di fuoco e di luce,
mi è ancora più chiaro che l’unica cosa che mai passa
né potrà giammai passare è il Tuo amore,
un amore che rimane tra Tre Persone diverse
e verso di noi: senza tempo e senza alcuna misura.
(GM/26/05/13)
Grazie Omar! Bellissima!
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