Il viaggio del quarto Re di B. Ferrero

Leave a Comment

Nei giorni in cui era imperatore Cesare Augusto ed Erode regnava a Gerusalemme, viveva nella città di Ecbatana, tra i monti della Persia, un certo Artabano.
Era un uomo alto e bruno, sulla quarantina. Gli occhi sfavillanti, la fronte da sognatore e la bocca da soldato rivelavano uomo sensibile ma di volontà ferrea, uno di quegli uomini sempre alla ricerca di qualcosa.
Artabano apparteneva all'antica casta sacerdotale dei Magi.
Un giorno convocò i suoi amici e fece loro, più o meno, questo discorso:
"I miei compagni tra i Magi - Gaspare, Melchiorre e Baldassarre - e io stesso abbiamo studiato le antiche tavole della Caldea e abbiamo calcolato il tempo. Cade quest'anno.
Abbiamo studiato il cielo e abbiamo visto una nuova stessa, che ha brillato per una sola notte e poi è scomparsa. I miei fratelli stanno vegliando nell'antico tempio delle Sette Sfere, a Borsippa, in Babilonia, e io veglio qui. Se la stella brillerà di nuovo, partiremo insieme per Gerusalemme, per vedere e adorare il Promesso, che nascerà Re d'Israele. Ho venduto la mia casa e i miei beni ed ho acquistato questi gioielli: uno zaffiro, un rubino e una perla, da portare in dono al Re. Così dicendo trasse dalla tasca i tre gioielli: uno era blu come un frammento del cielo notturno, uno era più rosso di un raggio del tramonto e la perla era candida come la cima innevata di un monte a mezzogiorno. Di sera guardò il cielo e vide , perfetta e di un radioso candore, vide pulsare la stella dell'annuncio.
Artabano partì con il suo cammello Djemal, il più forte e veloce tra i suoi cammelli; doveva calcolare bene i tempi per giungere all'appuntamento con gli altri Magi.Attraversò deserti e monti quanto, in vista delle mura sbrecciate di Babilonia, in un boschetto di palme vide un uomo che giaceva bocconi sulla strada. Sulla pelle, secca e gialla, portava i segni della febbre mortale che infieriva un quelle zone. Il gelo della morte lo aveva già afferrato alla gola. Artabano si fermò. Prese il vecchio tra le braccia e lo portò in albergo, chiese di ospitarlo per il resto dei suoi giorni. In pagamento diede lo zaffiro.
Artabano riprese la strada, ormai gli altri Magi erano partiti e lui sollecitava Djemal per vedere di raggiungerli.
Arrivò in una vallata deserta dove enormi rocce si innalzavano fra le ginestre dai fiori dorati. All'improvviso udì delle urla venire dal folto degli arbusti. Dei soldati stavano trascinando una donna dai vestiti a brandelli. Erano troppi perchè Artabano potesse affrontarli. Udide le urla della donna Artabano mise mano alla cintura e con il rubino acquistò la libertà della donna che fuggì tra le montagne come se fosse un capriolo.
Intanto Gaspare, Melchiorre e Baldassarre erano arrivato alla stalla dove stavano Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù.
I tre santi re si prostrarono davanti al Bambino e presentarono i loro doni. Il calice d'oro, un incensiere da cui si levavano volate di profumato incenso e la preziosa mirra.
Artabano correva, correva. Arrivò a Betlemme mentre dalle case si levavano pianti e fiamme e l'aria tremava come trema nel deserto. I soldati eseguivano gli ordini di Erode: uccidevano tutti i bambini dai due anni in giù. Vicino ad una casa in fiamme un soldato dondolava un bambino nudo tenendolo per una gamba. Il bambino gridava e si dibatteva, la madre alzava grida acutissime. Con un sospiro Artabano prese l'ultima gemma che gli era rimasta, la magnifica perla più grossa di un uovo di piccione, e la diede al soldato. che restituì il figlio alla madre. Ella ghermì il bimbo se lo strinse al petto e fuggì.
Solo molto tardi Artabano trovò la stalla dove si nascondevano il Bambino, Maria e Giuseppe. Si stavano preparando a fuggire e Maria aveva sulle ginocchia il Bambino. Ella lo cullava teneramente cantandogli una dolce ninna nanna.
Artabano crollò in ginocchio e si prostrò con la fronte al suolo. Non osava alzare gli occhi, perchè non aveva portato doni al Re dei Re. "Signore, le mie mani sono vuote. Perdonami..." sussurrò.
Alla fine osò alzare gli occhi. Il Bambino forse dormiva? No, il Bambino non dormiva.
Dolcemente si girò verso Artabano. Il Suo volto splendeva, tese le manine verso le mani vuote del Magio e sorrise.
Post successiviPost più recente Post precedentiPost più vecchio Home page

0 commenti:

Posta un commento

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...