Compassione

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Il Signore della compassione


In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!».


Una donna, una bara, un corteo. Sono gli ingredienti di base del racconto di Nain che mette in scena la normalità della tragedia in cui si recita il dolore più grande del mondo. Quel buco nero che inghiotte la vita di una madre, di un padre privati di ciò che è più importante della loro stessa vita. Quel freddo improvviso e spaventoso che ti stringe la gola e sai che d'ora in poi niente sarà più come prima.

Quante storie così anche oggi, quante famiglie dove la morte è di casa. Perché questo accanirsi, questa dismisura del male su spalle fragili? Il Vangelo non dà risposte, mostra solo Gesù che piange insieme alla donna, e sono due madri che piangono, sono due vedove. Gesù non sfiora il dolore, penetra dentro il suo abisso insieme a lei.

Entra in città da forestiero e si rivela prossimo: chi è il prossimo? Gli avevano chiesto. Chi si avvicina al dolore altrui, se lo carica sulle spalle, cerca di consolarlo, alleviarlo, guarirlo se possibile. Il Vangelo dice che Gesù fu preso da grande compassione per lei. La prima risposta del Signore è di provare dolore per il dolore della donna.


Nessun segnale ci dice che quella donna fosse credente più fervida di altri. Nessuno. Ciò che fa breccia nel cuore di Gesù, il Signore amante della vita, è il suo dolore. Quella donna non prega, ma Dio ascolta il suo gemito, la supplica universale e senza parole di chi non sa più pregare o non ha fede, e si fa vicino, vicino come una madre al suo bambino.


Gesù profetizza Dio, il Dio della compassione, che cammina per tutte le Nain del mondo, che si avvicina a chi piange, ne ascolta il gemito. Che piange con noi quando il dolore sembra sfondare il cuore. E ci convoca a operare «miracoli», non quello di trasformare una bara in una culla, come lui a Nain, ma il miracolo di stare accanto a chi soffre, lasciandosi ferire da ogni gemito, dal divino sentimento della compassione.

Estate



sei arrivata per donarmi


i colori radiosi dell'alba


che da tempo non vedevo..


E sogno...

e chiedo:

" non svegliatemi....

non svegliatemi!..."


sto camminando a piedi nudi sull'erba


bagnata dal pianto della notte.


Sono perle su steli d'erba,


sono lacrime di una mamma


a cui un angelo


ha rapito il figlio.


Ora lei, dorme rannicchiata


per ritrovare la gioia

di un grembo abitato. (Lucia)


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2 commenti:

  1. Tutto porta a: "Ama il tuo prossimo come te stesso".
    Buona domenica Lucia.

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  2. Non avevo mai commentato questa parabola di Gesù e don Ermete Ronchi, mi ha aiutato. E' il Padre che commentava il Vangelo della domenica su Rai 1. Mi piacciono le sue omelie perchè fanno breccia al mio, come, penso, a tutti i cuori. Lui, qui, spiega la frase "sull'amare il prossimo e se stessi" magistralmente. Buona Domenica!

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Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
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