Il Paradiso di Dante

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Signore, ogni giorno arricchisci la nostra vita di doni, vedi, che, volendo, tutto resta . Questa è una delle Tue rose, che io conservo, con altri fiori dei Tuoi giardini, nei miei libri. E' sempre Tua, è sempre bella! Grazie mio Dio.




CANTO XXIII




Il nome del bel fior ch'io sempre invoco
e mane sera e sera, tutto mi ristrinse
l'animo ad avvisar lo maggior foco;
e come ambo le luci mi dipinse
il quale e il quanto de la viva stella
che là su vince come qua giù vinse,
per entro il cielo scese una facella,
formata in cerchio a guisa di corona,
e cinsela e girossi intorno ad ella.




Il nome della mistica rosa (bel fior) di Maria che io sempre invoco nelle preghiere del mattino e della sera attrasse tutta la mia attenzione a contemplare e riconoscere (avvisar) la luce più splendente; e appena si impresse in entrambi i miei occhi (ambo le luci) la qualità e la quantità, cioè l'intensità, di quella vivida e luminosa stella, che in cielo vince in splendore tutti i beati, come qui in terra vinse in virtù ogni creatura, attraverso il cielo scese una luce ardente (facella), che assunse una forma circolare a guisa di corona, e cinse Maria, danzando (girossi) intorno a lei.

Qui Dante, sempre accompagnato da Beatrice, arriva al cospetto di Maria. Egli avendo constatato che Cristo si è allontanato nell'Empireo, cerca tra le anime la più luminosa dopo Cristo, appunto Maria. Nei termini che la rappresentano è un susseguirsi di letteratura mistica (bel fiore, maggior fuoco,…) e stilnovistica (viva stella,…).




Come rimane splendido e sereno
l'emisperio che l'aere, quando soffia
Borea da quella guancia ond'è più leno,
per che si purga e risolve la soffia
che pria turbava, sì che 'l ciel ne ride
con le bellezze d'ogne sua paroffia;
così fec'io, poi che mi provide
la donna mia del suo risponder chiaro,
e come stella in cielo il ver si vide.




Come rimane splendido e limpido il cielo dell'aria che sta sopra di noi quando Borea soffia da quella parte dove è più calma , per cui si purifica e sparisce la nuvolosità che prima disturbava il cielo, in questo modo il cielo può riplendere e gioire per la bellezza diffusasi in ogni sua parte; così io rimasi con la mente serena, dopo che fu mandato via il dubbio, dopo che Beatrice mi diede la sua chiara spiegazione, e la verità si rivelò a me come una stella in cielo.




Dante in questo canto vede un punto luminoso attorno a cui ruotano nove cerchi con velocità che va via via diminuendo.Questo punto è Dio a cui ruotano i nove cori angelici che influenzano la vita del cosmo. Dante allora, chiede a Beatrice il motivo per cui il cerchio più piccolo è anche il più veloce; Beatrice dà a Dante una spiegazione talmente chiara, che egli paragona la verità rivelatagli ad una stella nel cielo.


CANTO XXX

Forse semilia miglia di lontano
Ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
China già l'ombra quasi al letto piano,
Quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
perde il parere infino a questo fondo;
e come vien la chiarissima ancella
del sol più oltre, così 'l ciel si chiude
di vista in vista infino alla più bella.




Forse seimila miglia lontano da questo cielo è mezzogiorno (ferve l'ora sesta), e sulla terra (questo mondo) l'ombra è già proiettata quasi orizzontalmente, quando il cielo, alto e immensamente profondo sopra di noi, inizia a rendersi tale che alcune stelle non sono più visibili da quaggiù (ch'alcuna stella perde il parere infino a questo fondo); e appena è l'aurora e sorge il sole (la chiarissima ancella del sol), così il cielo comincia a spegnersi, stella dopo stella, fino alla più lucente (alla più bella).



All'inizio di questo canto, Dante, per cercare di rappresentare e descrivere lo straordinario e stupefacente spettacolo dei nove cori di angeli che si innalzano e si allontanano, dirigendosi verso l'Empireo, utilizza una complessa similitudine, dove cielo e stelle, per una volta, compaiono, non più inseriti nell'ingegnosa struttura del paradiso, ma come parte di un paesaggio naturale, terrestre.
Il poeta, infatti, paragona le schiere angeliche, che si stanno dileguando progressivamente davanti a lui, alle luci delle stelle, che sulla terra, all'alba, man mano che sorge il sole, si spengono una dopo l'altra.





Cotal qual io lascio a maggior bando
Che quel de la mia tuba, che deduce
L'ardua sua matera terminando, 36
Con atto e voce di spedito duce
Ricominciò: "Noi siamo usciti fore
Del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:
Luce intellettual, piena d'amore;
amor di vero ben, pien di letizia;
letizia che trascende ogne dolzore.




Io lascio la bellezza di Beatrice così com'è a una voce più alta e più poetica (a maggior bando) di quanto la mia possa essere, in modo che porti a termine il difficile compito del suo canto, e con la voce e il comportamento sicuro di una guida, riprese: "Noi siamo appena usciti dal cielo più grande, il Primo mobile, e siamo entrati in un cielo che è pura e sola luce: luce dell'intelletto (intellettual), piena d'amore; amore per il Bene vero, colmo di gioia; gioia che batte ogni felicità terrena (letizia che trascende ogne dolzore)


Beatrice, come perfetta guida del poeta nel suo viaggio attraverso il paradiso, e come allegoria delle teologia, dà della sede dei beati una definizione teologicamente incontestabile: esso è costituito unicamente da luce, di cui si può godere in tre modi: attraverso l'intelletto ("luce intellettual"), attraverso la carità ("piena d'amore"), o attraverso la beatitudine ("pien di letizia").



"Sempre l'amor che queta questo cielo
accoglie in sé con sì fatta salute,
per far disposto a sua fiamma il candelo".




Da sempre l'amore che rende immobile eternamente questo cielo accoglie le anime che vi accedono con un tale benvenuto (si fatta salute), in modo da preparare la nuova candela a ricevere e mantenere la sua fiamma".

Dante, da pochissimo entrato nell'Empireo, ha la sua prima visione: un fiume di luce lo avvolge con un'intensità tale da disperdere la sue capacità visive e da non permettergli di vedere nient'altro. Le parole di Beatrice sopra riportate risuonano quindi come un dolce tentativo di rassicurazione e spiegazione di ciò che sta avvenendo intorno al poeta: la donna dice a Dante che tutti coloro che fanno ingresso nell'ultimo cielo vengono accolti in quel modo, da quel fascio di luce che rappresenta l'amore di Dio, paragonato alla fiamma che anima ogni candela (ciascun nuovo beato).





Iniziare qualcosa, potrebbe significare anche interrompersi. Dante è sempre un respiro per l'anima che vuol parlare di Dio, di Cielo, di armonia e d'Amore.


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8 commenti:

  1. Paolo VI afferma che è un dovere della Chiesa riconoscere Dante come proprio, che ha come conseguenza necessaria uno studio accurato della sua opera per scoprirne gli “inestimabili tesori del pensiero e del sentimento cristiano”.
    Tra il Sommo Poeta e il pensiero cristiano vi sono numerosissimi elementi di contatto. Tra questi il fine stesso della Commedia, che ha in comune col messaggio cristiano l’intento di cambiare radicalmente l’uomo, di portarlo dalla selva oscura del peccato alla rosa mistica della santità.
    Ciao Lucia, ottimo post.

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  2. Grazie. Sono contenta del tuo giudizio. Ho sempre bisogno del tuo consenso: lo sai!
    Buonanotte.

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  3. Ciao Lucia! In merito alla petizione che mi hai segnalato, si tratta di una raccolta firme per evitare che lo "Standards for Sexuality Education in Europe" venga applicato nelle scuole. Si tratta di un documento, o direttiva, atta ad introdurre nelle scuole la conoscenza delle pratiche omosessuali, tra cui masturbazione ecc ecc. Le associazioni LGBT lo stanno già introducendo in alcune scuole anche in Italia.

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  4. Meglio non firmare. Grazie Ric. Buona notte e fatti vivo!

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  5. La Divina Commedia di Dante mi ha sempre affascinato.
    Ciao Lucy♥
    Dani

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  6. Pensando alle stelle....sono arrivata a Dante! Buona giornata

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  7. beh ti dai ai grandi classici leggo.... ;-) un caro saluto

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    1. Io ti auguro la Buona serata! A presto.

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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