Intervista ad Adriana Zarri, teologa e scrittrice

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Credo che moltissimi di noi, aspirino, almeno ogni tanto, ad un po' di solitudine, nel senso di un'oasi di pace, mentre al tempo stesso rifuggiamo anche solo dal pensiero dell'abbandono. In questo tempo, che io chiamo di attesa, ho letto, in un vecchio libro, questa intervista fatta ad Adriana Zarri nel 1982.
 
L'intervistatrice chiede ad Adriana: "Dove sei sparita?"
L'interessata risponde così:" Al Molinasso, la cascina Perosa Canavese, dove consumo la mia esperienza eremitica dal 1975. Una cascina che è qui da secoli. Dal '600, forse anche prima: tra il ronzio delle api d'estate, nel silenzio del gelo d'inverno, dolce ed accogliente in tutte le stagioni. E le mie 2500 albe che non sono che le ultime, per ora, di una serie lunghissima...
La cappella, che ho ricavata dall'antica cantina, se piove a lungo si allaga ed io debbo raggiungere l'Eucarestia con gli stivali. In compenso è bellissma. Accanto ho posto un cero, su un candelabro in ferro battuto, dono di un prete operaio.Nell'angolo di fronte c'è una bellissima stufa monferrina.
La mensa dell'altare è posta su un'antica bigoncia che serviva per vendemmiare e pigiare l'uva-
Alla domanda:"Perchè ti sei ritirata, proprio tu, in un eremo?"
"Ritirata?! Ma un eremo non è un guscio di lumaca, io non mi ci sono rinchiusa, ho scelto di vivere la fraternità in solitudine...L'isolamento è un tagliarsi fuori, la solitudine è un vivere dentro. L'isolamento è una solitudine vuota. La mia situazione, invece, è una solitudine piena, cordiale, calda, percorsa da voci e animata di presenze.
La solitudine non è una fuga: è un incontro così come il silenzio è un continuo, ininterrotto dialogo.
.Ho scelto la solitudine per la comunione, non per stare sola ma per incontrarmi, in un modo diverso con Dio.
Si potrebbe forse dire che la solitudine è la forma eremitica dell'incontro dove la gioia e la speranza  si possono trovare anche oggi in Dio e nell'uomo.
Vivere da poveri tra i poveri, puntando a ricchezze più profonde."
 



Nell’anniversario della partenza (2011) di Adriana Zarri per l’Ovesturia vi riporto  la sua PREGHIERA D’INVERNO in cui sono queste parole che mi sono d’aiuto e che faccio mie: “Facci attendere, Dio, senza stancarci, / senza timore di morire per sempre (…) / Aprici gli occhi, o Dio, / facci vedere ciò che non si vede”.

 
 
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10 commenti:

  1. Buona serata cara Lucia..
    mentre ti leggevo in questo post,
    vedevo le immagini descritte nella mia mente,
    così un po di quella pace è giunta infondo al mio cuore.Vi è descritta una semplice dona che altro non chiede che una vita interiore una scelta, piacevole perché voluta.Bellissima!
    Resto d'incanto, e mi rendo conto di quanto, possiamo esser distanti dalla nostra anima, pur essendo nostra, ed appartenendo a Dio.
    Questa creatura speciale ci racconta quanto ella sia un tutt'uno con essa.
    La comprendo in qualche modo anch'io cerco di essere un po più spirituale.
    ti abbraccio Gabry

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    1. Questo articolo ci provoca ad essere migliori! Almeno a tentare! Ciao e abbracci!

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  2. Dio ci parla nel silenzio, per questo una solitudine cercata e voluta non può che farci stare bene.
    Bella questa intervista.
    Buona serata, Lucia.
    Ciao, un bacio!

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    1. Ciao Rosella. Un grande abbraccio.

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  3. C'è un brano del suo "Les contemplations" intitolato l'Eremita. L'eremita che si alza al mattino presto e, alla luce di una candela, inizia la nuova giornata nell'oscurità ancora invadente della notte. Man mano che il sole appare all'orizzonte l'arco del cielo si incendia di luce, analogamente come nel suo cuore si fa luce appena inizia a meditare. Meditare significa situare le cose al loro posto. Ecco allora la grandezza ultima dell'uomo profilarsi all'orizzonte: essa risiede nel riconoscere alle cose il loro posto, cioè il loro significato. La dignità dell'uomo sta infatti nella percezione, nel riconoscimento e nell'affermazione dell'esistenza del significato ultimo della realtà Nella percezione della realtà determinata dal "cuore" sorge un iniziale giudizio, quindi un uomo vede se e quanto la realtà in cui si imbatte gli corrisponde e lo soddisfa. Nella percezione determinata dal cuore il punto o il luogo dove l'io non è più l'oggetto o la determinazione particolare che lo fa reagire, non è il potere, ma una realtà dentro di sé, come strumento di paragone nell'impatto con ogni realtà, che assicura la sua unità nell'incontro e nel confronto con tutto.


    Ciao Lucia.













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    1. Grazie per il ricco commento..C'è troppo chiasso intorno a noi. La nostra anima non respira! Ciao Gus

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  4. La ricordo molto bene, era stata ospite fissa da Santoro in un programma televisivo "Samarcanda" di una decina d'anni fa.

    Ha scritto la sua epigrafe:

    Non mi vestite di nero:
    è triste e funebre.
    Non mi vestite di bianco:
    è superbo e retorico.
    Vestitemi
    a fiori gialli e rossi
    e con ali di uccelli.
    E tu, Signore, guarda le mie mani.
    Forse c’è una corona.
    Forse
    ci hanno messo una croce.
    Hanno sbagliato.
    In mano ho foglie verdi
    e sulla croce,
    la tua resurrezione.
    E, sulla tomba,
    non mi mettete marmo freddo
    con sopra le solite bugie
    che consolano i vivi.
    Lasciate solo la terra
    che scriva, a primavera,
    un’epigrafe d’erba.
    E dirà
    che ho vissuto,
    che attendo.
    E scriverà il mio nome e il tuo,
    uniti come due bocche di papaveri.

    Mi piace quando dice -La solitudine non è isolamento-

    Bellissimo post Lucy,grazie!
    Un abbraccio grande♥

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    1. Bellissima poesia-preghiera. Grazie Dani!
      "Lasciate solo la terra che scriva, a primavera, un'epigrafe d'erba" Ricordatelo.

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  5. Me la ricordo poco, il viso si..ma non altro.
    Credo sia bello sapere che il Signore attira a se persone che avevano una vita normale e piacevole, per farle sue..Io penso che sono sempre scelte personali per modo di dire..il Signore chiama..poi la persona risponde. Buona serata :)

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    1. Bisogna guardare al Vero; cercare il vero, stupirsi del vero. Questo fa nascere la legge dell'amore. Ciao Saray!

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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