Tu, che sai, Tu che il Tuo sapere vasto
da povertà sovrabbondante hai ricavato:
fa' sì che i poveri non siano più scacciati,
ne' mai oppressi nel disprezzo.
Sono come snaturati gli altri uomini:
essi, invece, da radici come rami
d'albero s'innalzano, e hanno profumo di melissa;
le loro foglie sono fragili, dentate.
3 commenti:
Questi versi aprono quell’ inno alla povertà che conclude, in frammenti sparsi come un pulviscolo stellare, il “Libro della povertà e della morte”, il terzo del “Libro d’ore”; Rilke lo compose a Viareggio nell’aprile del 1903, fuggendo il turbamento e l’oppressione provocati in lui dalla metropoli Parigi.
Il “Libro della povertà e della morte” si chiude con l’esaltazione lirica di San Francesco, colui che dà significato e valore all’essere poveri sulla terra.
Rilke, a Parigi, ha capito che i poveri “li avremo sempre con noi”; con la sua inclinazione profetica indirizza loro una sua beatitudine, che non potrà non adempiersi un giorno:
Guardali, infatti: sciolti dall’affanno
del tempo, sono prosperi di vita:
come bacche di bosco cresceranno
finché la terra ne sia raddolcita.
Beato è infatti chi non migrò, colui
che senza un tetto e immoto a piogge resse;
perché ogni frutto sarà colmo in lui
e un giorno sarà sua ciascuna messe.
Oltre ogni fine resteranno questi
e oltre ogni regno, essenza che dilegua,
e s’alzeranno sugli stanchi gesti
di razze e ceti, come mani, desti
all’opra, dopo lunga tregua.
(da “Il Libro d’ore”, Editografica; 2000)
E’ vero: dopo la povertà di San Francesco, Rilke incontrerà la ricchezza di Orfeo: ma fermiamoci per ora qui nel suo cammino: Natale 2012 si addice a un momento di ripensamento.
Grazie e Santo Natale a tutti.
marmar
Grazie per essere passato di qua e avermi lasciato questo tuo bel commento.Grazie infinite e Buon Natale anche a te
Svegliarmi e ascoltare Albinoni, leggere Rilke.......quanta dolcezza....
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