venerdì 15 luglio 2011

Poesia di Salvatore Quasimodo



In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.

Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.

2 commenti:

lucianadal ha detto...

...e trasformare il dolore in serenità? Certo che sei capace! Baci

lucianadal ha detto...

Antonietta: è da santi? Non so. Accettare ciò che il Signore ci manda...non si può fare diversamente!! Tu insegni. Buonanotte!