lo Zoo di vetro di Tennesee Williams

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DANIELA GI...



Era la prima volta che Daniela, mia nipote, recitava in Teatro a Milano e precisamente al San Babila.
Non potevamo perderla. Daniela recitava Tennesee William. "Lo Zoo di vetro"
Non conoscevo l'autore e non ne ho approfondito la conoscenza, ma il dramma sì. Pensate lo avevo sentito alla radio, non avevamo ancora la televisione, e ne ero rimasta affascinata.


Cercherò di raccontarvelo:


Lo Zoo di Vetro, di Tennessee Williams
Editore: "Amena" Garzanti
Pagine: 143
Anno di Pubblicazione: 1948


Trama:

Pochi personaggi ma perfettamente descritti nel testo,io cercherò di fare del mio meglio. Certo le emozioni furono tante sia per il dramma che per la gioia che là, sul palcoscenico, c'era una persona amata.

Lo zoo di vetro è la storia di una famiglia americana degli anni 30. I personaggi sono pochi: Tom Wingfield, narratore e protagonista, sua madre Amanda, sua sorella Laura e un visitatore, Jim. 

In realtà, c’è un ulteriore personaggio perennemente presente, anche se appare solo in foto: il padre, partito anni prima, e mai più tornato.
«Questo è un dramma nato da ricordi.
Come tale è illuminato tenuamente, è sentimentale, non è realistico. Nel ricordo ogni cosa ci appare come accompagnata dalla musica. Per questo tra le quinte c’è un violino che suona. Io sono il narratore del dramma e ne sono anche personaggio.
Gli altri personaggi sono: mia madre Amanda, mia sorella Laura, ed un visitatore che entra in scena soltanto alla fine.
È questo il personaggio più reale del dramma, un emissario del mondo palpabile, mondo dal quale noi, per ragioni diverse, eravamo staccati."
Ma nel dramma appare inoltre un quinto personaggio, che fa soltanto capolino da una fotografia un po’ più grande del normale.
È nostro padre che partì molti anni fa.»

(cit. presa da Lo zoo di vetro. Tom Wingfield come narratore)

Si tratta di un dramma vero e proprio  in cui si affrontano molti temi che possono essere considerati attuali. Si parla di sogni, di paure, di sentimenti, di rimorsi, di oppressione, di fragili illusioni, paragonabili a bolle di sapone che  si perdono nell'aria.
Tom è un ragazzo che sogna di diventare un poeta e di viaggiare per vivere avventure che, il semplice lavoro in un magazzino non può donargli. Da quando suo padre è svanito nel nulla, si deve occupare di sua madre, ma soprattutto di sua sorella Laura. Tom è un sognatore, che vorrebbe spezzare le catene che lo tengono prigioniero in una gabbia. Vorrebbe volare e realizzare così i suoi desideri più profondi. Ma non può abbandonarle. 

Nonostante sua madre sia troppo oppressiva, non lo comprenda,i continui litigi, Tom torna sempre a casa. No. Non può abbandonare quelle donne sole. Soprattutto la sorella, zoppa e profondamente timida, che non sa stare al mondo, ma che ama totalmente.

«Quello è il solo trucco che mi farebbe comodo: come uscire da questa bara.»

(Tom Wingfield, da Lo zoo di Vetro)

Amanda, sua madre, è una piccola donna dotata di una grande vitalità ma disperatamente aggrappata ad altri tempi e ad altri luoghi. Vive perennemente nel ricordo dei tempi passati, quando era una ragazza graziosa e piacente, e partecipava a balli, e feste, ed era ammirata da tanti uomini. 

Amanda vorrebbe un futuro radioso per i suoi figli. Vorrebbe che sua figlia Laura trovasse un buon marito e un buon lavoro. Vorrebbe il meglio anche per Tom, ma spesso non si rende conto di quanto possa apparire crudele nei suoi modi.

Laura è, in un certo senso, l’anima dello zoo di vetro. Durante l’infanzia, un malanno l’ha lasciata leggermente zoppa. Una gamba è leggermente più corta dell’altra ed è costretta in un apparecchio ortopedico. Da tutto ciò nasce la sua vita solitaria, l’incapacità di vivere il mondo, di mostrarsi, di riuscire a concludere gli studi o trovare un lavoro senza sentirsi male. L’incapacità di intrattenere rapporti con altre persone. Questa estrema timidezza,la portano a rifugiarsi in casa, con la sua collezione di figurine di vetro, e le canzoni del grammofono.


E, infine, c’è Jim, il visitatore che, quasi alla fine, appare come il personaggio più reale e vero, rispetto agli altri. 

Jim è un amico di Tom che viene invitato in casa, nella speranza – per Amanda – di farne un marito per Laura. Quest’ultima ha sempre avuto una cotta per il giovane, e per un attimo ha come l’illusione di riuscire a penetrare nel suo cuore, nonostante la sua immensa timidezza e l’incapacità di credere in se stessa. Ma poi, come l’unicorno di vetro, che lei gli aveva donato e che si infrange, cadendo, in mille pezzi, così la flebile illusione di uscire dal suo guscio, cade. Si spezza. Jim è fidanzato.

Illusioni che cadono. Legami che si spezzano. Nuovi litigi e Tom se ne va. Ma in lui, in un pezzo finale che riempie il cuore di tristezza e lacrime, si fa strada il rimorso. Il rimorso di aver abbandonato due donne in balia di se stesse. Il rimorso di aver abbandonato la sorella tanto amata.

«No, non me ne andai sulla luna, andai molto più lontano… perché il tempo è la distanza più grande tra due luoghi…
Poco tempo dopo, venni licenziato per aver scritto una poesia sul coperchio di una scatola di scarpe. Lasciai Saint Louis. Per un’ultima volta scesi i gradini di quella scaletta e da allora non feci che seguire la strada di mio padre, cercando di ritrovare nel cammino ciò che nello spazio era perduto.
Ho viaggiato per anni. Le città mi sfiorarono come foglie morte, foglie dai colori accesi, ma strappate dai rami.

Avrei desiderato fermarmi, ma qualche cosa mi sospingeva sempre… e mi raggiungeva di soppiatto, mi coglieva sempre di sorpresa. Forse le note di una vecchia canzone. Forse, soltanto un pezzetto di vetro trasparente. Magari sto camminando, la sera, lungo le strade....
Allora, tutto d’un tratto, mia sorella mi tocca sulla spalla. E io mi volto e la guardo dentro gli occhi…Oh, Laura, Laura, ho tentato di lasciarti, ma ti sono rimasto fedele più di quanto avessi mai voluto!
Accendo una sigaretta, attraverso la strada, mi imbatto in un cinematografo o in un bar, bevo un bicchierino, parlo col primo sconosciuto… qualsiasi cosa, pur di spengere le tue candele… perché oggi il mondo è rischiarato dai lampi!
Spegni le tue candele, Laura… e così, addio!" 
Tom sognatore, incompreso dalla madre e Laura che mi ricorda Ada, per la sua timidezza, la paura di sbagliare che la porta a star male fisicamente tanta è la mancanza di fiducia in se stessa.

Sono personaggi che vivono come in una sorta di isolamento, persi nei loro sogni, in un passato che non potrà tornare, in un mondo di piccoli animali.  
Tom ha frequenti litigi con sua madre. Pur non essendo una donna cattiva, Amanda non riesce davvero a comprendere a fondo i suoi figli. Sì, vorrebbe un futuro radioso per loro, vorrebbe una vita bella e tranquilla, ma non riesce a penetrare in fondo ai loro cuori, a capire il motivo per cui Tom si rifugia sempre nel cinematografo per poter sognare una vita di avventure e Laura e il suo mondo dal quale non vuole staccarsi.

«No. Tu hai detto che il tuo cuore è così pieno, che c’è dentro un tale tumulto di cose, che non puoi neppure descriverlo… Ebbene, anch’io ho il cuore pieno di un tumulto di cose e a te non lo posso descrivere!»

Tom,vomita parole che la madre non comprenderà mai. 

(Laura parla all'unicorno caduto)
«Farò conto che abbia subito un’operazione." Gli han tagliato il corno perché non si sentisse così… mostruoso! E d’ora in poi si sentirà più a suo agio in mezzo agli altri cavallini, quelli che non hanno corna.»
Laura. Piccola Laura che trovi
 conforto nel tuo mondo fatto dei tanti animaletti di vetro - il cosidetto Zoo di Vetro - con i quali ami parlare e che ogni giorno pulisci con cura. Laura dall'anima pura. Hai paura di illuderti, di metterti al mondo, di rivelarti.

Il suo terrore l'ha portata a non finire gli studi, a non riuscire a lavorare. Il problema principale è che non credendo in se stessa lascia che gli altri abbiano la stessa impressione ma arriverà Jim sarà proprio lui ad aprirle gli occhi, donandole poi un'ultima delusione.
«Lo sai qual è il tuo guaio? Complesso di inferiorità?
Capisci che cosa vuol dire? Si dice così di quelli che non valutano abbastanza se stessi!
Sì, cara mia, è proprio questo il tuo guaio! Mancanza di fiducia in te stessa, come persona. Tu non ti apprezzi abbastanza. E deduco il fatto da certe tue affermazioni e anche da mie osservazioni personali. Per esempio, quell’impaccio nel camminare, quando si era al Liceo, e che tu credevi fosse tanto orribile… Mi hai detto che avevi persino paura di entrare in classe… E ti rendi conto delle conseguenze? Sei finita con una bocciatura, hai dovuto rinunciare agli studi, tutto questo perché un piede zoppicava leggermente, così leggermente che per quanto ricordo non ce ne accorgemmo mai! E tutto si riduce ad una trascurabile imperfezione fisica. E la si nota a mala pena! Un difetto da nulla, ingrandito mille volte dall’immaginazione! Vuoi sapere qual è il mio consiglio? Pensa di te come di una persona in qualche modo superiore alle altre!» (da Lo Zoo di Vetro)
Jim O' Connor le dirà proprio queste parole, spronandola a reagire. Lei riuscirà a uscire un po' dal suo guscio, ad avvicinarsi a lui, facendogli scoprire la sua bellezza interiore e anche esteriore. Ma poi, il suo mondo va in frantumi quando scopre che la persona amata sta per sposarsi. Fragili illusioni che si spezzano come l'unicorno di vetro da lei tanto amato.

Questo libro può essere un consiglio per trascorrere leggendo queste giornate di non primavera.


Autore:
Tennessee Williams, pseudonimo di Thomas Lanier Williams (Columbus, 26 marzo 1911 – New York, 25 febbraio 1983), è stato un drammaturgo, scrittore, sceneggiatore e poeta statunitense.


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