La fuga di Carlo Sgorlon

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Il ragazzo era stato picchiato da suo padre, picchiato a sangue, perché, anziché badare al gregge, era andato in un luogo segreto ad ascoltare un forestiero, che con i suoi discorsi alimentava l'odio contro i Romani. Era un ragazzo ribelle, fiero, spericolato, e imbattersi nell'ira del padre era un po' il suo destino. Ora non riusciva a prendere sonno nel suo giaciglio.
Era notte inoltrata, e nel villaggio tutti dormivano, anche gli animali nelle stalle, sognando il verde dei pascoli e il bianco delle strade. Il ragazzo si alzò, aprì una finestrella, chiusa da una pelle di capra ben tesa, tramata da sottili segni rossastri. La luna si annunciava dietro le colline e le montagne di Gerusalemme, con un chiarore diffuso. Il ragazzo fu colpito dal brillio eccezionale delle stelle. Cercò all'orizzonte la cometa di cui tutti i sapienti parlavano, in quei giorni, ma non la vide: essa infatti, scompariva col tramonto del sole.
Uscì all'aperto, dopo aver indossato il farsetto di lana e il mantello.
Aveva elaborato dentro di sé un piano ben connesso, ed era deciso a realizzarlo. Imboccò la strada per Gerusalemme, che ora biancheggiava sotto la luna. I suoi passi, dapprima incerti e doloranti, a mano a mano si fecero più spediti e decisi.

La presenza delle stelle gli faceva compagnia e rafforzava il suo proposito. Aveva saputo da marinai e pescatori di Gaza e di Ascalon che v'erano delle stelle utili ad indicare la rotta durante la navigazione. Egli era attratto da forestieri e viaggiatori che venissero da lontano, e avessero attraversato il mare e le montagne.
Sentì in lontananza il rantolo di un uccello notturno, tra sicomori e eucalipti: probabilmente era un gufo. Poi udì più vicino, il flauto di un pastore che vegliava il suo gregge nel cuore della notte. Strano! In aperta campagna v'erano più segni di vita che nel villaggio. Continuò a camminare di buon passo, come se le gambe lo portassero da sole.
Gli sembrò di inoltrarsi, non lungo una strada, ma dentro una leggenda, una delle tante che i pastori si raccontano tra di loro, e facevano il giro di tutti i villaggi. Ad esempio, la favola del pastore che si era perso nel deserto, perché si era illuso di raggiungere il nido dell'uccello Rock, che spiccava il volo ogni mille anni, e riusciva a fermare il tempo attorno a sé.
Nelle campagne, ogni tanto, sorgevano capanne da pastore, o si aprivano grotte scavate nelle rocce. Da una di esse vide uscire un debole chiarore: là dentro c'era qualcuno con una lampada; certo un viandante che non aveva neppure un siclo d'argento per pagarsi la nottata nel caravanserraglio o nell'albergo dei forestieri.

Arrivò alla grotta e si fermò. Dalla roccia scavata sbucava un tettuccio di travi, coperto di paglia. Fece per entrare, ma un uomo sui trent'anni, con una barba castana, gli chiuse l'accesso: non poteva passare perché dentro v'era una donna, la sua giovanissima sposa, che s'era appena sgravata di un bambino, aiutata dalla donna di un pastore. Il parto non era stato difficile, se non per il fatto che in quel rustico ambiente, si mancava di tutto. Solo una cosa c'era in abbondanza: la paglia.
Faceva freddo? Abbastanza. Per fortuna un po' di calore era sviluppato dagli animali della stalla. Chi sa mai a chi appartenevano.
Il ragazzo tacque per un po', poi offrì all'uomo il suo mantello. "Per il neonato" disse.
"E tu?"
"Io non ho freddo. Ci sono abituato". Abbracciò l'uomo e si accinse a proseguire.

"Addio, ragazzo. Forse un giorno ci rivedremo. Sotto un altro cielo".
"Forse. Il destino è misterioso, e gioca con noi come i bari con i dadi, nelle taverne. Addio e buona fortuna".
"Addio" disse l'uomo. Il ragazzo si era già un po' allontanato, sulla strada di Gerusalemme, quando la voce dell'uomo lo raggiunse di nuovo: "Qual è il tuo nome?" chiese.
"Barabba" rispose il ragazzo. Ma dubitò che l'altro, per la distanza, fosse riuscito a sentire.



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6 commenti:

  1. Barabba diventò poi un rivoltoso mentre Gesù era il rivoluzionario delle coscienze.
    Ciao Lucia.

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    1. Grazie Gus. Ti è piaciuto il racconto? Buonanotte.

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  2. Risposte
    1. Hai letto Barabba di Par Lagerkvist? Interessante. Ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1951. Auguri

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  3. Molto bello questo racconto Lucia!
    Un abbraccione!♥
    Dani

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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