venerdì 19 ottobre 2012

vissuto (Hetty Hillesum)


 
 
 
Diario: 3 luglio 1942, venerdì sera: Sono sempre seduta alla medesima scrivania, ma a questo punto dovrei proseguire su un tono diverso. Dobbiamo trovare posto per una nuova certezza: vogliono la nostra fine e il nostro annientamento, non possiamo più farci nessuna illusione al riguardo, dobbiamo accettare la realtà per continuare a vivere. Oggi, per la prima volta, sono stata presa da un gran scoraggiamento, mi toccherà fare i conti anche con questo, d'ora in poi. Perchè questo stato d'animo proprio ora? Perchè ho una vescica al piede a forza di camminare per la città così calda - perchè tanti hanno i piedi distrutti da quando gli è stato proibito di prendere il tram o di usare la bicicletta? Per il pallido visetto di Renate che deve andare a scuola a piedi con le sue gambette corte, un'ora all'andata e un'ora al ritorno, con il caldo? Perchè Liesl fa la coda e non riesce, ugualmente a procurarsi le verdure? Per tante e tante ragioni, piccole in sè, ma tutte parti della gran campagna che è in atto per sterminarci?
Bene, io accetto questa nuova certtezza: vogliono il nostro totale annientamento. Non darò più fastidio con le mie paure e non sarò amareggiata se gli altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei.
La vita e la morte, il dolore e la goia, le vesciche ai piedi estenuati dal camminare! A volte devo chinare il capo sotto il gran peso che ho sulla nuca, e allora sento il bisogno di congiungere le mani, quasi in un gesto automatico e così potrei rimanere seduta per ore. Sento nella mia anima che la vita è bellissima, degna di essere vissuta e ricca di significato. Malgrado tutto. E so che dentro di me c'è qualcosa che non mi abbandonerà mai più.
 
 


6 commenti:

Daniela Fassio ha detto...

Quando sì ha una così grande certezza ,nulla può spaventare!
grazie Lucia bellissimi gli stralci di vita di questa donna.☼

Anonimo ha detto...

Non sentirsi mai soli.
Sentivo ieri che per gli islamici, quando si convertono al cristianesimo, quello che sentono è la vicinanza di Dio, di un Dio che è vicino, è fatto prossimo.
ciao

Unknown ha detto...

Amo tutto ciò che scrive...vorrei che tutti potessero leggere come il suo dolore per i torti che ha subito per il semplice fatto di essere ebrea, si sono tramutati in amore per Dio. Grazie Dani Buon fine settimana!

Unknown ha detto...

Sentirsi soli non è solamente triste ma è dispiacere a Dio che ci accompagna in ogni passo e in ogni strada che prendiamo! Grazie Ricc. Serena domenica nel Signore!

Fioredicollina ha detto...

toccante brano....ho notato con piacere che mi hai aggiunta al tuo blogroll e ti ho aggiunta pure io come Lucia N.
Grazie! a presto ciao e carezzina al tuo Golia!!! (Ron è geloso di tutti sti gatti....);-))

Unknown ha detto...

Rispondo velocemente mentre il telegiornale finisce e poi vado vicina al mio Paolo che se ne sta soletto in tinello...aspettandomi! Serena domenica!