giovedì 27 gennaio 2022

SPERANZA


 



I violini della speranza sono la risposta al tentativo di annientare un popolo e la sua cultura distruggendo la liberta’ umana. La musica del violino durante l’olocausto era sinonimo di speranza ed era l’unico modo di convincersi che tempi migliori sarebbero presto arrivati.



Il 27 gennaio 1945  le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrano nel campo di concentramento di Auschwitz: è il giorno in cui per la prima volta viene rivelata al mondo la verità dell’orrore nazista, la giornata della memoria, scelta come ricorrenza internazionale per ricordare le vittime della Shoah.

Ci sono tanti modi di ricordare, noi di Non Sprecare vogliamo segnalarvi questo: il concerto “I Violini della speranza”. L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane insieme all’Università Ebraica di Gerusalemme e all’Associazione BrainCircleItalia, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri,ha  organizzato un evento di grande portata simbolica per ricordare la Shoah, le leggi razziali ma anche coloro che hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Suoneranno insieme, per la prima volta in Italia,  (in diretta su Rai 5 alle 20.00) dodici violini e un violoncello sopravvissuti alla Shoah, ciascuno con la sua storia drammatica, ritrovati e restaurati dal liutaio israeliano Amnon Weinstein. Strumento errante, il violino seguiva gli ebrei nelle loro peregrinazioni, anche quelle più estreme, di fuga e di morte.

C’è il violino che faceva parte di una delle orchestrine di Auschwitz che accompagnavano i deportati nelle camere a gas, quello che fu gettato da un treno in viaggio verso i lager, e venne raccolto e conservato da un operaio francese; ci sono i violini dei musicisti ebrei che nel ’36 lasciarono la Germania per andare a formare l’Orchestra Filarmonica della Palestina (poi di Israele) voluta fortemente da Toscanini e Huberman per salvarli dalla deportazione; i violini decorati con la Magen David (la Stella di David) che accompagnavano i suonatori ambulanti di musica klezmer; quelli che viaggiarono









3 commenti:

OLga ha detto...

Mai più questi orrori!

Gus O. ha detto...

Lucia, sei stata brava a scrivere questo post. Poche parole ma grandi pensieri.
Bacio.

°°valeria°° ha detto...

il papà di mio suocero parti come alpino lasciando la moglie incinta. per un po' ricevette delle lettere poi più niente. Mio suocero non smise mai di cercare suo padre, fece anche un viaggio in Russia l'unico che fece nella sua vita. Quando morì l'ultima parola che disse fu papà. Mio marito continuò a cercarlo, fino a quando arrivò la sua piastrina. Era stato gettato in una fossa comune e sepolto vivo di terra, li trovarono la sua medaglia di riconoscimento. E sono sicura che la guerra questi orrori continua a farli