domenica 18 marzo 2018

Amicizia: San Francesco


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Contrariamente a quanto ho letto o saputo da sempre, la vera amica di san Francesco d'Assisi non è Chiara.

La persona che lui manda a chiamare quando sente vicino "il fine della vita mia", l'amica che spesso l'ha accolto in casa sua, quella dei "piatti speciali", per la quale viene anche sospesa la clausura, è Jacopa dei Settesoli, una nobile romana, vedova di Graziano Frangipani.

A lei è indirizzata l'ultima lettera dell'uomo Francesco, per lei è l'ultimo scritto del santo.

Santità e umanità camminano tenendosi per mano. I santi sono la proposta di una nuova  umanità.
Francesco sta male. Viene portato nell'infermeria di Santa Maria degli Angeli.


"Santo Francesco chiamò a sè uno dei compagni e sì gli disse: "Và dunque e reca il calamaio e la penna e la carta e iscrivi com'io ti dico". Recato che li ebbe, santo Francesco dètta la lettera in questa forma:
"A madonna Jacopa serva di Dio frate Francesco poverello di Cristo salute e compagnia dello Spirito Santo nel nostro Signore Gesù Cristo.
Sappi carissima, che Cristo benedetto per la Sua grazia m'ha rivelato il fine della vita mia, il quale sarà in brieve. E però se tu mi vuoi trovare vivo, veduta questa lettera, ti muovi e vieni a Santa Maria degli Angnoli; imperò che, se per infino a cotale dì non sarai venuta, non mi potrai trovare vivo. E arreca teco panno di cilicio nel quale si rinvolga il corpo mio, e la cera che bisogna per la sepoltura.
Priegoti ancora che tu mi arrechi di quelle cose da mangiare, delle quali tu mi solevi dare quand'io era infermo a Roma".
E mentre che questa lettera si scriveva, fu da Dio rivelato a santo Francesco che madonna Jacopa venia a lui ed era presso al luogo e recava seco tutte quelle cose ch'egli mandava chiedendo per la lettera.


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Di che, avuta questa rivelazione, disse santo Francesco al frate che scriveva la lettera, che non iscrivesse più oltre, poichè non bisognava, ma riponesse la lettera.
E madonna Jacopa se ne va diritto alla infermeria  santo Francesco: della cui venuta, santo Francesco ebbe grande allegrezza e consolazione."

Francesco muore in mezzo ai suoi fratelli, ma tra i volti cerca un volto assente.
Cerca un volto la cui tenerezza ha smosso in lui melodie che ancora risuonano, e che nessun altro ha saputo suonare, un volto che ancora con la sua sola presenza gli restituisce "grande allegrezza e consolazione".

Nel momento supremo della vita ogni uomo cerca la mano e gli occhi delle persone che gli hanno dato più vita. Sono l'estremo viatico per varcare l'ultima soglia.

Francesco sa di morire e vuole che sorella morte lo colga ben vivo; convoca allora, insieme ai fratelli, anche l'amica attorno al suo letto.

Convoca l'amicizia, sorgente di vita, convoca le cose e le persone che gli hanno dato più gioia e senso. In questo elenco, fattosi breve, umanissimo e dolce, Iacopa.

La morte è il momento della piena maturità, quando tutto è compiuto, completato, quando il sole è al colmo.
E l'amicizia è segno che abbiamo raggiunto la pienezza della vita.

E a Santa Maria degli Angeli, frate Iacopa, la discepola e la sorella, diventa semplicemente e supremamente, l'amica.
Tenendoci per mano, con le corrispondenze del cuore, che segnano itinerari che non si smarriscono - il cuore degli amici è la bussola - noi passiamo da un sole all'altro sole, attraverso la breve ombra della morte.
Attraversiamo senza smarrirci il labirinto e il mistero, varchiamo l'ultima soglia, avendo, come filo d'Arianna, quel supplemento di vita che è l'amicizia.

L'amore è ciò che rimane quando non resta più nulla.
Abbiamo tutti una memoria al fondo di noi stessi, quando sale dal fondo della notte, come un canto lontano, l'assicurazione che al di là di tutto, al di là persino della gioia e della pena, della nascita e della morte, esiste, si fa vivo, quell'amore che ha fondato il nostro essere.

E l'amicizia è la memoria di quella nascita, è la strada che ci ricorda lo sguardo che ci ha sorpreso.
L'amicizia possiamo considerarla anch'essa un sacramento, quello a cui attingiamo in ogni momento fino all'ultimo istante. Se siamo stati così fortunati di averla incontrata!

Perchè l'amicizia custodisce con cura piccoli segreti, piccole consuetudini delicate e sorridenti, che più che rivelare una debolezza, sono la memoria di giorni condivisi, sono la memoria di quando la vita celebrava i riti dell'amicizia.
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Ho perso il tempo della spiegazione di Francesco e dell'amicizia con Iacopa. Lo farò domani. Ora gli occhi chiedono riposo.

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