sabato 20 gennaio 2018

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Per ospitare le «stanze segrete» di Vittorio Sgarbi, Novara ha scelto una delle sue location più prestigiose, il castello visconteo-sforzesco.


Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi, dal 21 settembre scorso, fino al prossimo 23 gennaio al Castello Sforzesco di Novara. 

Dal Rinascimento al Neoclassico, questo il sottotitolo della mostra, che seleziona 120 opere dalla vasta Collezione Cavallini-Sgarbi di proprietà del noto critico d’arte Vittorio e di sua madre Rina Cavallini. 
Un’antologica, che Sgarbi, dopo i Tesori Nascosti torna a divulgare arte, in Italia. Niccolò dell’Arca, Lorenzo Lotto, Guercino, Guido Cagnacci, Artemisia Gentileschi, Francesco Hayez e Gaetano Previati sono soltanto alcuni degli artisti che animano queste ideali stanze segrete.
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Una collezione che racconta di una grande passione,per la bellezza, di Vittorio Sgarbi e di sua madre, accumulando opere, prendendo parte alle più prestigiose aste di tutto il mondo.

Non c’è una logica in questa collezione, che mette insieme indistintamente dipinti e 


Per la realizzazione di questa importante rassegna, alcune opere sono state sottratte ad alcuni musei statunitensi e orgogliosamente riportate in Italia, come il Ritratto di Francesco Righetti di Guercino dal Kimbell Art Museum di Forth Worth.

Un accenno al Castello che fino agli anni ’70 ha avuto la funzione di carcere.




Non esistono dati certi sulla presenza del castello a Novara in epoca tardo antica o alto medievale, non consentono quindi di fare luce a proposito delle parole oscure e di difficile interpretazione di Ennodio relative a un castrum del vescovo Onorato; né l'ipotizzata identificazione del luogo dove sorge l'attuale castello con la corte incastellata de Veratelino, citata in un diploma di Ottone I del 969, e mai univocamente identificata.
Di questo castello Visconteo oggi rimane in piedi solo la cosiddetta Rocchetta, all'angolo nord-ovest. 
Ancora si intravedono le merlatureviscontee ormai murate e i resti del portone, in passato protetto da un torrione quadrato chiamato forse "La Torre del Monicione".


Il castello divenne carcere solo nel periodo napoleonico. La decisione di spostare le carceri dal Palazzo del Pretorio al castello comportò l'esigenza di snaturare le strutture medievali esistenti: furono ritagliate alcune finestre, altre se ne chiusero, si eliminarono le merlature, si trasformò la corte in un cortile per l'ora d'aria dei prigionieri e si approntarono torricelle di vedetta carceraria nei quattro angoli bastionati.

L'edificio ospitò il carcere per 170 anni ininterrottamente, il che comportò un danneggiamento rapido della struttura. Nuovi interventi vennero fatti a metà dell'Ottocento, quando si abbatté buona parte della cinta di bastioni e si realizzarono sui tre lati gli eleganti giardini pubblici chiamati Allea.

Il castello rischiò di essere abbattuto nell'Ottocento, perché considerato spoglio di ogni pregio artistico. Voci autorevoli si opposero, ispirati dal grandioso restauro che stava avvenendo proprio in quei giorni al Castello Sforzesco di Milano. Fu allora che si riconobbe il valore storico e culturale del vecchio edificio e si avanzarono le prime proposte di recupero e/o di restauro.

Nessuno di questi progetti vide vita ed il castello rimase per decenni sede delle Regie Carceri Mandamentali. Con la visita ufficiale di Mussolini a Novara, nel 1939, si ricostruì per intero la cortina muraria dell'angolo nordest.

Solo nel 1973 il castello perse la destinazione carceraria, con il trasferimento delle prigioni alla Bicocca; da proprietà del Demanio dello Stato passò sotto l'Amministrazione Municipale di Novara e rimase vuoto ed abbandonato per alcuni anni, finché, negli anni Ottanta, si abbatterono edifici e strutture ottocentesche e novecentesche di nulla qualità architettonica, sgombrando il cortile e prevedendo il recupero della sede. Per oltre un decennio il castello venne lasciato al Corpo Forestale dello Stato che vi impiantò i propri vivai.

Dopo quasi dieci anni di restauro, nel gennaio 2016 il castello è stato riaperto al pubblico


Oggi quelle stesse stanze, si fanno custodi d'arte rendendo più suggestiva la visita stessa : «Da settembre a gennaio i visitatori avranno la possibilità di vivere una esperienza unica di bellezza e meraviglia, un primo tassello importante perché Novara possa diventare un punto di riferimento e di attrazione culturale anche fuori dai propri confini».

Opere che non seguono nemmeno una linea di appartenenza, bensì una geografia del cuore. Molto belle le parole con cui Vittorio ricorda sua madre Rina, definita il suo “miglior uomo”, la persona più fidata non solo negli affetti ma anche nei suoi interessi: «Si fece prolungamento del mio pensiero e della mia vita. Io indicavo il nome di un artista, il luogo, la casa d’aste. E lei puntuale prendeva la mira e colpiva».

Questa collezione ha saputo mettere insieme nel tempo, tra i tanti, artisti italiani di scuole diverse: dalla lombarda alla marchigiana, dalla veneta all’emiliana, passando per la romagnola, la toscana, la romana, con il solo intento di raccontare importanti pagine di storia dell’arte del nostro paese, e di quelle regioni che, come un colorato puzzle, ne compongono l’immagine e la grandezza agli occhi del mondo.



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Oggi particolari di una stanza di Lucia(OH, OH)