Ieri

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Ho incontrato la nebbia questa mattina. Era la nostra prima cara nebbia novarese, non era  quella  dei mattoni che cadono dalle case, dai tetti che si sbriciolano. 

Non era la nebbia delle facciate delle chiese che il "mostro" non lascia continuare a vivere sulla loro terra e che si  scrollano la polvere di anni di storia.

«Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?» E' un pensiero di C. Pavese, che io correggo con le parole "perchè speriamo?"


Perché? Perché dopo avere perso quello che credevamo fosse nostro per sempre, ci troviamo con questa insidiosa domanda tra le labbra? 


È proprio nel momento della disperazione e della sofferenza che l’uomo si rende consapevole della vera natura che lo costituisce e che gli rivela il mistero del suo essere. 

Quel «misterio eterno dell’esser nostro», di cui parla il poeta Giacomo Leopardi. Che cos’è ciò che speriamo e che solo Lui è in grado di renderci e cioè la luce degli occhi che ora guardano increduli.

E Lui cammina nelle vecchie strade ora rese macerie che erano un'antica  bellezza della nostra Italia.

E Lui è nella cima delle montagne che si stanno sgretolando.

E' Lui nelle pietre che corrono lungo il pendio e che si fermano solo per coprire prati e fiori facendoli sparire.

E' Lui nel rombo sordo che anticipa l'arrivo del "mostro" e nella nostra paura dell'ignoto momento futuro.

E' Lui che vive in mezzo allo sgomento di questi giorni in cui abbiamo perso la bellezza di paesaggi di fiaba.

E' Lui. E' Colui che ci consola, che ci conforta e che raccoglie le briciole di speranza in cui ancora crediamo.

“Io formo la luce e creo le tenebre, / faccio il bene e provoco la sciagura; / io, il Signore, compio tutto questo” (Is 45, 7)


Il cap. 2 della Genesi presenta un mondo felice, una perfetta armonia tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e la donna, tra l’umanità e il cosmo. Nel cap. 3 ecco che il mondo è contaminato dal peccato e dalla morte, dalla prepotenza e dalla passione, dai dolori del parto e dalla fatica del lavoro, provocati dall’uomo che ha fatto un cattivo uso del divino dono della libertà ricevuto dal suo Creatore, ma ci viene insegnato che non era quello il mondo voluto da Dio.

All’origine di ogni cataclisma che viviamo e che altera il disegno benefico del Creatore c’è il peccato dell’uomo, dalle cui innumerevoli radici è sgorgato il dolore, ma il Male non è un tragico destino cui l’umanità debba rassegnarsi. La sofferenza diventa un’esperienza vivificante, una sorta di “pedagogia divina” perché Dio dal Male può far derivare anche il Bene: è quello che dice Giuseppe ai suoi fratelli: “Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera” (Gn 50, 20)


E io Ti amo, mio Dio. E Ti prego abbracciaci.

Risultati immagini per terremoto: suore e frati in ginocchio immagini
 .



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5 commenti:

  1. La basilica di San Benedetto a Norcia.
    Bene. La prima foto la presenta nel suo splendore, l'ultima la ripropone squarciata dal terremoto. Mi fa pensare al brano del Vangelo.
    " «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
    Gesù parlava della sua Morte e Risurrezione.
    Nel tuo post vedo soprattutto la morte e non la ricostruzione.
    Ciao Lucia.

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    Risposte
    1. la ricostruzione è nelle nostre speranze. è nel mio cuore. è nell'attesa.
      Ho un cugino (con famiglia) che abita in un paesino bellissimo (prima)
      in prov. di Macerata a due passi da Tolentino. Ho fatto fatica a donargli un po' di serenità. Ed è una persona molto credente.
      Buonaserata Gus. Bacio.

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    2. Mio caro amico penso che tu non abbia letto bene il post. C'è ricostruzione, eccome se c'è!.La "ricostruzione" delle nostre, soprattutto loro vite, è nella luce degli occhi che ora guardano increduli.

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  2. Cara Lucia, le due foto, ci fanno capire, lo nostra fragilità che la natura può fare.
    Ciao e buona serata con un abbraccio e un sorriso:) sorridere ci può aiutare.
    Tomaso

    RispondiElimina

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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