IL SORRISO di P. NERUDA

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batcard1[1]


Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma non togliermi
il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi, a volte,
d'aver visto la terra che non cambia,
ma, entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perchè il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al cuore, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare

la sua cascata di spuma, e in primavera, amore
voglio che il tuo riso come
il fiore che attendevo, il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte, del giorno, della luna,
riditela delle strade, contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perchè io ne morirei.

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