Vaghi laghi d'infanzia

venerdì 2 giugno 2017

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Mi sono rimasti vari laghi d'infanzia, in fondo al cuore: azzurri momenti di stupita meraviglia che nelle pagine sfogliate della vita non sono riuscita a dimenticare.
Il primo lago è l'attesa del portalettere: la postina, insomma!

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L'ora del suo arrivo non è sempre la stessa. Posso attendere.
 In un giorno lontano invece, in un'altra città, quando il suo arrivo era preceduto dal grido del venditore del ghiaccio, lui  appariva con la bicicletta e un borsone enorme carico delle nostre attese,
quasi spaccava il secondo.
Oggi indossa una palandrana gialla irridescente armata di motorino sempre giallo, e pur fermandosi ad ogni porta della via, procede veloce infilando le missive nelle cassette apposite. 
Oggi non ci si scrive più come un tempo, oggi si inviano anonimi MS o MMSM.
Io le lettere o cartoline, le spedisco ancora.


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Auguri, piccole frasi, notizie sulla salute e anche di più:  per Natale, per Pasqua o dal luogo di soggiorno estivo, arrivano nelle case di chi mi è famigliare o molto amico.

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Spedisco e aspetto: non so neanche io cosa, so che una busta, indirizzata a me, è un piccolo mistero, una promessa.
Le fatture o quelle odiose buste bianche con la finestrella trasparente...a quelle arrivano a mio marito!

Che cosa aspetto non lo so. A volte il desiderio ha un volto, una grafia precisa; a volte faccio il conto delle risposte a cui sono creditrice.....spesso attendo la posta più inattesa; mi diverto a pensare  a lettere favolose che nessuno si sogna di scrivere e che nessuno mai riceverà: una specie di riserva di sogni e di sorprese che la postina potrebbe portare ma che non porta.
Mi accorgo di attendere molte cose e molte lettere. Ma soprattutto una. Che non arriverà mai. 
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LETTERA SIGILLATA

Tra la lettera e la mano
un palmo d’intarsio.

Mi tenta l’aprirla come –
dentro la siccità –
al capriolo tenta
il fosso della piana.

Là – refrigerio di – vita –
qua – una parola di – sole.

Ma più infocato l’insicuro celarsi:
cattura e morte – insulto e dolore.
Ahimè, come si genuflette alla notte
l’anima mia – e a lei – sigillata.