Una domanda risolta.

mercoledì 31 maggio 2017

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"E' felice?

Seduta sul muretto che delimita il piazzale della Parrocchia, aspettavo che i miei figli, ancora piccoli, scendessero dalla giostra che ogni anno, per la Festa Parrocchiale, arrivava.

Non conoscevo bene quella persona, sapevo però che poteva pormi quella domanda.
Lo guardai perplessa: cosa rispondere?
Non avevo pensieri.
Vuoto assoluto. "Sono felice"?

"Sì"
"bene, sono contento.  Sono i suoi bambini quelli che arrivano?"
"Sì"
"Tutti?"
"Sì" E gli regalai i loro nomi."

Li presi per mano, salutai e ci dirigemmo alla macchina.

Tornai a casa e mentre i "magnifici tre" facevano il bagno, preparai la cena.

Mio marito era in viaggio: Francia?, Olanda?, Belgio? e su, su, Scandinavia? o Norvegia.?... non ricordo. 
Era in viaggio, come tutte le settimane, sarebbe tornato il venerdì sera.

Un po' di chiasso. Qualcuno diceva qualcosa a quell'altra...
Tutto normale. Un giorno, una sera,una cena qualunque.

Solo una domanda nell'aria che continuava, quasi fosse la giostra dei bimbi, a ronzare nei pensieri.


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Ora i bimbi dormivano sereni. 
Seduta su uno dei lettini lasciavo scorrere le ore, attenta ai loro respiri, mentre la notte girava sulla testa. 
Inutile leggere. Scorrevo con gli occhi il bianco e il nero, inutile. 
Chiusi il libro.
Mi sdraiai vicino a mio figlio più piccolo e la giostra si fermò.

Ancora adesso nelle notti sdraiate sul letto, sento il peso di quei pensieri nel respiro.

Ero felice?. Avevo una bella casa, tre bimbi, un marito. Una discreta agiatezza......cosa mi mancava?

La mia famiglia che avevo lasciato a Milano?, quella di Novara... che...non si era ancora formata completamente?...era perchè..non avevo amici o amiche con cui parlare?...malgrado le promesse? 
Ma che importa? Sto bene, proprio bene, così.
E allora perchè questo tarlo che rosica il mio cuore?

Avrei avuto bisogno di un abbraccio che mi rassicurasse... tranquilla...hai anche la macchinina!!! Ma cosa vuoi di più?

No, no per carità...è vero non mi manca nulla per essere felice!

A parte quella "carta bollata" che dovevo riempire ogni volta che desideravo essere abbracciata.,..ripetevo a me stessa , dormi Lucia, perchè sei felice e hai una bella famiglia!

Dopo qualche giorno la suora che una delle mie bimbe amava, mi disse:
"Guardi signora che io ho un uccellino che mi racconta tutto!"
Io risi divertita conoscendo la linguetta di quell'uccellino.....

"Mi racconta che va a Messa con i suoi fratelli e con il suo babbo, perchè la mamma resta a casa...!"
Legga questo. E cerchi le risposte alle domande, le troverà nella Bibbia, l'avete?

"Sì, sì, grazie."

Nel foglio ho letto: "Riflettete : pensando a quello che il Signore ha voluto far accadere nella vostra vita e vi ponete questa domanda: «Se la felicità non esiste, cos'è dunque la vita?». Perché l'alternativa è proprio il niente, è il nulla. "
Nel nulla
Possono dare qualche soddisfazione provvisoria la donna (o l'uomo) o i soldi o il potere, secondo una gradazione che Cristo già accusava allora, quando ha detto che non si può se non scegliere tra Dio e Mammona."

Come dice san Gregorio Nazianzeno: «Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita». 
Risultati immagini per immagini : il libro della Bibbia
E la mia felicità? l'avrei trovata lì?.

 Ho usato del tempo per capire, per maturare, per sentire come sento adesso le tante cose che il mio cuore, la mia vita, non aveva: soprattutto la felicità.

Come diceva Pavese: 
«Ti ride negli occhi/ la stranezza di un cielo che non è il tuo»”. 
Ti ride negli occhi: sei fatto del cielo, per il cielo, da un Altro;e questo ti ride, 
perché il cuore è sete di felicità e di bellezza."

Ogni nuova mattina, ringrazio il Cielo per questo giorno di vita nuovo, perché questa è la chiave di volta di qualsiasi ascesi, di qualsiasi strada spirituale, di qualsiasi scoperta umana, la gioia  di guardare Cristo, di amare Cristo, di ospitare Cristo.



Pellizza da Volpedo
Il cuore dell’uomo -l’io umano- è esigenza di felicità: la prima parola che il cristianesimo dice è questa. Se non si parte da questo, poi non si può capire più niente del resto. In quella prima liceo, in quel timbro di voce avevo percepito il brivido di qualche cosa che mancava, non al canto bellissimo della romanza di Donizetti, ma alla mia vita: c’era qualcosa che mancava e non avrebbe trovato appoggio, compiutezza, risposta, soddisfazione, da nessuna parte. Eppure il cuore esige una risposta, non vive che per essa.
La dignità dell’uomo è indicata dalla parola “felicità”. “Spirto gentil, ne’ sogni miei, brillasti un dì, ma ti perdei. Fuggi dal cor mentita speme, larve d’amor fuggite insieme.” C’è qualcosa di più intenso da sperimentare che il dire seriamente la parola “felicità”?(Luigi Giussani)
Un pomeriggio di sole, una passeggiata tranquilla, il viso di quella persona e è nato un piccolo puzzle che ho ricomposto: un pò della mia vita.



Non sapeva che cosa l'aspettasse, quale vento avrebbe spinto quelle vele fino a lei, 
su quale riva l'avrebbe portata,
né sapeva se sarebbe stata
una scialuppa o un vascello a tre ponti, 
carico di angosce o pieno di felicità fino ai bordi.

Gustave Flaubert


Memoria di Santa Giovanna d'Arco.- 30/5

1429. L’ncoronazione di Carlo VII a Reims
In questo affresco di Jules Lenepveu conservato al Panthéon di Parigi, 
alle spalle del re è raffigurata Giovanna d’Arco
1429. L’ncoronazione di Carlo VII a Reims In questo affresco di Jules Lenepveu conservato al Panthéon di Parigi, alle spalle del re è raffigurata Giovanna d’Arco



Non soltanto lei piangeva, piangeva.
Piangeva per oggi e per domani,
E per tutto il suo avvenire.
Per tutta la sua vita a venire.
Ma piangeva, piangeva anche.
Piangeva per il suo passato.
Per i giorni che era stata felice nel suo passato.
L’ingenua.
Per cancellare i giorni in cui era stata felice nel suo passato.
Per cancellare i suoi giorni di felicità.
I suoi antichi giorni di felicità.
Perché quei giorni l’avevano ingannata.
Quei giorni ingannatori.
Quei giorni l’avevano tradita.
Quei giorni antichi.
Quei giorni in cui avrebbe dovuto piangere, in anticipo.
Bisognerebbe sempre piangere provvisoriamente.
In anticipo per i giorni a venire.
Le sofferenze a venire.
La sofferenza che veglia.
Avrebbe dovuto prendere le sue precauzioni.
Bisognerebbe sempre prendere le proprie precauzioni.

Se avesse saputo.

Se avesse saputo avrebbe pianto sempre.
Pianto tutta la sua vita.
Pianto in anticipo.
Avrebbe diffidato.
Avrebbe preso le sue precauzioni.
Così non sarebbe stata ingannata.
Non sarebbe stata tradita.

S’era tradita da sé non piangendo.
S’era derubata da sé.
S’era ingannata da sé.
Non piangendo.
Accettando quei giorni di felicità.
S’era tradita da sé.
Era entrata nel gioco.
Quando si pensa che c’erano stati giorni in cui aveva riso.
L’ingenua.
Tutto andava così bene a quel tempo.
Lei piangeva, piangeva per cancellare quei giorni.
Lei piangeva, piangeva, cancellava quei giorni.
Quei giorni che aveva rubati.
Che le avevano rubato.( Peguy)



«Da quando il caro Péguy se n’è andato vorremmo che Giovanna d’Arco appartenesse soltanto ai bambini». Così scrisse Bernanos. E aveva colto nel segno, quando suggeriva che solo lo sguardo dei bambini, come quello che aveva Charles Péguy, poteva comprendere la vicenda della Pulzella d’Orléans. 

Alla missione che Dio le indica, Giovanna non aggiunse nulla di suo. «Mi rimetto a Dio, il Re del cielo e della terra», dichiarò a Giovanni di Chatillon che la torturava.
Péguy non ha mai smesso di guardare stupito questo mistero.



Coscienti, come Giovanna d’Arco di Péguy, che solo per grazia riaccade nella storia degli uomini un nuovo inizio di vita cristiana.


Forse ci vorrebbe altro, mio Dio, tu sai tutto. Sai quello che ci manca. Ci vorrebbe forse qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto prima. Qualcosa che non fosse ancora mai stato fatto. Ma chi oserebbe dire, mio Dio, che ci possa essere ancora del nuovo dopo quattordici secoli di cristianità, dopo tante sante e tanti santi, dopo tutti i tuoi martiri, dopo la passione e morte di Tuo figlio. Insomma quello che ci vorrebbe, mio Dio, ci vorrebbe che Tu mandassi una santa… che riuscisse.

Giovanna conduce le truppe francesi alla battaglia di Orléans, miniatura tratta 
da La Vie des femmes célèbres (1505) 
di Antoine Dufour, Musée Dobrée, Nantes
 Giovanna conduce le truppe francesi alla battaglia di Orléans, miniatura tratta da La Vie des femmes célèbres (1505) di Antoine Dufour, Musée Dobrée, Nantes


«E quel gran generale che adunava intorno a sé città 
Come si bacchian noci con una gran pertica 
Non era altro in mezzo al rumore e alle guerre civili 
Che un’umile fanciulla immersa nel suo amore per Dio». 
Se è vero che Giovanna d’Arco è santa, non è certo perché ha salvato la Francia, né tantomeno perché è salita al rogo (che la Chiesa non ha mai riconosciuto come martirio), ma semplicemente perché tutta la sua vita sembra essere in perfetta adesione a quella che lei afferma essere la volontà di Dio. Ciò che lei fa, è ciò che Dio vuole e unicamente questo: «Poiché era Dio ad ordinarlo» ha dichiarato con forza «anche se avessi avuto cento padri e cento madri, anche se fossi stata figlia di re, sarei partita».


Secoli ci separano da Giovanna d’Arco ma, come mai prima, ella sembra esserci contemporanea, perché sono la stessa Francia e la stessa Chiesa, ambedue così straziate, a risvegliare il nostro interesse per lei. Il cuore di Giovanna d’Arco si è colmato di pietà a contatto con la miseria del suo tempo: una Francia lacerata ed incerta del proprio destino. Era mossa da una pietà per il regno di Francia. E questo per umile adesione alla volontà di Dio. Si pensi alla pena con cui, mentre prendeva le armi a Vaucouleurs, ammise: «Preferirei piuttosto filare accanto alla mia povera madre, perché questo non è il mio mestiere». 

Giovanna sa che la patria non è un’astrazione o un pregiudizio, è una realtà molto concreta. Non è con le idee che si costruisce una patria, ma con la terra che si attacca alla suola delle scarpe. 

Non c’è storia più francese della sua. Non vi è una sola francese che possa considerarsi più francese di lei per quella sua vivacità spontanea, che resta tale persino durante la sua prigionia, per quel suo meraviglioso equilibrio che ne rivela le umili origini. A detta di un critico letterario «il capolavoro più commovente e più puro della lingua francese» è nato nel corso dei suoi processi, da un «prodigioso dialogo tra la santità e la viltà» (R. Brasillach, Le procès de Jeanne d’Arc, 1932). 
Di Giovanna, della sua pietà di umile contadina, della simpatia e commozione che suscitò nel popolo è stata testimone Rouen. Che non è soltanto la città del processo e di un rogo crepitante di infamia, ma è soprattutto il luogo del «processo al processo» (Régine Pernoud) e di una riabilitazione in cui riecheggia tutta l’esistenza della Pulzella. Senza quelle testimonianze di amici di infanzia, di compagni d’armi, di ex giudici, non sapremmo quasi nulla della sua storia cristallina. 

E questo processo al processo, che illumina una vita così breve, ha potuto aprirsi e svolgersi con tanta rapidità grazie alla simpatia popolare degli abitanti di Rouen che non hanno mai dubitato di colei che bruciava davanti ai loro occhi sulla piazza del Mercato Vecchio. Non conosco omaggio più commovente che sia stato reso al popolo di Rouen di quest’affresco di volti pieni di compassione inquadrati in primo piano dalla cinepresa muta di Dreyer nella sua Passione di Giovanna d’Arco.  

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"Tenete la croce in alto, cosicché io possa vederla anche attraverso le fiamme."



«E quel gran generale che adunava intorno a sé città
Come si bacchian noci con una gran pertica
Non era altro in mezzo al rumore e alle guerre civili
Che un’umile fanciulla immersa nel suo amore per Dio».
Se è vero che Giovanna d’Arco è santa, non è certo perché ha salvato la Francia, né tantomeno perché è salita al rogo (che la Chiesa non ha mai riconosciuto come martirio), ma semplicemente perché tutta la sua vita sembra essere in perfetta adesione a quella che lei afferma essere la volontà di Dio. Ciò che lei fa, è ciò che Dio vuole e unicamente questo: «Poiché era Dio ad ordinarlo» ha dichiarato con forza «anche se avessi avuto cento padri e cento madri, anche se fossi stata figlia di re, sarei partita»
.

"Qualora io non sia in grazia, voglia Dio concedermi di diventarlo, e se lo sono, che Dio mi ci mantenga; perché sarei la persona più infelice del mondo se sapessi di non essere nella grazia di Dio!"


Perchè la storia di Giovanna, la "Pulzella d'Orleans, non appare immediatamente nei miei pensieri? 1431 fu l'anno di Giovanna. E solo nel 1909 - anno della conversione di Péguy e della nascita di Brasillach - è stata beatificata e poi canonizzata nel 1920 da papa Benedetto XV e poi dichiarata patrona di Francia.
Lo so che la Chiesa è molto cauta nelle decisioni. Oggi ho conosciuto che il 30 di Maggio viene ricordata nei calendari.

In tutto questo ciò che conta è lo stupore!!!! Un giorno nuovo da vivere con questa certezza.




Il Cinema con Rossellini con Ingrid Bergman, Tullio Carminati e Giacinto Prandelli. Ita/Fr, 1954, b/n, 76′)
si è ispirato alla storia della Santa.
Giovanna d’Arco, bruciata sul rogo, viene accompagnata da un gruppo di angeli in cielo. Ivi, assalita dai dubbi perché condannata come eretica e strega, incontra San Domenico il quale le mostra alcuni episodi della sua vita al fine di donarle la consapevolezza di aver salvato la Francia e la forza di affrontare il martirio.

Serata inaugurale del Teatro alla Scala
Giovanna d’Arco
(Giuseppe Verdi, su libretto di Temistocle Solera. Regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, Direttore Riccardo Chailly)