Padre nostro - Dante Alighieri - Purgatorio

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"Vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume..."


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PURGATORIO CANTO XI

Canto si apre con la preghiera del Pater noster recitata dai superbi, che rappresenta una sorta di parafrasi e ampliamento rispetto al testo originale (in pratica ogni verso della preghiera diventa una terzina, per una ampiezza complessiva di ventiquattro versi).
Dante non intende in alcun modo correggere la preghiera di Gesù né mettersi a gareggiare col testo evangelico, quanto piuttosto invitare gli uomini ad essere umili e a non cadere nel peccato di superbia: esso è il più grave, quello che maggiormente rischia di privare l'uomo della salvezza, il che spiega anche perché il poeta vi insista per ben tre Canti (qualcosa di simile, nel Purgatorio, avverrà solo con il peccato di avarizia). Ogni parola della preghiera è infatti un invito perentorio all'umiltà: gli uomini devono lodare la potenza di Dio, invocare la sua pace alla quale non potrebbero mai arrivare con le loro forze, sacrificare a Dio i loro desideri come fanno gli angeli, chiedere a Lui il cibo quotidiano, perdonare le offese subìte. 
L'ultima parte della preghiera (il verso Ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo) non è rivolto dai penitenti a se stessi, visto che essi sono ormai immuni alla tentazione diabolica, ma ai vivi rimasti sulla Terra, per cui essi si mostrano tanto umili da rivolgere ogni pensiero al destino altrui e non al proprio, come fecero invece quand'erano in vita.

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Quelle anime recitano la preghiera camminando piegate sotto i pesanti massi, mentre procedono più o meno curve in tondo lungo la Cornice, così facendo si "purgano" dei mali che fecero nel mondo.


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«O Padre nostro, che ne’ cieli stai,
non circunscritto, ma per più amore
ch’ai primi effetti di là sù tu hai,

laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore
da ogni creatura, com’è degno
di render grazie al tuo dolce vapore.

Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,
ché noi ad essa non potem da noi,
s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.

Come del suo voler li angeli tuoi
fan sacrificio a te, cantando osanna,
così facciano li uomini de’ suoi.

Dà oggi a noi la cotidiana manna,
sanza la qual per questo aspro diserto
a retro va chi più di gir s’affanna.

E come noi lo mal ch’avem sofferto
perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
benigno, e non guardar lo nostro merto.

Nostra virtù che di legger s’adona,
non spermentar con l’antico avversaro,
ma libera da lui che sì la sprona.

Quest’ultima preghiera, segnor caro,
già non si fa per noi, ché non bisogna,
ma per color che dietro a noi restaro».


Così a sé e noi buona ramogna 
quell’ombre orando, andavan sotto ‘l pondo, 
simile a quel che tal volta si sogna, 

disparmente angosciate tutte a tondo 
e lasse su per la prima cornice, 
purgando la caligine del mondo.


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Anniversario Maria Grazia

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Ti ritrovo in tanti momenti della vita trascorsa. 
Entra nei miei sogni come spesso fai. Ch'io non
possa dimenticare il dono che sei stata per tutti noi.

Dio parla a ciascuno solamente prima ch'egli sia creato,
poi va con lei silente nella notte. (Rilke)
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25 aprile i sedicianni di Domenico

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Sedici anni. Sono tanti quando senti,
quando senti che vuoi dare al mondo
tutto te stesso.
Sei padrone del fuoco, del gelo,
del vento
La cima più alta della più alta montagna
è tua. Intoccabile da altri. (parla del Rocciamelone la montagna cara a tutti i fratelli)

Hai vissuto tutta la vita
sedici anni di storia.
Tutto è presente perchè ci sei tu;
tutto si muove perchè lo vuoi tu.
Sui monti tartagliano i mitra
e le bombe rintronano gli echi
che si perdono e rotolano
in orridi profondi di sassi.
Il mondo è sconvolto, in rovina.
Muoiono a sciami compatti
uomini e donne senza pietà.
E i bambini con i vecchi.
E tu hai sedici anni; 
sei padrone del mondo
puoi giocare alla guerra
sui monti dove l'acqua di neve
s'imbratta ogni ora col rosso
del sangue di un uomo che muore.
Tu giochi a saltare di roccia in roccia,
la cinghia dell'arma ti sega la spalla
e il terrore incosciente ti agrippa la schiena.
Ma tu giochi alla guerra,
una guerra vera più grande di te,
mentre tua madre, povera donna,
muore ogni istante a pensare per te.

Il dolore di una donna
il dramma di una madre
vale io gioco della guerra
del ragazzo che ha sedici anni? 
Sedici anni immortali.

E ora sono quaranta, qualcuno in più.
Mio figlio è grande.
Sedici anni ed è ancora bambino.

E' tornato da scuola il labbro spaccato
il sangue sul mento e il terrore nel volto.
Rosso maculato di sangue è il candore 
della maglia di lana
che a Natale, sua madre, gli ha regalato.
Cosa è stato? Perchè?

"In piazza mamma, in piazza bisogna andare
per dire a quelli di sopra che tocca cambiare."

"Tu non c'entri, tu sei ancora bambino.
Ho sedici anni, mamma
sono cresciuto, sono maturo.
Ma in piazza...
Che cosa vuol dire? La piazza è nostra
è la nostra trincea.
Il mondo deve cambiare."

"Digli tu qualcosa a tuo figlio
che è ancora un bambino.
Un fanciullo che ha sedici anni
vede il mondo come una palla da gioco".

Chi giocava alla guerra in montagna
coi nazisti assassini
e qualcuno ci giocava la vita.
Anche mio figlio ci gioca. E' crudele.
Vivo nel cuore tutta l'angoscia
che ho fatto soffrire a mio padre
e a mia madre.
Certo tornai da mia madre.
Nella piazza c'è fumo. Bottiglie incendiarie.
Forse son vivo perchè mia madre sperava e pregava
come prega una madre a una Madre.
Come prega sua madre. (Domenico Giordano)



                






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Un giorno nuovo

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"Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.“
Etty Hillesum




E' nato un giorno nuovo.
Se nel mio cuore non ci fosse il canto di Hetty, oggi la malinconia sarebbe la padrona del mio cuore. 
Una malinconia che arriva anche da un cielo grigio che promette pioggia . 
Non sento gli uccelli cantare, vedo le foglie degli alberi seguire le direzioni del vento. 
Un po' qua e po' là.
Ma non è questo che mi turba.

Nella strada la gente cammina con la testa china  guardando  dove i propri passi vanno. 
Sono scesa per guardare i loro volti da vicino.
Volti tristi come questo giorno nuovo.
Volti che portano impresso il desiderio di essere.
 In questa mia città:  nei vicoli, nei bar, nei luoghi in cui nessuno vede, c'è sempre qualcuno che cerca una speranza per continuare a vivere. 
Vado a sedermi sulla panchina del parco. 
E osservare e pensare che a tutti è necessario, quella parola buona, quel raggio di sole che ci fa  scoprire l'orizzonte anche se lontano anche se nascosto.
Ci porta a scoprire la Luce e felicemente, stringendo altre mani, conosceremo un nuovo universo.

Il Signore conosce questa speranza che scaccia la tristezza, che aiuta gli uomini a donarsi agli altri senza misura in modo che tutti possano vivere la vita: la vita.
Nel silenzio mi sussurra: prega tu per loro. 


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Padri del Deserto

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Un amico tanto caro, ogni mattina mi invia sul telefonino due audio. Uno con il Vangelo del giorno e uno con il commento.
Li ascolto facendo colazione. Sola. Paolo a quell'ora è già a fare la spesa o altre commissioni.
Ascoltando la Parola di Dio la mia solitudine diventa presenza. E presenza d'amore per due motivi: più importante è la Parola che mi fa sentire in comunione con la Chiesa e il secondo motivo è che esiste un'amicizia che diventa amore gratuito.
Qualche volta, questo mio amico caro, oltre a quanto sopra mi invia anche un audio in più; sono gli audio dei Fioretti dei Padri del Deserto. Chi sono?



I Padri del deserto



I Padri del deserto sono gli eremiti che, dalla fine del III secolo si ritirarono in luoghi isolati dell’alto e basso Egitto, a volte nel deserto (in greco, erémos) con forme di vita solitaria (anacoretismo), ma anche comune (cenobitismo). I secoli IV e V furono i periodi di massima vitalità, poi ci fu una progressiva decadenza fino al secolo VII, in cui la conquista musulmana lo interruppe.

I Padri del deserto vivevano in quasi totale povertà, in capanne o in grotte; vivevano grazie al lavoro delle proprie mani intrecciando foglie di palma per farne cesti od altri oggetti utili. A volte si facevano assumere come braccianti stagionali dagli agricoltori della valle del Nilo.

Fra i centro monastici più importanti troviamo Nitria (a sud di Alessandria) con gli eremi delle Celle e la solitudine di Scete, la Tebaide, dove Pacomio fondò nel 323 il primo cenobio.

I Padri del deserto non disponevano di regole scritte, per cui la loro vita fu libera quanto soggetta ad alcuni inevitabili squilibri.

Nei cenobi, i monaci si riunivano per la “sinassi”, ossia per la celebrazione comunitaria dell’Eucaristia o di altri uffici divini.

In periodi limitati, il monaco si ritirava in assoluta solitudine e in completo eremitismo. Si alternavano sovente diversi tipi di vita sebbene quella comunitaria prese il sopravvento.

Breve profilo spirituale

Il monachesimo degli inizi e quindi quello dei Padri del deserto ha un formidabile legame con la Sacra Scrittura. Questo appare evidente in alcune scelte precise, che richiamano il percorso compiuto dal popolo di Dio, soprattutto nell'Antico Testamento:


1) il deserto, come luogo della prova, della tentazione, dell’abbandono in Dio, della lotta contro i demoni, della precarietà e transitorietà di ogni cosa (vedi più avanti);

2) il richiamo ad Abramo e al suo abbandono della patria;

3) i luoghi santi come il Sinai e il Carmelo;

4) la verginità come risposta all’invito di Cristo a seguirlo in una vita sempre più perfetta (che ha più legame col Nuovo Testamento).

Il percorso spirituale compiuto dal monachesimo è stato in primo luogo quello di rettificare le posizioni dell’inizio che portarono ad alcune degenerazioni: scarso senso ecclesiale, disordini morali, errori teologici, forme di fanatismo. Il cammino spirituale era visto come un passaggio dalla tristezza alla gioia. Sulla base delle prime esperienze compiute dai Padri del deserto venne formandosi un patrimonio comune di dottrina e di idealità. Possiamo individuare alcune tappe dell’ideale ascetico, secondo i seguenti temi:


1) pénthos: il tema della compunzione;

2) apótaxis: la rinuncia;

3) anachóresis: l’allontanamento nella solitudine;

4) áskesis: l’ascesi;

5) agôn: il combattimento spirituale;

6) apátheia: il dominio di sé;

7) diákrisis: il discernimento degli spiriti;

8) parrhesía: il riacquisto dello spirito colloquiale con Dio;

9) theopoíesis: la deificazione.

I temi spirituali non consentono tuttavia di derivare una teologia dei Padri del deserto. Secondo M. Vannini, nel testo citato, l'esperienza specifica dei Padri presuppone un certo pelagianesimo,
(pelagianesimo. Il complesso delle dottrine e il movimento ereticale che fanno capo al monaco Pelagio (ca. 354 - ca. 427). La dottrina di Pelagio è improntata a un moralismo ascetico-stoico: l'uomo può con le sue forze osservare i comandamenti di Dio e salvarsi; la grazia gli è data solo per facilitare l'azione. Il significato di questa parola è molto particolareggiato su Google)) 
almeno in quanto pone l'accento sulla necessità dell'impegno personale, e anche sulle autonome capacità dell'uomo e sul suo sforzo, per conseguire la salvezza. «Sta qui la durezza ascetica dei monaci egiziani, sempre alle prese con l'insuperabile distanza che separa l'uomo da Dio: una distanza che nessuna pratica ascetica, per quanto rigorosa fino all'impossibile, può riuscire a colmare. Senza volere minimamente pretendere di formulare un giudizio, è chiaro che si giustificano le polemiche di Agostino (e poi di Lutero) contro il pelagianesimo di tipo monastico se solo si guarda a quella sorta di bilancio del dare e dell'avere nei confronti di Dio che, a volte, appare negli apoftegmi dei Padri. Nei suoi aspetti migliori, però, il rigoroso ascetismo monastico è funzionale soltanto alla distruzione dell'uomo carnale, dell'uomo vecchio, dell'uomo esteriore e alla nascita dell'uomo spirituale, dell'uomo nuovo, dell'uomo interiore. In questo caso l'ascetismo non comporta nessuna pretesa di merito, nessun giudizio sugli altri che asceti non sono, ma sostiene il netto primato della carità, che è il vero segno di perfezione, e che è poi quel che distingue la virtù dei pagani dalla grazia dei cristiani. L'ascetismo realizza la distruzione totale dell'elemento psicologico determinato e fa emergere il vero io, l'universale dell'uomo, che perde il suo egoismo, la sua volontà, e diventa tutt'uno con la volontà divina, unito a Dio nello spirito»
Penso siano importanti alcuni momenti che possiamo inserire nella nostra vita per iniziare un cammino nella Fede in Cristo.

CURA DELLE ANIME
«In un cenobio, un fratello fu falsamente accusato di impurità: e si recò dal padre Antonio. Vennero allora i fratelli dal cenobio, per curarlo e portarlo via. Si misero ad accusarlo: «Tu hai fatto questo». Ed egli a difendersi: «Non ho fatto nulla del genere». Accadde per fortuna che si trovasse colà il padre Pafnuzio Kefala; egli disse questa parabola: «Sulla riva del fiume vidi un uomo immerso nella melma fino al ginocchio; e vennero alcuni per dargli una mano, ma lo fecero affondare fino al collo». E il padre Antonio, riferendosi al padre Pafnuzio, dice loro: «Ecco un vero uomo, capace di curare e di salvare le anime». Presi da compunzione per la parola degli anziani, essi si inchinarono davanti al fratello; poi, esortati i padri, lo riportarono al cenobio.» 
Nella cura delle anime occorre molto tatto e cautela, attenzione e tenerezza. Spesso il tentativo di redimere una persona ha l’esito di affossarla sempre di più, a volte anche senza che sia presente il motivo scatenante (ossia senza il peccato, ma soltanto l’accusa, che si tende a reiterare). Questo atteggiamento di cura e attenzione verso i peccatori o i più deboli appare del tutto smarrito ai tempi moderni e nella direzione spirituale di molti, che prediligono circondarsi più di "giusti"  che non di "peccatori", più bisognosi, stravolgendo in tal modo il messaggio di salvezza portato da Cristo. 

LA FATICA DI AVVICINARSI A DIO

«La madre Sincletica disse: "Per coloro che si avvicinano a Dio all'inizio vi è lotta e grande fatica, ma poi gioia indicibile. Come quelli che vogliono accendere il fuoco: prima sono disturbati dal fumo e lacrimano, quindi raggiungono ciò che cercano. Perché, dice, il nostro Dio è fuoco che consuma (Eb 12,29). Così anche noi dobbiamo accendere il fuoco divino con lacrime e stenti".»

La lotta contraddistingue ogni percorso spirituale, soprattutto agli inizi: "sforzatevi di entrare per la porta stretta" (cfr. Lc 13,24 o Mt 7,13) è l'invito che Gesù stesso rivolge per percorrere la strada che porta alla salvezza. E se è vero, come affermato all'inizio di questa pagina, che il termine "fatica" è quello che meglio definisce il monaco, non è tuttavia un'esclusiva del monaco, ma di ogni persona che prende sul serio la propria vita e vuole arrivare a "bruciare" insieme con Dio.

RICOMINCIARE SEMPRE
«Un giorno i demoni assalirono Arsenio nella sua cella per tormentarlo; giunsero frattanto coloro che lo servivano e, stando fuori dalla cella, lo udirono gridare a Dio: "O Dio, non mi abbandonare; non ho fatto niente di buono ai tuoi occhi, ma nella tua bontà concedimi di cominciare".»
Ogni momento è buono per dire la prima volta (o ridire, se fosse necessario) il nostro “sì”, riaffermare il nostro impegno a cominciare l’opera di Dio o ricominciare nuovamente, secondo l’aiuto della sua misericordia. 
Sempre ricominciare, sempre cominciare di nuovo a fare qualcosa di buono nella nostra vita. Mai arrendersi alle forze del male, ai tormenti dell’anima, alle difficoltà e alle inquietudini, ma sempre affidarsi a Dio, implorandolo, nella sua misericordia, di poter cominciare di nuovo una storia con Lui. E Lui non ci abbandonerà certamente.

PARLARE COL CUORE

«Il Padre Poemen disse: "Insegna alla tua bocca a dire ciò che il tuo cuore racchiude".»
La ricerca spirituale deve stabilire delle tappe certe. Fra queste c'è la meravigliosa sintonia fra le profondità del cuore e quanto affermiamo con la bocca. 
La parola non è mai vuota, questo ci insegnano i Padri del deserto, e dunque lasciamo che sia il cuore a parlare sempre attraverso parole adeguate, che vengano dalle sue profondità. 
Dare così un senso di verità alle parole che altrimenti risuonerebbero vuote.

Potrei continuare a suggerire altri pensieri dei Padri: penso che questi sopra ci aiutino già a camminare in sintonia con la Parola che è Amore.



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La nostalgia

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Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a Te, ma sono per amore Tuo
e questo mi dà forza.
Non Ti invento nei luoghi 
                                          L'immagine può contenere: una o più persone, persone sedute, bambino e spazio all'aperto

che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perchè
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.
(E.M. Rilke)
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tempo di primavera tempo di aprile

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Si è annunciata lentamente, ma oggi si è proprio insediata!

Esco, sul balcone alle prime ore del giorno: dal fogliame scuro delle piante l'aria rabbrividisce, si allontana, si dirada: in cielo color perla rivela il profilo delle cose e delle case, ho dei brividi ma resto nel silenzio di questa luce quasi lunare del giorno nuovo che mi abbraccia.
 Nel Cielo il giorno avanza lento e piano piano ogni ombra si fa luce. Ogni macchia prende colore.
Le braccia lunghe degli alberi che un'ora fa, erano ancora neri
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ora alle prime luci mi accorgo che sono ricoperti da teneri germogli.
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Una nuova nascita!


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Questi colori, che ora vedo nitidi, ho cercato di imprimerli nel cuore e farne oggetto di meditazione oltre alla contemplazione di queste prime ore.
Un amico con la passione per la fotografia, ora molto meno passione e più professionalità .......mi ha chiesto di immaginarmi come sarebbe stato il mondo senza i colori. Non ho pensato a un mondo grigio, perchè anche il grigio è un colore, aristocratico, raffinato, intendeva proprio senza colori, ma non sono proprio riuscita ad immaginarlo tanto è lontano dalla mia immagine di bellezza. Ho capito però cosa intendeva Paolo, quando , dopo un viaggio in Ungheria ai tempi dell'invasione, mi diceva:


Risultati immagini per Immagini la natura con i suoi colori, campi con papaveri e fiordalisi e margherite
"E' tutto grigio, anche il cielo. I passanti anche loro grigi nelle loro facce grigie dove non riesci a strappare un sorriso!".


Risultati immagini per Immagini la natura con i suoi colori, campi con papaveri e fiordalisi e margherite
Ho allora incominciato a cercare il bandolo della mia matassa fatta di tanti colori presi dall'arcobaleno. Ed ecco rivelarsi il verde dei prati, il giallo delle messi, il viola del mare tempestoso e il rosso delle nuvole al tramonto.
E' l'arcobaleno che Dio, posandolo in Cielo per regalarci il grande ponte che unisce gli uomini e che è il simbolo della nuova alleanza e' da lui che rubiamo tutti quei colori! 
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Nostro Dio, Ti ringrazio per questa bellezza che ci hai regalato e che mi stupisce sempre mentre penso con tristezza a chi "cieco" non ne può godere.
Ieri inaspettatamente è arrivato il vento che facendosi beffe dei miei pensieri e dei miei fiori ha strappato tutte le foglie alle mie rose. Quattro vasi, stavano mettendo i primi boccioli ora, appena il sole riprenderà il suo posto nell'azzurro....si riprenderanno anche loro....spero.
Risultati immagini per Immagini la natura con i suoi colori, campi con papaveri e fiordalisi e margherite
Ieri ho guardato le immagini di un film di cui non ricordo il titolo, ricordo che i due che cercavano di ritrovare l'amore vissuto e scordato, e lui ha portato lei su di una barca, quasi una canoa,  e sono finiti in mezzo ad un mare di anatre bianche, completamente circondati da questo bianco di vita......già bellezza!

E allora Signore perchè non ringraziarTi per i miei due gatti rossi con sfumature bianche sotto la gola, che mi creano a volte dei disastri, ma, e Tu lo sai, quanta gioia e quanti sorrisi mi regalano quando mi camminano al fianco per indicarmi la strada delle loro ciotole perchè hanno fame!

San Francesco ha composto il Cantico delle Creature penso lo abbia fatto proprio per ringraziarTi dei colori del sole, della luna, dell'acqua che pare non abbia colore, ma lo ruba a ciò che bagna nel suo scorrere e poi il fuoco guizzante che con il rosso e il giallo illumina le cose e la case.
Signore, io che non sono Francesco, e oggi sono anche un po' triste, Ti prego, stammi davanti, per liberarmi la strada dai sassi della vita, affinchè io giunga stasera, sulla traccia dei Tuoi passi.
E quando entrerò nel lettone per sfuggire ai pensieri tristi, cercami, sarò nel cavo della Tua mano!.
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poi d'un tratto.. s'alza il vento....
Si è proprio arrivato piegando steli e rami e strappando tegole e ciò che trovava nel suo percorso furioso, prepotente....


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Un prepotente


Non ho riguardi, non conosco regole:
entro dove mi pare
senza chieder permesso,
e se gusto ci piglio,
scuoto, rovescio, sibilo, scompiglio.
Sicuro! E di te pur, ragazzo mio,
anche se sei monello,
me la rido: t’investo,
ti spingo, e se mi frulla,
di colpo, trac, ti porto via il cappello.
Tanto, chi mai mi prende o mi trattiene?
Amo gli spazi liberi,
e, a chi s’oppone, grido,
sfidandoli al cimento:
“Fatti più in là che passa il signor vento!”. (Domenico Mantellini)


Vento,
che gonfi le vele
spazza questo cielo
di nuvole nere
e rendimi l'azzurro in cui
mi perdo.
Vento,
respiro del giorno
sei tu che rubi il sorriso,
che sferzi le guance dei bimbi,
e sollevi le gonne alle fanciulle
dal piede leggero?
Vento,
che nell'ora del Vespro
regali a noi il suono
di mille campane
e ci inviti
alla preghiera,
riposati,
lascia che oggi, sia solo
il sole a brillare.
(Lucia)


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E' Pasqua! Cristo è risorto!

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Cristo risusciti in tutti i cuori, Cristo si celebri, Cristo s'adori.
GLORIA AL SIGNOR!

Cantate al Risorto con gioia





Dio parla a ciascuno solamente prima ch'egli sia creato,
poi va con lui silente nella notte.
Ma le parole, quelle prima dell'inizio di ciascuno,
le parole, come nubi, sono queste:
 
Sospinto dal tuo intendere,
va' fino al limite del tuo anelare;
dai a me una veste.
 
Dietro alle cose come incendio, fatti grande,
sicchè le loro ombre, diffuse,
coprano sempre me completamente.
 
Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore.
Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano.
Non lasciare che da me tu sia diviso.
Vicina è la terra,
che vita è chiamata.
La riconoscerai
dalla sua solennità.
 
A me da' la tua mano. (Rilke)

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Così.: pensieri sulla Settimana Santa

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Avrei voluto meditare tanti momenti della Via della Croce, ma il tempo è tiranno! In questa settimana ci sono molte celebrazioni a cui voglio, debbo,desidero con tutta me stessa, partecipare, in Chiesa.

Mentre uscivano dal pretorio,
incontrarono un uomo di Cirene chiamato Simone, e lo costrinsero ad 
aiutare Gesù, portandoGli la Croce per un tratto di strada.



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Sei caduto Gesù, la Croce quando siamo 
molto provati, pesa.
Hanno dato la Tua Croce a Simone di Cirene.
Pensavano che non riuscissi ad arrivare alla vetta?
Qualcuno ha avuto un pentimento
ma  è stato solo  un attimo.

C'è Tua Madre che Ti segue e non Ti perde di vista nemmeno per un attimo.
Così strazia il Suo cuore e il Tuo non regge al Suo martirio.
Vorresti che le ritornassero in mente 
le parole
del Vecchio Simeone, là nel Tempio:
"Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele
segno di contraddizione perchè siano svelati i pensieri di molti cuori.
E anche a Te una spada trafiggerà l'anima".

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Pietro Ti ha già rinnegato.
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Come è solo l'uomo. Anche Tu, nostro Cristo, Ti senti solo?. Ti senti abbandonato?
Anche l'uomo nel dolore, cerca Dio, Lo prega e aspetta la risposta, ma, troppo distratto, per sentirla, pensa di essere deserto e abbandonato.
Anche a me succede di invocare l'aiuto di
Dio, penso proprio di avere fede in Lui.
Per questo sono certa che l'aiuto verrà, con i Suoi tempi e con i Suoi disegni  ma verrà!Sono certa.


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Rialzati, Gesù,Ti prego. Continua il cammino!
Conoscerai la morte. 
La conoscerai come la conoscono gli uomini.
Tre giorni durerà per Te.
poi la vita Ti richiamerà a sè
e avrà vittoria. 
E' stato previsto fin dal Principio.
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Lo seguiva una grande folla di popolo
e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di Lui.
Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse:
"Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, 
ma piangete su voi stesse e sui vostri figli.
Perchè se trattano così il legno verde,
che avverrà del legno secco?". (Luca 23,27.28.31)

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Capiremo più tardi,  quanto sia stata preziosa 
la Tua presenza sulla terra!
E' bella la terra, che è stata donata agli uomini
e alle altre creature del pianeta!
Ma Tu non sei di questo mondo.
Eppure l'hai teneramente amata e ora quest'amore Ti si ritorce contro.

Donne non è su di Lui che dobbiamo piangere! Ci ha detto.
ma sui nostri figli e su di noi stesse!
La terra su cui poggiamo i nostri piedi
e le nostre speranze, è divenuta un luogo di dolore.
Risultati immagini per Via Crucis Gesù incontra le pie donne immagini particolari

Ti ameremo per questo Tuo sacrificio 
perchè è attraverso questo amore che ci assolverai.
E piango anch'io, Signore, vedo i miei fratelli
che, per la cattiveria di altri, rifaranno questa via,
nei secoli, nei millenni.

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Ecco, sei caduto altre due volte.
Con fatica, con dolore, con la forza di un grande Mistero
sei arrivato alla vetta.
Ti afferrano, impietosi, 
Ti alzano alla Croce già pronta sulla collina


Risultati immagini per Inchiodano le mani e i piedi della croce immagine particolari

Nostro Cristo, 
Ti vedo, 
Sento, il Tuo soffrire
mentre Ti inchiodano le mani e i piedi.....


Risultati immagini per Cristo muore in croce immagine particolari Qui termina veramente il cammino.
Il debito dell'iniquità è pagato all'iniquità.
Dio Padre conosce questo Mistero. Lui solo.

Risultati immagini per gesù in croce e ai suoi piedi la madre e l'apostolo Giovanni
Dove sono i fedeli di Gesù? Pochi sono rimasti sul colle.
Lo sgomento e la paura hanno fatto il vuoto.
Tre donne sono presso la Croce: Sono Maria Sua Madre,Maria di Cleofa, Maria di Magdala.
Dall'alto della croce Gesù guarda sua madre distrutta dal dolore, dice:
"donna ecco tuo figlio" e indica Giovanni.
e poi voltandosi al discepolo: "ecco tua madre, abbi cura di lei".
Si stringono legami tra creature
nel segno dell'amore di Gesù
mentre il mondo di prima va in rovina.
Gesù ha sete, Gli portano alle labbra una spugna imbevuta d'aceto."Perchè Padre mi hai abbandonato?"
E' il suo ultimo grido umano.
E' da uomo l'ultimo pensiero del Figlio dell'uomo sulla terra.

Consummatum est

Gesù è morto.
Il cielo si oscura, l'aria si ottenebra.
Un boato immane, un sussulto spaventoso, il terremoto scuote e squarcia la terra.
Inizia un pomeriggio più angoscioso che mai sia stato al mondo.


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La sera un discepolo nascosto e ricco, Giuseppe D'Arimatea si fa avanti e chiede a Pilato il corpo di Gesù. Pilato lo concede.

Deposto dalla croce, avvolto in un lenzuolo è sepolto nella tomba
che Giuseppe si era fatto scavare nella roccia.


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Un masso viene fatto rotolare subito a chiudere l'ingresso.
Tutto in fretta, prima che la Parasceve finisca e il sabato cominci.



Risultati immagini per Immagini fiore della passione

Domani rispetterò il silenzio.
Domani sarà preghiera. 
Pregherò per le persone che si stanno avvicinando al Cielo.
Per le persone sole.
Per chi soffre nell'anima
e nel corpo.
Per tutti coloro che non credono al Mistero.
e anche per tutti gli altri...

Dal sepolcro la vita è deflagrata.
La morte ha perduto il suo agone.
Comincia un'era nuova:
L'uomo riconciliato nella nuova alleanza sancita dal Tuo sangue
ha dinanzi a sè la vita.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del Tuo Regno è stretta.
Il Tuo amore è stato infinitamente grande.
Noi con amore Ti chiediamo Amore.


Risultati immagini per immagini particolari: Persona che prega in solitudine


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