Essere

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Tu non sapevi ancora come ti avrei chiamato
il volto che ti ho dato, la vita che hai vissuto:
tu non sapevi ancora, tu non sapevi ancora.

Quando giocavi sulla porta della casa
a fare la signora
io preparavo alla tua vita grandi cose
che non sapevi ancora, che non sapevi ancora.

Poi conoscesti il dolore che toglie il gusto alle cose
ma riempie le parole, di vita le colora:
tu lo vivesti allora, tu lo vivesti allora.

Poi ti ho donato quell’amore sincero
così misero e grande
perché il dolore diventasse più lieve
e il tuo amore infinito, e il tuo amore infinito.

Ora ti voglio con Me:

non devi avere paura
devi lasciarti andare: tutto si compie ora
tutto si compie ora, tutto si compie

ora qui non esiste più il buio
c’è la luce negli occhi di Dio
c’è la pace nelle mani di Dio
c’è la gioia nel cuore di Dio.

Un esistenzialista tedesco afferma che l'uomo è un "essere verso la morte".
L'uomo è "essere verso la Gloria" afferma Cristo.
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L'amore

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Parlami d'Amore

Io credo che Dio "è" amore
Io credo che Egli "è'" famiglia
Padre, Figlio, Spirito Santo
tre persone totalmente unite dall'amore
che fanno uno.
Credo che Dio è felicità infinita
perché è amore infinito.

Io credo che la creazione è frutto dell'amore
perché l'amore vuol far partecipare alla sua felicità.
Io credo che ogni uomo, prima ancora di esistere,
è amato personalmente e infinitamente da Dio
e che sarà sempre amato, quali che siano la sua faccia e i cammini della sua vita.
Io credo che l'uomo è pensiero d'amore di Dio, fatto carne,
e che questa immagine di Dio in lui
può essere sfigurata ma non può mai essere distrutta.
Io credo che l'uomo fatto per mezzo dell'amore è stato
creato per l'amore
e dunque libero
e invitato alla felicità infinita dell'amore.
Io credo che Dio ha donato tutta la creazione agli uomini
perché insieme ne prendano possesso, la completino
e la mettano al servizio di tutti.
Io credo che Dio ha creato l'uomo creatore con Lui
per mezzo della famiglia umana, immagine della sua famiglia
e libero di far sgorgare la vita o di rifiutarla.

Io credo che "Dio ha tanto amato il mondo che ha inviato il suo figlio
nel mondo"
e che così l'amore infinito ha preso, in Maria, volto d'uomo, corpo d'uomo
cuore di uomo
Gesù di Nazareth
trentatre anni di vita, che è piantato al centro della storia umana e
la ricopre intera.
Io credo che Gesù,
perché è uomo, è fratello di tutti gli uomini
perché è fratello di tutti gli uomini, è solidale con i loro peccati,
il non-amore,
e soffre delle loro sofferenze così come ha sofferto le proprie.

Io credo che Gesù, dando la sua vita per amore dei suoi fratelli,
ha ridato a ognuno di noi e all'umanità intera
tutto l'amore da noi sprecato
e che, restituendo l'amore, ci ha restituito la vita.
Io credo che Gesù ha traversato la morte, che è vivo
tra noi fino alla fine dei tempi
e che gli uomini, per mezzo di Lui e in Lui,
possono vivere la vita che non finirà.

Io credo che i credenti e amanti di Gesù formano insieme un grande popolo,
una grande comunità: la Chiesa.
Io credo che questa comunità-chiesa, di cui sono membro in Gesù
e con i miei fratelli,
è, per opera nostra, povera e peccatrice
e che non ha saputo conservare la sua unità.
Ma io credo che è chiamata ad essere Santa
una e segno dell'amore.
Io credo che Gesù ha voluto per lei dei responsabili,
e che questi responsabili sono degli uomini e dunque che sono
peccatori e possono sbagliare.
Ma li rispetto e li amo perché Gesù li ha voluti, scelti, chiamati,
e che il suo spirito li accompagna per i lunghi cammini della storia.

Io credo che lo Spirito di Gesù, lo Spirito Santo, è soffio d'amore.
Che viene incontro all'uomo - libero -
libertà che può aprirsi a Lui
per accoglierlo
lasciarsi invadere da Lui, permeare da Lui
ed essere inviato verso gli altri.
Soffio d'amore che unisce l'uomo all'uomo
gli uomini agli uomini e all'universo
e che costituisce il "Regno del Padre".
Regno d'amore radicato nell'oggi della storia umana
per fiorire domani nell'amore trinitario.

Io credo nell'amore che viene da Dio
e ritorna a Dio,
passando attraverso l'uomo libero
che si apre, riceve e a sua volta ridona.
(Michel Quoist)

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scoprire l'alba

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E' nella notte che io veglio 
Cammino nel silenzio e ascolto i ricordi
Rincorrendo i profumi del giorno trascorso

Ma non amo la  notte: io amo il mattino.
Vorrei potermi alzare quando si leva il sole. 
Vorrei pregare nel silenzio accogliendo la luce. 
Vorrei ad ogni aurora chiedere allo Spirito Santo di venire in me 
per salutare con gioia la nuova giornata.

Perchè , nel buio della notte, gli occhi come d'incanto 
si spalancano e cercano le ombre
che la luce crea sulle pareti:Risultati immagini per luci che creano ombre immagini
luce dei fari delle macchine,
luci al neon 
che scivolano, corrono sui muri ,
luci che illuminano le strade del mondo
per uomini che amano la notte?
Madre di Cristo, Madre mia
accarezza i miei occhi che desiderano sognare!


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un saluto prezioso

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In questa fotografia, che ritrae il mio primo Parroco, cioè il fondatore della mia parrocchia, don Giacomo De Giuli, c'è il vero ritratto di questo santo, per noi, prete.

Umile, sorridente, conosceva per nome e cognome i suoi parrocchiani. 
Era eternamente vestito con l'abito talare, e il "purillo" (basco) nero in testa, girava in bibicletta, come vedete, insomma non immaginatelo diversamente....era sempre così come in questa fotografia. 

Era anche il mio confessore e guida spirituale.

A questo proposito vi voglio ricordare un fatto capitatomi un pomeriggio di tanti ma tanti anni fa.

Don Giacomo confessava sempre in Sacrestia, qualche volta in uno stanzino, la cui porta si apriva proprio dalla Sacrestia.
Avvenne che un giorno, mentre mi confessava, entrarono due giovani che desideravano parlare con lui per avere informazioni sul programma pre-matrimoniale.
Lui mi pregò di attendere un attimo e  andò da loro.

Quello fu un primo contatto, parlarono  degli incontri di preparazione e discussero abbastanza, tanto che io stavo per andarmene. Il don mi fece cenno di attendere e di avere pazienza.

Verso la fine del colloquio, è arrivata questa domanda: "Volete avere dei bambini vero?
"Sì. uno."
Stupore del prete che però non aggiunse parola.
"Ma non subito, (continuò il futuro marito) prima dobbiamo cambiare l'automobile" (Testuale).
Don Giacomo era rabbuiato ma trattenne il suo disappunto e venne da me.
Non continuò la confessione. Mi disse:
"Debbo rivedere quei due. Devo capire bene quello che hanno detto. Ma che mondo, che mondo! Quei due lì, stanno decidendo tutto loro e il Signore? Ah, certo ci penserà Lui a farsì che la vita sia veramente nelle Sue mani!."

Quella frase esprime molto bene, ahimè, quello che un figlio, un bambino diventa a poco a poco nei pensieri degli uomini d'oggi.
Un oggetto.

In bebè, una cosina graziosa! Non è male averne uno, oggi, che gironzola per casa...programmiamolo, dai,  tra le cose indispensabili per l'avvenire!.....(certo che sono ironica, ma pensateci bene....non è forse tutto vero?)

Un mondo in cui il bambino diventa un oggetto è un mondo in pericolo.

La vita, quel bene prezioso di cui ho sempre parlato. La Vita è un'avventura. 
In questa avventura l'unico che ci aiuta a comprendere tutta l'esperienza umana è Lui, Cristo, è come se in quest'attimo incominciasse tutto nella nostra vita, proprio perchè Cristo non gioca con la nostra umanità, Lui abbraccia l'uomo in tutta la sua vita!!! Abbraccia anche il buio del mio cuore.

«Ciascun confusamente un bene apprende / nel qual si queti l’animo, e disira: / per che di giugner lui ciascun contende» 
Dante, con la sua genialità, ha saputo esprimere meglio di chiunque altro l’attesa che costituisce il cuore di ognuno di noi.
Tutti segretamente attendiamo, a volte quasi con vergogna di confessarlo a noi stessi, questo bene in cui il nostro animo trovi quiete. 

Nella ricerca di questo bene, spesso ci troviamo a un bivio: o tutto quello che ci ha spinto a volere questo bene è niente oppure anche in questa sua fugacità la realtà c’è e ci rimanda oltre. 
Siamo sempre davanti a questa scelta: il nulla o l’essere, cioè la realtà come segno di Qualcosa d’altro. 
Per chi decide per il nulla, la vita è finita: resta soltanto da riempire il vuoto cercando di intrattenersi con altro, perché niente interessa veramente. 
Chi, invece, accetta la sfida del reale si trova davanti alla possibilità di un’avventura. 
Ma incomincia un’altra difficoltà. L’ha individuata bene Kafka. Questo bene non può non esserci (poiché lo desidero così tanto, non può non esserci), esiste: «Esiste la meta, ma non c’è la strada». 
E questa incapacità a raggiungerlo non può non avere conseguenze per l’io, per ognuno di noi.
L’io, infatti, si desta nel rapporto con il reale (le cose, l’incontro con le persone, la realtà che abbiamo davanti ci destano un interesse), ma se la realtà del Mistero è lontana, se non riesce a interessarmi, questo provoca quel blocco dell’io, quel disinteresse per tutto, che paralizza il centro dell’io: l’io non ha una ragione adeguata per muoversi, per interessarsi veramente alle cose, e questo non può che avere la conseguenza di uno svuotamento della personalità, come descrive don Giussani, di un suo progressivo venire meno. 


È quanto succede oggi davanti ai nostri occhi. 

Il disinteresse che vediamo in tanti nostri giovani e che tutti riconoscono, questa noia mortale di cui ci parlava anni fa Citati e che ammetteva lo stesso Scalfari, è la conseguenza inesorabile che accade nell’io quando, per la lontananza dal Mistero, l’uomo non ha più nessun interesse alla vita.

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Preghiere

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Preghiera della tristezza e della stanchezza.




Le due grazie che il Signore dona sono:
la tristezza e la stanchezza.
La tristezza perché mi obbliga alla memoria
E la stanchezza mi obbliga alle ragioni del perché faccio le cose.

Fa’ o Dio che una positività totale guidi il mio animo,
in qualsiasi condizione mi trovi,
qualunque rimorso abbia,
qualunque ingiustizia senta pesare su di me,
qualunque oscurità mi circondi,
qualunque inimicizia, qualunque morte mi assalga,
perché Tu che hai fatto tutti gli esseri sei per il bene,
Tu sei l’ipotesi positiva su tutto ciò che io vivo.(Don Giussani)


PREGHIERA DELL’OFFERTA
Signore,
riconosco che tutto da te viene,
tutto è grazia,
gratuitamente dato,
misterioso,
che non posso decifrare,
ma che io accetto secondo le circostanze
in cui si concreta tutti i giorni,
e te lo offro,
e tutte le mattine te lo offro,
e cento volte al giorno,
se tu hai la bontà di farmelo ricordare,
io te lo offro.(Don Giussani)

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Signore, anche oggi non mi sono scordata di te! Anzi ho fatto un po' di catechismo con Giacomo!!!

Per  mio nipote, il mercoledì è il giorno che pranza da noi. Un solo giorno della settimana....mi spiace. Mi piacerebbe venisse più spesso. Verrà domenica con tutta la famiglia!!!

Mentre lui, con il nonno, pranzano, io termino di cuocere.

Mi siedo a tavola e chiedo: avete detto la preghiera? ( Nonno e nipote due distrattoni!!!)
Silenzio. 
Giacomo, ci sono due tipi di preghiera...... (forchetta ferma nell'aria e mi guarda) ????
Sì: c'è la preghiera semplice: l'ave Maria, Il Padre nostro....e non aggiungi altre parole. . 

Quella preghiera,che chiameremo senza intenzioni, perchè sola soletta  sale in cielo e si unisce alle tante che le persone recitano durante il giorno. 
Poi Gesù, Maria, o qualcuno dei Santi le distribuiscono: ai malati, alle persone sole, a chi è in prigione....insomma a chi ha bisogno di preghiere e che noi in quel momento non  abbiamo presenti.

Poi : la preghiera con l'intenzione. 
La preghiera che tu, Giacomo, dedichi alla mamma perchè è stanca, per il babbo che è raffreddato, a Francesco che è in po' biricchino...insomma per chi pensi che in quel momento ha proprio bisogno di una tua preghiera.
"Ho capito, nonna. Grazie. La dedico alla mamma perchè è davvero stanca!"




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Grazie a Te mio Dio per tutti i giovani che spesso si dimenticano di pregarti....perchè sono distratti!
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Discorsi sulla Liturgia.

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La liturgia vissuta è «la strada della nostra moralità», infatti «la moralità cristiana non è altro che la conversione del cuore». 
E questa moralità è definita da due categorie: «Prima di tutto, l’ascolto. La liturgia è il libro dei poveri di spirito, di coloro che non inventano parole. La liturgia è ciò che il popolo cristiano fedele segue, ripete, risponde». 
Il secondo fattore è la «totalità del coinvolgimento nella grazia del mistero di Dio. 
Noi viviamo tutto dentro questa “grazia” che ci raggiunge con la vita liturgica della Chiesa e i suoi sacramenti».

Il nostro essere cristiani ci richiama alla centralità della liturgia: «Il gesto più importante di tutta la storia del mondo è la morte e la risurrezione di Cristo. 
Nella nostra vita questo gesto è il sacrificio della messa».
E «tutta la vita del cristiano dovrebbe essere una messa vissuta».

Ogni momento è un invito a prendere sul serio gesti e parole della celebrazione. Colpisce in modo particolare, ad esempio, la sottolineatura sul "mea culpa" all’inizio della messa: «Il primo fattore fondamentale di un’azione convertita, di un’azione cristiana, è la coscienza del proprio peccato. 
Nessun momento vero della nostra esistenza può evitare questa autoaccusa... Non esiste in noi gesto più sano, come origine di ogni azione, che la coscienza di essere peccatori».
Commentando il Padre Nostro e la richiesta che tutto quel che facciamo entri nel disegno di Dio, Giussani afferma: «Il nostro cambiamento avverrà proporzionalmente alla nostra capacità di appoggiarci davvero a questo fulcro, anche se rimarremo peccatori... Dio infatti consacra anche il nostro male attraverso il segno più grande della sua potenza: il perdono». 

Una liberazione, il perdono nella confessione, che «permette una continua ripresa del cammino, una indomabilità nel non lasciarsi abbattere dai nostri errori, derivata dalla coscienza che Dio è più forte della nostra stessa debolezza o cattiveria».

 Così «la vita passata diventa novità e tutto coopera al bene, anche il male».
La Bibbia, «definisce Dio: mia misericordia". Dio per l’uomo è misericordia e la pace in noi ha un solo nome: la misericordia di Dio...
La parola più comprensiva e definitiva di ciò che Dio è per l’uomo è il perdono: io ti perdono, dice Dio al popolo d’Israele; farete sempre male, voi vi ribellerete ma io vi perdono perché sono Dio e non uomo». 



Gloria a Dio nell'alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo,
ti benediciamo,
ti adoriamo,
ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa.
Signore Dio,
Re del cielo,
Dio Padre Onnipotente,
Signore Figlio unigenito Gesù Cristo,
Signore Dio,
Agnello di Dio,
Figlio del Padre
Tu che togli i peccati del mondo abbi pieà di noi,
Tu che togli i peccati del mondo
accogli la nostra supplica,
Tu che siedi alla destra del Padre abbi pietà di noi,
perchè Tu solo il Santo,
Tu solo il Signore,
Tu solo l'Altissimo Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre.
Amen.

Ieri ho recitato questa "adorazione a Dio" lentamente e a bassa voce per non rompere il ritmo dell'assemblea, e ho vissuto la consapevolezza della mia natura (povertà) in rapporto con la Sua Presenza che salva il mondo.

La messa è attenzione, è "Sacrificio".
"Sacrificio" perchè è un impegno per chi segue, è attenzione amata. 
Senza quest'"impegno", che dovrebbe essere il centro della giornata,non riusciremmo a dare un senso a tutte le azioni che nel giorno compiamo: amare, pregare, lavorare.......

Certo il problema è come tener viva quotidianamente questa consapevolezza: questa attenzione.

Fortunatamente "la saggezza della Chiesa" ci aiuta in una continua proposta del Mistero come parte importante della nostra vita, una proposta talmente poco ovvia che il cristiano può sentirsela riproporre per anni, dimenticarla e continuare a riscoprirla come un momento nuovo.

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La casa delle vacanze

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Sul pianerottolo della casa di Vittorio Veneto, che era anche l'ultimo, c'era una porta grandissima, solenne: il regno dei ricordi.Da lì si entra nel regno del passato, ma non mio:quello dei miei genitori.

Se t' inoltri lentamente, pensando di non far rumore puoi scoprire che  il cigolio di una festosa confusione, la festa del disordine, la saga dell'inutilità, l'intreccio delle ragnatele che proteggevano la polvere del tempo, si presenta ed entri dal primo attore: il solaio.

Tanto silenzio. E' necessario camminare in punta di piedi per non correre il rischio che qualche asse cigolasse e  qualcuno potrebbe arrivare  a sorprenderci.

Le case della memoria hanno radici misteriose.

Appartengono al mio albero genealogico: erano vecchie bandiere di gloriose battaglie: amorosi relitti delle generazioni che mi hanno preceduto.

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Le case d'un tempo avevano due radici: quelle umide, vinose, nere delle cantine e quelle chiare profumate da sapori golosi, dei solai.

Tutte e due ricche di imprevedibili sorprese.

La cantina non mi è mai piaciuta: l'odore del vino m'infastidisce.

Rivedo momenti di ubriacatura per nascondere, non so....sì lo so, ma non appaiono i tasti giusti per raccontare. 

Sono decisamente, obbligatoriamente, astemia.....solo nelle grandi occasioni posso sorseggiare rigorosamente vino bianco....

Il solaio è invece...è un'immersione di fantasia di arcobaleni immensi, di lunghi tappeti di mele gialle, rugose come le guance di un'antichissima signora......bauli da aprirsi con rispetto quasi fossero tabernacoli d'amore. 


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Riconosco le favole del mio papà, le scarpe di vernice nera, con un piccolo tacco, della mamma, le sue più belle, indossate poche volte per non sciuparle....
  
Una ritaglio di stoffa che mi pare appartenesse ad un vestito sempre della mia mamma.

E poi lettere, cartoline inviateci per augurare momenti di festa.
Buon Natale? A chi? Un saluto che arriva da oltre il tempo, le appoggio sul cuore e diventano mie......
Buon Natale! A chi? 
Nel solaio della casa di Vittorio Veneto c'era solamente la storia che nessuno ricorda più. 
Tremore di vita trascorsa  tra uno sfarfallio di minuscole lucciole di polvere ad un romantico raggio di sole penetrato...non so come.

Le case di oggi sono senza solaio...
Magari con la cantina... allora... la tradizione può continuare....!

I bambini di oggi, nelle nostre case urbane non conoscono la ricchezza dei  ricordi che creano una dimensione nell'anima...sono bambini... il loro "solaio polveroso" debbono ancora cercarlo, crearlo....col tempo e magari con  i ricordi di nonni ciarlieri!

E' il rifugio dell'infanzia per noi antichi di anni. Per  me, ricca di memoria che ogni tanto vado a visitare....e ritrovo tutta una vita legata con un nastrino rosa....

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Quando l'Amore ci mostra l'amore.

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Oggi sono stata dalla mia mamma.
Ogni giorno, sembra acquisisca la percezione della vita che trascorre e che abbia imparato
che il mondo debba appartenerle.
Ogni giorno un gradino in più.
Lei tanto riservata ha incominciato a discorrere con gli altri ospiti della casa per anziani.
Invitava il professore a mangiare e lo sgridava perchè " non deve lasciarsi andare.".... 
Con la Mariuccia è piuttosto severa perchè  va sempre nella sua stanza e la disturba.
Vi assicuro che sono veramente stupita e ringrazio il Signore per ogni giorno in più che resta con noi!
Poi sono stata dalla mia sorellina che 
ha bisogno di tante, ma tante preghiere, di tempo per amare, se si potesse amare,  il ricordo di giorni vissuti con il cuore in tumulto.
Poco prima dello scorso Natale, Pino, suo marito, è salito al Padre.
Aveva un carattere gaio, comunicativo e affettuoso e il suo sorriso che induceva tutti noi ad imitarlo, si è spento troppo in fretta.   
Lo stupore si è impossessato di Elena,che a 14 anni, con lui  aveva    incontrato l'amore.

Ancora una volta ho incontrato l'infinito amore di Dio. Un amore troppo grande per riuscire a comprendere ciò che la mia e specialmente la sua (di Elena)anima cercava e non riusciva a contenere.

L'eternità di cui tanto parlo, l'eternità che abbraccia molte volte la mia vita, quando mi avvolge l'anima e la mente mi rende insicura di quell'Amore di cui invece sono sicura.









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Papa Francesco all'udienza di oggi 15 febbraio

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Papa Francesco tra i fedeli - REUTERS



La Speranza cristiana - 11. La speranza non delude (cfr Rm 5,1-5)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Fin da piccoli ci viene insegnato che non è una bella cosa vantarsi. Nella mia terra, quelli che si vantano li chiamano “pavoni”. Ed è giusto, perché vantarsi di quello che si è o di quello che si ha, oltre a una certa superbia, tradisce anche una mancanza di rispetto nei confronti degli altri, specialmente verso coloro che sono più sfortunati di noi. In questo passo della Lettera ai Romani, però, l’Apostolo Paolo ci sorprende, in quanto per ben due volte ci esorta a vantarci. Di cosa allora è giusto vantarsi? Perché se lui esorta a vantarsi, di qualcosa è giusto vantarsi. E come è possibile fare questo, senza offendere gli altri, senza escludere qualcuno?

Nel primo caso, siamo invitati a vantarci dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo, per mezzo della fede. Paolo vuole farci capire che, se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito Santo, ci accorgiamo che tutto è grazia! Tutto è dono! Se facciamo attenzione, infatti, ad agire – nella storia, come nella nostra vita – non siamo solo noi, ma è anzitutto Dio. È Lui il protagonista assoluto, che crea ogni cosa come un dono d’amore, che tesse la trama del suo disegno di salvezza e che lo porta a compimento per noi, mediante il suo Figlio Gesù. A noi è richiesto di riconoscere tutto questo, di accoglierlo con gratitudine e di farlo diventare motivo di lode, di benedizione e di grande gioia. Se facciamo questo, siamo in pace con Dio e facciamo esperienza della libertà. E questa pace si estende poi a tutti gli ambiti e a tutte le relazioni della nostra vita: siamo in pace con noi stessi, siamo in pace in famiglia, nella nostra comunità, al lavoro e con le persone che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino.

Paolo però esorta a vantarci anche nelle tribolazioni. Questo non è facile da capire. Questo ci risulta più difficile e può sembrare che non abbia niente a che fare con la condizione di pace appena descritta. Invece ne costituisce il presupposto più autentico, più vero. Infatti, la pace che ci offre e ci garantisce il Signore non va intesa come l’assenza di preoccupazioni, di delusioni, di mancanze, di motivi di sofferenza. Se fosse così, nel caso in cui riuscissimo a stare in pace, quel momento finirebbe presto e cadremmo inevitabilmente nello sconforto. La pace che scaturisce dalla fede è invece un dono: è la grazia di sperimentare che Dio ci ama e che ci è sempre accanto, non ci lascia soli nemmeno un attimo della nostra vita. E questo, come afferma l’Apostolo, genera la pazienza, perché sappiamo che, anche nei momenti più duri e sconvolgenti, la misericordia e la bontà del Signore sono più grandi di ogni cosa e nulla ci strapperà dalle sue mani e dalla comunione con Lui.

Ecco allora perché la speranza cristiana è solida, ecco perché non delude. Mai, delude. La speranza non delude! Non è fondata su quello che noi possiamo fare o essere, e nemmeno su ciò in cui noi possiamo credere. Il suo fondamento, cioè il fondamento della speranza cristiana, è ciò che di più fedele e sicuro possa esserci, vale a dire l’amore che Dio stesso nutre per ciascuno di noi. E’ facile dire: Dio ci ama. Tutti lo diciamo. Ma pensate un po’: ognuno di noi è capace di dire: sono sicuro che Dio mi ama? Non è tanto facile dirlo. Ma è vero. E’ un buon esercizio, questo, dire a se stessi: Dio mi ama. Questa è la radice della nostra sicurezza, la radice della speranza. E il Signore ha effuso abbondantemente nei nostri cuori lo Spirito - che è l’amore di Dio - come artefice, come garante, proprio perché possa alimentare dentro di noi la fede e mantenere viva questa speranza. E questa sicurezza: Dio mi ama. “Ma in questo momento brutto?” – Dio mi ama. “E a me, che ho fatto questa cosa brutta e cattiva?” – Dio mi ama. Quella sicurezza non ce la toglie nessuno. E dobbiamo ripeterlo come preghiera: Dio mi ama. Sono sicuro che Dio mi ama. Sono sicura che Dio mi ama.

Adesso comprendiamo perché l’Apostolo Paolo ci esorta a vantarci sempre di tutto questo. Io mi vanto dell’amore di Dio, perché mi ama. La speranza che ci è stata donata non ci separa dagli altri, né tanto meno ci porta a screditarli o emarginarli. Si tratta invece di un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci “canali”, con umiltà e semplicità, per tutti. E allora il nostro vanto più grande sarà quello di avere come Padre un Dio che non fa preferenze, che non esclude nessuno, ma che apre la sua casa a tutti gli esseri umani, a cominciare dagli ultimi e dai lontani, perché come suoi figli impariamo a consolarci e a sostenerci gli uni gli altri. E non dimenticatevi: la speranza non delude.


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Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Saluto i gruppi parrocchiali e le associazioni, in particolare Nessuno escluso di Taranto, esortando a promuovere sempre una cultura inclusiva per le persone sole e per i senza fissa dimora. Saluto il Coro Prealpi di Villapedergnano-Erbusco e Note Ascendenti di Sant’Eufemia-Lamezia Terme, e li ringrazio per la bella esibizione. Quando si vuole una cosa, si fa così! Così noi dobbiamo fare con la preghiera, quando chiediamo qualcosa al Signore: insistere, insistere, insistere, … è un bell’esempio, un bell’esempio di preghiera! Grazie! Auspico che questo incontro susciti in ciascuno rinnovati propositi di testimonianza cristiana nella famiglia e nella società.

Un saluto speciale porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la festa dei Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi e compatroni d’Europa. Il loro esempio aiuti voi, cari giovani, a diventare in ogni ambiente discepoli missionari; la loro tenacia incoraggi voi, cari ammalati, ad offrire le vostre sofferenze per la conversione dei lontani; e il loro amore per il Signore illumini voi, cari sposi novelli, a porre il Vangelo come regola fondamentale della vostra vita familiare.
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