Un compleanno protetto da don Bosco

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ADA
L'azzurro del cielo. 
ha regalato
il suo colore e la sua luce 
ai tuoi occhi.
Grandi, espressivi,
cantano la tua allegria
o il tuo dolore.
Ricordo il tempo
in cui su braccia giovani
ti tenevo stretta cantando
filastrocche dolcissime
di nonne d'argento
stupite di saper volare.

Aggiungo alle mie, le parole di Gibram che tante volte ti ho letto e mentre le ascoltavi accarezzavi l'amore di cui le riempivo:

"Dormi mia piccola, dormi:
sei a casa, sei nella tua terra. Io veglierò, veglierò sola,debbo vigilare fino al mattino.
Possa Dio custodirti, possa Dio benedire la mia veglia,possa Dio proteggerti sempre, possa la Vita cantare nel tuo cuore e possa la Vita custodirti nel suo cuore più sacro."



Sei nata proprio nel giorno dedicato a Don Bosco a cui spesso rivolgi le tue preghiere. Ieri, proprio ieri ti ho sentita cantare:


DON BOSCO RITORNA

(oppure Giù dai colli)
Giù dai colli un dì lontano
con la sola madre accanto
tu scendesti verso il piano
dei tuoi sogni al dolce incanto.
Oggi, o Padre non più solo
per le strade passi ancora,
dei tuoi figli immenso stuolo
con gran giubilo t’onoran.
Don Bosco ritorna tra i giovani ancor
ti chiaman frementi di gioia e d’amor. (2)






Ritorna, don Bosco,
e insegnaci a guardare la realtà come hai fatto tu: non attraverso le lenti dell'ideologia, non elevando a criterio gli "stati d'animo", ma facendo uso della ragione. "Ragione, lavoro, amorevolezza": la sintesi del tuo metodo sia anche la nostra impostazione!
Ritorna,
e insegnaci ad amare i giovani andandoli a cercare, poiché tanti ' oggi come al tempo tuo, anche se per motivi e in situazioni diversi ' se ne stano lontani' Ho lanciato quest'anno (ma è impegno per tutti) la "missione dei giovani ai giovani". Con che scopo se non quello di fare ciò che tu hai fatto quando andavi a cercarli per le strade di Torino, a Porta Palazzo o in Piazza S. Carlo, in carcere e tanti altri luoghi, senza aspettare che venissero loro a cercarti?
Ritorna, don Bosco,
e insegnaci a comunicare ai giovani, dopo averli cercati, non le nostre crisi e i nostri scoramenti, ma la bellezza del Vangelo, dell'incontro con Cristo, del diventare uomini sulla via tracciata da un Dio appassionato all'umano!
Ritorna,
e insegnaci ad amare la Chiesa come l'hai amata tu: credendo, innanzitutto ("Credo la Chiesa"), accogliendone stupiti il mistero, servendo le sue membra senza dimenticare le "due colonne" alle quali, nel tuo sogno, si ancorò la barca trovando salvezza.
Ritorna, don Bosco,
e insegnaci a credere che Dio continua a chiamare operai nel suo campo. Sei stato "educatore di vocazioni" per la stima eccezionale che hai avuto nei confronti della vocazione sacerdotale e religiosa; "educatore di vocazioni" non attraverso complicate strategie pastorali ma attraverso l'attenzione costante alla crescita integrale, al progetto di vita dei ragazzi; insegnaci a lavorare perché i chiamati sappiano rispondere!
Ritorna,
e insegnaci a dire, di fronte alla nostra società, ciò che tu dicevi guardando i giovani della tua, non più felice della nostra: "Possono diventare bravi cristiani e onesti cittadini. Molti anche buoni sacerdoti. Devo aiutarli, darmi da fare per loro"!
Ritorna, don Bosco,
e insegnaci a vivere quel tuo fondamentale e fondante programma di vita: "Da mihi animas, coetera tolle" (Dammi le anime e prenditi tutto il resto). Oggi, forse, qualcuno arriccia il naso di fronte all'antiquata espressione. A me, per capire quanto vale, basta guardare a quel che tu hai fatto per la salvezza delle anime e dei corpi, per l'integralità della persona.
Ritorna, don Bosco,
e insegnaci a vivere "l'immolazione continua di carità e il continuo raccoglimento di preghiera" che vide, incontrandoti, il Papa che ti innalzò alla gloria degli altari: "Uomo attento a tutto quel che accadeva' ma si sarebbe detto che il suo pensiero era altrove. Ed era veramente così: era con Dio in tutte le occupazioni continue e implacabili delle ore diurne" (Pio XI).

Don Bosco, ritorna

e stendi la tua mano benedicente sul Vescovo e sull'intera nostra Diocesi!



E chissà se don Bosco protegge anche Enrico e Pamela che oggi festeggiamo il loro 13esimo anno di matrimonio!  Evviva evviva.....Auguri a tutti!


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Giorno della memoria

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Ecco il cancello, nel cimitero di Novara, che invita a visitare le tombe ebraiche.



Olocausto. Oggi scende un silenzio che canta il dolore di un oceano di ebrei. La mia adorata Hetty Hillesum nel suo "Diario" scrive:

"Sì, in fondo io sono una persona religiosa. O qualcos'altro di positivo.E' quell"'infondo" che conta nella mia vita.

E ora mi capita di dovermi inginocchiare di colpo davanti al mio letto in una fredda notte d'inverno. Ascoltarsi dentro. Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che s'innalza da dentro.

E' solo in inizio, me ne rendo conto. Ma non è più un inizio vacillante, ha già le sue basi.

Sono come un bambino, se ho delle difficoltà m'inginocchio nel mezzo della mia camera e chiedo a Dio cosa debbo fare. E sento nell'anima come è bello "perdersi" per Dio o per una poesia.

Ti confesso amico mio (sta appunto scrivendo) che ho dovuto percorrere un cammino faticoso per ritrovare questo gesto intimo verso Dio. E alla sera, alla finestra, è un viaggiare attraverso il paesaggio della mia anima. Paesaggio dell'anima. Spesso il paesaggio esterno è per me lo specchio di quello interno. E, sento di poter dire: Ti ringrazio mio Signore."

Hetty muore in campo di concentramento.

Il suo "Diario" come le "Lettere" sono un invito a conoscerla  e capirete la meraviglia, la purezza di questa ragazza.



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campo di concentramento


Esiste una frase che circola come slogan dell'antifascismo: der Tod ist ein Meister aus Deutschland, cioè “la morte è un maestro (che viene) dalla Germania”.

Paul Celan: Fuga di morte


Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco


i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith



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Uno stupendo poeta,Rainer Maria Rilke, anche lui tante volte ricordato in questo blog, ci ristora l'anima dicendo.


Da che l'Angelo mio più non mi veglia,

può libere spiegar, volando, l'ali;

e fendere il silenzio delle stelle.


Ché le trepide mani egli levare
non deve più su le mie notti sole,
da che l'Angelo mio più non mi veglia.

Da che l'Angelo mio più non mi veglia,
da che lo espulse, dopo l'alba, il giorno,
il nostalgico volto ci spesso inclina
verso la terra; e più non ama il cielo.

Da questa grama realtà vorrebbe
le mie pallide preci ancora addurre
per lo svettante murmure dei boschi
al paese, lassù, dei Cherubini.

Il mio pianto di bimbo, vi recava,
le mie piccole pene e le preghiere.
Crebbero quivi in esili boschetti,
che sovra lui sussurrano.

Se nel meriggio della vita, un giorno,
tra '1 chiasso delle fiere e dei mercati,
avvenga ch'io dimentichi, repente,
il fiorito pallor del mio mattino
(l'Angelo mio custode, pensieroso:
la sua bontà, la tunica di neve,

le sue mani congiunte alla preghiera,
il cenno della destra a benedirmi)
nel più arcano de' sogni 10 serberò
l'immagine dell'ali ripiegate,
che a tergo gli svettavano siccome
un gran cipresso bianco.

Le mani sue, rimangono; siccome
rondini cieche, che, dal sole illuse,
(mentre gli stormi trassero pei mari
dove pur sempre aulisce Primavera)
sui rami secchi d'un albero ignudo
lottano contro i soffi dei rovaio.

Un pudico rossore le sue guance
invermigliava. come di fanciulla,
che sul bujo dell'anima allo sposo
grevi coltri di porpora distenda.

E avea negli occhi una fulgida vampa,
quasi d'aurora. - Ma su tutto, immense,
svettavan l'ali a navigargli il cielo.
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Un'ultima domanda-risposta: sapete perchè gli ebrei non pongono fiori sulle tombe dei loro cari ma sassolini? 
La risposta a questa tradizione  la troviamo andando molto indietro nel tempo. Cioè alle origini, quando il popolo di Israele passava gran parte del suo tempo nelle zone aride del deserto. 
Abramo, Lot, Isacco e Giacobbe erano pastori nomadi, sempre alla ricerca di luoghi verdeggianti dove uomini e animali potessero abbeverarsi e riposarsi. 
Per ritrovare i luoghi dove erano sepolti i loro cari erigevano dei tumuli di pietre.
Usanza questa che si sono tramandati di generazione in generazione, anche quando gli ebrei abbandonarono il deserto e si stabilirono nelle città disperdendosi in tutto il mondo. 
Sulle tombe dei cimiteri gli ebrei depongono sempre pietre al posto dei fiori per ricordare le origini del loro popolo.


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Immagine dal film Schindler's List

Da “Schindler’s list”, di Steven Spielberg, 1993.

Strano a dirsi, siamo abituati a immaginare gran parte della storia del primo Novecento in bianco e nero. I filmati, le fotografie, i documentari ci hanno ormai consolidato in quest’idea: riesce davvero difficile pensare a Mussolini, Hitler, Giolitti, Vittorio Emanuele altrimenti che in una scala di grigi. Quest’impressione è talmente radicata, che ci troviamo a guardare involontariamente con sospetto a tutte le ricostruzioni posteriori, dotate di ogni sfumatura cromatica. La scelta di Spielberg, dunque, di girare il suo film sulla shoah, Schindler's List, quasi completamente in bianco e nero, non è stata dettata da ragioni di ordine estetico, bensì da vere e proprie esigenze di realismo. C’è un solo momento, in tutto il film, a parte la conclusione e l’inizio, in cui compare una macchia di colore, ed è il massacro del ghetto di Cracovia. Si tratta certamente di una delle scene più drammatiche dell’intera pellicola, sconvolgente per l’oggettività della ricostruzione e la crudezza delle immagini. Oskar Schindler (Liam Neeson), un abilissimo industriale arricchitosi durante la guerra proprio grazie ai prestiti e alla manodopera degli ebrei, al rientro da una passeggiata a cavallo insieme all’amante si ritrova davanti lo spettacolo orribile della deportazione: migliaia di ebrei vengono caricati sui treni e convogliati direttamente al campo di Kraków-Plaszów; gli altri, quelli giudicati ‘inabili’ ai lavori, vengono uccisi al’istante, senza pietà. È questo il momento in cui Schindler si accorge veramente di quanto sta accadendo intorno a lui, e decide in cuor suo di fare tutto il possibile per salvare il maggior numero di ebrei da quella sorte terribile. La sequenza dell’invasione del ghetto è straordinaria sotto tutti i punti di vista, dalla perizia registica al valore di testimonianza di ogni singola immagine. La tecnica di ripresa si basa sul piazzamento di più cineprese possibili, così da disporre poi in fase di montaggio di una serie illimitata di sequenze e angolazioni. L’occhio della telecamera è assolutamente instabile: ispirandosi infatti ai combat film, Spielberg ripropone situazioni in cui l’obiettivo non è centrato, si sposta rapidamente da destra a sinistra, si muove insieme a tutto il resto della troupe. Si ottiene in questo modo un effetto di totale immersione, per cui lo sguardo della cinepresa è assimilabile a quello di una persona che partecipa ai fatti: è uno sguardo irrequieto, parziale, incompleto. Gli avvenimenti accadono indipendentemente dal fatto che li si inquadri o meno: la sensazione di realismo in questo modo si accentua, secondo uno stile che era tipico di molti registi neorealisti. Nella Storia si confonde una miriade di altre storie: la famiglia che inghiottisce i preziosi per non farli cadere in mano ai soldati; la madre che cerca disperatamente un nascondiglio per la figlia, e viene continuamente cacciata; il fuggitivo che, aggirandosi nel clima irreale del ghetto deserto, si imbatte in un plotone di SS e si salva per miracolo, dichiarando di essere stato inviato a raccogliere i bagagli abbandonati dalle vittime; il ragazzino che tenta la fuga e viene abbrancato, sospeso in aria e fucilato, in un controcampo rapidissimo e scioccante. Perché è questo ciò che Spielberg riesce a fare in questo film: raccontare cioè una tragedia così immane con la sola forza delle immagini, senza apologie o retorica. A un certo punto, Schindler intravede, in una strada affollata in cui si sta consumando l’eccidio, una bambina sola, vestita con un cappottino rosso, che si aggira senza alcuna meta. Evidentemente ha perduto la madre, non ha più una famiglia, è rimasta da sola in mezzo a quel mondo brutale. Schindler la segue con gli occhi: i primi piani si alternano al campo lungo. I rumori intorno a lei diminuiscono, fino quasi a scomparire del tutto; si sente invece un canto struggente, una ninnananna dolcissima che fa da contraltare alle violenze che si perpetuano intorno. Sembra quasi di vedere l’Innocenza stessa attraversare quei vicoli stretti, quelle strade intrise di sangue: nessuno la vede, nessuno si accorge di lei. Alla fine, trovato un portone socchiuso, entra in una casa; in una stanza abbandonata trova un letto, vi si nasconde sotto, coprendosi le orecchie con le piccole mani. Poi la cinepresa la perde, troppo occupata a raccontare quanto avviene lì fuori. La ritroveremo in seguito, un corpicino rosso tra altri corpi in bianco e nero, in un carrettino destinato alle fiamme. Ecco. Possiamo dimenticare tutto, la trama, gli attori, le musiche; tutto. Quell’immagine non la dimenticheremo mai
.
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Tu, mia piccola, sei il mio Angelo.
Ti seguo come il canto del pensiero
sei la siepe che nasconde l'Invisibile
che si fa visibile nella tragedia del Suo popolo.
attraverso te.

Peguy ti avrebbe chiamata "la mia piccola Speranza"

Per me sei la vera Vita che nasce in un momento terribile
e finisce senza sorrisi nell'anima mia che ti riconosce figlia. (Lucia)

 
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Preghiera per i Vigili del Fuoco

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Preghiera dei Vigili del Fuoco o Pompieri

Iddio, che illumini i cieli e colmi gli abissi,
arda nei nostri petti, perpetua,
la fiamma del sacrificio.

Fa più ardente della fiamma
il sangue che scorre nelle vene,
vermiglio come un canto di vittoria.

Quando la sirena urla per le vie della città,
ascolta il palpito dei nostri cuori
votati alla rinuncia.

Quando a gara con le aquile
verso Te saliamo,
ci sorregga la Tua mano piagata.

Quando l'incendio, irresistibile avvampa,
bruci il male che si annida nelle case degli uomini,
non la ricchezza che accresce la potenza della Patria.

Signore, siamo i portatori della Tua croce,
e il rischio è il nostro pane quotidiano.

Un giorno senza rischio non è vissuto,
poichè per noi credenti la morte è vita,
è luce: nel terrore dei crolli,
nel furore delle acque,
nell'inferno dei roghi.

La nostra vita è il fuoco,
la nostra fede è Dio
Per Santa Barbara Martire.


Signore è a Te che questa sera parlo per ringraziarTi per i nostri amati i Vigili del Fuoco.
Tu sai di chi parlo: li conosci bene, li chiami per nome uno ad uno.
Sai che non si tirando indietro e lavorano sodo; non chiedono niente e ci donano tutto il loro coraggio.
Signore, lo so che li ami, perchè anche se  sudati e stanchi non si arrendono davanti al pericolo e sono felici quando riescono a salvare le nostre vite eternamente in pericolo.
Nel loro cuore c'è la serenità che contraddistingue gli uomini di buona volontà.
Raramente regaliamo loro una medaglia sia che abbiano salvato un gattino intrappolato su di un albero che la vita di un bimbo travolto da una valanga.
Non lo so se sanno di essere indispensabili, con le loro divise fosforescenti, penso però che conoscano  la nostra gioia nel vederli arrivare.
Quando nella notte la loro sirena smuove il silenzio e agita i nostri cuori, Signore fa' che impariamo ad elevare a Te una preghiera perchè il loro compito si svolga come avevano pensato.
Signore, per me loro sono i veri signori dell'anima.
Grazie amici che avete incontrato il Signore mille volte mentre l'intero paese contava su di voi: i pompieri! Voi che sarete sempre i buoni Samaritani della parabola. Fermi costantemente ad aiutare l'altro.
Le vostre scale amici arrivano in alto come i vostri cuori, in alto dove il cielo da azzurro diventa blu.
Grazie. 

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Martin Luther King. Parole

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«La persona che ti odia di più, ha qualcosa di buono dentro di sé; e anche la nazione che più odia, ha qualcosa di buono in sé; anche la razza che più odia, ha qualcosa di buono in sé. E quando arrivi al punto di guardare il volto di ciascun essere umano e vedi molto dentro di lui quello che la religione chiama “immagine di Dio”, cominci ad amarlo nonostante tutto. Non importa quello che fa, tu vedi lì l’immagine di Dio. C’è un elemento di bontà di cui non ti potrai mai sbarazzare […] Un altro modo in cui ami il tuo nemico è questo: quando si presenta l’opportunità di sconfiggere il tuo nemico, quello è il momento nel quale devi decidere di non farlo […] Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni. Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male […] Qualcuno deve avere abbastanza fede e moralità per spezzarla e iniettare dentro la stessa struttura dell’universo l’elemento forte e potente dell’amore». (Martin Luther King).


In foto (Malala Yousafzai e suo padre davanti al memoriale per Martin Luther King di Washington)
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Padre

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Padre che dall'eternità Ti sei messo in cammino per farTi prossimo ad ogni uomo
visitaci oggi e domani e ancora, ogni nostro giorno, per donarci quella profonda comunione dei cuori che ci hai assicurato che possiamo vivere se sapremo vivere nella fede come visse Maria.
Ti prego questa sera, mettiti in viaggio sulle strade delle nostre impigrite abitudini e aiutaci a trovare la "perfetta letizia" quando serviremo l'altro in un stupendo dono di noi.
Facci diventare Cirenei di letizia e che i nostri sorrisi siano fecondi di tanta gioia.









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io piccola lavavetri....

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Arrivo adesso perchè...non riesco a dormire! Presa la pillola? Sì. poi però ho continuato a seguire le notizie dai paesi colpiti dalle calamità che sappiamo e l'effetto è superato.

Sì, il mio cuore è inquieto.
Sì, continuo a scavare in me stessa e, credetemi, non è proprio felicità.
Vi racconto dall'inizio la mia burrascosa giornata.

Quando mi sono alzata, Paolo mi è venuto incontro, lui è in piedi da una mezz'ora, mi saluta con il solito "buongiorno!" 
Lo fa sempre, anni annorum, ma oggi non rispondo. Perchè "buongiorno!" ? Oggi, non so perchè, vorrei che dicesse "buongiorno tesoro!
.....Se sono arruffata non è proprio colpa sua, almeno lo è e non lo è. Complicata? Sono esattamente una pagina della settimana enigmistica a schema libero.....

Dopo colazione, inizio a pensare al pranzo e preparo la lista della spesa che ho deciso che farò io. (? ?) Bhò, 
Mentre rifaccio il lettone sento la porta d'entrata chiudersi.....Non mi preoccupo.
Inizio a prepararmi per uscire. La lista della spesa è sparita.
Qui il nervosismo aumenta.

Pausa,debbo far chiarezza sul perchè sono nervosa.
Esattamente tre settimane, tre, ho visto un nunù (peluches) cagnolino con la pettorina col n.10, e sotto la pancia ha un manicotto con inserita la boule per l'acqua calda. 
Subito ho pensato alla mia Elena (il n.10 è il numero della maglia del suo Francesco che gioca nel Novara) e ho detto a Paolo "desidererei andare in quel tal negozio; vorrei vedere una cosa".Meglio sempre non specificare " Va bene."
Passa qualche giorno, nessun invito e io ripeto il mio desiderio.
Sono passate 3 settimane 3, da quel giorno. Oggi la mia "povertà come destino" è andata a farsi benedire! 
Preciso che quel tal negozio è parecchio lontano da casa mia. C'è però l'autobus che nei giorni feriali passa ogni mezz'ora e anche di più....
Ormai sono lanciata. Acchiappo il bastone, la borsetta, infilo gli occhiali. Chiavi, telefonino, ho tutto.  Esco. 
Arrivo alla fermata del bus. Passerà tra mezz'ora giusta giusta. Indovinato! 
La giornata è proprio bella e questo mi rincuora. 

Se il conducente non si ferma allo stop non ha tutta la responsabilità

Arriva una macchina che conosco. Infatti si ferma: è Roberto che mi chiede cosa faccio lì!!!??
"Robi, ma sai che aspettavo proprio te?(che bugiarda!) Vai al lavoro?" "Sì, ma prima voglio prendere un caffè".Il bar è lì a due passi.
"mi daresti un passaggio? io andrei da...." " Sì, certo, prendi il caffè con me e poi ti porto".
D'incanto tutto brilla anche i miei occhi. 
Non prendo mai il caffè. 
Gli farò compagnia.... 

Intanto controllo se: sono pettinata bene?, le scarpe sono pulite? Peli di gatto?  Oh, oh, ma oggi ho indossato il mio bel peluches quindi...Tutto OK.
Ritorno a sorridere.


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Roberto mi porta a destinazione. Lo ringrazio con il nostro grande abbraccio e poi  tutta felice entro nel negozio dove posso girovagare visto che si tratta di un gran supermercato cinese!.

Che bellezza  posso fare ciò che mi piace, guardo di qui e di là, senza che nessuno mi dica "ti muovi?, ti serve? E allora perchè ti fermi? 
Oppure può scendere un silenzio indagatore: "Lo compererà o no? E cosa se ne farà? (almeno penso che siano questi i pensieri di Paolo e vi assicuro che non sono lontana dalla verità). Ho trovato il cagnino porta il n.5. Sono contenta ugualmente. 
Poi un po' di merceria e alcuni detersivi proprio quelli di cui avevo bisogno... ecc.

Guardo l'ora: mezzogiorno. Urka!

Di corsa alla cassa. Pago.
"Scusi, lei sa a che ora passa il bus?"
Non capisce una parola d'italiano!
Mi allontano con la mia spesa, che pesa. Pian pianino.....tanto più di così....
Come farò a tornare a casa?

Le macchine che se ne vanno ce ne sono.  La borsa della spesa: pesa sempre di più. Adesso ho anche caldo.

Sull'angolo c'è un altro supernegozio di materiale golosissimo di questi tempi, televisori, computer,telefonini e simili o di più.

Controllo le persone che escono. 
Questo signore? Hum, Quest'altra ha l'aria di avere fretta. Ecco...forse...Ci provo!
"Signora, mi scusi non è che voi vi fermereste in via....."
Discreta parlo con la signora che ha un bel cagnolino, ma mi risponde il marito.
"Ma certo è proprio sulla strada, non si preoccupi, venga con noi!!!!"

Sono un piccolo lavavetri in pelliccia di visone! 

Sorrido felice e li seguo.
Mi fanno anche accomodare davanti.....
Il mio sorriso è grandioso come i complimenti che faccio al cagnolino.(Sono sincera, ironica ma sincera!)
Il signore ha insistito per accompagnarmi fin sotto casa..."ma non si doveva disturbare...grazie grazie"


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Ora è Paolo che non parla. Non chiede. Ha dato un'occhiata alla borsa della spesa....ma è rimasto muto. Io anche. Le spiegazioni le avremo nel pomeriggio, forse.




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Il pensiero di san Paolo per noi che...

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 Lettera si San Paolo ai Cor. " 4,7-10.11.12).

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale si dimostra nel sopportare con forza le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è ben salda, convinti che come siete partecipi delle sofferenze così lo siete anche della consolazione. Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione che ci è capitata ci ha colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, sì da dubitare anche della vita. Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte per imparare a non riporre fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà, per la speranza che abbiamo riposto in lui, che ci libererà ancora, grazie alla vostra cooperazione nella preghiera per noi, affinchè per il favore divino ottenutoci da molte persone, siano rese grazie per noi da parte di molti.




In questi momenti in cui la sofferenza per coloro che sono nella morsa del freddo di un inverno che non regala un raggio di sole, ci fa rivolgere un'accorata preghiera al Cielo, a Maria Santissima.

E' la preghiera (che io trovo molto bella) che Desdemona canta nell'Otello di Verdi, prima di essere uccisa (ecco il primo femminicidio!)

Ave Maria, 
piena di grazia, eletta 
fra le spose e le vergini sei tu; 
sia benedetto il frutto, 
o benedetta, 
di tue materne viscere, Gesù.
Prega per chi 
adorando a te si prostra, 
prega pel peccator, 
per l’innocente, 
e pel debole oppresso 
e pel possente, 
misero anch’esso, 
tua pietà dimostra.
Prega per chi sotto l’oltraggio 
piega la fronte, 
e sotto la malvagia sorte; 
per noi tu prega sempre 
e nell’ora della nostra morte.
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Speriamo che sulle labbra del mondo, questa notte e domani e domani e domani...., risplenda un dorato silenzio. Indice di pace.
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Ti parlo

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Ti parlo amore mio. 
Ti parlo questa sera perchè ho bisogno di ricordare.
Ricordare la tua felicità mentre rincorrevi una pesca che rotolava sul selciato dal mio sacchetto della spesa. 
Ricordare il tuo  sorriso più raro di un diamante. 
E anche il tuo  dolore quando  mi vedevi triste. 
Sono qui a radunare i miei ricordi in quest'inverno che fa dimenticare le altre stagioni: quella dei fiori e quella dei canti degli uccellini....
Vorrei fare un mazzolino delle risate  che non ho dimenticato e delle favole con tanti ricami che serbavo pensando a me nonna dei tuoi bimbi.
Imparerò a volare per poterci incontrare in questo cielo che oggi è nudo di stelle e di luna.
Sai che è arrivata la neve? 
Poca, solo una spruzzatina di bianco per la felicità dei bimbi , e io col naso schiacciato contro i vetri giocavo, ricordi? , al gioco "dell'ascensore". 
Dormiremo insieme stanotte, sì, mano nella mano per scaldare il mio cuore.  
Buonanotte amore a più tardi.




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L'ebreo errante, la leggenda.

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L'immagine è una xilografia popolare su carta, colorata a mano è stata pubblicata dall'editore fiammingo P. J. Brepols agli inizi del XIX secolo.


L'ebreo errante di Eugène Sue
Riccardo Calimani . Egli apre così la sua opera: "Ebreo [...] la parola, nella Bibbia, è legata a 'avar, che significa passare. Ebreo quindi è colui che passa, che erra […]." Poco dopo lo studioso si rifà alla leggenda ormai diffusissima, riportata da Sue stesso, sulla quale, si può dire, poggia tutto il suo romanzo: l'umile ciabattino (al quale Sue affianca Erodiade) costretto/i a errare continuamente senza un minuto di pausa.


Questo episodio (di cui esistono svariate versioni più o meno simili) fu conservato nella tradizione orale per centinaia d'anni e solo intorno al VII secolo i monaci cistercensi lo fissarono sulla carta. In questa prima versione l'Ebreo errante [espressione coniata dai francesi mentre in Germania verrà detto l'eterno ebreo] torna ogni cento anni nel luogo dell'incontro con Gesù, ma non lo trova ed allora riprende ad errare in attesa di una condizione di riscatto [...]. Fu il Romanticismo a trasformare questa figura dell'ebreo errante in un simbolo: dapprima simbolo del ribelle contro la tirannia, poi dell'umanità sofferente, del peccatore che cerca la redenzione.

A proposito del ciabattino, Sue adotta la versione dell'uomo con rughe profonde come cicatrici. "[...] des sillons profonds qui lui barraient le visage comme autant des cicatrices.". Mentre prima si legge: "Nel colloquio drammatico tra lui e il Cristo la formulazione della condanna risulta collettiva e non più individuale con il passaggio del "tu" tradizionale al "vous" plurale.
Per dirla sempre con Calimani: "Greci e Romani, Assiri-Babilonesi e Persiani, popoli antichi di grande civiltà e potenza, imperi ricchi e potenti non esistono più: solo il piccolo e tenace popolo della Bibbia, vera e propria patria portatile, è riuscito a superare tante tempeste e tante trasformazioni. 
Come è stato possibile tutto ciò?". E per rispondere a questa domanda ripercorre puntigliosamente e puntualmente la storia di questo popolo come minimo singolare. "Nel celebre romanzo di Eugène Sue, Le juif errant (pubblicato tre anni prima del Manifesto di Marx) l'ebreo è il campione degli oppressi e della classe lavoratrice. L'opera di Sue ebbe tale popolarità e diffusione che molti conoscono la leggenda solo in questa versione."
E infine un altro brevissimo cenno sull' Autore.
Sue Marie-Joseph, detto Eugène [...] in crisi finanziaria lasciò Parigi ed iniziò la serie di romanzi a sfondo sociale e umanitario che, pubblicati a puntate e seguiti da un vasto pubblico, gli procurarono enorme successo. Tra i suoi numerosissimi romanzi in cui il verismo non senza efficacia scade a volte nella ricerca superficiale dell'effetto, i più celebri rimangono Les mystères de Paris (I misteri di Parigi, 1842-43); Le juif errant (L'ebreo errante, 1844-45); Les sept péchés capitaux (I sette peccati capitali, 1847-49).
Per L'ebreo errante il messaggio è questo:" L'amore vince (quasi) ogni ostacolo".


( riferimento a:Celeste Chiappani Loda, "Da cosa nasce cosa. L'ebreo errante di Eugène Sue", Morfoedro, portale d'arte e di cultura, http://www.morfoedro.it/doc.php?n=1654&lang=it (pagina consultata in data 2017-01-16 19:12:15 GMT)





Come sopra accennato della leggenda esistono varie versioni, più o meno identiche, (dipendenti dall'area di diffusione) si fonda su di un episodio pseudo-evangelico che
ha avuto numerose elaborazioni in tutte le letterature europee, narra di un ebreo che schernì Gesù sulla via del Calvario e per castigo fu condannato a errare senza tregua sino alla fine del mondo, con poco denaro per vivere.
I poeti moderni si impadronirono di questa figura leggendaria, a cominciare da W. Goethe, che in un frammento poetico del 1774 evoca un ebreo di nome Aasvero spettatore insolente della sofferenza del Cristo.
La leggenda dell'«ebreo errante» racconta che Gesù, dirigendosi con la croce sulle spalle verso il Calvario, sofferente e senza fiato, si fermò davanti al negozio di un ciabattino ebreo.
Questi si affacciò sulla porta e gli disse:
«Muoviti, vai più in fretta» e gli diede dei colpi di bastone sulla schiena.
Gesù gli rispose: «Me ne vado, ma tu camminerai fino al giorno del mio ritorno».
Si vuole che da allora "l'ebreo errante" sia maledetto da Dio e condannato a vivere senza riposo fino alla fine dei tempi.

Riapparendo di città in città, divenne una vera e propria ossessione dell'occidente cristiano, nei paesi di lingua tedesca spesso lo si chiamava "der Ewige Jude", "l'ebreo eterno" poi preso di mira dalla propaganda del Terzo Reich.

 

"Il gran portamento della croce" di Martin Schongauer, con un personaggio che si appoggia a un bastone da camminatore e che può essere interpretata come una raffigurazione dell'ebreo errante, fino a "L'ebreo errante" dipinto nel 1983 a New York da Michael Sgan-Cohen.






Fortemente presente nella rassegna delle varie immagini è Gustave Doré, popolarissimo artista e caricaturista del pieno ‘800: nella serie delle sue opere - in parte per il "Journal pour rire" - i tratti cupi e la forza della tragedia che trascina per il mondo l'ebreo eterno si intravvedono tutti, nelle Dodici incisioni.




Quanto al "Juif errant" di Marc Chagall, degli anni '20 e proveniente dal Petit Palais di Ginevra, con la bisaccia in spalla e il volto irrigidito in una accettazione rassegnata, esprime tutto il peso di una maledizione eterna.






Esiste anche una versione cinematografica.

"Matteo, ricco ebreo egoista e nazionalista, rifiuta di aiutare Gesù Cristo perché lo ritiene responsabile della mancata rivoluzione nei confronti del giogo romano.
Per questo viene quindi condannato a vagare perennemente nei secoli e gli viene negato ogni tipo di riposo, compreso quello della tomba.
Il suo sacrificio nei campi di sterminio nazisti lo assolverà dal peccato commesso nell'antichità.



Regia e sceneggiatura di Alessandrini Goffredo


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Riflessione sulla paura.

8 comments

 
Il nostro cuore non si è perduto,
i nostri passi non hanno smarrito la sua strada.
Nè l'angoscia,nè il dolore,la paura e la spada...
Mai il tuo sguardo fuggirò la tua casa lascerò.
Della morte,della vita, del presente, del futuro la tua gente non ha paura,
la tua rocca sta sicura.
Col mio canto,la mia gioia, con l'amore e le parole la tua gloria loderò,
la tua forza griderò.

Mi piace ripensare a questo canto quando la sera si riempie di ombre. 
La paura è parte del cuore dell’uomo. Mentre nella Bibbia la stessa parola conforta e incalza, ripetendo infinite volte "non temere" 
Ricordo le prime parole di Giovanni Paolo II, appena eletto Papa, ci salutò con "Non abbiate paura: aprite il cuore a Cristo!" Non abbiate paura! 
Perchè la paura non è tanto assenza di coraggio quanto “una mancanza di fiducia”. 
Se penso di avere paura di Dio è perché nel silenzio a volte nasce un’immagine sbagliata di Lui, come Adamo ed Eva che credono in “un Dio che toglie e non in un Dio che dona.
E' la stessa paura che mi fa dimenticare il dono grande che è Gesù in cui  trovo il destino di tutte le cose.
Qualcuno ha scritto che:"Il primo di tutti i peccati è un peccato contro la fede. E dall’immagine sbagliata di Dio nasce la paura delle paure: dal volto di un Dio temibile discende il cuore impaurito di Adamo.
Molte volte la Chiesa ci parla di una una fede impastata di paura; colpa/castigo, anziché di amore, fioritura e pienezza. La paura è nata in Adamo perché non ha saputo neppure immaginare la misericordia e il suo frutto che è la gioia.
La paura produce un cristianesimo triste, ci fa conoscere un Dio senza gioia. Bisogna liberare tante persone dalla paura che riempie il loro cuore : la paura dell’altro, la paura dello straniero. Dobbiamo dimenticare l’ostilità, che può essere anche istintiva, e guardare all’ospitalità.
E' chiaro nel mio cuore che Gesù è venuto a riempire il mondo e tutti noi, di luce, di sole.
C’è a volte in me, la paura della "tempesta" che è poi la paura del manifestarsi della vita quando mi sento sola e “Dio sembra dormire” mentre  vorrei  che intervenisse subito”. E Lui interviene,perchè è lì, accanto a me e mi sostiene proprio quando non riesco ad affrontare le faticose tempeste.
Debbo ricordare in quei momenti, che la vita si attua dentro il sacrificio, anche se poi la fede in Lui mi aiuta a pensare e a vivere in un modo lieto e non più banale. 
Mi piace spesso ricordare questa frase di Bonhoeffer: Dio non salva dalla sofferenza ma nella sofferenza, non protegge dal dolore ma nel dolore, non salva dalla croce, ma nella croce (…) Dio non porta la soluzione dei nostri problemi, porta se stesso e dandoci se stesso ci dà tutto."
Ogni giorno, nella preghiera come nella Messa, io attingo più vigore. Riascoltando o rileggendo la Parola di Dio mi accorgo di infiniti divini suggerimenti e la vita diventa più umana, il cuore ospita quel Dio che scaccia la paura e che si  rivela familiare per tutta la vita.
Perchè Dio che ha iniziato quest'opera buona in me, non mi abbandona più. 

Mio Dio aiutami a parlare sempre di Te a chi incontro, e mentre dispiego la Tua vita ascoltami perchè io so che mi sei accanto.

"Nel primo chiarore del giorno,vestite di luce e silenzio,le cose si destan dal buio,com'era al principio del mondo."



L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, spazio all'aperto e natura

Ho letto questa storia:
Omar Suleiman · 12 gennaio ·
Her name is Shehed. She turns 8 next week and has the exact same birthday as my daughter who is turning 7. She has only faint memories of her father who was killed 5 years ago. She can see Syria from her tent but doesn't remember what it was like living there. She proudly recites Surah Al Fatiha but can't read otherwise. She doesn't have access to pretty princess dresses or toys. Her clothes have ... Altro...
Il suo nome è shehed. Lei compie 8 anni la prossima settimana proprio nello stesso giorno di mia figlia che ne compie 7.
Ha solo deboli ricordi di suo padre che e ' STATO UCCISO 5 anni fa. Lei può vedere la Siria dalla sua tenda ma non si ricorda com'era vivere li '. Orgogliosamente recita la sura al-Fatiha ma non riesce a leggere il contrario. Lei non possiede la bella principessa, non ha bei vestiti o giocattoli. I suoi vestiti hanno dei buchi, i suoi denti sono in degrado, e la sua tosse è profonda. Ma e 'una dei bambini piu' belli che io abbia mai conosciuto. Lei è dolce e sorridente e buona nonostante la crudeltà che ha affrontato. Ha ' ancora il sogno di un futuro brillante come gli altri bambini. Le sue ultime parole per me, dopo un lasso di tempo così breve, sono state " portami con te."
La cosa più difficile al mondo di visitare questi luoghi è salutare. Parti per ritornare nella comodità di casa tua mentre continuo a chiedermi se l'hanno mai avuto uno di nuovo. Quando il sole tramonta e si ritirano nelle loro tende per cercare di proteggersi dal freddo e dal gelo, Io torno nel furgone e ritorno al mio comodo letto che mi aspetta. Io vivo per parlare delle mie esperienze di un paio di giorni, mentre loro rimangono persone senza voce e nessuno apre il cuore per sentire delle loro tragiche storie di vita. Ti fa male sapere che non puoi salvarli tutti.
Piangere per loro. Sorridere a loro.
Essere la loro voce. Raccontare le loro storie.
FARE CIO 'che e' nelle mie capacità. E invitare gli altri a fare qualcosa, perchè è anche compito di tutti aiutare.



Il nostro cuore… 
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