giovedì 5 ottobre 2017

pensieri seri

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Canto e rifletto su di una poesia di G. Leopardi dal titolo: "Alla sua donna".
Leopardi era ateo, ma quando parlava di se, della vita, dell'uomo, si stupiva e si meravigliava della grandezza che aveva davanti e così ispirato scrisse questa poesia che altro non è che uno strepitoso inno alla Bellezza.

Se dell'eterne idee
L'una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l'eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s'altra terra ne' superni giri
Fra' mondi innumerabili t'accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T'irraggia, e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d'ignoto amante inno ricevi. 


Bellezza infinita. Destino infinito. Mistero che fai tutte le cose, in alcuni giorni quasi ti posso toccare tanto ti sento vicino. In altri momenti non riesco a rintracciarTi, non riesco a incontrarTi; ma sento che ci sei, perchè il reale che mi circonda è talmente grande che lo stupore diventa preghiera, diventa respiro.
Non è più bello così?
Non è più giusto così?
Quando mi accorgo di avere come orizzonte al mio desiderio d'infinito, non è più bello aderire?
Accettare di essere amati e di poter amare l'infinito è l'atto più umano che io conosca.



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