" Tu solo, Signore, hai parole di Vita"

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L’ultima notte di Charlie: l’ospedale ferma le macchine
La rabbia dei genitori: “Non ci hanno neppure permesso di portarlo a morire a casa AP

(Pubblicato il 30/06/2017
Ultima modifica il 30/06/2017 alle ore 11:26

Testo copiato dal Quotidiano La Stampa di Torino)


I genitori hanno provato tutto: anche una lettera al Papa. Niente da fare: alle 12 (ora di Londra, in Italia saranno le 13) le macchine che tengono in vita Charlie, il bimbo britannico di 10 mesi affetto da una rara malattia genetica ritenuta incurabile, saranno staccate. «Morirà sapendo che lo abbiamo amato», hanno detto i genitori. Avrebbero voluto portare il piccolo negli Stati Uniti per una cura sperimentale e invece hanno perso la battaglia legale terminata davanti alla Corte europea per i diritti umani.

Devastati, Chris Gard e Connie Yates, hanno trascorso l’ultima notte al Great Ormond Street Hospital accanto al piccolo, furenti con i medici «senza cuore» che hanno anche rifiutato il permesso di portare a casa Charlie. Spiegano: «Non soltanto ci è stato impedito di portare nostro figlio in un centro specializzato negli Usa, ma ci viene proibito di decidere dove nostro figlio possa morire, a casa sua tra l’affetto di genitori, parenti e amici». Era il loro «ultimo desiderio: avevamo promesso al nostro piccolo ogni giorno che lo avremmo portato a casa. Volevamo fargli un bagnetto a casa, metterlo in lenzuola in cui non aveva mai dormito, ma ce lo hanno impedito. Sappiamo che morirà ma non ci hanno detto come accadrà».

Secondo i medici britannici e i tribunali che hanno esaminato la vicenda non esistono concrete possibilità di miglioramento o di prolungamento della vita di Charlie e anche le terapie sperimentali non offrono alcun tipo di certezza. Non servirà dunque la montagna di denaro raccolta dal Charlie’s Army (l’esercito di Charlie) 1,4 milioni di sterline donati per curarlo. «Charlie morirà sapendo che era amato da migliaia: grazia a tutti per il sostegno», hanno scritto ancora in un post su Facebook i genitori. E hanno pubblicato una serie di foto struggenti, tra le quali una in cui sono sdraiati e riposano a fianco del piccolo che dorme.


La battaglia legale dei genitori non ha lasciato nulla di intentato: in Gran Bretagna, prima l’Alta Corte, poi la Corte d’Appello, infine la Corte Suprema, ma i giudici hanno sempre dato ragione ai medici. Alla fine Chris e Connie si sono rivolti alla Corte Europea dei Diritti Umani che si è rifiutata di intervenire.

Intanto la direzione dell’ospedale Great Ormond Street va avanti: hanno fatto sapere di nuovo che la loro priorità è sostenere i genitori di Charlie e che lavorano a stretto contatto con la famiglia per discutere i prossimi passi. «Nel caso di Charlie abbiamo discusso per mesi su come possa funzionare la sospensione delle cure. Di solito, sulla base della nostra esperienza, le discussioni e la pianificazione di questi casi durano alcuni giorni».



In queste ore mentre la Corte Suprema prenderà delle decisioni in merito a Charlie io, credo sia doveroso far seguire a questa pagina,un necessario silenzio.

Cercherò di donare, con la semplice preghiera, attraverso il respiro dell'amore di Dio su tutte le sofferenze nostre e degli altri, non l'illusione che queste se ne scompaiono come nebbia al sole ma che in noi stessi nasca  la consapevolezza di essere consolati e confortati dalla Presenza di un Amore divino e umano: quello  di Cristo.


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momenti d'insonnia

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Penso di aver visto tutti i film di Bergman. Solo un piccolo accenno a "Luci d'inverno" 
Il sagrestano si rivolge al pastore che sta vivendo una profonda crisi di fede e gli ricorda la sofferenza di Cristo:
"Pensi ai Getzemani, signor pastore. Tutti i discepoli si erano addormentati. Non avevano capito nulla....ma non era ancora il peggio, signor pastore. Quando il Cristo fu inchiodato sulla Croce e vi rimase, tormentato dalle sofferenze, esclamò: Dio mio, Dio mio perchè mi hai abbandonato?"
Cristo fu colto da un grande dubbio nei momenti che precedettero la sua morte.
Dovette essere quella la più crudele delle sue sofferenze. Voglio dire: il silenzio di Dio.

Il dolore di Cristo facciamo presto a dimenticarlo, pensiamo ai nostri dolori, pensiamo a quanto siamo soli!
Alla luce della nostra fede il dolore di Cristo diventa segno d'amore supremo e di fraternità di Dio verso l'uomo.

Quando la mia casa diventa anch'essa silenziosa, la percorro in lunghezza, entro nelle stanze, ascolto le  miserie che hanno riempito la giornata, i nostri limiti, il nostro male. 

Cerco il libro di poesie di Ungharetti e ritrovo i versi illuminanti della famosa preghiera-poesia "Mio Fiume anche Tu" e ve la dedico.(raccolta "il dolore")


Mio fiume anche tu, Tevere fatale,
Ora che notte già turbata scorre;
Ora che persistente
E come a stento erotto dalla pietra
Un gemito d'agnelli si propaga
Smarrito per le strade esterrefatte;
Che di male l'attesa senza requie,
Il peggiore dei mali,
Che l'attesa di male imprevedibile
Intralcia animo e passi;
Che singhiozzi infiniti, a lungo rantoli
Agghiacciano le case tane incerte;
Ora che scorre notte già straziata,
Che ogni attimo spariscono di schianto
O temono l'offesa tanti segni
Giunti, quasi divine forme, a splendere
Per ascensione di millenni umani;
Ora che già sconvolta scorre notte,
E quanto un uomo può patire imparo;
Ora ora, mentre schiavo
Il mondo d'abissale pena soffoca;
Ora che insopportabile il tormento
Si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
Ora che osano dire
Le mie blasfeme labbra:
"Cristo, pensoso palpito,
Perchè la Tua bontà
S'è tanto allontanata?"

Ora che pecorelle cogli agnelli
Si sbandano stupite e, per le strade
Che già furono urbane, si desolano;
Ora che prova un popolo
Dopo gli strappi dell'emigrazione,
La stolta iniquità
Delle deportazioni;
Ora che nelle fosse
Con fantasia ritorta
E mani spudorate
Dalle fattezze umane l'uomo lacera
L'immagine divina
E pietà in grido si contrae di pietra;
Ora che l'innocenza
Reclama almeno un eco,
E geme anche nel cuore più indurito;
Ora che sono vani gli altri gridi;
Vedo ora chiaro nella notte triste.

Vedo ora nella notte triste, imparo,
So che l'inferno s'apre sulla terra
Su misura di quanto
L'uomo si sottrae, folle,
Alla purezza della Tua passione.

Fa piaga nel Tuo cuore
La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l'uomo;
Il Tuo cuore è la sede appassionata
Dell'amore non vano.

Cristo, pensoso palpito,
Astro incarnato nell'umane tenebre,
Fratello che t'immoli
Perennemente per riedificare
Uamnamente l'uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D'un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri
.




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Il cielo, malgrado i rami folti...non si nasconde (foto di Lucia)
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Una Cattedrale sul Cammino di Santiago

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Cattedrale di Notre Dame a Le puy-en-Velay


Mentre ci inoltriamo nel  " cammino di Santiago" incontriamo cattedrali che ci parlano di un tempo trascorso, ma non dimenticato.
A Le Puy-en-Velay, nell'alta Loira , collocata su di un promontorio, una cattedrale del XII secolo conserva una suggestiva iscrizione incisa su due gradini della scala d'accesso al portico occidentale, che vale la pena conoscere:
"Se tu non temi il peccato, temi di varcare questa soglia, perchè la Regina del Cielo vuole servitori dal cuore senza peccato".

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A quale uomo che pur amando infinitamente Dio e Maria Santissima, avrà un cuore talmente puro da poter  conoscere l'interno della Cattedrale....se osserverà l'iscrizione??!!

E' un monito che ci invita alla confessione frequente, e  vale, a maggior ragione,  per chi desidera entrare nel Tempio eterno. 

Si compie così quanto sperava san Paolo: "Noi ora vediamo in modo confuso, come in uno specchio, allora invece vedremo faccia a 
faccia" (1Cor.13-12)

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Un altro luogo collocato in alto...ricordiamo  Gesù che parla dal Monte delle Beatitudini è doveroso riprendere e dare vigore  alla terza beatitudine "Beati i puri di Cuore"

Ecco una maggiore conferma alle parole di San Paolo:   san Giovanni (1Gv 3,2-3) che annuncia, introducendo il tema della purezza in colui che contempla il Dio puro:
"Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora svelato. Sappiamo però che, quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perchè lo vedremo così come Egli è. Chiunque ha questa speranza in Lui, purifica se stesso, così come Egli è puro".

Questi commenti sono di risposta al Salmo 15 che dice:
"Chi potrà salire al monte del Signore?
chi potrà accedere al Suo luogo santo?"
Continua:
"chi ha mani innocenti e cuore puro
chi non rivolge la sua anima agli idoli, chi non giura a scopo di ingannare".


I tempi in cui viviamo non sono certamente facili per chi ha in cuore il desiderio di vedere Dio, domani può essere il giorno in cui la speranza diventa volontà attraverso la preghiera, la liturgia e la contemplazione  tanto doverosa a chi segue un 
cammino carmelitano.


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Nel pensiero  a Dio che chiude la mia giornata vorrei riprendere due righe del Salterio che si riferiscono al Salmo 42, frasi con cui aprii, all'inizio, questo mio blog:
"L'anima mia ha sete del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?"
La risposta la trovo, nel Salmo 63: "Nel santuario ti ho contemplato, vedendo la tua potenza e la Tua gloria".

le puy (3 di 14)



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parlare di Dio - una mail di Riccardo

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Ad ogni nuovo giorno, presto, Riccardo mi invia due audio che accompagnano la mia colazione.
Tutto è iniziato nel mese di gennaio. Da allora, (solo la domenica non si posta, per ovvie ragioni: c'è la messa!) il trillo sommesso del telefonino mi comunica che il momento di spiritualità è pronto per essere ascoltato.
Il primo audio è dedicato all'ascolto della Parola del Vangelo, il secondo è il commento che un sacerdote mi regala alla Parola appena ascoltata.
Ogni settimana, inoltre, invia un ulteriore audio relativo ai Fioretti di San Francesco.
Ieri mi ha sorpreso con questo testo a me particolarmente caro.

"Parlare di Dio attraverso il cibo, di Massimo Salani

Il pane e il vino provengono entrambi dalla terra, ma sono il frutto dell'opera dell'uomo. Gesù non si offre nella celebrazione eucaristica in un cibo "naturale", in un alimento che nasce spontaneo dalla terra. Senza il contributo dell'uomo non avremmo il pane. Il suo intervento è indispensabile perché il frumento si trasformi: l'invocazione «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» ricorda anche la presenza umana a fianco di quella divina.
Il processo culturale che caratterizza il pane emerge ancor più nell'altro segno eucaristico: il vino. Esso è, infatti, una bevanda del tutto superflua: si può benissimo vivere senza. Di più: per ricavare la bevanda alcolica l'uomo ha attivato molte delle sue capacità e della sua creatività. Anche la vite che produce l'uva viene dalla terra, ma, a partire da essa, l'uomo interviene in modo ancor più decisivo. Il pane rinvia alla necessità, il vino alla gratuità e alla gioia e da sempre svolge una funzione di mediatore con il divino. Due dimensioni diverse, ma che non si contrappongono, e che anzi ci aiutano a cogliere, in parte, la ricchezza che sgorga dal mistero eucaristico. Ci nutriamo di Cristo vivendo semplicemente da uomini!


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chi accarezza le mie caviglie?

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Romeo tenero e piccolo anche di statura, mi sta attendendo sulla sedia dove
 scrivo al computer

Golia un po' ciccione


Non so chi l'abbia detto, ma come definizione è molto bella: "Il gatto è la tigre dei poveri".
E' una definizione fiera e popolare e appurato che la tigre deve assolutamente vivere nel proprio habitat,  amo questo surrogato casalingo, scattante e sornione, monello e tenerissimo. Il gatto nostrano, è il più degno di una simile parentela.
Ho abituato i miei figli ad amare gli animali e, dopo un cane che visse con noi per ben 17 anni facendoci soffrire molto alla sua dipartita,  il gatto resta il mio preferito. E rosso naturalmente!.
Il gatto piaceva anche al mio papà che ne portò a casa uno, quand'ero bimba a cui, pensando di regalargli un ottimo refrigerio,in un'estate torrida milanese,  lo immersi in una bacinella d'acqua.
Il risultato fu piuttosto notevole tanto che scappò e non lo rividi più. 
Mi rimase il rimorso di avergli arrecato un'inconscia diffidenza con il genere umano.

Attualmente vivono con me Golia e Romeo. 
e in temporaneo affido, il bianconero Caffè di proprietà di mia figlia ora in vacanza.

Golia è la mia ombra, mi segue ovunque e insegna al piccolo Romeo, che compirà un anno in agosto, a fare altrettanto.
Lo spettacolo mattiniero è degno di nota. Il primo a dare la sveglia è naturalmente Golia che, avvicinandosi al mio letto mi pizzica la guancia testardamente, fino al momento in cui  il mio piede tocca il tappeto e in tacito accordo, ecco apparire anche gli altri due che strisciandosi alle caviglie mi accompagnano ai loro "deschi".


(Tutte le fotografie sono relative ai miei gatti e non sapendo che altro dire lascio ad illustri nomi la lode al gatto.)


Helen Thompson

"Un gatto non vuole che tutto il mondo lo ami

solo quelli che lui ha scelto di amare."

Theophile Gautier
"Se sei degno del suo amore,
un gatto sarà tuo amico,
ma mai il tuo schiavo."



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Pam Brown
"I gattini hanno occhi grandi, sono morbidi e dolci.
Con degli aghi conficcati nelle mascelle e nelle zampine."
"Un piccolo gatto trasforma il ritorno in una casa vuota
nel ritorno a casa."

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"Non c'è niente di più minaccioso per la propria autostima
dell'affettuoso disprezzo di un gatto amato."Monica Edwards


Un Gatto
Pablo Neruda

Come dorme bene un gatto
dorme con zampe e di peso,
dorme con unghie crudeli,
dorme con sangue sanguinario,
dorme con tutti gli anelli
che come circoli incendiati
costruirono la geologia
d'una corda color di sabbia.
Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi del sogno.
Ho veduto come vibrava
il gatto nel sonno: correva
la notte in lui come acqua oscura,
e a volte pareva cadere
o magari precipitare
nei desolati ghiacciai,
forse crebbe tanto nel sonno
come un antenato di tigre
e avrebbe saltato nel buio
tetti, nuvole e vulcani.
Dormi, dormi, gatto notturno
con i tuoi riti di vescovo,
e i tuoi baffi di pietra:
ordina tutti i nostri sogni,
guida le tenebre delle nostre
addormentate prodezze
con il tuo cuore sanguinario
e il lungo collo della tua coda.


Beppo
Jorge Luis Borges, "La cifra" 

Il gatto bianco e celibe si guarda
Nella lucida lastra dello specchio
E sapere non può che quel candore
E le pupille d'oro non vedute
Mai nella casa sono la sua immagine.
Chi gli dirà che l'altro che l'osserva
E' solamente un sogno dello specchio?
Penso che questi armoniosi gatti
Quello di vetro e quello a sangue caldo
Sono fantasmi che regala al tempo
Un archetipo eterno...




Le Petit Chat
E. Rostand

E' un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire,
Lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
Quasi un vivente fermacarte.
Gli occhi gialli e blu sono due agate.
A volte li socchiude, tirando su col naso,
Si rovescia, si prende il muso tra le zampe,
pare una tigre distesa su di un fianco.

Ma eccolo ora - smessa l'indolenza -
Inarcarsi - somiglia proprio ad un manicotto;
E allora, per incuriosirlo, gli faccio oscillare davanti,
Appeso ad una cordicella, un mio turacciolo.
Fugge al galoppo, tutto spaventato,
Poi ritorna, fissa il turacciolo, tiene un po'
Sospesa in aria - ripiegata - la zampetta,
poi abbatte il turacciolo, l'afferra; lo morde.
Allora, senza ch'egli la veda, tiro la cordicella,
ed il turacciolo si allontana, e il gatto lo segue,
descrivendo dei cerchi con la zampa,
poi salta di lato, ritorna, fugge di nuovo.
Ma appena gli dico "Devo lavorare,
vieni, siediti qua, da bravo!" si siede..
E mentre scribacchio sento
che si lecca col suo lieve struscio molle.




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Salve Famiglia!

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Essere nata a Milano mi ha fatto sempre sentire...come dire... come spiegare...come se fossi un po' blasonata. 
Ancora oggi quando mi si chiede "dov'è nata"? con un certo orgoglio annuncio a tuttelettere: M I L A N O.

Al solo pronunciare il nome della mia città sento nell'aria un contenuto lirico. 
Malgrado il paesaggio non sia la delizia dei pittori, nelle sue vie, piazze, angoli nascosti, cortili interni alle case, ci sono elementi di spettacolarità.

Se qualche cantore ha immortalato Milano nella sua poesia, certamente non ha descritto monti o marine ma nomi come "Torre Velasca" "Castello sforzesco" "Piazza del Duomo (una delle 7 meraviglie del mondo" "Teatro della Scala"... io amo questa sua bellezza che dona al vezzo biografico, un non so che di "Nuovo mondo"

Lascio Milano al mio cuore e ai miei ricordi, e una volta alla settimana passeggio per quei viali:  perchè ora abito a Novara.

Ci vivo bene, è una cittadina di provincia e lascio ai novaresi il piacere di suggerirmi tutte le bellezze salde e terrose, forse più acquose (risaie), che la contraddistinguono.

Mi trasferii qui perchè mio marito lo desiderava ed io innamorata, la cosa più bella che potessi fare, era quella di seguirlo.

Se riuscirò a trovare le fotografie che ho scattato le posterò, ma ora è di turno la mia seconda, o magari prima, in ordine di frequenza, famiglia: Eccola:


Matrimonio Carlo (l'ultimo dei fratelli)L'ordine di nascita viene determinato dal grado di calvizie.Paolo qui è sceso nel gradino sottostante per... così...

matrimonio Vittorio


 Al matrimonio di Carlo ci immortalarono (le sette  mogli e la Rosalba)



Foto di gruppo terminata la S. Messa
Qui il club è a Susa, quasi al gran completo (Babbi, Madri Figli e nipoti) E bhè qualcuno manca
solo per indisposizione......




Perchè Susa?


Perchè è la cittadina in cui la famiglia di mio marito ha vissuto per molto tempo,lì sono nati i due più piccoli mentre gli altri iniziavano la scuola; e mentre la guerra invitava alla pace i tre maggiori venivano affidati alla nonna materna e iniziarono il percorso che li avrebbe poi portati alla laurea. 
Solo nel 1950 si trasferirono a Novara dove il Babbo Guido era Questore. 
Abitiamo abbastanza vicini, per scelta,e ora che le file si sono assottigliate, siamo ancora più uniti. 
Dobbiamo ringraziare Dio se i nostri figli si sentono orgogliosi dei loro padri e, capita che una volta all'anno si organizzi la famosa "Giordanata" o "Cuginata" cioè un momento di condivisione in cui anche chi non abita a Novara (tipo Roma) arriva per trascorrere giorni ricordando canzoni e monellerie varie dei loro padri. 
Condividono la passione per la Juve (grrrrr) e per la medesima idea politica (c'è sempre però una pecora nera anzi verde!!!!Non te le prendere Massimo, lo sai che tifiamo per te magari per un solo un particolare momento)


SUSA (ascoltando ricordi)

Quando il sole
molto presto o molto tardi
ripara tra i monti vicini
nei vicoli si accendono le luci
e tra le case
passa il silenzio
colorando Susa
di ombre blu.
Canta la Dora
frammenti di nostalgia
Canta il vostro desiderio
di quieta memoria.
Canta la luce
dei raggi di sole
sull'acqua che scorre veloce.
Lo scrigno segreto del cuore
regala il suono di voci amate
che sussurrano i vostri nomi.
Il mondo della vostra infanzia
è una fiamma, un fuoco,
avvicinando la mano,
vi riscaldate un po'
 finisce il canto delle parole.
Rimane la sete del cuore.

(Lucia)
Risultati immagini per Immagini del Rocciamelone (Susa)
La Madonnina del Rocciamelone (mt. 3.538) la montagna tanto amata Immagine correlata



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Poesie - Pasolini

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Risultati immagini per immagini : il libro delle Litanie


Ci sono giorni in cui il cuore è vuoto e il corpo stanco. In questi momenti allora dico parole- facili
parole- immagini
parole- bisbigliate
parole- in libertà
parole- sospirate e ripetute
ma che portano all'amore.
Sono le Litanie.




Non è amore  Risultati immagini per agini di pittori: non è amore

Non è Amore. Ma in che misura è mia
colpa il non fare dei miei affetti
Amore? Molta colpa, sia
pure, se potrei d'una pazza purezza,
d'una cieca pietà vivere giorno
per giorno... Dare scandalo di mitezza.
Ma la violenza in cui mi frastorno,
dei sensi, dell'intelletto, da anni,
era la sola strada. Intorno
a me alle origini c'era, degli inganni
istituiti, delle dovute illusioni,
solo la Lingua: che i primi affanni
di un bambino, le preumane passioni,
già impure, non esprimeva. E poi
quando adolescente nella nazione
conobbi altro che non fosse la gioia
del vivere infantile - in una patria
provinciale, ma per me assoluta, eroica -
fu l'anarchia. Nella nuova e già grama
borghesia d'una provincia senza purezza,
il primo apparire dell'Europa
fu per me apprendistato all'uso più
puro dell'espressione, che la scarsezza
della fede d'una classe morente
risarcisse con la follia ed i tòpoi
dell'eleganza: fosse l'indecente
chiarezza d'una lingua che evidenzia
la volontà a non essere, incosciente,
e la cosciente volontà a sussistere
nel privilegio e nella libertà
che per Grazia appartengono allo stile.






Libertà

Fatemi tutto
ma permettetemi di pensare
Lasciatemi almeno la possibilità
di credere nelle mie convinzioni
e non imbrigliate il mustang
che mi conduce nella prateria sconfinata

Levatemi la patente
ma concedetemi di poter viaggiare con la mente
Anche senza carburante
mi sposterò ugualmente
La sorte mi ha tarpato le ali
ma chiudo gli occhi
e scendo ad ogni stazione

Ogni luogo non ha segreti
in un niente sono a levante come a ponente
All'unisono scruto New York, Londra e Pechino
Non ho bisogno della crociera
per vedere il blu del mare
o del volo last minute
per ammirare il verde dell'Irlanda

Come un'aquila che, sfrontata,
lancia la sua sfida dall'alto del cielo
pronta a carpire la preda
Così io, reso arido dal fato,
urlo, in silenzio, il mio esserci
E la mia voce, benché incruenta,
arriva all'osso prima che alla carne
E fa pensare...


(bigbruno - tratto da Pensieri)
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