Una domanda risolta.

mercoledì 31 maggio 2017

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"E' felice?

Seduta sul muretto che delimita il piazzale della Parrocchia, aspettavo che i miei figli, ancora piccoli, scendessero dalla giostra che ogni anno, per la Festa Parrocchiale, arrivava.

Non conoscevo bene quella persona, sapevo però che poteva pormi quella domanda.
Lo guardai perplessa: cosa rispondere?
Non avevo pensieri.
Vuoto assoluto. "Sono felice"?

"Sì"
"bene, sono contento.  Sono i suoi bambini quelli che arrivano?"
"Sì"
"Tutti?"
"Sì" E gli regalai i loro nomi."

Li presi per mano, salutai e ci dirigemmo alla macchina.

Tornai a casa e mentre i "magnifici tre" facevano il bagno, preparai la cena.

Mio marito era in viaggio: Francia?, Olanda?, Belgio? e su, su, Scandinavia? o Norvegia.?... non ricordo. 
Era in viaggio, come tutte le settimane, sarebbe tornato il venerdì sera.

Un po' di chiasso. Qualcuno diceva qualcosa a quell'altra...
Tutto normale. Un giorno, una sera,una cena qualunque.

Solo una domanda nell'aria che continuava, quasi fosse la giostra dei bimbi, a ronzare nei pensieri.


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Ora i bimbi dormivano sereni. 
Seduta su uno dei lettini lasciavo scorrere le ore, attenta ai loro respiri, mentre la notte girava sulla testa. 
Inutile leggere. Scorrevo con gli occhi il bianco e il nero, inutile. 
Chiusi il libro.
Mi sdraiai vicino a mio figlio più piccolo e la giostra si fermò.

Ancora adesso nelle notti sdraiate sul letto, sento il peso di quei pensieri nel respiro.

Ero felice?. Avevo una bella casa, tre bimbi, un marito. Una discreta agiatezza......cosa mi mancava?

La mia famiglia che avevo lasciato a Milano?, quella di Novara... che...non si era ancora formata completamente?...era perchè..non avevo amici o amiche con cui parlare?...malgrado le promesse? 
Ma che importa? Sto bene, proprio bene, così.
E allora perchè questo tarlo che rosica il mio cuore?

Avrei avuto bisogno di un abbraccio che mi rassicurasse... tranquilla...hai anche la macchinina!!! Ma cosa vuoi di più?

No, no per carità...è vero non mi manca nulla per essere felice!

A parte quella "carta bollata" che dovevo riempire ogni volta che desideravo essere abbracciata.,..ripetevo a me stessa , dormi Lucia, perchè sei felice e hai una bella famiglia!

Dopo qualche giorno la suora che una delle mie bimbe amava, mi disse:
"Guardi signora che io ho un uccellino che mi racconta tutto!"
Io risi divertita conoscendo la linguetta di quell'uccellino.....

"Mi racconta che va a Messa con i suoi fratelli e con il suo babbo, perchè la mamma resta a casa...!"
Legga questo. E cerchi le risposte alle domande, le troverà nella Bibbia, l'avete?

"Sì, sì, grazie."

Nel foglio ho letto: "Riflettete : pensando a quello che il Signore ha voluto far accadere nella vostra vita e vi ponete questa domanda: «Se la felicità non esiste, cos'è dunque la vita?». Perché l'alternativa è proprio il niente, è il nulla. "
Nel nulla
Possono dare qualche soddisfazione provvisoria la donna (o l'uomo) o i soldi o il potere, secondo una gradazione che Cristo già accusava allora, quando ha detto che non si può se non scegliere tra Dio e Mammona."

Come dice san Gregorio Nazianzeno: «Se non fossi tuo, mio Cristo, mi sentirei creatura finita». 
Risultati immagini per immagini : il libro della Bibbia
E la mia felicità? l'avrei trovata lì?.

 Ho usato del tempo per capire, per maturare, per sentire come sento adesso le tante cose che il mio cuore, la mia vita, non aveva: soprattutto la felicità.

Come diceva Pavese: 
«Ti ride negli occhi/ la stranezza di un cielo che non è il tuo»”. 
Ti ride negli occhi: sei fatto del cielo, per il cielo, da un Altro;e questo ti ride, 
perché il cuore è sete di felicità e di bellezza."

Ogni nuova mattina, ringrazio il Cielo per questo giorno di vita nuovo, perché questa è la chiave di volta di qualsiasi ascesi, di qualsiasi strada spirituale, di qualsiasi scoperta umana, la gioia  di guardare Cristo, di amare Cristo, di ospitare Cristo.



Pellizza da Volpedo
Il cuore dell’uomo -l’io umano- è esigenza di felicità: la prima parola che il cristianesimo dice è questa. Se non si parte da questo, poi non si può capire più niente del resto. In quella prima liceo, in quel timbro di voce avevo percepito il brivido di qualche cosa che mancava, non al canto bellissimo della romanza di Donizetti, ma alla mia vita: c’era qualcosa che mancava e non avrebbe trovato appoggio, compiutezza, risposta, soddisfazione, da nessuna parte. Eppure il cuore esige una risposta, non vive che per essa.
La dignità dell’uomo è indicata dalla parola “felicità”. “Spirto gentil, ne’ sogni miei, brillasti un dì, ma ti perdei. Fuggi dal cor mentita speme, larve d’amor fuggite insieme.” C’è qualcosa di più intenso da sperimentare che il dire seriamente la parola “felicità”?(Luigi Giussani)
Un pomeriggio di sole, una passeggiata tranquilla, il viso di quella persona e è nato un piccolo puzzle che ho ricomposto: un pò della mia vita.



Non sapeva che cosa l'aspettasse, quale vento avrebbe spinto quelle vele fino a lei, 
su quale riva l'avrebbe portata,
né sapeva se sarebbe stata
una scialuppa o un vascello a tre ponti, 
carico di angosce o pieno di felicità fino ai bordi.

Gustave Flaubert


Memoria di Santa Giovanna d'Arco.- 30/5

1429. L’ncoronazione di Carlo VII a Reims
In questo affresco di Jules Lenepveu conservato al Panthéon di Parigi, 
alle spalle del re è raffigurata Giovanna d’Arco
1429. L’ncoronazione di Carlo VII a Reims In questo affresco di Jules Lenepveu conservato al Panthéon di Parigi, alle spalle del re è raffigurata Giovanna d’Arco



Non soltanto lei piangeva, piangeva.
Piangeva per oggi e per domani,
E per tutto il suo avvenire.
Per tutta la sua vita a venire.
Ma piangeva, piangeva anche.
Piangeva per il suo passato.
Per i giorni che era stata felice nel suo passato.
L’ingenua.
Per cancellare i giorni in cui era stata felice nel suo passato.
Per cancellare i suoi giorni di felicità.
I suoi antichi giorni di felicità.
Perché quei giorni l’avevano ingannata.
Quei giorni ingannatori.
Quei giorni l’avevano tradita.
Quei giorni antichi.
Quei giorni in cui avrebbe dovuto piangere, in anticipo.
Bisognerebbe sempre piangere provvisoriamente.
In anticipo per i giorni a venire.
Le sofferenze a venire.
La sofferenza che veglia.
Avrebbe dovuto prendere le sue precauzioni.
Bisognerebbe sempre prendere le proprie precauzioni.

Se avesse saputo.

Se avesse saputo avrebbe pianto sempre.
Pianto tutta la sua vita.
Pianto in anticipo.
Avrebbe diffidato.
Avrebbe preso le sue precauzioni.
Così non sarebbe stata ingannata.
Non sarebbe stata tradita.

S’era tradita da sé non piangendo.
S’era derubata da sé.
S’era ingannata da sé.
Non piangendo.
Accettando quei giorni di felicità.
S’era tradita da sé.
Era entrata nel gioco.
Quando si pensa che c’erano stati giorni in cui aveva riso.
L’ingenua.
Tutto andava così bene a quel tempo.
Lei piangeva, piangeva per cancellare quei giorni.
Lei piangeva, piangeva, cancellava quei giorni.
Quei giorni che aveva rubati.
Che le avevano rubato.( Peguy)



«Da quando il caro Péguy se n’è andato vorremmo che Giovanna d’Arco appartenesse soltanto ai bambini». Così scrisse Bernanos. E aveva colto nel segno, quando suggeriva che solo lo sguardo dei bambini, come quello che aveva Charles Péguy, poteva comprendere la vicenda della Pulzella d’Orléans. 

Alla missione che Dio le indica, Giovanna non aggiunse nulla di suo. «Mi rimetto a Dio, il Re del cielo e della terra», dichiarò a Giovanni di Chatillon che la torturava.
Péguy non ha mai smesso di guardare stupito questo mistero.



Coscienti, come Giovanna d’Arco di Péguy, che solo per grazia riaccade nella storia degli uomini un nuovo inizio di vita cristiana.


Forse ci vorrebbe altro, mio Dio, tu sai tutto. Sai quello che ci manca. Ci vorrebbe forse qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto prima. Qualcosa che non fosse ancora mai stato fatto. Ma chi oserebbe dire, mio Dio, che ci possa essere ancora del nuovo dopo quattordici secoli di cristianità, dopo tante sante e tanti santi, dopo tutti i tuoi martiri, dopo la passione e morte di Tuo figlio. Insomma quello che ci vorrebbe, mio Dio, ci vorrebbe che Tu mandassi una santa… che riuscisse.

Giovanna conduce le truppe francesi alla battaglia di Orléans, miniatura tratta 
da La Vie des femmes célèbres (1505) 
di Antoine Dufour, Musée Dobrée, Nantes
 Giovanna conduce le truppe francesi alla battaglia di Orléans, miniatura tratta da La Vie des femmes célèbres (1505) di Antoine Dufour, Musée Dobrée, Nantes


«E quel gran generale che adunava intorno a sé città 
Come si bacchian noci con una gran pertica 
Non era altro in mezzo al rumore e alle guerre civili 
Che un’umile fanciulla immersa nel suo amore per Dio». 
Se è vero che Giovanna d’Arco è santa, non è certo perché ha salvato la Francia, né tantomeno perché è salita al rogo (che la Chiesa non ha mai riconosciuto come martirio), ma semplicemente perché tutta la sua vita sembra essere in perfetta adesione a quella che lei afferma essere la volontà di Dio. Ciò che lei fa, è ciò che Dio vuole e unicamente questo: «Poiché era Dio ad ordinarlo» ha dichiarato con forza «anche se avessi avuto cento padri e cento madri, anche se fossi stata figlia di re, sarei partita».


Secoli ci separano da Giovanna d’Arco ma, come mai prima, ella sembra esserci contemporanea, perché sono la stessa Francia e la stessa Chiesa, ambedue così straziate, a risvegliare il nostro interesse per lei. Il cuore di Giovanna d’Arco si è colmato di pietà a contatto con la miseria del suo tempo: una Francia lacerata ed incerta del proprio destino. Era mossa da una pietà per il regno di Francia. E questo per umile adesione alla volontà di Dio. Si pensi alla pena con cui, mentre prendeva le armi a Vaucouleurs, ammise: «Preferirei piuttosto filare accanto alla mia povera madre, perché questo non è il mio mestiere». 

Giovanna sa che la patria non è un’astrazione o un pregiudizio, è una realtà molto concreta. Non è con le idee che si costruisce una patria, ma con la terra che si attacca alla suola delle scarpe. 

Non c’è storia più francese della sua. Non vi è una sola francese che possa considerarsi più francese di lei per quella sua vivacità spontanea, che resta tale persino durante la sua prigionia, per quel suo meraviglioso equilibrio che ne rivela le umili origini. A detta di un critico letterario «il capolavoro più commovente e più puro della lingua francese» è nato nel corso dei suoi processi, da un «prodigioso dialogo tra la santità e la viltà» (R. Brasillach, Le procès de Jeanne d’Arc, 1932). 
Di Giovanna, della sua pietà di umile contadina, della simpatia e commozione che suscitò nel popolo è stata testimone Rouen. Che non è soltanto la città del processo e di un rogo crepitante di infamia, ma è soprattutto il luogo del «processo al processo» (Régine Pernoud) e di una riabilitazione in cui riecheggia tutta l’esistenza della Pulzella. Senza quelle testimonianze di amici di infanzia, di compagni d’armi, di ex giudici, non sapremmo quasi nulla della sua storia cristallina. 

E questo processo al processo, che illumina una vita così breve, ha potuto aprirsi e svolgersi con tanta rapidità grazie alla simpatia popolare degli abitanti di Rouen che non hanno mai dubitato di colei che bruciava davanti ai loro occhi sulla piazza del Mercato Vecchio. Non conosco omaggio più commovente che sia stato reso al popolo di Rouen di quest’affresco di volti pieni di compassione inquadrati in primo piano dalla cinepresa muta di Dreyer nella sua Passione di Giovanna d’Arco.  

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"Tenete la croce in alto, cosicché io possa vederla anche attraverso le fiamme."



«E quel gran generale che adunava intorno a sé città
Come si bacchian noci con una gran pertica
Non era altro in mezzo al rumore e alle guerre civili
Che un’umile fanciulla immersa nel suo amore per Dio».
Se è vero che Giovanna d’Arco è santa, non è certo perché ha salvato la Francia, né tantomeno perché è salita al rogo (che la Chiesa non ha mai riconosciuto come martirio), ma semplicemente perché tutta la sua vita sembra essere in perfetta adesione a quella che lei afferma essere la volontà di Dio. Ciò che lei fa, è ciò che Dio vuole e unicamente questo: «Poiché era Dio ad ordinarlo» ha dichiarato con forza «anche se avessi avuto cento padri e cento madri, anche se fossi stata figlia di re, sarei partita»
.

"Qualora io non sia in grazia, voglia Dio concedermi di diventarlo, e se lo sono, che Dio mi ci mantenga; perché sarei la persona più infelice del mondo se sapessi di non essere nella grazia di Dio!"


Perchè la storia di Giovanna, la "Pulzella d'Orleans, non appare immediatamente nei miei pensieri? 1431 fu l'anno di Giovanna. E solo nel 1909 - anno della conversione di Péguy e della nascita di Brasillach - è stata beatificata e poi canonizzata nel 1920 da papa Benedetto XV e poi dichiarata patrona di Francia.
Lo so che la Chiesa è molto cauta nelle decisioni. Oggi ho conosciuto che il 30 di Maggio viene ricordata nei calendari.

In tutto questo ciò che conta è lo stupore!!!! Un giorno nuovo da vivere con questa certezza.




Il Cinema con Rossellini con Ingrid Bergman, Tullio Carminati e Giacinto Prandelli. Ita/Fr, 1954, b/n, 76′)
si è ispirato alla storia della Santa.
Giovanna d’Arco, bruciata sul rogo, viene accompagnata da un gruppo di angeli in cielo. Ivi, assalita dai dubbi perché condannata come eretica e strega, incontra San Domenico il quale le mostra alcuni episodi della sua vita al fine di donarle la consapevolezza di aver salvato la Francia e la forza di affrontare il martirio.

Serata inaugurale del Teatro alla Scala
Giovanna d’Arco
(Giuseppe Verdi, su libretto di Temistocle Solera. Regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, Direttore Riccardo Chailly)

quando il cammino si fa leggero?

martedì 30 maggio 2017


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Uno solo ha detto: «Io sono la via», e non: «Io vi indico la via».


Quando un cammino intrapreso si fa leggero? Quando riconosco la strada che mi conduce a Lui che mi ha detto quelle parole: "Io sono la via".
Mi invita ad "essere come bambini" avere un cuore da bambino che si presenta con la faccia spalancata, aperta positivamente alla realtà .

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Il bambino, infatti, stupito di fronte alla realtà, è pieno di desiderio, attende il compimento, con letizia, «come preparandosi ad una festa».


Come  posso essere fedele all'atteggiamento per cui sono stata creata?
Solo appoggiandosi all'avvenimento di Cristo.


Dio non rinnega mai l'Alleanza che ha stabilito con noi,uomini da Lui creati,e anche se sbagliamo rinnegandola, comprendiamo che esiste un rapporto con Dio e una volta scopertolo, non lo possiamo più rinnegare anche se lo tradiamo mille volte al giorno.
L'irruzione del mistero di Dio fatto uomo nella nostra storia umana e personale dà inizio a una persona nuova. 

Perciò, per quanto poca attenzione sincera, meravigliata, sorpresa, noi abbiamo fatto e facciamo all'incontro in cui questa grande presenza ci ha raggiunti, qualcosa di nuovo è iniziato in noi.
Può rimanere magari in superficie,  e senza eccessiva vitalità per tanto tempo, però qualcosa è iniziato: un nome, una persona è entrata nel cerchio delle nostre amicizie e non si ferma: l'incontro col mistero di Dio fatto uomo è accaduto.(L. Giussani)

E, e capita di non rendercene conto, se non nel tempo che si fa "conoscenza", ecco che allora scopriremo l'incontro della vita.

Non cammino sola, il mio cammino canta la letizia dell'incontro fatto.  
E meditando ciò che il mio cuore ha conosciuto dirà, guardando Gesù sulla Croce, come  Jacopone da Todi in uno dei versi più belli della letteratura italiana: «Amore amore, omne cosa conclama», tutto grida insieme «amore», che è  il moto del cuore umano.

«E noi che di notte vegliammo attenti alla fede del mondo, protesi al ritorno di Cristo or verso la luce guardiamo», solo le parole di un Inno delle Lodi. È come un paradigma. Nella notte in cui tutti affondano, nella notte d'incoscienza del mondo - «tenebra sopra l'abisso», dice Eliot parlando di un mondo in cui l'uomo, come coscienza, è spaccato, rotto, bloccato, disperso, dalla sua incapacità - noi vegliamo: ci è stata donata la Luce che illumina la profondità del cuore fino l'ultimo orizzonte che resta negli occhi, nella quale si rivela la risurrezione finale.



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Eccolo il mio cammino sicuro. E leggero.

Nella memoria resta impresso quel preciso momento dell'incontro corrispondente all'inizio di quel cammino leggero: in letizia, la vita, qualsiasi cosa accada, continua a camminare. 

Von Balthasar lo dice molto intensamente in un suo scritto. Quando, nel '61, è invitato a parlare della sua vocazione; racconta con precisione l'istante in cui percepì la sua chiamata. Avvenne durante un ritiro ignaziano, nell'estate del '27: «Anche adesso, trent'anni dopo - dice Von Balthasar -, potrei ritornare su quel sentiero della Foresta Nera, non molto lontano da Basilea, e ritrovare l'albero sotto il quale fui colpito come da un fulmine. 
E ciò che allora mi venne in mente di colpo non fu né la teologia, né il sacerdozio. Fu semplicemente questo: «Tu non devi scegliere nulla; tu sei stato chiamato. Tu non dovrai servire. Tu sarai preso a servizio. Ti sarà dato un dono, la vocazione, come compito da svolgere, la dà Iddio, non la scegliamo noi, non devi fare piani di sorta, sei solo una pietruzza in un mosaico preparato da tanto tempo». 
Tutto ciò che dovevo fare era solo lasciare ogni cosa e seguire, senza fare piani, senza il desiderio di particolari intuizioni. Dovevo solo star lì, per vedere a cosa sarei servito».

E' ciò che definisco parlando di un cammino leggero. Un cammino in cui Cristo sorregge, si appropria dei miei momenti quotidiani, tutti, indistintamente.

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Oggi si festeggia San Filippo Neri

sabato 27 maggio 2017







C'è un momento della sera
quando i bimbi vanno a dormire
che il rumore si fa silenzio
e il loro cuore non fa più tum tum....
Ninna nanna, piccolo tesoro,
ascolta la fiaba che le stelle cantano per te...
Dormi: e la guerra
non ti farà più paura
sogna che,

domani finirà.(nonna Lucia)


Scena dal film dedicato a san Filippo Neri 


State calmi adesso bambini,
facciamo un po' silenzio,
Se cercate di essere buoni
vi canterò una storia.
Sarà una di quelle serene
che vanno a finire bene,
non ci saranno gli uomini neri
che turbano i pensieri.
State buoni adesso bambini,
venite più vicini.
La storia di questa sera
la canto sottovoce
per non svegliare le cose strane
che dormono nel buio... 


Preghiera a San Filipo Neri

O mio caro e santo Filippo
io mi butto fra le tue braccia e per amore di Gesù,
per amore di quell'Amore che fece di te un eletto ed un santo,
io ti supplico di pregare per me,
affinché come Egli ha condotto te al cielo,
così a suo tempo conduca al cielo anche me.
Tu hai provato le tribolazioni ed i pericoli di questa vita; 
tu conoscesti bene quale conto si debba fare agli assalti del maligno,
Tu apprendesti quanto sia debole l'umana natura,
e questo ti ha colmato di una simpatia e di una compassione
così tenera che anche ora godi della gioia di una gloria ineffabile
nella beatitudine eterna.
Puoi, dedicare a me un pensiero?
Ricordati dunque di me, o mio caro san Filippo,
ricordatene nonostante io sembri dimenticarmi di te.
Ottienimi tutte quelle cose che mi sono necessarie a perseverare
nella grazia di Dio ed operare la mia salute eterna.
Ottienimi mediante la tua potente intercessione,
la forza necessaria a combattere una buona battaglia,
a rendere testimonianza del mio Dio e della mia fede in Lui
e di trasformare una giornata di tristezza
in tanti momenti di gioia.
Perchè la gioia è il risultato del bene compiuto,
di attente preghiere,
e così poter andare serena nell' incontro nel giorno del giudizio.
Vaso dello Spirito Santo, apostolo di Roma,
santo dei tempi primitivi,
prega per me.
Prega per la Pace.
Per i bimbi che ami.
Per gli uomini che sono lontani e soli.




VITA DEL SANTO
Filippo Neri, detto l'apostolo di Roma, giganteggia tra i Santi che fiorirono in Roma nel sec. XVI. Nato a Firenze nel. 1515, venne nella Città eterna a 19 anni, dopo aver rinunciato a una seducente prospettiva di ricchezza, presso Cassino e a Roma vi rimase fino alla morte. Laico fino a 36 anni, è partecipe e animatore di tutte le iniziative laicali di apostolato, mentre si guadagna la vita insegnando privatamente e insieme frequentando l'università per completare la sua formazione umanistica ed apostolica. Amante della natura, come S. Francesco di Assisi, sempre lieto, d'una letizia sana e santa, che comunicava, quasi senza volerlo, a chiunque lo avvicinasse, nemico delle pose e delle ostentazioni, faceto e quasi burlone, arrivava dovunque si potesse fare del bene. Amava i fanciulli, e li voleva buoni e allegri; li educava a vita cristiana gioiosamente trasfondendo in loro la sua grande devozione alla Madonna. Con i suoi, fondò per loro in Roma, la prima scuola organizzata e un collegio per i più capaci, ma poveri. Sapeva compatirli: «State fermi, se potete» e incoraggiarli, facendosi «coi fanciulli, fanciullo sapientemente».

Visitava e assisteva i malati negli Ospedali e fondò per primo un Convalescenziario. Per i pellegrini «romei» formò un'apposita Confraternita e costruì una grande casa per loro, dedicata alla SS.ma Trinità. Ebbe pietà per i malati di mente, fino allora abbandonati per le vie, fondando l'Istituto di S. Maria della Pietà, primo del genere, divenuto poi il grande ospedale psichiatrico provinciale di Roma. Vedeva con simpatia gli stranieri e si prodigava per far sorgere in Roma le loro comunità nazionali. Aiutava i Religiosi per i quali era un felice « pescatore » di vocazioni. Sapeva distogliere la gioventù dalle carnevalate sfrenate, con geniali forme di sana ricreazione, come la famosa Visita alle Sette Chiese. Aveva un'abilità speciale per indurre gli artisti a mettere il loro genio al servizio di Dio: fu così che nacquero gli Oratori in musica, gli Annali Ecclesiastici e l'interesse per l'archeologia sacra. Pensò agli innumerevoli ed oziosi cortigiani istituendo lieti trattenimenti spirituali pomeridiani, detti gli Esercizi dell'Oratorio. L'ardente desiderio di riconciliare anime a Cristo, lo rendeva instancabile nel trascorrere molte ore in confessionale e sempre pronto a facilitare quella confessione frequente che inculcava ai suoi figli spirituali come mezzo di perfezione. Celebrava ogni giorno la S. Messa con tale ardore di spirito che, non di rado, i presenti ne vedevano, anche esternamente, manifestazioni mirabili. Di tutti era amico, popolani e principi, laici e cardinali, buoni e cattivi, tutti riusciva a rendere migliori. I santi che vivevano a Roma in quel secolo, lo veneravano come padre, gli stessi Papi gli baciavano la mano e gli offrivano le più alte dignità, che egli, scherzosamente, ma risolutamente sempre rifiutava. Numerosi i miracoli attribuiti alle sue preghiere, ancora vivente e dopo la morte, in vantaggio di ogni sorta di persone. Per assicurare la durata dell'opera sua, fondò la Congregazione dell'Oratorio, tuttora operante in Italia e fuori: primo esempio di vita comune del clero secolare. Il segreto di tale prodigiosa attività, è svelato dalle catacombe di San Sebastiano, che egli frequentava fin da giovane, per attingere da quei morti la regola del retto vivere. E là, che nei giorni precedenti la Pentecoste del 1544, ebbe dallo Spirito Santo la prova sensibile che l'ardore della carità di Dio era con lui: vide un globo di fuoco, che gli penetrò nel cuore dilatandogli il petto; fu un Santo veramente «pentecostale». Morì serenamente, in atto di implorare la benedizione di Dio sui discepoli e continuatori dell'opera sua, all'alba del 26 maggio 1595.




Camminare, camminare!

venerdì 26 maggio 2017




Parlare camminando con gli amici,  è dolce,
ci canta in cuore una gioia unica
scoprendo la presenza di Gesù
che sostiene ogni nostro  passo.


Due amici di vecchia data, ma non di anni, Antonella e Paolo, con un'altra coppia, domattina , zaino in spalla partiranno per fare un tratto della via Francigena.



Ho parlato con Antonella proprio questa mattina.

Era entusiasta e mi raccontava che già lo scorso anno e l'anno precedente, avevano fatto la medesima esperienza.

Nel primo approccio si sono recati a Campostela. 

Il famoso "Cammino di Campostela" che li ha portati ad incontrare la stanchezza e la preghiera, la spiritualità del viandante,la tenerezza dell'attesa e l'esplosione di gioia per un incontro col passato che si è fatto presente.


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Lo scorso anno...partirono  con il primo tratto della via Francigena.



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Via Francigena del nord

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 Via Francigena del sud.


Cercherò di spiegarvi che cos'è questo cammino.

Nell’Alto Medioevo, attorno al VII secolo, i Longobardi contendevano il territorio italiano ai Bizantini. L’esigenza strategica di collegare il Regno di Pavia e i ducati meridionali tramite una via sufficientemente sicura portò alla scelta di un itinerario sino ad allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa, e dopo la Valle del Magra si allontanava dalla costa in direzione di Lucca. 
Da qui, per non avvicinarsi troppo alle zone in mano bizantina, il percorso proseguiva per la Valle dell’Elsa per arrivare a Siena, e quindi attraverso le valli d 'Arbia e d’Orcia, raggiungere la Val di Paglia e il territorio laziale, dove il tracciato si immetteva nell’antica Via Cassia che conduceva a Roma.
Il percorso, che prese il nome di “Via di Monte Bardone”, dall’antico nome del Passo della Cisa dal nome di Mons. Langobardorum, non era una vera e propria strada nel senso romano né tanto meno nel senso moderno del termine. Infatti, dopo la caduta dell' impero, le antiche tratte consolari caddero in disuso, e tranne pochi fortunati casi finirono in rovina, “rupte”, tant’è che risale a quell’epoca l’uso della parola "rotta"per definire la direzione da prendere.Risultati immagini per la via Francigena immagini selciati romani

I selciati romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri, tracce, piste battute dal passaggio dei viandanti, che in genere si allargavano sul territorio per convergere in corrispondenza delle mansioni (centri abitati od ospitali dove si trovava alloggio per la notte), o presso alcuni passaggi obbligati come valichi o guadi. 
Più che di strade si trattava, quindi, di “aree di strada”, il cui percorso variava per cause naturali (straripamenti, frane), per modifiche dei confini dei territori attraversati e la conseguente richiesta di gabelle, per la presenza di briganti. 
Il fondo veniva lastricato solo in corrispondenza degli attraversamenti dei centri abitati, mentre nei tratti di collegamento prevaleva la terra battuta.

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Appare, quindi, chiaro che la ricostruzione del “vero” tracciato della Via Francigena sarebbe oggi un’impresa impossibile, poiché questo non è mai esistito: ha invece senso ritrovare le principali mansioni e i principali luoghi toccati dai viandanti lungo la Via.
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Quando la dominazione Longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, anche la Via di Monte Bardone cambiò il nome in Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia”, nome quest’ultimo che oltre all’attuale territorio francese comprendeva la Valle del Reno e i Paesi Bassi.


In quel periodo crebbe anche il traffico lungo la Via che si affermò come il principale asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa, lungo il quale transitavano mercanti, eserciti, pellegrini.

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Tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, la pratica del pellegrinaggio assunse un’importanza crescente.
I luoghi santi della Cristianità erano Gerusalemme, Santiago de Compostella e Roma, e la Via Francigena rappresentò lo snodo centrale delle grandi vie della fede. 
Infatti, i pellegrini provenienti dal nord percorrevano la Via per dirigersi a Roma, ed eventualmente proseguire lungo la Via Appia verso i porti pugliesi, dove s’imbarcavano verso la Terrasanta. Viceversa i pellegrini italiani diretti a Santiago la percorrevano verso nord, per arrivare a Luni, dove s’imbarcavano verso i porti francesi, o per proseguire verso il Moncenisio e quindi immettersi sulla Via Tolosana, che conduceva verso la Spagna. 
Il pellegrinaggio divenne presto un fenomeno di massa, e ciò esaltò il ruolo della Via Francigena che divenne un canale di comunicazione determinante per la realizzazione dell’unità culturale che caratterizzò l’Europa nel Medioevo. 

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È soprattutto grazie ai diari di viaggio, e in particolare agli appunti di un illustre pellegrino, Sigerico, che possiamo ricostruire l’antico percorso della Francigena. 
Nel 990, dopo essere stato ordinato Arcivescovo di Canterbury da Papa Giovanni XV, l’Abate tornò a casa annotando su due pagine manoscritte le 80 mansioni in cui si fermò a pernottare. Il diario di Sigerico viene tuttora considerato la fonte itineraria più autorevole, tanto che spesso si parla di “Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” per definire la versione più “filologica” del percorso.
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L’uso crescente della Francigena come via di commercio portò a un eccezionale sviluppo di molti centri lungo il percorso.


I traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi tracciati alternativi alla Via Francigena che, quindi, perse la sua caratteristica di unicità e si frazionò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e Roma.
Tanto che il nome cambiò in Romea, non essendo più unica l’origine, ma la destinazione. 

Inoltre la crescente importanza di Firenze e dei centri della Valle dell’Arno spostò a Oriente i percorsi, fino a quando la direttrice Bologna-Firenze relegò il Passo della Cisa a una funzione puramente locale, decretando la fine dell’antico percorso.


E’ un invito rivolto ai giovani e meno giovani a percorrere a piedi i cammini d’Europa affinché, percorrendoli, possano essere richiamati al valore di società “fondate su tolleranza, rispetto degli altri, libertà, solidarietà”.

Per coloro, come Antonella e Paolo che scelgono gli itinerari spirituali, molti sono i luoghi di culto che si rivelano lungo il tratto  dell'antica Via Francigena, dalle tante, tantissime occasioni per scoprire come fermarsi a pregare in una Chiesa modesta o in un monastero o nel grande bellissimo Duomo di Siena.

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 arriveremo a Roma...e poi? Buon viaggio a chi ha ancora, gambe buone, il desiderio di essere a contatto con la natura, la voglia di conoscere persone con identici ideali oppure persone a cui piace camminare ed è già un buon inizio!!!










È bella la strada per chi cammina,
è bella la strada per chi va,
è bella la strada che porta a casa
e dove ti aspettano già.

È gialla tutta la campagna
ed ho già nostalgia di te,
ma dove vado c’è chi aspetta
così vi porto dentro me...

È bella la strada per chi cammina,
è bella la strada per chi va,
è bella la strada che porta a casa
e dove ti aspettano già.
è veramente grande Dio,
è grande questa nostra vita!

È bella la strada per chi cammina,
è bella la strada per chi va,
è bella la strada che porta a casa
e dove ti aspettano già.




Ho pensato che era bellissimo viaggiare; essere  errante. 
Ora ho abbandonato l'idea che il cammino sia solo un viaggio o una meta in sé. 
Il pellegrino  cammina appoggiando i piedi sulla  terra e va cercando silenzio

stelle e musica.Accompagnato da Dio.

E questo è uno dei miei sogni:


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Buon viaggio Antonella e Paolo con i vostri amici. Che le difficoltà siano sempre superabili e che la preghiera accompagni i vostri passi. Vi accompagno anch'io come sapete.