Padre nostro - Dante Alighieri - Purgatorio

domenica 30 aprile 2017

"Vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume..."


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PURGATORIO CANTO XI

Canto si apre con la preghiera del Pater noster recitata dai superbi, che rappresenta una sorta di parafrasi e ampliamento rispetto al testo originale (in pratica ogni verso della preghiera diventa una terzina, per una ampiezza complessiva di ventiquattro versi).
Dante non intende in alcun modo correggere la preghiera di Gesù né mettersi a gareggiare col testo evangelico, quanto piuttosto invitare gli uomini ad essere umili e a non cadere nel peccato di superbia: esso è il più grave, quello che maggiormente rischia di privare l'uomo della salvezza, il che spiega anche perché il poeta vi insista per ben tre Canti (qualcosa di simile, nel Purgatorio, avverrà solo con il peccato di avarizia). Ogni parola della preghiera è infatti un invito perentorio all'umiltà: gli uomini devono lodare la potenza di Dio, invocare la sua pace alla quale non potrebbero mai arrivare con le loro forze, sacrificare a Dio i loro desideri come fanno gli angeli, chiedere a Lui il cibo quotidiano, perdonare le offese subìte. 
L'ultima parte della preghiera (il verso Ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo) non è rivolto dai penitenti a se stessi, visto che essi sono ormai immuni alla tentazione diabolica, ma ai vivi rimasti sulla Terra, per cui essi si mostrano tanto umili da rivolgere ogni pensiero al destino altrui e non al proprio, come fecero invece quand'erano in vita.

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Quelle anime recitano la preghiera camminando piegate sotto i pesanti massi, mentre procedono più o meno curve in tondo lungo la Cornice, così facendo si "purgano" dei mali che fecero nel mondo.


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«O Padre nostro, che ne’ cieli stai,
non circunscritto, ma per più amore
ch’ai primi effetti di là sù tu hai,

laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore
da ogni creatura, com’è degno
di render grazie al tuo dolce vapore.

Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,
ché noi ad essa non potem da noi,
s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.

Come del suo voler li angeli tuoi
fan sacrificio a te, cantando osanna,
così facciano li uomini de’ suoi.

Dà oggi a noi la cotidiana manna,
sanza la qual per questo aspro diserto
a retro va chi più di gir s’affanna.

E come noi lo mal ch’avem sofferto
perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
benigno, e non guardar lo nostro merto.

Nostra virtù che di legger s’adona,
non spermentar con l’antico avversaro,
ma libera da lui che sì la sprona.

Quest’ultima preghiera, segnor caro,
già non si fa per noi, ché non bisogna,
ma per color che dietro a noi restaro».


Così a sé e noi buona ramogna 
quell’ombre orando, andavan sotto ‘l pondo, 
simile a quel che tal volta si sogna, 

disparmente angosciate tutte a tondo 
e lasse su per la prima cornice, 
purgando la caligine del mondo.


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7 commenti:

  1. L'opposto di superbia non è umiltà, bensì pusillanimità. Non voglio farla lunga, ma De civitate Dei, l'ha scritto Agostino da Ippona: leggetevelo, invece di sostituire le vostre definizioni a quella di Agostino chè di quella stiamo parlando. La verità è che Tommaso d'Aquino si accorge dei pericoli di tale definizione e, sveglio com'è, ristruttura la questione e sostiene che l'eccellenza è una virtù, ma, finissimo pensatore qual è, la chiama magnanimità e non più superbia. Si legge in De malo: " Se il desiderio tende all'eccellenza secondo la regola della ragione divinamente informata, sarà un desiderio retto e appartenente alla magnanimità" E continua: " Se qualcuno si allontana per difetto da questa norma, incorre nel vizio della pusillanimità; se invece eccede, ci sarà vizio di superbia, come indica lo stesso nome; infatti insuperbirsi non è nient'altro che eccedere la misura nel desiderio di eccellenza. Tommaso ha modifica il vizio della superbia così come lo intendeva Agostino, rinviandone la configurazione ad un non catalogabile "eccesso".


    Il peccato più grande è quello di Adamo ed Eva, cioè sostituirsi a Dio nella conoscenza del Bene e del Male.


    Bacio Lucia.

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    1. Tuo Blog del 10/2/2012. Vediamo di intenderci. Lasciate stare ogni significato che vi gira nel cervello corrispondente alla parola SUPERBIA, fuori tutto...tracotanza, presunzione, avidità ed altro. Il punto di riferimento per capire di che stiamo parlando è la patristica null'altro. Ho citato Agostino e poi Tommaso, ci mettiamo Gregorio Magno e siamo al pieno, è da loro che dobbiamo IMPARARE che cosa è la superbia e devo dire che sono stati molto chiari, Tommaso nelle quaestiones disputatae dice una cosa assai semplice la superbia è l'essere REGOLA di se stesso. Cosa vuol dire essere regola di se stesso? Significa non far aderire la propria anima alla regola unica e prima cioè DIO.

      Ho fatto anch'io il tuo percorso. Ho copiato e incollato.
      Ma io ho letto cosa hai scritto.
      Tu hai letto? Hai capito che era DANTE ALIGHIERI che nella la Divina Commedia e nel purgatorio ha così trattato i Superbi? (Dante A.1308)
      Certo Dante avrebbe potuto leggere i trattati di Agostino (430) e di Tommaso d'Aquino 1225.1274) ma non l'ha fatto. Forse era già lui malato di superbia. A me è piaciuta la lirica di questo Padre Nostro. Il commento era solo per il testo.
      Varrebbe la pena, caro Gus, che tu rileggessi il tuo commento. E il mio testo. Non mi sento pusillanime.
      Se, come in questo caso, desideri farmi capire quanto sei in gamba e quanto sai, bastava un saluto come di regola. Io ti conosco non ho bisogno di tante parole inutili e offensive.

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  2. Cara Lucia, Dante a descritto bene il purgatorio, che nessuno vorrebbe andarci!!!
    Ciao e buona domenica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso: La tua simpatia e la tua perseveranza mi commuovono spesso. Grazie caro amico. a presto.

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  3. Foto del profilo di fulvio Coloratissimo
    fulvio Coloratissimo
    Ciao Lucia,dai tempi del liceo,la "Commedia" e una delle mie costanti letture,non sempre sono d'accordo con il sommo Alighieri,non prego, ma sulla preghiera le penso come Lui.
    Un abbraccio,fulvio


    Ho trascritto qui il tuo commento apparso su google+
    Grazie fulvio. anche a me piace e amo far conoscere a chi conosco ciò che .....mi piace! Buona giornata! Esci oggi in barca....domani sarà grigia. Qui pioverà!!!!Buona giornata fulvio. A presto

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  4. Superbia: quando la stima di se stessi diventa disprezzo degli altri.
    Lucia non c'era nessuna intenzione di offenderti. E' che Tommaso D'Aquino è più profondo di S.Agostino, almeno per me.
    Insomma la stima che abbiamo di noi non deve chiamarsi Superbia.
    Bacio.

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  5. Stima innanzitutto, per persone come voi dedite e comprensive. Umilmente vi saluto e vi auguro un buon weekend. E un abbraccio!

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o