La tristezza cancellata dalla speranza

giovedì 23 marzo 2017

"....la vostra tristezza si cambierà in gioia!"
Come vorrei che Gesù parlasse  alla  tristezza che mi avvolge per gli accadimenti di oggi in cui la Sua presenza sembra  lontana.
La cattiveria dei tempi.
Purtroppo non posso cambiare gli eventi.
Posso solo pregare per quei corpi distesi sul marciapiede e sperare che, in loro, la vita riprenda a respirare.

Ho sognato tanti fiori
senza colori nè steli,
nè petali e corolla.
Fiori sognati nel sogno quando la notte
è più buia e profonda
e nasconde il chiaro del giorno,
quando la tristezza si ammanta di fiori
senza colori nè steli

Ricorro a Peguy che mi suggerisce che “la speranza è una bambina che va a letto e dorme bene” una frase che mi dovrebbe accompagnare in  ogni mio momento ma specialmente in questo periodo di uccisioni insensate. Ecco che avendola ritrovata nel mio cuore mi piace cantarla a questo mio diario. 
La speranza è per Péguy una “bambina irriducibile” molto più importante delle sorelle più anziane (fede e  carità) che “va ancora a scuola/e che cammina/ persa nelle gonne delle sue sorelle”. Ma è più importante delle sue sorelle perché “E’ lei, quella piccina,che trascina tutto/perché la fede non vede che quello che è/e lei vede quello che sarà/la Carità non ama che quello che è/ e lei ama quello che sarà/Dio ci ha fatto speranza”. Anche se le immagini che ci arrivano sono di una violenza assurda non bisogna perdere la speranza perché è questa speranza bambina che va ancora a scuola che “vede quello che sarà” e “ama quello che sarà”.






Charles Péguy: La speranza bambina
(da Il portico del mistero della seconda virtù, 2011)

(Peguy scrive facendo parlare Dio)



La fede non mi stupisce

Non è stupefacente

Risplendo talmente nella mia creazione.

Nel sole e nella luna e nelle stelle.

In tutte le mie creature…


La carità va da sé. Per amare il prossimo c’è solo da lasciarsi andare, c’è solo da guardare una simile desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi, tormentarsi, contrariarsi. Irrigidirsi. Farsi male. Snaturarsi, prendersi a rovescio, mettersi a rovescio. Riprendersi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta semplice, tutta alla buona. E’ il primo movimento del cuore. E’ il primo movimento che è quello buono. La carità è una madre e una sorella…

Per non amare il prossimo, bambina, bisognerebbe tapparsi
gli occhi e gli orecchi.
A tante grida di desolazione…

Ma la speranza, dice Dio, ecco quello che mi stupisce.
Me stesso.
Questo è stupefacente.
Che quei poveri figli vedano come vanno le cose e che credano
che andrà meglio domattina.
Che vedano come vanno le cose oggi e che credano che andrà
meglio domattina.
Questo è stupefacente ed è proprio la più grande meraviglia
della nostra grazia.
E io stesso ne sono stupito.
E bisogna che la mia grazia sia in effetti di una forza incredibile.
E che sgorghi da una fonte e come un fiume inesauribile.
Da quella prima volta che sgorgò e da sempre che sgorga.


Perché le mie tre virtù, dice Dio.
Le tre virtù mie creature.
Sono esse stesse come le mie altre creature.
Della razza degli uomini.

La Fede è una Sposa fedele.

La Carità è una Madre.

La Speranza è una bambina da nulla.

Che è venuta al mondo il giorno di Natale dell’anno scorso.
Che gioca ancora con babbo Gennaio.
Eppure è questa bambina che traverserà i mondi.
Questa bambina da nulla.
Lei sola, portando le altre, che traverserà i mondi compiuti.

Come la stella ha guidato i tre re fin dal fondo dell’Oriente.
Verso la culla di mio figlio.
Così una fiamma tremante.
Lei sola guiderà le Virtù e i Mondi.
Una fiamma bucherà delle tenebre eterne…

La piccola speranza avanza tra le sue due sorelle grandi
e non si nota neanche…
E non si fa attenzione, il popolo cristiano non fa attenzione
che alle due sorelle grandi.
La prima e l’ultima.
E non vede quasi quella che è in mezzo.
La piccola, quella che va ancora a scuola.
E che cammina.
Persa nelle gonne delle sue sorelle.
E crede volentieri che siano le due grandi che tirino la piccola per la mano.
In mezzo.
Tra loro due.
Per farle fare quella strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono che non vedono invece
Che è lei nel mezzo che si tira dietro le sue sorelle grandi.
E che senza di lei loro non sarebbero nulla.
Se non due donne già anziane.
Due donne di una certa età.
Sciupate dalla vita.

E’ lei, quella piccina, che trascina tutto.
Perché la Fede non vede che quello che è.
E lei vede quello che sarà.
La Carità non ama che quello che è.
E lei, lei ama quello che sarà.

Dio ci ha fatto speranza. Ha cominciato. Ha sperato che l’ultimo dei peccatori,
Che il più infimo dei peccatori lavorasse almeno un po’ alla sua salvezza,
Sia pure poco, poveramente,
Che se ne sarebbe occupato un po’.
Lui ha sperato in noi, sarà detto che noi non spereremo in lui?
Dio ha posto la sua speranza, la sua povera speranza in ognuno di noi, nel più infimo dei peccatori. Sarà detto che noi infimi, che noi peccatori, saremo noi che non porremo la nostra speranza in lui?
Dio ci ha affidato suo Figlio, ahimé, ahimé. Dio ci ha affidato la nostra salvezza, la cura della nostra salvezza. Ha fatto dipendere da noi e suo Figlio e la nostra salvezza, e anche la sua speranza stessa; e noi non riporremo la nostra speranza in lui?
Mistero dei misteri, che riguarda i misteri stessi,
Egli ha messo nelle nostre mani, nelle nostre deboli mani,
la sua speranza eterna,
Nelle nostre mani passeggere.
Nelle nostre mani peccatrici.
E noi, noi peccatori, non metteremo la nostra debole speranza
Nelle sue mani eterne?

Qual è questa virtù, questo segreto, che cosa occorre dunque che ci sia di così straordinario,
Nella penitenza,
perché questo peccatore,
Perché uno valga cento, o insomma novantanove,
(Per contar giusto,)
Perché questo peccatore valga altrettanto,
Perché questo peccatore, questo solo peccatore che fa penitenza valga altrettanto, rallegri, susciti tanta gioia nel cielo quanto novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza?
E perché questa pecorella smarrita dia tanta gioia al pastore,
Al buon pastore,
Che egli lascia nel deserto, in deserto, in un luogo abbandonato,
Le novantanove che non s’erano smarrite?
In cosa, qual è dunque questo mistero,
In cosa uno può valere novantanove?
Non sia tutti figli di Dio. Ugualmente allo stesso modo?
In cosa, come, perché una pecora vale novantanove pecore.

Bambina, bambina, lo sai, di che si tratta. E’ giusto questo?
E’ che era perita; e che è stata trovata.
E’ che era morta; e che è rivissuta.
E’ che era morta; e che è risuscitata.
Perché bisogna prendere tutto alla lettera, bambina,
Letteralmente come Gesù era morto ed è risorto di tra i morti,
Così quella pecora era perduta, così quella pecora era morta,
Così quell’anima era morta e dalla sua propria morte è risorta
di tra i morti.

Essa ha fatto tremare il cuore stesso di Dio.
Del tremore del timore e del tremore della speranza.
Del tremore stesso della paura.
Del tremore di un’inquietudine
Mortale.

Perché tutti gli altri Dio li ama in amore.
Ma quella pecora Gesù l’ha amata anche in speranza.
Bisogna prendere tutto alla lettera, bambina. Dio ha sperato,
Dio ha atteso da Lui.
Dio, che è tutto, ha avuto qualcosa da sperare, da lui, da quel
peccatore. Da quel nulla. Da noi. E’ stato messo, a questo
punto, si è messo a questo punto, in questa condizione da
aver da sperare, da attendere da quel miserabile peccatore.

Tale è la forza di vita della speranza, bambina,
La forza di vita, la promessa, la vita, la forza di vita e di promessa
che sgorga nel cuore della speranza…
Colui che fa tutto si rivolge a colui che non può far nulla.
Colui che fa tutto ha bisogno di colui che non fa nulla.
E come noi suoniamo a distesa la nostra Pasqua,
A gran distesa,
Nelle nostre povere, nelle nostre trionfanti chiese,
Nel sole e il bel tempo del giorno di Pasqua,
Così Dio per ogni anima che si salva
Suona a gran distesa una Pasqua eterna.

Ugualmente i bambini. Quando andate a fare una spesa con
i vostri bambini
Una commissione
O quando andate alla messa o ai vespri con i vostri bambini
O alla benedizione
O tra la messa e i vespri quando andate a passeggio con i
vostri bambini
Loro vi trottano davanti come cagnolini. Vanno avanti, tornano
indietro. Vanno, vengono. Si divertono. Saltano.
Fanno venti volte il tragitto.
E’ perché in effetti non vanno da nessuna parte.
A loro non interessa andare da qualche parte.
Non vanno da nessuna parte.
Sono le persone grandi che vanno da qualche parte
Le persone grandi, la Fede, la Carità.
Sono i genitori che vanno da qualche parte.
Alla messa, ai vespri, alla benedizione.
Al fiume, nella foresta.
Ai campi, nel bosco, al lavoro.
Che si sforzano, che si agitano per andare da qualche parte
O anche che vanno a passeggio da qualche parte.
Ma i bambini quello che li interessa è solo fare la strada.
Andare e venire e saltare. Consumare la strada con le loro
gambe.
Non averne mai abbastanza. E sentir crescere le loro gambe.
Loro bevono la via. Hanno sete della via. Non ne hanno
mai abbastanza.
Sono più forti della via. Sono più forti della fatica.
Non ne hanno mai abbastanza (Così è la speranza). Corrono
più in fretta della via.
Loro non vanno non corrono per arrivare. Loro arrivano per
correre. Arrivano per andare. Così è la speranza. Non
risparmiano i passi. Non ne verrebbe loro neanche l’idea.
Di risparmiare alcunché.
Sono le persone grandi che risparmiano.
Ahimé sono ben obbligate. Ma la bambina Speranza
Non risparmia mai nulla.

E' scesa la sera. La speranza nella pace che potrebbe arrivare già domani, non mi toglie quel velo si tristezza che mi è entrata nell'anima.
"Padre nostro che sei nei cieli". Tre, quattro parole,  sono le parole che precedono ogni preghiera, come le mani giunte precedono il mio corpo nella preghiera..


5 commenti:

  1. Per sperare devi avere la certezza su una cosa presente. La Speranza come certezza in una cosa futura poggia su tutto il passato cristiano, poggia su tutta la memoria cristiana, poggia su tutta la certezza di quella Presenza che è incominciata duemila anni fa ed è arrivata fino a te. Se non c'è puoi solo dar spazio all'immaginazione.
    Bacio Lucia.

    P.S.
    Sono parole di Luigi Giussani.

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  2. Cara Lucia, un saggio disse la vita senza speranza è finita!!!
    Ciao e buon pomeriggio cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ha ragione il saggio!!!! Abbraccio a te che mi fai compagnia.

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  3. Ricordi la storia di Giobbe? In questa vita bisogna sempre tenere gli occhi alti al Cielo. Ci ricorda dove siamo diretti e ci impedisce di perdere la rotta.
    Un abbraccio e l'augurio di un lieto fine settimana.

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    1. Grazie mr. Loto. Povero Giobbe quante prove!!! La speranza in un mondo migliore, in una vita in cui vedo solo l'azzurro del Cielo termine ultimo del mio cammino, non perchè non voglio dolori o sofferenze, ma perchè CREDO in Colui che ha disegnato il mio volto nella sua mano!.Buon fine settimana caro amico.

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Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
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