L'ebreo errante, la leggenda.

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L'immagine è una xilografia popolare su carta, colorata a mano è stata pubblicata dall'editore fiammingo P. J. Brepols agli inizi del XIX secolo.


L'ebreo errante di Eugène Sue
Riccardo Calimani . Egli apre così la sua opera: "Ebreo [...] la parola, nella Bibbia, è legata a 'avar, che significa passare. Ebreo quindi è colui che passa, che erra […]." Poco dopo lo studioso si rifà alla leggenda ormai diffusissima, riportata da Sue stesso, sulla quale, si può dire, poggia tutto il suo romanzo: l'umile ciabattino (al quale Sue affianca Erodiade) costretto/i a errare continuamente senza un minuto di pausa.


Questo episodio (di cui esistono svariate versioni più o meno simili) fu conservato nella tradizione orale per centinaia d'anni e solo intorno al VII secolo i monaci cistercensi lo fissarono sulla carta. In questa prima versione l'Ebreo errante [espressione coniata dai francesi mentre in Germania verrà detto l'eterno ebreo] torna ogni cento anni nel luogo dell'incontro con Gesù, ma non lo trova ed allora riprende ad errare in attesa di una condizione di riscatto [...]. Fu il Romanticismo a trasformare questa figura dell'ebreo errante in un simbolo: dapprima simbolo del ribelle contro la tirannia, poi dell'umanità sofferente, del peccatore che cerca la redenzione.

A proposito del ciabattino, Sue adotta la versione dell'uomo con rughe profonde come cicatrici. "[...] des sillons profonds qui lui barraient le visage comme autant des cicatrices.". Mentre prima si legge: "Nel colloquio drammatico tra lui e il Cristo la formulazione della condanna risulta collettiva e non più individuale con il passaggio del "tu" tradizionale al "vous" plurale.
Per dirla sempre con Calimani: "Greci e Romani, Assiri-Babilonesi e Persiani, popoli antichi di grande civiltà e potenza, imperi ricchi e potenti non esistono più: solo il piccolo e tenace popolo della Bibbia, vera e propria patria portatile, è riuscito a superare tante tempeste e tante trasformazioni. 
Come è stato possibile tutto ciò?". E per rispondere a questa domanda ripercorre puntigliosamente e puntualmente la storia di questo popolo come minimo singolare. "Nel celebre romanzo di Eugène Sue, Le juif errant (pubblicato tre anni prima del Manifesto di Marx) l'ebreo è il campione degli oppressi e della classe lavoratrice. L'opera di Sue ebbe tale popolarità e diffusione che molti conoscono la leggenda solo in questa versione."
E infine un altro brevissimo cenno sull' Autore.
Sue Marie-Joseph, detto Eugène [...] in crisi finanziaria lasciò Parigi ed iniziò la serie di romanzi a sfondo sociale e umanitario che, pubblicati a puntate e seguiti da un vasto pubblico, gli procurarono enorme successo. Tra i suoi numerosissimi romanzi in cui il verismo non senza efficacia scade a volte nella ricerca superficiale dell'effetto, i più celebri rimangono Les mystères de Paris (I misteri di Parigi, 1842-43); Le juif errant (L'ebreo errante, 1844-45); Les sept péchés capitaux (I sette peccati capitali, 1847-49).
Per L'ebreo errante il messaggio è questo:" L'amore vince (quasi) ogni ostacolo".


( riferimento a:Celeste Chiappani Loda, "Da cosa nasce cosa. L'ebreo errante di Eugène Sue", Morfoedro, portale d'arte e di cultura, http://www.morfoedro.it/doc.php?n=1654&lang=it (pagina consultata in data 2017-01-16 19:12:15 GMT)





Come sopra accennato della leggenda esistono varie versioni, più o meno identiche, (dipendenti dall'area di diffusione) si fonda su di un episodio pseudo-evangelico che
ha avuto numerose elaborazioni in tutte le letterature europee, narra di un ebreo che schernì Gesù sulla via del Calvario e per castigo fu condannato a errare senza tregua sino alla fine del mondo, con poco denaro per vivere.
I poeti moderni si impadronirono di questa figura leggendaria, a cominciare da W. Goethe, che in un frammento poetico del 1774 evoca un ebreo di nome Aasvero spettatore insolente della sofferenza del Cristo.
La leggenda dell'«ebreo errante» racconta che Gesù, dirigendosi con la croce sulle spalle verso il Calvario, sofferente e senza fiato, si fermò davanti al negozio di un ciabattino ebreo.
Questi si affacciò sulla porta e gli disse:
«Muoviti, vai più in fretta» e gli diede dei colpi di bastone sulla schiena.
Gesù gli rispose: «Me ne vado, ma tu camminerai fino al giorno del mio ritorno».
Si vuole che da allora "l'ebreo errante" sia maledetto da Dio e condannato a vivere senza riposo fino alla fine dei tempi.

Riapparendo di città in città, divenne una vera e propria ossessione dell'occidente cristiano, nei paesi di lingua tedesca spesso lo si chiamava "der Ewige Jude", "l'ebreo eterno" poi preso di mira dalla propaganda del Terzo Reich.

 

"Il gran portamento della croce" di Martin Schongauer, con un personaggio che si appoggia a un bastone da camminatore e che può essere interpretata come una raffigurazione dell'ebreo errante, fino a "L'ebreo errante" dipinto nel 1983 a New York da Michael Sgan-Cohen.






Fortemente presente nella rassegna delle varie immagini è Gustave Doré, popolarissimo artista e caricaturista del pieno ‘800: nella serie delle sue opere - in parte per il "Journal pour rire" - i tratti cupi e la forza della tragedia che trascina per il mondo l'ebreo eterno si intravvedono tutti, nelle Dodici incisioni.




Quanto al "Juif errant" di Marc Chagall, degli anni '20 e proveniente dal Petit Palais di Ginevra, con la bisaccia in spalla e il volto irrigidito in una accettazione rassegnata, esprime tutto il peso di una maledizione eterna.






Esiste anche una versione cinematografica.

"Matteo, ricco ebreo egoista e nazionalista, rifiuta di aiutare Gesù Cristo perché lo ritiene responsabile della mancata rivoluzione nei confronti del giogo romano.
Per questo viene quindi condannato a vagare perennemente nei secoli e gli viene negato ogni tipo di riposo, compreso quello della tomba.
Il suo sacrificio nei campi di sterminio nazisti lo assolverà dal peccato commesso nell'antichità.



Regia e sceneggiatura di Alessandrini Goffredo


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6 commenti:

  1. E' un post "sciccoso".
    Brava Lucia.
    Bacio.

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    1. Grazie Gus. A domani o dopo, comunque arrivederci. Bacio

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  2. Cara Lucia, la leggenda è arrivata fino nel 1940 un racconto in un film che narrava la storia dell'ebreo errante che mori definitivamente in un campo di concentramento nazzista.
    Ciao e buona giornata cara amica con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  3. Sono contenta che tu la conoscessi già!!! Abbraccio con sorriso.

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  4. molto interessante non conoscevo...

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  5. Io conosco la versione dell'ebreo errante di Moni Ovadia.
    Grazie Lucia.

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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