Giorno della memoria

venerdì 27 gennaio 2017


Ecco il cancello, nel cimitero di Novara, che invita a visitare le tombe ebraiche.



Olocausto. Oggi scende un silenzio che canta il dolore di un oceano di ebrei. La mia adorata Hetty Hillesum nel suo "Diario" scrive:

"Sì, in fondo io sono una persona religiosa. O qualcos'altro di positivo.E' quell"'infondo" che conta nella mia vita.

E ora mi capita di dovermi inginocchiare di colpo davanti al mio letto in una fredda notte d'inverno. Ascoltarsi dentro. Non lasciarsi più guidare da quello che si avvicina da fuori, ma da quello che s'innalza da dentro.

E' solo in inizio, me ne rendo conto. Ma non è più un inizio vacillante, ha già le sue basi.

Sono come un bambino, se ho delle difficoltà m'inginocchio nel mezzo della mia camera e chiedo a Dio cosa debbo fare. E sento nell'anima come è bello "perdersi" per Dio o per una poesia.

Ti confesso amico mio (sta appunto scrivendo) che ho dovuto percorrere un cammino faticoso per ritrovare questo gesto intimo verso Dio. E alla sera, alla finestra, è un viaggiare attraverso il paesaggio della mia anima. Paesaggio dell'anima. Spesso il paesaggio esterno è per me lo specchio di quello interno. E, sento di poter dire: Ti ringrazio mio Signore."

Hetty muore in campo di concentramento.

Il suo "Diario" come le "Lettere" sono un invito a conoscerla  e capirete la meraviglia, la purezza di questa ragazza.



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campo di concentramento


Esiste una frase che circola come slogan dell'antifascismo: der Tod ist ein Meister aus Deutschland, cioè “la morte è un maestro (che viene) dalla Germania”.

Paul Celan: Fuga di morte


Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco


i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith



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Uno stupendo poeta,Rainer Maria Rilke, anche lui tante volte ricordato in questo blog, ci ristora l'anima dicendo.


Da che l'Angelo mio più non mi veglia,

può libere spiegar, volando, l'ali;

e fendere il silenzio delle stelle.


Ché le trepide mani egli levare
non deve più su le mie notti sole,
da che l'Angelo mio più non mi veglia.

Da che l'Angelo mio più non mi veglia,
da che lo espulse, dopo l'alba, il giorno,
il nostalgico volto ci spesso inclina
verso la terra; e più non ama il cielo.

Da questa grama realtà vorrebbe
le mie pallide preci ancora addurre
per lo svettante murmure dei boschi
al paese, lassù, dei Cherubini.

Il mio pianto di bimbo, vi recava,
le mie piccole pene e le preghiere.
Crebbero quivi in esili boschetti,
che sovra lui sussurrano.

Se nel meriggio della vita, un giorno,
tra '1 chiasso delle fiere e dei mercati,
avvenga ch'io dimentichi, repente,
il fiorito pallor del mio mattino
(l'Angelo mio custode, pensieroso:
la sua bontà, la tunica di neve,

le sue mani congiunte alla preghiera,
il cenno della destra a benedirmi)
nel più arcano de' sogni 10 serberò
l'immagine dell'ali ripiegate,
che a tergo gli svettavano siccome
un gran cipresso bianco.

Le mani sue, rimangono; siccome
rondini cieche, che, dal sole illuse,
(mentre gli stormi trassero pei mari
dove pur sempre aulisce Primavera)
sui rami secchi d'un albero ignudo
lottano contro i soffi dei rovaio.

Un pudico rossore le sue guance
invermigliava. come di fanciulla,
che sul bujo dell'anima allo sposo
grevi coltri di porpora distenda.

E avea negli occhi una fulgida vampa,
quasi d'aurora. - Ma su tutto, immense,
svettavan l'ali a navigargli il cielo.
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Un'ultima domanda-risposta: sapete perchè gli ebrei non pongono fiori sulle tombe dei loro cari ma sassolini? 
La risposta a questa tradizione  la troviamo andando molto indietro nel tempo. Cioè alle origini, quando il popolo di Israele passava gran parte del suo tempo nelle zone aride del deserto. 
Abramo, Lot, Isacco e Giacobbe erano pastori nomadi, sempre alla ricerca di luoghi verdeggianti dove uomini e animali potessero abbeverarsi e riposarsi. 
Per ritrovare i luoghi dove erano sepolti i loro cari erigevano dei tumuli di pietre.
Usanza questa che si sono tramandati di generazione in generazione, anche quando gli ebrei abbandonarono il deserto e si stabilirono nelle città disperdendosi in tutto il mondo. 
Sulle tombe dei cimiteri gli ebrei depongono sempre pietre al posto dei fiori per ricordare le origini del loro popolo.


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Immagine dal film Schindler's List

Da “Schindler’s list”, di Steven Spielberg, 1993.

Strano a dirsi, siamo abituati a immaginare gran parte della storia del primo Novecento in bianco e nero. I filmati, le fotografie, i documentari ci hanno ormai consolidato in quest’idea: riesce davvero difficile pensare a Mussolini, Hitler, Giolitti, Vittorio Emanuele altrimenti che in una scala di grigi. Quest’impressione è talmente radicata, che ci troviamo a guardare involontariamente con sospetto a tutte le ricostruzioni posteriori, dotate di ogni sfumatura cromatica. La scelta di Spielberg, dunque, di girare il suo film sulla shoah, Schindler's List, quasi completamente in bianco e nero, non è stata dettata da ragioni di ordine estetico, bensì da vere e proprie esigenze di realismo. C’è un solo momento, in tutto il film, a parte la conclusione e l’inizio, in cui compare una macchia di colore, ed è il massacro del ghetto di Cracovia. Si tratta certamente di una delle scene più drammatiche dell’intera pellicola, sconvolgente per l’oggettività della ricostruzione e la crudezza delle immagini. Oskar Schindler (Liam Neeson), un abilissimo industriale arricchitosi durante la guerra proprio grazie ai prestiti e alla manodopera degli ebrei, al rientro da una passeggiata a cavallo insieme all’amante si ritrova davanti lo spettacolo orribile della deportazione: migliaia di ebrei vengono caricati sui treni e convogliati direttamente al campo di Kraków-Plaszów; gli altri, quelli giudicati ‘inabili’ ai lavori, vengono uccisi al’istante, senza pietà. È questo il momento in cui Schindler si accorge veramente di quanto sta accadendo intorno a lui, e decide in cuor suo di fare tutto il possibile per salvare il maggior numero di ebrei da quella sorte terribile. La sequenza dell’invasione del ghetto è straordinaria sotto tutti i punti di vista, dalla perizia registica al valore di testimonianza di ogni singola immagine. La tecnica di ripresa si basa sul piazzamento di più cineprese possibili, così da disporre poi in fase di montaggio di una serie illimitata di sequenze e angolazioni. L’occhio della telecamera è assolutamente instabile: ispirandosi infatti ai combat film, Spielberg ripropone situazioni in cui l’obiettivo non è centrato, si sposta rapidamente da destra a sinistra, si muove insieme a tutto il resto della troupe. Si ottiene in questo modo un effetto di totale immersione, per cui lo sguardo della cinepresa è assimilabile a quello di una persona che partecipa ai fatti: è uno sguardo irrequieto, parziale, incompleto. Gli avvenimenti accadono indipendentemente dal fatto che li si inquadri o meno: la sensazione di realismo in questo modo si accentua, secondo uno stile che era tipico di molti registi neorealisti. Nella Storia si confonde una miriade di altre storie: la famiglia che inghiottisce i preziosi per non farli cadere in mano ai soldati; la madre che cerca disperatamente un nascondiglio per la figlia, e viene continuamente cacciata; il fuggitivo che, aggirandosi nel clima irreale del ghetto deserto, si imbatte in un plotone di SS e si salva per miracolo, dichiarando di essere stato inviato a raccogliere i bagagli abbandonati dalle vittime; il ragazzino che tenta la fuga e viene abbrancato, sospeso in aria e fucilato, in un controcampo rapidissimo e scioccante. Perché è questo ciò che Spielberg riesce a fare in questo film: raccontare cioè una tragedia così immane con la sola forza delle immagini, senza apologie o retorica. A un certo punto, Schindler intravede, in una strada affollata in cui si sta consumando l’eccidio, una bambina sola, vestita con un cappottino rosso, che si aggira senza alcuna meta. Evidentemente ha perduto la madre, non ha più una famiglia, è rimasta da sola in mezzo a quel mondo brutale. Schindler la segue con gli occhi: i primi piani si alternano al campo lungo. I rumori intorno a lei diminuiscono, fino quasi a scomparire del tutto; si sente invece un canto struggente, una ninnananna dolcissima che fa da contraltare alle violenze che si perpetuano intorno. Sembra quasi di vedere l’Innocenza stessa attraversare quei vicoli stretti, quelle strade intrise di sangue: nessuno la vede, nessuno si accorge di lei. Alla fine, trovato un portone socchiuso, entra in una casa; in una stanza abbandonata trova un letto, vi si nasconde sotto, coprendosi le orecchie con le piccole mani. Poi la cinepresa la perde, troppo occupata a raccontare quanto avviene lì fuori. La ritroveremo in seguito, un corpicino rosso tra altri corpi in bianco e nero, in un carrettino destinato alle fiamme. Ecco. Possiamo dimenticare tutto, la trama, gli attori, le musiche; tutto. Quell’immagine non la dimenticheremo mai
.
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Tu, mia piccola, sei il mio Angelo.
Ti seguo come il canto del pensiero
sei la siepe che nasconde l'Invisibile
che si fa visibile nella tragedia del Suo popolo.
attraverso te.

Peguy ti avrebbe chiamata "la mia piccola Speranza"

Per me sei la vera Vita che nasce in un momento terribile
e finisce senza sorrisi nell'anima mia che ti riconosce figlia. (Lucia)

 

4 commenti:

  1. Chissà se dobbiamo toccare per forza la disperazione con mano, per poter attingere alla speranza vera, alla redenzione ambita, alla fuga. L'ideale sarebbe saper attingere mentre siamo felici, saper ringraziare del bene, senza conoscere il male.
    Chiedo troppo? Come voler mangiare senza pagare? Ma quello di Dio è dono.. dobbiamo imparare a riconoscerlo.. soltanto questo... ;)

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    1. Franco caro sono felice di leggere i tuoi commenti....
      La speranza vera è, deve essere sempre presente nel nostro vivere....ci sono dei momenti bui è vero, ma quella "piccola bambina" come la chiama Peguy è sempre con noi se ci riconosciamo Cristiani.
      Oggi facendo il nuovo post mi sono ricordata questa frase (di chi non so)
      bisogna accettare la notte, perchè è solo di notte che si vedono le stelle! Comprì? Abbraccio

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  2. Un gran brutto periodo, ma non dimentichiamoci che anche adesso ci sono guerre e brutture.....

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    1. Fiore non dimentichiamo niente; solo che oggi è il giorno in cui è doveroso ricordare......E poi in quel frangente quante migliaia di morti ci sono stati la cui unica colpa era quella di una diversa religione....
      Oggi anche ad Aleppo combattono i cristiani.....ma lì si combatte da entrambe le parti.....Ciao

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o