a Te Maria

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A che debbo...


Festa dell'Assunzione di Maria al Cielo.
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A Te Maria io canto un amore unico che è l'Amore Tuo per me. 
Me lo hai donato quando ancora non lo conoscevo, 
perchè imparassi ad amarTi e ogni giorno
io canterò di che amore Tu mi sei Madre.
Nessuna storia è divina come la Tua,
nessun amore 
nessun dolore
sono come i tuoi
mia amata Madre.
Tutti i giorni voglio spendere
canti e dolci lodi al Tuo cuore 
che è la ragione per la quale
io vivo e t'imploro.
A Te Madre ineguagliabile e al Tuo cuore
io affido le sofferenze, le fatiche e le gioie
di questa mia famiglia.
Soprattutto a Te dono i miei figli
i miei nipoti
tutte le persone care e non,
custodiscili, seguili e proteggili
come hai fatto con il Tuo Gesù.
A tutti concedi, Maria,
quella fede con la quale hai cantato
il Tuo Magnificat.
Amen.


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Il Lago del Cigni - storia fatata

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Un post per spiegare come un ricordo diviene rilettura dei sentimenti e delle passioni che hanno abitato e che abitano il mio cuore.

Prima che s’alzi il sipario… 


Papà aveva preso i biglietti per un palco.
Entrare al Teatro "La Scala" era il mio sogno di ragazza e si stava realizzando: quella serata era il suo regalo per il mio compleanno.


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Salivo in punta di piedi la grande scalinata con il tappeto rosso e stringevo forte la sua mano.


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Tutto è sogno, silenzio e sguardo attento dei miei occhi spalancati.

Altre persone entrano nel palco ma il mio posto è il migliore.

Guardo affascinata l'enorme lampadario. 
Poi lentamente iniziano  a spegnersi le luci. Il brusio della sala s'acquieta.

Silenzio: solo i maestri d'orchestra che stanno accordando i loro strumenti con un gracidio troppo rumoroso, richiamano la mia attenzione.

Tutto è attesa. 
Cerco la mano di papà: lui mi abbraccia e mi fa una carezza.

Sembra che tutti, come me,  trattengano il fiato mentre aspettiamo che lo spettacolo inizi. 

Il fondale del palcoscenico: immagini d’un mondo favoloso e fatato, acque tra i monti, alberi, usciti dalla memoria di chissà quali illustrazioni… 

Suoni di valzer soprattutto, patetici o esaltanti, tante volte riecheggiati nella mia esistenza, da dischi, film o chissà... 
Motivi nella pienezza d’orchestra o nella schermaglia gentile di pochi strumenti, che trascinano tutto il ballo nella passione accesa d’un romanticismo perduto…  le luci sul sipario ancora, per poco, chiuso. 

Odor di palcoscenico. 
Scalpiccio leggero di piedi calzati da scarpine da ballo.
E'il leggero affollarsi, là dietro, di ballerini, chiamati a librarsi al di là delle proprie forze, in un volo trasfigurante… 


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Il lago dei cigni è , fiaba, musica e simbolismo intelligente per una lettura completa di un capolavoro della letteratura ballettistica ma anche, aggiungerei, della produzione musicale di Ciaikovskij col suo stile sempre intimamente dolente, di un pudore – e uno stupore – incantato. 

Come mettere ordine, nel cuore e nello sguardo,  mentre attendo che lo spettacolo inizi, per viverlo, comprendendolo bene? 

Quale sarà il mio compito in questo primo incontro con il grande balletto? 
Il programma di sala, un po’ più avanti, porta la trama. 




E’ una guida agli avvenimenti, rapida; ed è naturalmente importante, per prima cosa, nel fluire dei pezzi di bravura e nelle coreografie incantevoli, non perdere di vista la favola, nel suo procedere, e nel suo senso profondo: la donna "Odette" trasformata in cigno da un incantesimo, che col suo fascino,libera il bel principe "Sigfrido" dalla sua frivola e vuota esistenza… 

E' l’innamorato che però, per un altro incantesimo, scambia per la sua donna, un’altra: "Odile" altrettanto affascinante… 
e poi l’unione ritrovata, nelle cose principesche no, nella natura nemmeno, ma nella morte cercata al di là degli inganni e degli incantesimi, donandosi nell’amore…


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Ma c’è anche da sapere che la favola che vive nell’intimo dei personaggi è una dimensione dello spettacolo; e l’altra dimensione è invece l’esplosione della danza come divertimento, come eleganza, che ci trascina, che ci può anche distrarre, portandoci lontano.


Vorrei chiudere gli occhi per ascoltare con l'anima questa musica, ma non posso....perderei la meraviglia  di braccia sinuose e piroette leggere..... 

I grandi protagonisti, Carla Fracci, attesa da me, leggera, in e come una nuvola bianca.


Tutto è armonia, bellezza e Rudolf Nureyev, che la solleva tra le braccia mi racconta momenti di vita umana sognata.

   
Loro sono la favola, l'incanto e noi silenziosi e attenti con il fiato sospeso accogliamo il messaggio dei gesti, dei voli, della musica.


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Le fantastiche composizioni aeree del corpo; presto sentiremo la storia dell’amore tradito, il mistero della donna innocente che s’immola in bianche ali di cigno, amore che si ricompone al di là di troppi misteri e troppi inganni e si purifica.

Siamo immersi totalmente in  un mondo affascinante e lontano rievocato dalla fantasia: il sortilegio, perchè l’insicurezza e la superficialità spesso sono causa di disastri, tutto questo è  dentro Sigfrido, non al di fuori, il Principe si lascia ingannare da ciò che appare, da ciò che effettivamente desidera e vorrebbe subito, mentre Odette, al contrario, rappresenta il sacrificio e l’attesa, l’amore puro e semplice che è sempre difficile meritare se non attraverso una responsabile presa di coscienza.


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La tempesta finale sul lago non rappresenta solo il fragore dell’inondazione, ma la lotta interiore, la lotta col mago, con la forza del maleficio, da cui se si esce vittoriosi si esce anche rinati, trasfigurati. In questo finale a due versioni (a lieto fine e non), Sigfrido si salva insieme a Odette o perisce tra le onde.


La morte, in tal caso, è anch’essa simbolica, perché l’aver scelto il male, tradire chi si ama, ha delle conseguenze, porta alla perdizione di sé come individui, come esseri maturi non pronti a superare le difficoltà della vita.

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Evidentemente Sigfrido non è ancora pronto, e le difficoltà (le onde del lago) lo travolgono, mentre Odette, già matura e responsabile, si salva in volo.

Inoltre la seduzione fine a se stessa, rappresentata da Odile, non porta mai buoni frutti se si risolve in raggiro; privilegiandola il Principe sceglie l’ombra e, metaforicamente, la morte.

Questa favola, può  essere, un messaggio, per chi accoglie la Parola di Dio: un messaggio indiretto per noi uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo. Forse.

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Una ricercatrice novarese negli USA : Cristiana Giordano

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Cristiana Giordano

Cristiana è una delle mie nipoti.Vive per la maggior parte dell'anno in America. Ritorna a casa per le vacanze, qui, a Novara e qui nella porta accanto alla mia. Oggi parlo di lei, del suo lavoro ma non della nostra Cris in seno alla famiglia.
Come ho già più volte scritto, la nostra è una famiglia numerosa ma molto unita. I nostri figli sono tra loro amici, cugini, fratelli. Questo è stato loro insegnato dai padri che nella storia di Novara hanno dato ciascuno, più o meno silenziosamente, un contributo.

Oggi è sotto i riflettori la più piccola di quattro sorelle, ma non l'ultima dei nostri figli. 


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Scrive Cristiana sulla La Stampa di ieri 10 agosto:

"Gli arrivi dall'Africa cresceranno ancora. Non è una crisi, è la storia."
 Barbara Cottavoz  Novara (La Stampa)

"La povertà può essere più violenta della guerra ma le nostre "categorie" di chi sbarca nel nostro Paese non riconoscono questa gravità: non corrispondono alla realtà"

Cristiana Giordano, novarese, 46 anni, è professoressa di Antropologia medica all'University of California di Davis e studia l'immigrazione dall'Africa in Italia.
Nel 2015, in particolare, ha cominciato una ricerca collaborando con i medici di Emergency nei porti di Augusta e Siracusa dove vengono accolti i profughi.
Ha già pubblicato il libro Migrans in translations e sta lavorando ad un altro testo sul capolarato.

Chi sono le persone che arrivano sulle nostre coste?

"E' difficile fare un identikit. Alcuni fuggono dalle guerre come i profughi del Sudan, Eritrea, Etiopia e Siria, altri dalla povertà e dalla mancanza di un futuro in Stati corrotti e devastati dalla desertificazione.
Per altri ancora la molla è stata la propaganda incessante sull'Eldorado europeo messa in atto da persone interessate al flusso di denaro portato dall'immigrazione".

Perchè gli sbarchi muovono soldi, tanti...
"Sì, è così. Sono coinvolti molti attori, c'è una componente di autentica solidarietà, ma anche di interesse, italiano e internazionale.
Esiste un flusso di denaro per cose buone ma anche un dispendio di energie sprecate.
Oltre allo sfruttamento dei trafficanti in Africa: in Libia i profughi raccontano di essere stati imprigionati, picchiati e costretti a lavorare. Parlano di se stessi come di schiavi.

Come si evolverà la crisi del Mediterraneo?
"Innanzitutto utilizziamo un termine sbagliato: il fenomeno esiste da vent'anni e crescerà ancora.
Non è un'emergenza ma uno snodo cruciale della Storia dovuto a tanti fattori, tra cui la colonizzazione e gli Stati che ne sono derivati, ma anche l'ambiente devastato, come il Papa ha ben sottolineato."

Esiste qualche soluzione?
"Se l'Europa collaborasse, l'immigrazione non sarebbe un problema. Se i confini non esistessero più, le persone andrebbero dove c'è bisogno di loro.
Ho visto intere  zone di Sicilia e Calabria abbandonate ma fertili, produttive: potrebbero tornare a vivere."

Nei suoi incontri durante la ricerca c'è qualcuno che l'ha colpita in modo particolare?
"Sì una mediatrice che arriva dal Burghina Faso. Mi ha raccontato di aver vissuto la sia la guerra che la povertà e che quest'ultima è la peggiore. Noi europei siamo sempre convinti del contrario.

C'è qualche stereotipo facile che i suoi studi hanno sfatato?
"Sì, si sente ripetere che i profughi portano malattie. I medici di Emergency, invece, hanno rilevato che arrivano persone sane, che hanno superato fatiche per noi impensabili"

spazio tempo

Ricerca, Narrazione e Prestazione: Esplorazioni nelle Arti, Scienze Sociali e Scienze Umane

Facoltà: Cristiana Giordano (Antropologia)


Cristiana Giordano


EDUCAZIONE

  • Ph.D., Antropologia, UC Berkeley, 2006
  • MA, Antropologia, UC Berkeley, 2001
  • BA, Filosofia, Università di Pavia (Italia), 1996

Di

Cristiana Giordano e professore associato di antropologia presso UC Davis. Ha ricevuto il suo dottorato di ricerca In antropologia dell'Università della California, Berkeley e il suo MA in filosofia dell'Università di Pavia, Italia. Lavora alla migrazione straniera, alla salute mentale, al corpo e alla traduzione culturale dell'Italia contemporanea. La sua ricerca affronta la politica della migrazione in Europa attraverso l'obiettivo dell'etno-psichiatria e la sua critica radicale di categorie psichiatriche, giuridiche e morali di inclusione / esclusione di altri stranieri; E attraverso l'obiettivo della ricerca sul microbioma umano e sulla salute degli immigrati in Europa. I suoi interessi di ricerca più ampi impegnano anche la relazione tra vita psichica, terapia, siti clinici e immagini. È autrice di Migranti in traduzione. Prendersi cura e le logiche della differenza nell'Italia contemporanea (University of California Press, 2014), vincitore di uno dei premi del libro Victor Turner del 2016. L'altra linea di indagine di Giordano implica la ricerca di nuovi modi di rendere il materiale etnografico in testi scritti e / o forme artistiche. Esplora nuovi modi in cui l'antropologia può contribuire e imparare da sforzi di perfezionamento, come i teatri e le installazioni teatrali. A tal fine, si è allenata nella tecnica teatrale di Moment Work (inventata da New York-based Tectonic Theatre Project) che si basa su materiale non sorgente (trascrizioni di interviste, rapporti legali e medici, articoli di notizie, documenti d'archivio, visivi Materiale, ecc.) Per inventare pezzi teatrali sugli attuali eventi.

Focus di ricerca

Antropologia medica e psicologica; psicoanalisi; etnopsichiatria; soggettività; Teorie della traduzione; migrazione; diritti umani; cittadinanza; Antropologia dello stato e della legge; Italia, Europa e Mediterraneo.

Pubblicazioni selezionate

  • Giordano, C. (2016) Catastrofi, nei rifugiati e nella crisi dell'Europa serie Hot Spots, sito web dell'antropologia culturale, 28 giugno 2016.  https://culanth.org/fieldsights/911-refugees-and-the-crisis- di-europe
  • (2016) Mayanthi, F., & Giordano, C. (Eds.) Rifugiati e la crisi dell'Europa Serie Hot Spots, sito web dell'antropologia culturale, 28 giugno 2016.  https://culanth.org/fieldsights/911-refugees-and-the-crisis-of-europe
  • Giordano, C. (2016) Rimborsi secolari: Biopolitica per esempio, In Anthropology medica , edizione speciale sull'antropologia medica non secolare, vol. 35 (3), 2016.
  • Giordano, C. (2005) La menzogna della verità: pratiche di confessione e riconoscimento, In Antropologia Corrente, vol. 56 (12): 211-221, dicembre 2015.
  • Giordano, C. (2014) Migranti nella traduzione. La cura e le logiche della differenza nell'Italia contemporanea Università della California Press, Berkeley.
  • Giordano, C. (2011) Traduzione di Fanon nel contesto italiano: ripensare l'etica del trattamento in psichiatria. In  psichiatria transculturale , Vol.48, No.3.
  • Giordano, C. (2008) Pratiche di traduzione e realizzazione di soggettività migranti nell'Italia contemporanea. In  etnologo americano , Vol.35, No. 4.
  • Giordano, C. (2006) Riflessioni sulla traduzione tra la clinica e l'antropologia. In Taliani, S. e Vacchiano, F. (Eds.),  Altri corpi. Antropologia ed etnopsicologia della migrazione, Edizioni Unicopoli , Milano.
  • Giordano, C. (2002) Perdersi e ritrovarsi: qualche riflessione sui percorsi della soggettività. In Oltrecorrente. Rivista di filosofia , n. 6.

Insegnamento

  • Antropologia e teatro nella conversazione: antropologia 210
  • Cluster di scienze umane di Davis sulla ricerca, narrazione e prestazione: Esplorazioni tra le arti, le scienze sociali e le scienze umanistiche

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Vi ho dato di conoscere una giovane donna attiva, interessante che collabora cercando di rendere migliore e più umana questa terra su cui poggiano i nostri piedi. La donna che abbraccio è privata, è mia nipote. Ne sono orgogliosa, come sono orgogliosa di tutti i nostri figli. E ringrazio Dio perchè sto partecipando alla vita anche dei loro figli che attualmente stanno seminando i loro doni a piene mani.



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La meraviglia delle parole

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La sonorità delle parole


Un disegno, una vignetta che ripete il verso, il suono che le nostre parole provocano se non cantate con armonia.
Perchè prima di essere le parole sono suono.

Anche Pascoli, nella raccolta Myricae con un "chiu" definisce il canto dell'assiolo
un uccello rapace che gli fa compagnia nelle notti insonni.

A noi persone dagli occhiali sul naso e dai capelli d'argento a volte sopperiamo alle parole con gesti che volano nell'aria, alla ricerca di quel suono che dà significato al nostro dire.

Non vi accade di rimanere affascinati dal suono di una parola di cui non ne conoscete il senso?

Vi presento la parola "princisbecco"!
Non l'ho inventata io, bensì un certo signor Collodi nel suo amato e famoso libro "Pinocchio"

Rimanere di "princisbecco" significa semplicemente "rimanere di stucco" cioè "stupirsi"

Pensate a me che con le braccia allargate guardo il mio nipotino e gli  dico  "Oh Francesco, non princisbeccarti davanti a questa torta!!!
Mi guarderebbe come se avesse visto una marziana!!!!

Anche il suono delle parole è importante.
Alla "scuola di dizione" (sì, ho frequentato un corso di dizione.....promossa a pieni voti! Sich!) bhè, alla scuola dovevamo, cercare le frasi che avremmo letto e accentarle come si sarebbero dovute pronunciare.

"O" aperta o "O" chiusa e via via così anche con le altre vocali.

Un racconto di Achille Campanile intitolato "La O larga"

"Un giovanotto sussurra una "porcheria" all'orecchio della contessa Mara, collaboratrice di un rotocalco su cui tiene una rubrica mondana intitolata "Sono tutta per voi", dopo aver ascoltato il giovanotto la contessa sviene.
La nobildonna aveva scritto "se avete un quesito da porci , rivolgetevi a me che sono qui per soddisfarvi".
Il giovanotto si giustifica: "Che posso io sapere, leggendo, se una vocale è stretta o larga? Ho letto "Una domanda da porci" e ho rivolto una domanda da ...... (ricordate che il racconto è di Achille Campanile e che io non tradisco la mia personalità presentandovela, anzi penso di farvi sorridere...almeno spero!)

A proposito del suono delle parole pensiamo alle omatopee, parole che cercano di imitare i rumori naturali.
Nelle prime stampe della poesia "Nozze" di Giovanni Pascoli, (1981) il linguaggio dell'usignuolo è così espresso:

zi zizi ziro ziro ziro ziro
zullulullullullulllli   !!!!




Potrei andare avanti a giocare con le parole, ma ritorno in me, al mio cuore,  mai stanco e donarvi uno spazio di serenità con un dialogo che sia veramente costruttivo.

Domani, oggi, è il 10 agosto, conosciuto ai più per la "notte delle stelle cadenti"
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mentre sarà bello guardare il cielo, ammirate le stelle  come dono della Creazione di Dio.



Penso che dobbiamo ancora guardare a questo Cielo, per capire la portata della nostra fede che non può essere il solo motivo per aderire al cristianesimo, nè alla concezione che il cristianesimo stesso ha con la concezione dell'universo.
Cristo, e mi riferisco ai Vangeli, non era seguito dai discepoli o dalla moltitudine delle genti, per le discussioni che faceva, non era per le delucidazioni che dava, non era per il richiamo al Vecchio Testamento che faceva: era perchè costituiva una presenza carica di messaggio. 
E io so, e tutti noi che crediamo sappiamo, che il messaggio non è un discorso è una presenza, è una persona. 
Cristo E'.

Adesso E' qui con me. 
Ed è facile sorridere al giorno che sta già arrivando pensando che mi accompagnerà anche nel dolore che arriverà nelle ore future.
E' facile sorridere pensando di essere da Lui amata.

Santa Teresa del Bambin Gesù: “Gesù si è degnato di istruirmi in questo mistero. Egli ha messo davanti ai miei occhi il libro della natura ed io ho compreso che tutti i fiori che Egli ha creato sono belli, che la bellezza della rosa ed il candore del giglio nulla tolgono alla piccola violetta o alla semplicità della margherita. Ho compreso che se tutti i piccoli fiori volessero essere rose, la natura perderebbe la sua bellezza primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di colori diversi. In realtà è nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Egli ha voluto creare i grandi santi, che sono comparabili ai gigli ed alle rose; ma Egli ne ha creato anche di più piccoli e questi si devono accontentare di essere delle margherite e delle violette, destinate a rallegrare lo sguardo di Dio quando Egli lo abbassa ai suoi piedi. La perfezione consiste nel fare la Sua volontà, essere quello che Egli voleva che noi fossimo”.




Grazie mia Piccola Thèrése la tua fedele Lucia










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