Ieri

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Ho incontrato la nebbia questa mattina. Era la nostra prima cara nebbia novarese, non era  quella  dei mattoni che cadono dalle case, dai tetti che si sbriciolano. 

Non era la nebbia delle facciate delle chiese che il "mostro" non lascia continuare a vivere sulla loro terra e che si  scrollano la polvere di anni di storia.

«Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?» E' un pensiero di C. Pavese, che io correggo con le parole "perchè speriamo?"


Perché? Perché dopo avere perso quello che credevamo fosse nostro per sempre, ci troviamo con questa insidiosa domanda tra le labbra? 


È proprio nel momento della disperazione e della sofferenza che l’uomo si rende consapevole della vera natura che lo costituisce e che gli rivela il mistero del suo essere. 

Quel «misterio eterno dell’esser nostro», di cui parla il poeta Giacomo Leopardi. Che cos’è ciò che speriamo e che solo Lui è in grado di renderci e cioè la luce degli occhi che ora guardano increduli.

E Lui cammina nelle vecchie strade ora rese macerie che erano un'antica  bellezza della nostra Italia.

E Lui è nella cima delle montagne che si stanno sgretolando.

E' Lui nelle pietre che corrono lungo il pendio e che si fermano solo per coprire prati e fiori facendoli sparire.

E' Lui nel rombo sordo che anticipa l'arrivo del "mostro" e nella nostra paura dell'ignoto momento futuro.

E' Lui che vive in mezzo allo sgomento di questi giorni in cui abbiamo perso la bellezza di paesaggi di fiaba.

E' Lui. E' Colui che ci consola, che ci conforta e che raccoglie le briciole di speranza in cui ancora crediamo.

“Io formo la luce e creo le tenebre, / faccio il bene e provoco la sciagura; / io, il Signore, compio tutto questo” (Is 45, 7)


Il cap. 2 della Genesi presenta un mondo felice, una perfetta armonia tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e la donna, tra l’umanità e il cosmo. Nel cap. 3 ecco che il mondo è contaminato dal peccato e dalla morte, dalla prepotenza e dalla passione, dai dolori del parto e dalla fatica del lavoro, provocati dall’uomo che ha fatto un cattivo uso del divino dono della libertà ricevuto dal suo Creatore, ma ci viene insegnato che non era quello il mondo voluto da Dio.

All’origine di ogni cataclisma che viviamo e che altera il disegno benefico del Creatore c’è il peccato dell’uomo, dalle cui innumerevoli radici è sgorgato il dolore, ma il Male non è un tragico destino cui l’umanità debba rassegnarsi. La sofferenza diventa un’esperienza vivificante, una sorta di “pedagogia divina” perché Dio dal Male può far derivare anche il Bene: è quello che dice Giuseppe ai suoi fratelli: “Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera” (Gn 50, 20)


E io Ti amo, mio Dio. E Ti prego abbracciaci.

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 .



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L'amicizia

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L'aria del mattino, di questo nuovo mattino, frizzante quanto basta per indossare la vestaglia sopra l'abito del sonno e aprire la portafinestra per guardare le mie piccole e profumatissime rose e salutare novembre che sta bussando ai nostri vetri. Ottobre ha ancora poche ore e vorrei trattenerlo ancora e ancora.

In piedi sul balcone, guardo la mia, non interamente mia, città ancora addormentata. Gli occhi si perdono nell'immensità di questo panorama d'autunno. Pare piccola, Novara, piatta, monotona, invece è una distesa di secoli, persone, pensieri, opere che compongono questa vita della provincia piemontese.

Questa domenica mattina lo sguardo al cielo, che ancora non schiarisce, mi regala l'idea del vasto spazio della fede cristiana.

Sono appena suonate le campane a richiamo dei fedeli per la santa Celebrazione.

Nella pagina del Vangelo che oggi ascolterò Gesù mi chiama a conoscere un personaggio che Lui chiama Zaccheo ma che incontro nello specchio tutte le mattine. Zaccheo sono io. Siamo tutti noi uomini peccatori.

Oggi Gesù verrà a casa mia. Mi cerca, mi avvolge con il Suo sguardo, mi chiama per nome. Perchè la Sua misericordia è la tenerezza che chiama ciascuno di noi per nome.

Gesù non mi dice Lucia scendi e cambia vita, ma scendi e andiamo a pregare..

Prima avviene l'incontro, poi la conversione.

Quello che Gesù mi invita a conoscere è il suo bisogno di stare con me, con noi i Zaccheo del mondo: "devo venire a casa tua. Devo, lo desidero, ho bisogno di entrare nel tuo mondo. Non ti voglio portare nel mio mondo, come un qualsiasi predicatore fondamentalista; voglio entrare Io nel tuo, parlare con il tuo linguaggio piano e semplice.

Devo venire a casa tua. Ma poi non basta. Non solo a casa tua, ma alla tua tavola. La tavola che è il luogo dell'amicizia, dove si fa e di rifà la vita, dove ci si nutre gli uni degli altri, dove l'amicizia si rallegra di sguardi e si rafforza di intese; che stabilisce legami, unisce i commensali...

Ogni anno, nella celebrazione della Parola, riascolto l'incontro di Gesù con Zaccheo. Ogni nuovo giorno io mi stupisco per la misericordia di cui Dio mi ricopre. Una misericordia, sì richiesta, ma immeritata; è lo stupore per l'amicizia. Gesù non elenca mai gli errori non giudica, non punta il dito. Aspetta dolcemente che io mi riconosca peccatrice e mi offre se stesso in amicizia, mi abbraccia con un amore-amicizia immeritata.

Sono semplicemente amata e la vita rinasce.




Vangelo di Luca 19,1-10
Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando,quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»

"Tu sei Lucia" mi ha detto un amico di novant'anni tempo fa e alla Parola di Gesù che parla sempre  d'amore aggiungo una poesia di Borges che dedico a chi, sinceramente mi è amico. 


Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
Però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,
Però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare,
Solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga e non cadi.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei,
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,
Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu…
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista,
Non sei ne il numero 1 né il numero finale
e tanto meno ho la pretesa
di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista
Basta che mi vuoi come amica:
non sono gran cosa,
però sono tutto quello che posso essere.



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Dedico questa foto e le mie preghiere di oggi a chi sta vivendo il disagio del terremoto.
Si è alzato Paolo e ha acceso il televisore: una nuova forte scossa, magnetudo 6,6.





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Un amore infinito

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Compleanno Valeria - 28 ottobre


Nessuno può conoscere la forza del mio amore per te se non Dio
che me l'ha donata.
Quanti giorni, quante ore abbiamo trascorso abbracciate?
Quante parole oggi  canto in un silenzio che tu ascolti.
Amore mio, mio dolce Passerotto vorrei festeggiare il tuo compleanno
con una musica nuova, fatta di pioggia, di nuvole grigie da cui scendono fiori di campo
che attutiscono il passo e rendono felice lo sguardo.

"Ricordi mamma?" Sì amore ricordo tutto di te
dal primo momento in cui a voce spiegata
hai gridato al mondo: Sono arrivata!!

Era sabato notte. Il babbo per festeggiare rubò da un'aiuola
una rosa appena sbocciata.

Per me? Per te? Forse, certamente  per Colui che ti ha donato una vita ricca di bellezza e 
quando, già grande, Gli dicesti: "Non so cosa vuoi che io faccia......"

Ti ha preso per mano, ti ha abbracciata raccogliendoti
tu, 
piccola rosa spezzata.

Amore ogni giorno è  vita con pensieri di gioia
come gioiosa eri tu con me. Con noi.






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Il giorno del dolore e della gioia

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Non sono riuscita mai a spiegare ai miei figli, tanto da farli commuovere, la gioia che io ho vissuto per il sentimento dell’essere voluto,mio per loro e non si può far capire questo, se non si comunica la gioia di un destino. Allora la vita cambia aspetto; cioè, cambia significato, cambia segno e diventa una condizione.

I padri hanno dimenticato di essere a loro volta figli.

La fatica della salita è diversa quando sappiamo che là, in alto, ci attende uno spettacolo immenso.

Il dolore e la fatica non annullano la presenza della meta. Per noi, spesso, invece, la fatica e il dolore diventano obiezioni alla presenza di un destino buono.

La nascita ha, quindi, un senso profondissimo e misterioso, scaturisce da quell’amore che – a detta di Dante – muove tutto, perfino il sole e le altre stelle.

Per capire la vita bisogna ritornare là, al momento della nascita.

La parola «vita» definisce per molti ,troppo spesso, qualcosa di scontato, di dovuto, come se fosse una questione nostra, privata, da gestire in totale autonomia.



Quando sta nascendo un figlio vivi nel tuo cuore una magia e puoi soltanto pregare e affidarti perché tutto vada bene, allora, in quel momento, solo in quel momento tutto di te, donna, comprende la totale dipendenza da qualcun Altro.

Nove mesi di attesa e poi il sospirato incontro.

Quando sono nati i miei figli, sono stata colta da un pianto misto a una gioia incontenibile, le parole non uscivano dalla bocca, solo riso e pianto.

Tante parole si fanno sulla vita e sui diritti. Troppe poche sulla nascita. Nessuno sembra chiedersi se esista un senso alla nascita. Una risposta affermativa effettivamente cambierebbe la natura di ogni discussione.

Lì, nella nascita, afferma Testori, ci sono già il dolore, la croce, la speranza. «La speranza […] è il destino dell’uomo, il suo cammino […] nasce da uno stato di dolore e nello stesso tempo da uno stato di felicità, perché coscienza della ragione dell’essere. […]

L’uomo è un evento immenso. Ogni uomo, quindi tutti gli uomini, tutta la storia di tutti gli uomini, è un’immensità moltiplicata all’infinito.

Al centro di questa immensità c’è una speranza che nasce e che è legata al dolore […]. Guai ad aver paura del dolore e del dolore che deriva dalla nascita» (G. Testori).

In effetti «senza esperienza del dolore non c’è esperienza dell’umano.

Nella nostra società, invece, sono talmente favorite la dimenticanza e la distrazione che possiamo assistere a tragedie di popoli oppressi da guerre e rimanere tranquilli e totalmente indifferenti.

Noi siamo anestetizzati. Perché il dolore divenga ripartenza occorre «il dolore del proprio male, del proprio male come dignità, dunque del proprio male come proporzione nel rapporto con le immagini ideali, insomma quello che il cristianesimo chiama il dolore del peccato». Nel dolore «carnale» (quello che provi di fronte alle tragedie immani) hai la percezione che «Dio non c’è perché c’è questo dolore. Ciò non avviene nel dolore del peccato» perché esso si prova di fronte a una presenza e spalanca ad una presenza, come un bambino che piange di fronte alla mamma dispiaciuto per quello che ha fatto. «Il problema non è che l’uomo sia impeccabile, ma che l’uomo sia vero», con se stesso, con il proprio dolore, con la propria domanda di felicità. (don Giussani).

In questi giorni vivo la vita e la morte e sento che sembrano compenetrarsi in maniera misteriosa e inspiegabile e so che la morte è una nuova vita e questo mistero mi viene donato perchè io viva, senta, ami in un modo altrettanto doloroso la morte quanto la nascita.

Tutti questi pensieri li avevo nel cuore mentre sotto una pioggia sottile camminavo nel regno del silenzio, della vita e della morte. Stavo bene, avrei voluto rimanere lì per ore......


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Pensieri sereni

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(Paul Claudel): "Quando il cielo è spento dalle nuvole, la superficie del lago è piatta e metallica; quando brilla il sole, si trasforma in uno specchio mirabile delle tinte del cielo e della terra."

Così è la vita dell'uomo quando s'accende l'amore: il panorama è sempre lo stesso, il lavoro è sempre monotono o alienante, le città anonime e fredde; eppure l'amore tutto trasfigura e allora si ama tutto e tutto si vede con occhi diversi perchè l'uomo sa che a casa incontrerà la sua donna.
Perchè l'uomo credente sa che alla sera della vita incontrerà il suo Signore...

L'amore vero, allora, sfida il tempo: racconta la storia di un incontro che rimane fresco nella mente; che è anche l'attesa del domani non raccontabile. Ho dedicato l'immagine a Paolo, il mio sposo da ben 53 anni. 
Non ci sono anniversari speciali, solo il desiderio di cantare la vita che condivido con lui, la presenza cara che è Speranza, parola che è silenzio.

Bob Dylan in una canzone dice: My love speaks like silence, "il mio amore parla come il silenzio."


Io vorrei volerti bene
come ti ama Dio,
con la stessa passione,
con la stessa forza,
con la stessa fedeltà che non ho io.

Mentre l'amore mio
è piccolo come un bambino,
solo senza la madre
sperduto in un giardino.

Io ti voglio bene
e ne ringrazio Dio,
che mi dà la tenerezza,
che mi dà la forza,
che mi dà la  libertà che non ho io.



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Giubileo della Misericordia

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La data si avvicina. Tempo un mese o poco più, e il 20 novembre papa Francesco chiuderà la Porta Santa. 
L’Anno della Misericordia sarà finito, almeno nella forma. 
Ma non c’è niente di più grande e vero - niente che ci parli più di Dio - di qualcosa che passa attraverso la forma della nostra finitezza (lo spazio di una porta, il tempo di dodici mesi) per dilatarla, trasfigurarla, per far diventare quella stessa forma segno imponente dell’infinito. 
E il Giubileo è questo.
Ci è capitato più volte, nelle ultime settimane, di sentire persone dire: «Come sarebbe bello se questo Anno andasse avanti ancora». Non per una questione sentimentale, o per un attaccamento alle liturgie, alle catechesi papali, a certi momenti forti, ma perché ha pescato nel fondo di un bisogno reale, e si vorrebbe che una risposta così potente alla nostra sete di perdono non avesse mai fine.

Bene: il bello è che è davvero così. 
Il perdono di Dio è eterno. 
Il tempo della misericordia è sempre. 
E questo dono che il Papa ha voluto fare alla sua Chiesa, questo Giubileo di cui tutti avevamo - abbiamo - così necessità senza che ce ne rendessimo conto, serve proprio a farci accorgere di questo.

Pochi giorni fa, al Santuario mariano di Caravaggio - e in tante altre chiese nel mondo -, c’è stato il Pellegrinaggio giubilare. È coinciso con la ripresa normale delle attività ordinarie e del cammino di ogni giorno. 
Non è un caso. «Senza misericordia non si può camminare».
Senza perdonare ed essere perdonati, nessun rapporto avrebbe possibilità di durare». 
Senza l’abbraccio di Cristo che scende fino all’abisso del nostro limite, come è accaduto a Pietro, semplicemente non potremmo vivere.
Anzi, «non capisco come si possa pensare di fare un cammino senza ritornare al “sì” di Pietro. Altrimenti come facciamo a ripartire? Non c’è possibilità di moralità, senza una Presenza». 
Per questo «una “storia particolare” è la chiave di volta della concezione cristiana dell’uomo, della sua moralità.
Perché la Misericordia è una Persona, la Misericordia ha un volto: si chiama Gesù Cristo e si svela nel rapporto con te come si è svelato nel rapporto con Pietro; pur con tutti i suoi sbagli, le cadute, i tradimenti, niente di tutto questo è stato obiezione. 
Noi possiamo riprendere il cammino solo se Lui ci incolla di nuovo a Sé».

Una storia particolare. 
Un volto, un incontro, in cui la misericordia di Cristo si svela per attirarci a Sé. 
Sembra poco. 
Eppure, quando accade, cambia tutto. 
La nebbia si dirada. Si cammina. 
Persino l’incertezza diffusa che attanaglia il nostro mondo e si riduce. In quest'anno particolare sentiamo che molte cose accadono nel nostro cuore.
Accadono. E, accadendo, mostrano una strada, per tutti.




Preghiera di Papa Francesco:Giubileo dedicato alla Misericodia (8/12/2015 – 20/12/2016)

Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede Lui.
Mostraci il Tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;
l’adultera e la Maddalena dal porre la felicità solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa’ che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana:
Se tu conoscessi il dono di Dio!
Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
del Dio che manifesta la sua onnipotenza soprattutto con il perdono e la misericordia:
fa’ che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di te, suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero anch’essi rivestiti di debolezza
per sentire giusta compassione per quelli che sono nel l’ignoranza
e nell’errore; fa’ che chiunque si accosti a uno di loro si senta atteso, amato e perdonato da Dio.
Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione
perché il Giubileo della Misericordia sia un anno di grazia del Signore
e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo possa portare ai poveri il lieto messaggio, proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà e ai ciechi restituire la vista.
Lo chiediamo per intercessione di Maria Madre della Misericordia
a te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli
.
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Nessun uomo...

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Nessun uomo è un'Isola,

intero in se stesso.

Ogni uomo è un pezzo del Continente,

una parte della Terra.

Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,

la Terra ne è diminuita,

come se un Promontorio fosse stato al suo posto,

o una Magione amica o la tua stessa Casa.

Ogni morte d'uomo mi diminusce,

perché io partecipo all'Umanità.

E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:

Essa suona per te.



senza la presenza di un Altro
ci arrenderemmo presto davanti alle urgenze della vita


John Donne nel contesto di questa poesia, affermando che nessun uomo è un'isola, afferma perciò che "la morte di ogni uomo mi diminuisce". La perdita o la sofferenza di ogni esse diviene un mio problema. Un nostro problema. Se per noi è bello stare insieme, che la famiglia umana è un'unità, per essere propriamente umani bisogna imparare ed essere coinvolti, che lo riteniamo giusto o no, col dolore e la perdita di un altro.

Ho bisogno di un altro per fiorire.
Ho bisogno dell'altro per essere me stesso
per il bene dell'altro.

Edith Stein, santa, che morì in un campo di concentramento, scriveva di non potersi pensare come persona senza immaginare altre persone.

E Dostoevskij nei f.lli Karamazov ci raccomanda che "Noi siamo responsabili dei nostri fratelli". 
Questo ci ricorda il grido di Dio a Caino:
"Caino dov'è tuo fratello?

Siamo coinvolti in un dono di preziosità e di valore dell'altro, che è vicino a noi per il bene nostro e suo e ne prende la responsabilità.

"Lucia dov'è tuo fratello?"
Lo troverò, Signore, lo cercherò e insieme verremo a te, rifocilliati dal Tuo Santo Pane.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-4783>
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Semi

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Nei racconti per bambini, succedono cose incredibili, per alimentare la loro fantasia.....bambina.
In un negozio dove i colori danzavano entrò un giovane e guardò stupito il commesso: era un Angelo.
"Che cosa vendete qui?" disse.
"Tutto ciò che desideri" rispose l'Angelo
Il giovane cominciò ad elencare: "Vorrei la fine di tutte le guerre, più giustizia per i gli sfruttati, generosità e accoglienza per i migranti, e...e..."
L'Angelo lo interruppe e sorridendo gli disse: "Mi dispiace signore: Noi qui vendiamo non frutti, ma solo semi!"

Una parabola di Gesù inizia così: " Il Regno di Dio è come una buona semente che un uomo fece seminare nel suo campo..."
Il Regno è sempre un inizio: Un minuscolo quasi trascurabile inizio.
Dio stesso è venuto sulla terra come un seme, un minuscolo germoglio d'uomo.
Un seme è un miracolo. Anche l'albero più grande nasce da un seme piccolissimo.
La nostra anima è un un giardino in cui Dio ha seminato piccoli semi di immenso valore.
Chissà se sapremo farli crescere?.

PICCOLA CASA DELLA VISITAZIONE
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Alex

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Ho sempre creduto che la strada sia un cielo capovolto, perché è lì che incontro tutti i giorni i segni che dichiarano che c'è altro, oltre, sia in un volto sia in una pozzanghera o in una foglia che si è vestita a festa prima di cadere.
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Giorni diversi

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Era l'altro ieri, a Milano.
E la gente respirava nell'aria una strana parola. Quando la pronuncio sento sempre una strana voce che mi suggerisce di prendere la mano della mamma e di correre con lei. 
Nel Cielo azzurro, volavano degli strani uccelli neri; si fermavano sulle case facendole cadere, non cinguettavano ma fischiavano.Poi un gran boooom!!
Era la guerra. 

Il mio papà si rese conto che passavamo troppe ore nei rifugi e pochi momenti in casa e capì che tutto quello non sarebbe finito presto.

Non so come, ma partimmo per il paese dov'era nato e dove abitavano ancora i suoi fratelli.  Conegliano veneto.
Quel cielo grigio di guerra ci seguì con i suoi strani complici. Ogni tanto qualche stellina, brillava  ma solo per qualche minuto.

A Conegliano la situazione non era migliore.....ricordo......troppi momenti che mi aiutano a desidera che in ogni città, casa o Paese regni la Pace. E avevo quattro anni.

Un giorno, Elena era già nata, la mia mamma mi preparò una valigia. Io la guardavo senza capire e mi disse: "Ti porto dalla nonna Pierina" 

Una nuvoletta con dentro i miei perchè, rimase nell'aria.
Dalla nonna rimasi per ben tre anni.  
La mamma arrivava a Natale e poi ripartiva. Nessuno mi raccontava della mia casa di quando sarei tornata....Però con la nonna che brontolava con tenerezza, con il nonno Domenico non trascorrevo tempi tristi: loro cercavano di farmi felice con le poche cose che potevano darmi: una mela, un pezzetto di formaggio. Il nonno aveva dei magnifici baffi bianchi di cui aveva tanta cura. e che io accarezzavo, cercando di raddrizzare quel ricciolino di cui lui andava fiero.

E' lui che mi ha insegnato a riconoscere la stella del Vespro perchè quando lo accompagnavo a portare il latte in latteria, me la indicava sempre.
C'erano anche due zie e due zii. Le zie, la sera nella stalla, mi cucivano vestitini mentre io ascoltavo i vari aneddoti che circolavano. 
Ho tantissimi ricordi belli, l'unico rammarico che mi sono portata in cuore fino a poco tempo fa, era la mancanza della mia mamma. Perchè, perchè mi ha mandato via?
 Perchè Elena era con lei?

Non chiesi mai niente. 

Finita la guerra la mamma mi venne a prendere e finalmente ritrovai la mia casa. 
Ero cresciuta nel frattempo e con Elena e la mamma stavo proprio bene. 
Papà faceva i "mercati" (vendeva biancheria intima).

Finì anche quel momento. Papà pensò che a Milano avrebbe più facilmente trovato  lavoro  e io ripartii. Lui ed io. Sì ancora lontana, ancora sola. Ma papà era dolce e con lui stavo bene....insomma ...non piansi mai.

Poi mamma, Elena e Ilario, che nel frattempo era nato, ci raggiunsero. E qui finisco di raccontarvi di come la vita può essere bella e dolorosa.

Ora la mamma è in una casa per anziani, papà è salito in cielo ed io, pur vivendo a Novara vado a trovarla una volta la settimana.

Una mattina, dopo averle chiesto come stava e aver parlato delle novità, sue e mie, le chiesi: "Mamma  perchè mi mandasti dalla nonna quand'ero piccola?"

Non mi rispose per un bel po'.
Io parlai d'altro.
Poi d'un tratto,  mi disse"Perchè dalla nonna eri al sicuro"
"Ah ma allora tu mi volevi bene!!!"
"Cosa ti viene in mente? Certo che ti voglio bene!"

Maria, Madonna Pellegrina, grazie per un amore che ho sempre desiderato e da cui mi sentivo esclusa.
Aiutami a trattenere in me il dolore e la sofferenza, Fa che la gioia di una attesa conoscenza non si spenga in fretta come se fosse una luce artificiale di festa di paese.
Ora quando guardo i suoi occhi e il suo sorriso stanco, sento che le sono sempre appartenuta, anche se lontana, La mia mamma ha sempre pensato a me. A me, Lucia.

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Ottobre: cambio di scena

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Il desiderio di cambiare è ciò che ci aiuta ad alzarci ogni nuovo mattino.


"Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciulla pura e limpida come acqua di sorgente.Ti domando un cuore semplice, che non si ripieghi ad assaporare le proprie tristezze; un cuore che sa donarsi, facile alla compassione; un cuore fedele e generoso che non dimentichi alcun bene e non serbi rancore per alcun male. Contento di scomparire in altre vite. Sacrificandosi davanti al Tuo Divin Figlio, ferito dal Suo amore, con una piaga che non si rimargini se non in Cielo. (padre Grandmaison)


Guardo dalla finestra uno scenario che in questi pochi giorni d'ottobre è già cambiato. Un nuovo "quadro" si direbbe a teatro.

E il grande artista-giardiniere è proprio Dio creatore!

In me è ottobre, e il giardino dai mille colori che l'estate mi ha donato, si è richiuso sotto una pioggia lenta e obliqua. Ti aspettavo autunno! 

Sentite sotto i nostri passi l'erba e il fango che diventano suolo di cattedrali: la nostra chiesa interiore  dai colori oro e castano e che custodisce le parole e i pensieri silenziosi che non abbiamo il coraggio di cantare!

Un accenno di musica.....all'ultimo piano Ariele sta esercitandosi con l'arpa: ascolto e guardo le gocce di pioggia che scivolano lente nei riquadri della finestra, davanti a me.

Grazie per questa solitaria pioggia, grazie per i rari raggi di sole che illuminano pulviscoli d'oro.

E io m'incammino verso quell'altrove.


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"La matita di Dio"

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Santa Teresa di Calcutta amava definirsi "La matita di Dio".

Ho in mano una matita e la guardo pensando che è necessario che io capisca perchè Lei amava definirsi così.


Con una matita puoi riempire di frasi un'intera pagina, scrivere parole d'amore o no, certo non debbo dimenticare che la mia mano è guidata da una Mano più grande che mi guida verso la Sua volontà;

mentre scrivo, di tanto in tanto, debbo usare un temperino. E' un'azione che provoca una certa sofferenza alla matita, ma alla fine risulterà più appuntita e scriverà più chiaro. Nella vita ci capiterà di imparare a sopportare alcuni dolori: ci faranno diventare persone migliori;

Scrivendo posso commettere degli errori ma questo mi permetterà di usare una gomma per cancellare ciò che ho sbagliato. Correggere un'azione o un comportamento non è necessariamente qualcosa di negativo: anzi è importante per ritornare sulla giusta strada che Dio mi ha indicato per arrivare a Lui;

Ciò che è realmente importante nella matita, non è il legno o la sua forma esteriore, ma la grafite della mina che essa racchiude,  in poche parole la sua anima.. E la nostra anima? Stare un po' in silenzio per ascoltarne la musica, quella musica che suona dentro di noi!;

La matita, specialmente "quella di Dio" lascia sempre un "segno" . Non riusciremo ad essere come Madre Teresa però possiamo sforzarci di essere più attenti a ciò che facciamo nel cammino della vita, perchè tutto lascia una traccia: cerchiamo di aumentare la nostra Fede e soprattutto donare più amore al nostro prossimo.


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2 ottobre: festa dell'Angelo Custode

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E' la Preghiera più bella all'Angelo custode che io abbia letto. E' della mia amata "Piccola Thèrése"di Lisieux




Glorioso custode della mia anima
tu che splendi nel cielo più bello
come una dolce e pura fiamma
vicino al trono dell'Eterno.

Tu discendi per me sulla terra,
e illuminandomi con il tuo splendore
bell'Angelo diventi per me fratello.

Conoscendo la mia grande debolezza,
tu mi prendi per mano
io ti osservo con tenerezza
mentre levi la pietra dal mio cammino.

Sempre la tua voce m'invita
a guardare solo i cieli
più mi vedi piccola e umile,
più diventi radioso.

Oh tu che attraversi lo spazio
più veloce dei lampi,
ti supplico, vola al posto mio
da coloro che mi sono cari,
con la tua ala asciuga le lacrime,
canta l'immensa bontà di Dio,
canta che soffrire è gioia
e pian piano mormora il mio nome.

Tra le immagini di Google ho trovato anche l'immagine di uno dei miei angeli, il mio papà con me piccina. Sono rimasta sorpresa e felice e ve la mostro. Certo che non può mancare l' Angelo più bello del mio cuore ed è Valeria.

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Santa Teresa di Lisieux Festa: 1° ottobre

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Quando si parla di preghiera è giusto rivolgersi a coloro che hanno dedicato ad essa la vita, come i contemplativi. Fra questi un esempio singolare si trova in Santa Teresa di Lisieux, che può diventare una compagna di viaggio preziosa per coloro che desiderano pregare.
Ci si potrebbe chiedere cosa può dire ancor oggi una ragazza morta un secolo fa, vissuta in un ambiente borghese e ristretto, costruito sulle leggi del "decoro e dell'onore", entrata giovanissima in un Carmelo, prima di "conoscere il mondo" e morta di tisi a 24 anni.
A parte la giovane età, Teresa ha qualche cosa in comune con i ragazzi d'oggi? Francamente, mi verrebbe da dire: "Aveva i suoi problemi, come tutti noi!". Una frase del genere può creare un certo imbarazzo, perché siamo abituati a vedere i santi come degli esseri quasi perfetti o irraggiungibili, mentre invece sono delle persone che come noi devono faticare per crescere, per credere, per sperare e amare.
La vita di Teresa non è distante da quella di molti giovani che vivono disagi psicologici, ferite esistenziali e paure di vario genere: la sua autobiografia ci presenta una persona che perde la mamma in tenera età, e poi anche, a nove anni, la sorella maggiore che l'aveva allevata: una vita segnata da drammi e da crisi di vario genere. Niente di idilliaco. Ma è profondamente consolante vedere come la grazia di Dio lavori anche nei nostri limiti, attraverso di essi; anche attraverso le nostre ferite psicologiche o le nostre difficoltà a vivere.
La preghiera che Teresa ci presenta nasce proprio dalla consapevolezza di essere limitata, di non essere una grande aquila, ma un fragile uccellino che può solo attendere da Dio le briciole per vivere. È una preghiera di fiducia e di abbandono, di attesa e di speranza. "Io posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità. Diventare più grande mi è impossibile, devo sopportarmi tale quale sono con tutte le mie imperfezioni; tuttavia voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova", dirà nei suoi scritti.
Se leggiamo "Storia di un'anima", dobbiamo prima di tutto andare al di là del linguaggio un po' desueto e a volte stucchevole e zuccheroso, per cogliere la profondità delle intuizioni di una giovane che sa discernere tra gli elementi della spiritualità classica ciò che è accessorio per aderire a quanto può rispondere alla propria personale chiamata.
Teresa non fornisce ricette particolari per pregare, non è nemmeno vincolata troppo alla cultura carmelitana che puntava tutto sulla "orazione mentale", sul silenzio della concentrazione, sulla meditazione attentissima, cose che le risultavano troppo difficili. È lei a confessare che spesso durante la preghiera si addormentava, che il rosario la annoiava e che la sua unica possibilità era quella di lasciarsi portare da Dio, di vivere cioè la sua "piccola via". "Preferisco dire una sola Ave Maria con molta attenzione che un rosario intero", diceva, fino a condensare in queste parole il suo concetto di preghiera: "Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo verso il cielo, è un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia". In un ambiente dove era importante la "perfezione" come conquista, Teresa scopre che lo slancio verso Dio è il solo modo per dare a Lui il primo posto, puntando non sulla propria perfezione ma su quella di Dio. Questa è la preghiera e la santità: andare a Dio così come si è, dare a Lui il primo posto nella propria vita.

La vita della "piccola Thèrése" mi ha talmente coinvolto che il 21 giugno 1996 ho scelto di entrare nel Movimento Carmelitano e quindi sono, per scelta o per chiamata, Carmelitana scalza.

C'è un albero stupendo sulla terra,
che arcanamente ha le radici in cielo.
All'ombra sua nulla può mai ferirmi,
senza temer tempesta ivi riposo.
Il nome di tal albero è l'amore,
suo frutto delizioso è l'abbandono.(Teresa di Lisieux)



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