Nonno, Nonnino...

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festa nonni

I NONNI

Ci sono delle cose
che solo i nonni sanno
son storie più lontane
di quelle di quest'anno
Ci sono delle coccole
che solo i nonni fanno
per loro tutti i giorni
sono il tuo compleanno.
Ci sono nonni e nonne
che fretta mai non hanno
nonni e nipoti piano
nel tempo insieme stanno.

(Bruno Tognolini)


Da qualche settimana sono state riaperte le scuole.
Se vi recate davanti ad una di esse, la mattina presto o all'uscita dei bambini,
c'è la parata dei nonni e delle nonne.

Ci sono quelli atletici, vestiti alla moda, con tanta voglia di chiacchierare: le loro mani sono regolarmente occupate: nella destra la mano del nipotino e nella sinistra la merenda che gli hanno comperato (...e se scendesse la glicemia?!!!)

Poi ci sono quelli silenziosi, di carattere chiuso, che a testa bassa accompagnano il loro tesoro che sa compiere il miracolo di farli sorridere e scherzare  e che poi continuano a sorridere fino al momento in cui lo guardano sparire dietro ad una porta.

Uh, ci sono quelli che vogliono essere chiamati per nome, "nonna" proprio nò!!!

Sono loro i nonni, il pilastro di tante famiglie, un aiuto indispensabile e rassicurante per tutte le mamme e i papà che lavorano tutto il giorno.

Sapete che la legge italiana ha deciso di tutelare i nonni nel loro rapporto speciale, che non deve essere interrotto, con i nipoti se tra i genitori l'armonia finisce? 
Tutelare questo rapporto significa che ai minori è garantito un sereno sviluppo ed una crescita tutelata.
In questo ordinamento sono compresi anche altri famigliare qualora ce ne fossero.

Allora siamo tranquilli: i miei nipoti , figli miei, (lo hanno decretato Psicoterapeuti affermati) con noi sono al sicuro perchè amati e curati: noi siamo una risorsa gratuita! Con noi arricchiscono la loro vita affettiva e la sicurezza interiore.....l'avreste detto?!!(Giacomo (detto Jeck) da quando ho un nuovo gattino ha paura che diventi una "gattara".......) 

"Tranquillo amore dopo questo piccolo Romeo, chiudo!" Forse....


Ecco Giacomo con Romeo
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Aleppo

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Ho pregato il vento perchè imprigionasse un po' di nuvole e di sole da regalare  al cielo siriano

A Gerusalemme lavora e vive un nostro parrocchiano. Andrea Avveduto. 
E' uno dei giornalisti che ci informa su come si vive ad Aleppo.
Attualmente, come in tutti i paesi in guerra, tutto è inquinato: l'aria che si respira è inquinata, l'acqua che bevono, il cibo che mangiano....tutto inquinato, anche i pensieri. 

Vige una non-cultura: quella dell'odio, della violenza, del terrorismo.

Le persone non sono "cattive" ma "infelici".
Un terrorista o un jihadista non è cattivo in sè, perchè anche lui è a immagine e somiglianza di Dio.

Però ha fatto scelte sbagliate. Gli è stato sempre insegnato che "l'altro" non è un bene per lui e che quindi va eliminato.

La testimonianza che dobbiamo trasmettere è che in questa Siria martoriata, distrutta, rasa al suolo dall'odio e dall'intolleranza,è possibile ricostruire.

Bisogna testimoniare che si può  essere costruttori di ponti, di dialogo, di pace. 
Il che non è assolutamente facile.

Se c'è speranza nel cuore, si può vivere diversamente: perchè vi verrà donata una nuova vita.

Ai giovani, ai ragazzi siriani,dalle nostre case, possiamo mandare messaggi ed  esempi di altruismo, di rispetto all'altro, di accoglienza all'altro, senza mai dimenticare in che cosa crediamo e che la storia che è in noi è che Cristo ci dona quella speranza che nonostante tutto aiuta il cammino.

Il Signore ci affida, ogni giorno il Suo Vangelo. Le Sue parole sono nel nostro DNA: "Padre perdona loro, perchè non sanno quello che fanno".

E' il giusto messaggio che si dovrebbe respirare  in Terra Santa ad Aleppo.
E' il giusto messaggio che dovremmo respirare anche nelle nostre strade, nelle nostre case.

La vera proposta è quella  di tornare all'amore dei primi cristiani, con lo stupore e il desiderio di credere che il mondo possa cambiare e che noi tutti, nella serena maturità dataci dalla fede in Cristo,
possiamo continuare a proclamare il perdono con l'entusiasmo del testimone. 

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Quanto ancora Aleppo resisterà alla distruzione?

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Dedicata a Te

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Profumano d'aurora le speranze
e si tingono di rosa i sogni.
Ondeggiano nell'aria tremule illusioni
e dolcemente si posano
sui sentieri dell'infinito.
Plana lo sguardo su attimi di felicità
mentre danzano i pensieri su note dall'allegria.
Vivere momenti in cui si vorrebbe fermare il tempo
per scrutare  l'orizzonte carico dei colori del giorno
e raccoglierli nel cuore per scoprire la gioia
nel dolore. (Maria Antonietta Borgatelli (corretta un po' da me)


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Desidero raccontare la storia di una persona, una ragazza, dal nome semplice e bello ma importante: Maria.
Una storia triste di quelle che fanno lacrimare,.. ma vera.

Maria racconta che:
"Fui lasciata sui gradini di un orfanotrofio quand'ero in fasce e nessuno mi adottò perchè non ero bella e nemmeno intelligente. Perciò rimasi nell'orfanotrofio finchè non ebbi l'età d'andarmene e allora mi trovarono un lavoro in fabbrica.
Lavoravo sei giorni la settimana perchè eravamo in tempo di guerra e in fabbrica c'era molto da fare, ma la domenica ero libera e andavo a passeggiare nel parco.
Una domenica un soldato mi rivolse la parola; mi chiese se ero sola, io risposi di sì, e mi disse che anche lui era solo. Aggiunse che non era di quella città e che sperava di poter passeggiare un po' con me. Era un giovane in uniforme e mi parve che non ci fosse niente di male.
Passeggiando e discorrendo mi raccontò che era di una regione rurale e che la sua caserma si trovava al di là del fiume.
Al suo paese abitava con la madre, era figlio unico, non era sposato e non aveva nemmeno l'innamorata, perchè se la madre avesse saputo che s'interessava a qualche ragazza avrebbe fatto il diavolo a quattro.
Poi mi chiese se quella sera volevo cenare con lui e poi andare al cinema."

Fu così che Maria conobbe il soldato Ross, e fu al cinema che sentì la mano di lui cercare la sua e capì che ne era già innamorata.
Passarono i mesi e una domenica, sempre al parco, parlarono del futuro.
"Non avevo mai pensato all'avvenire fino a quella domenica, perchè fu allora che Ross mi disse che mi amava e che voleva sposarmi. Naturalmente risposi di sì e subito dopo Ross si rannuvolò in viso e mi spiegò che non poteva dirlo alla madre, perciò non avrebbe potuto destinare a me la quota della paga destinata alla persona a carico, nè farmi beneficiaria della sua assicurazione.
Gli risposi che a me non importava. Volevo soltanto lui e il suo amore.
Volevo soltanto qualcuno che m'appartenesse. E il suo viso si rischiarò".
Così Maria e Ross si sposarono e appena Ross aveva un permesso andava nella camera ammobiliata di Maria.
Le comprò il primo vestito di seta della sua vita, le scarpe col tacco alto e una vestaglia. Ma il regalo più importante fu l'anello nuziale.
Quando Ross fu mandato oltremare, Maria gli scrisse tutte le sere e lui rispondeva appena poteva. Passò il tempo; un giorno Maria svenne in fabbrica e il medico le disse che avrebbe avuto un bambino.
 E' il momento, Maria, di fermare il tempo, perchè fu proprio mentre cercava di comunicare a Ross la bella notizia che ricevette un telegramma dalle autorità militari: Ross era morto.


"Non avrei più sentito le sue labbra sulle mie i suoi abbracci, ma avevo una consolazione: non ero più sola come prima. Ross non era più con me ma mi aveva lasciato qualcosa che sarebbe stato mio per sempre."

Maria lavorò fino a quando potè risparmiando ogni centesimo e non si rivolse mai alla madre di Ross.
Maria, nel reparto maternità dell'ospedale, diede alla luce una bambina e quando ne uscì si trovò ad affrontare un problema: doveva guadagnare di più anche per la sua bambina.
Decise di mettere la bimba in un nido per l'infanzia: non in uno gratuito ma in uno di quelli meno cari.

"Tutte le mattine portavo la piccola al nido e tutte le sere, dopo il lavoro, andavo a prenderla e la portavo a casa. La vedevo sveglia di rado, tranne la domenica.
Siccome tutto quello che guadagnavo serviva per il vitto, per la pigione e per il nido, la piccola non aveva belle vestine o giocattoli.  Avevo soltanto il cesto di vimini nel quale dormiva, una coperta e un sonaglio che amava tanto.
Ero comunque felice perchè mentre lavoravo, pensavo che la sera l'avrei portata a casa e tenuta fra le braccia finchè non si fosse addormentata.

Un pomeriggio mi telefonarono dal nido e mi dissero di accorrere subito....ma non arrivai in tempo."

Maria era nuovamente sola. Una giovane donna che non era bella, che non era intelligente, ma che aveva una gran dono quello di saper amare e donare amore.
Altre parole? Sarebbero inutili.

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Questa vita buona

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Non passa giorno che il nostro cuore, i nostri occhi non vengano turbati da carneficine spesso incomprensibili  dovute principalmente alla spinta di una migrazione umana di proporzioni mai viste in tutta la storia. Ci accorgiamo che hanno bisogno di noi? Delle nostre decisioni? 
Guardiamo a questi eventi con tristezza; ma non c'è risposta alla domanda su cosa sia un uomo - una domanda che nella storia si sono posti tutti e che oggi quasi nessuno si pone più - risulti incerta e spaventata.

E' accaduto a me, proprio a me, ieri. "Dovevo recarmi dal dentista. Paolo dormiva, non lo volevo svegliare. Mi arrangio. Vado col pullman. Infatti percorro un pezzetto di strada fino alla fermata;salgo e mi seggo per non essere sballottata troppo. Il tragitto è breve e scendo quasi subito. Ma non sono arrivata. 15,30. E adesso che pullman prendo? Chiedo alla prima persona vicina. Non sa. Il tempo trascorre veloce: oh, mi dico, adesso cosa faccio? ... faccio l'autostop!! alzo il pollice e mi metto quasi in mezzo alla strada...le macchine sfrecciano veloci, qualcuno mi guarda, poi va. C'è vento.I capelli scompigliati, Ho pur sempre 76 anni: occhiali scuri, per il sole, e il mio affezionato bastone. Mi sono descritta bene? L'avventura continua. 
L'appuntamento è alle 15,45. Non mi piace nè essere in ritardo nè mancare ad un appuntamento senza avvisare. Quindi il mio stomaco inizia a farsi sentire per l'ansia....Oh! si è fermata una macchina, Finestrino giù. Mi avvicino e chiedo se può darmi un passaggio fino alla Chiesa di San Martino .
Sì, signora, vieni su...
Entro mi accomodo, metto la cintura. Lui (è un lui abbastanza giovane un po' colorato) Chiudo la portiera e mentre la macchina s'avvia il ragazzo mi chiede: "Ma non hai paura di me?"
"No, perchè dovrei averne ?" Lui sorride, e allora chiedo: "Di dove vieni? " Marocco - Sono marocchino, Gli italiani non fanno amicizia con noi. E tu come mai ti sei fidata?
Intanto gli indicavo la strada, 
"Perchè anche tu ti sei fidato di me!"
Sorride di nuovo, occhi sempre attenti alla strada,"tra pochi giorni riparto".
Siamo arrivati. Ci salutiamo da buoni amici dandoci la mano. Mi raccomanda di camminare piano per non cadere. Io ringraziandolo gli dico che il Signore mi ha aiutato mandandomi lui. E lui ripete "Sì il Signore. Ciao Signora bionda!"

Niente è scontato, tutto è dato, a me spetta capire qual'è la cosa più bella che un uomo possa ricevere in dono: la comunione. non "essere amici", non "andare sempre d'accordo", ma testimoniare Cristo nella fragilità della nostra vita, la presenza di una trama più grande più profonda, più gratuita delle cose, alle quali ci viene chiesto di dire di sì.
Se Qualcuno mi chiede cosa significa aderire a un dono, alla realtà come dono, è allora che imparo a leggere il dono perfino alla presenza di un "nemico": amate i vostri nemici. Risultati immagini per Immagini la mia mano nella tua

Spesso mi capita di pensare che ci lamentiamo troppo, che gettiamo alle ortiche questa vita buona, in nome di qualcosa che ci pare istintivamente più appagante, mentre stiamo rifiutando la fatica e la responsabilità che una vita buona comporta.

La faccia del nostro mondo è destinata a cambiare profondamente.
Dovrei poter dire, ogni giorno qui sul blog,  "Chi ci ha preceduto ha lavorato secoli e secoli per farmi comprendere che il valore della tua vita non è nelle mie mani, perchè nemmeno il mio è nelle tue mani. Anche se adesso mi uccidi, non lo dimenticare: tutto è gratuito. Ognuno di noi è un dono: per questo tu sei un bene per me. Spero che anche tu un giorno lo possa ripetere, o se non tu almeno i tuoi figli o i figli dei tuoi figli..

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La casa di Maria ad Efeso.

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La mattina del 13 agosto 1823, festa dell'Assunzione di Maria, la veggente Beata Anna Caterina Emmerick, iniziò la sua narrazione della vita della Madonna.

Nelle sue visioni, molto particolareggiate, la monaca tedesca, racconta come Maria affidata alle cure e all'amore del discepolo Giovanni (questo lo sappiamo anche dai Vangeli) visse ancora tre anni a Sion, tre a Betania e nove a Efeso.
Ad Efeso la condusse proprio Giovanni con un gruppo di fedeli e di discepoli provenienti dalla Palestina.
Molte famiglie e pie donne di questa prima colonia cristiana dimorarono nelle spelonche delle rupi e nelle cavità che offriva il terreno.
Altri gruppi abitavano nelle tende o avevano costruito delle piccole capanne.
Solamente la casa di Maria era di pietra.
Era quadrata, solo nella parte posteriore era di forma circolare, aveva le finestre molto sollevate da terra e il tetto era piatto.
Al centro dell'abitazione vi si trovava un focolare.
All'esterno della casa, la Vergine aveva disposto dodici pietre commemorative: la prima via Crucis.


Sr. Anna racconta di aver visto Maria percorrere i luoghi simbolici della passione del Signore meditando e pregando nel ricordo della sofferenza del figlio.

Conduceva una vita di preghiera, tranquilla e ritirata. Negli ultimi tempi divenne sempre più silenziosa e raccolta, pareva quasi dimenticare di nutrirsi: solo il suo corpo sembrava ancora di questo mondo poichè lo spirito pareva già passato a felice dimora.


Quando l'anima della Vergine lasciò il santo corpo, era l'ora nona, la stessa in cui era spirato il Salvatore.



In seguito a queste precise affermazioni alcuni archeologi austriaci, tra il 1898-1899 tracciarono una mappa topografica, riportando alla luce, a 9 km. da Efeso alcuni resti, muri perimetrali e focolare, di una casa che attribuirono al I secolo d.C. e che identificarono come l'antica abitazione  nella quale la Vergine e Giovanni avevano vissuto dopo la morte di Gesù.



Il sito, oggi chiamato Meiren Ana richiama ogni anno migliaia di visitatori di diverse confessioni.

La Chiesa cattolica non si è mai ufficialmente pronunciata ma il luogo è stato meta dei pellegrinaggi di ben tre papi: Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Io non aggiungo parole che ritengo inutili. Buona giornata.


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E' ancora Settembre

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Ieri sera un raggio di luna disegnava ombre e luci sul muro della mia stanza. Era tutto molto surreale e io ero incapace di chiudere gli occhi al pensiero di quella bellezza che poteva sparire.
E' dolce questo mese di settembre, la finestra della camera è ancora aperta e le voci della strada creano una filastrocca che induce al riposo.
L'autunno è la mia stagione. La stagione ideale dove le foglie che tra poco cadranno mi regaleranno un bel tappeto su cui camminare sicura senza fare rumore.
Nell'aria della sera il suono delle campane si propagano e m'invitano alla preghiera. Una preghiera meditata ricca dei bellissimi colori che hanno incantato i miei occhi nel giorno trascorso.
Rosso d'autunno, ma anche i gialli caldi e i verdi che ancora non cedono il passo all'aria che pian piano rinfresca.
Domani, forse arriverà la pioggia,..e io inventerò un nuovo modo per essere felice: sarà il momento di creare i biscotti che tanto piacciono ai miei nipoti che tornano dalla scuola affamati.
C'è chi ritiene triste l'autunno, la sera, la notte. Mi piace pensare che sole che tramonta da noi appare in un altro emisfero. E mentre qui ci disponiamo al riposo in quell'altra metà del mondo ci si accinge al lavoro. Così il mondo non è mai tutto addormentato, e non è mai tutto desto. E' un equilibrio sapientemente bilanciato da Chi tutto ha creato: c'è sempre sulla terra chi dorme e sogna e c'è chi si risveglia e inizia la sua fatica quotidiana.
San Gregorio di Nissa ci parla dell'inesauribilità della visione che è sempre compiuta eppure sempre ricomincia perchè non può dar fondo all'infinità del Creatore.
Così l'esaudimento e la promessa s'incrociano, l'arrivo e la partenza, la gioia di settembre e la gioia dell'agosto. due gioie che viviamo separate, mentre nel regno del Signore coincidono: autunno e tramonto; gustare il frutto e seminare il nocciolo. (che è l'inizio di un nuovo frutto!)
Amo questo tempo d'autunno, mio Dio, questo tempo che scorre come il fiume perenne della vita che è il fiume perenne del Tuo amore.



I giorni di settembre hanno il calore dell’estate nelle loro ore più centrali, ma nelle sere che si allungano c’è il soffio profetico dell’autunno.
Rowland E. Robinson

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PREFAZIO: che cos'è?

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Due parole sul Prefazio della S. Messa nel rito romano:

Il Prefazio è la prima parte della preghiera eucaristica della Messa cattolica. È una preghiera in stile solenne, che il sacerdote che presiede l'Eucaristia recita o canta da solo. È costituita da tre parti: ▪ Protocollo: parte iniziale, relativamente variabile, che ha lo scopo di asserire che a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, spetta il ringraziamento di tutta la Chiesa; ▪ Embolismo: parte centrale, totalmente variabile, che ha lo scopo di spiegare il motivo per cui a Dio si deve la gloria ed il ringraziamento di tutta la Chiesa; ▪ Escatocollo: parte finale, totalmente standardizzata, che ha lo scopo di introdurre il Santo. È una preghiera di carattere dossologico, ovvero è un rendimento di grazie a Dio per le meraviglie che ha operato e continua ad operare nella Storia della salvezza. Si conclude con il canto del Santo.


Con la preghiera eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione:
Nel prefazio la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per tutte le sue opere, per la creazione, la redenzione e la santificazione.

In questo modo l'intera comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano al Dio tre volte Santo.

S. Messa di domenica scorsa: Preghiera Eucaristica. (Prefazio)

............E' veramente giusto renderti grazie, Padre Santo, Dio di bontà infinita. Tu continui a chiamare i peccatori a rinnovarsi nel tuo Spirito e manifesta la tua onnipotenza soprattutto nella grazia del perdono. Molte volte gli uomini hanno infranto la tua alleanza, e tu invece di abbandonarli hai stretto con loro un vincolo nuovo per mezzo di Gesù, tuo Figlio e nostro redentore: un vincolo così saldo che nulla potrà mai spezzare. Anche a noi offrì un tempo di riconciliazione e di pace, perchè affidandoci unicamente alla tua misericordia ritroviamo la via del ritorno a te, e aprendoci all'azione dello Spirito Santo viviamo in Cristo la vita nuova nella lode perenne del tuo nome e del servizio ai fratelli.

Per questo mistero della tua benevolenza, nello stupore e nella gioia della salvezza ritrovata, ci uniamo all'immenso coro degli angeli e dei santi per cantare la tua gloria:
Santo, Santo, Santo......
E la celebrazione continua con il rituale che conosciamo.

Ho voluto riscrivere il Prefazio (che cambia ogni domenica) perchè è sempre molto interessante e nasconde parole che fanno gioire il cuore.

Luigi Giussani spesso ripeteva le parole del prefazio che aveva letto nella messa del giorno. Un esempio:Egli (Gesù) è mandato dal Padre per farci conoscere che l'essenza di Dio ha come caratteristica suprema per l'uomo la misericordia. «Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito - dice un Prefazio della Liturgia ambrosiana - donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe, una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore, è servito a elevarci alla vita divina». Da questa letizia sorge la pace, la possibilità della pace. Anche in tutte le nostre sfortune, in tutte le nostre cattiverie, in tutte le nostre incoerenze, in tutta la nostra debolezza, in quella debolezza mortale che è l'uomo, possiamo realmente respirare e sospirare la pace, generare pace e il rispetto per l'altro.

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Il nome di Maria.

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Per scrivere di Te devo stare in silenzio.
Stare in silenzio non basta.
Per scrivere di Te devo dimorare nel silenzio.
Entro nel silenzio come si apre una porta
e si oltrepassa la soglia e si è dentro casa.

Il silenzio non è un vuoto, è una casa
che mi accoglie nel profumo amico dell'intimità
uno spazio d'anima, il luogo dell'incontro.
Per scrivere di chi Ti ha visto e toccato
devo stare qui dentro:
dentro la casa del silenzio. (Marina Marcolini)


Sei fatta di Cielo Maria, amata Madonnina mia, sei l'amore che vorrei accarezzare mentre t'invoco.
Più di me hai pianto, più di me hai sofferto, camminato, ascoltato. Sei il Tempio dove io posso incontrare Gesù il Tuo Frutto di vita che mi doni ogni giorno a braccia aperte. Nel Tuo manto c'è ancora posto per chi non Ti prega, per chi questa notte non dormirà per un dolore che lo tormenta, per chi non ha una casa e per quell'uomo che attende in pace la morte che sta per accadere.  
Il mio cuore ancora Ti prega di accogliere il mio abbandono alle Tue mani. Amen.





 
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Chi erano le diaconesse?

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Il Papa: le antiche diaconesse, una possibilità da studiare





Papa Francesco ha detto di voler riprendere lo studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva.
 Ne ha parlato durante l’udienza all’Unione internazionale Superiore generali (Uisg), ricevute in Vaticano.  
Il tema non è nuovo ed è stato riproposto anche in tempi relativamente recenti.
Dopo il netto pronunciamento di Giovanni Paolo II con la lettera "Ordinatio sacerdotalis (1994 che)negava categoricamente la possibilità del sacerdozio femminile nella Chiesa cattolica, era stato il cardinale Carlo Maria Martini, a parlare della possibilità di studiare l’istituzione del diaconato per le donne, non menzionata nel documento papale.
 
L’allora arcivescovo di Milano disse: «Nella storia della Chiesa ci sono state le diaconesse, possiamo pensare a questa possibilità».
Alcuni storici della Chiesa antica fecero notare che le donne erano ammesse a un particolare servizio diaconale della carità che si differenzia dal diaconato odierno inteso come primo grado del sacerdozio. 

Nel corso della sessione di domande e risposte avvenuta nell’incontro, è stato chiesto tra l’altro al Papa perché la Chiesa esclude le donne dal servire come diaconi.
 Le religiose hanno detto al Pontefice che le donne servivano come diaconi nella Chiesa primitiva e hanno chiesto: «Perché non costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione?». 
Il Pontefice ha risposto che una volta aveva parlato della materia qualche anno fa con un «buon, saggio professore», che aveva studiato l’uso delle donne diacono nei primi secoli della Chiesa. 
Francesco aveva spiegato che non gli era ancora chiaro quale ruolo avessero tali diaconi. «Che cos’erano questi diaconi femminili?», ha ricordato il Papa di avere chiesto al professore. «Avevano l’ordinazione o no?». «Era un po’ oscuro», aveva detto. «Qual era il ruolo della diaconessa in quel tempo?». «Costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione?», ha quindi chiesto Bergoglio ad alta voce. «Credo di sì. Sarebbe bene per la Chiesa chiarire questo punto. 
Sono d’accordo. Io parlerò per fare qualcosa del genere».

«Accetto», ha detto il Papa successivamente. «Mi sembra utile avere una commissione che lo chiarisca bene».

Secondo una tradizione antichissima, il diacono in realtà veniva ordinato «non al sacerdozio, ma al ministero». Esistono alcune testimonianze della storia sulla presenza di diaconesse, sia nella Chiesa occidentale che orientale. Le testimonianze fanno riferimento anche a riti liturgici di ordinazione. Il punto da approfondire è che tipo di figure ministeriali fossero, quali erano i ruoli che svolgevano all’interno della comunità. La posizione del magistero, che considera il diaconato come il primo grado del ministero ordinato, lo riserva soltanto agli uomini esattamente come avviene per gli altri due gradi, il presbiterato e l’episcopato.

Con l’annuncio di essere d’accordo a istituire una commissione di studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva, Francesco vuole verificare se e come attualizzare quella forma di servizio, ritenendo che diaconesse permanenti possano rappresentare «una possibilità per oggi». Agli inizi del cristianesimo è esistita una diaconia femminile (della quale parla anche san Paolo) ed è documentato che nel III secolo in Siria esistevano delle diaconesse che aiutavano il sacerdote nel battezzare le donne. Un ruolo attestato anche nelle Costituzioni apostoliche del IV secolo, che parlano di un apposito rito di consacrazione, distinto però da quello dei diaconi maschi.

Forme di servizio femminile sono state peraltro già da tempo istituzionalizzate, ad esempio negli anni scorsi nella diocesi di Padova, per iniziativa dell’allora vescovo Antonio Mattiazzo. Si tratta di donne che, pur senza vestire l’abito religioso, hanno emesso i voti di obbedienza, povertà e castità. E sono state così consacrate come «collaboratrici apostoliche diocesane». Ruolo e compiti di questa nuova forma di servizio erano state a suo tempo così spiegate dalla diocesi veneta: «È una forma di diaconia femminile ispirata al Vangelo. Le collaboratrici apostoliche assumono la diaconia apostolica come progetto di vita accolto, approvato e orientato dal vescovo». Tra i compiti a cui sono chiamate queste donne, che non hanno comunque mai ricevuto l’ordinazione diaconale, «c’è l’annuncio della Parola, l’educazione alla fede, le opere di carità al servizio dei poveri, la distribuzione della comunione, l’animazione della liturgia, o la gestione di strutture come scuole e istituti.

Papa Francesco ha parlato più volte della necessità per la Chiesa cattolica di valorizzare il ruolo della donna. Ma ha sempre evitato di presentare questa valorizzazione come una forma di "clericalizzazione " delle donne «È una battuta uscita non so da dove -dicembre 2013)- Le donne nella Chiesa devono essere valorizzate, non “clericalizzate”.
 
Chi pensa alle donne cardinale soffre un po’ di clericalismo».



Nel settembre 2001, l'allora prefetto della dottrina della fede Joseph Ratzinger, aveva firmato una breve lettera approvata da Papa Wojtyla, nella quale si affermava che «non è lecito porre in atto iniziative che in qualche modo mirino a preparare candidate all’ordine diaconale». Il testo si riferiva all’ordine diaconale come sacramento e primo grado del sacerdozio.

Nuovi studi sul diaconato femminile nella Chiesa dei primi secoli, sui suoi compiti e ruoli confrontati con quello maschile, potrebbero schiudere nuove possibilità e nuove forme di servizio consacrato al di fuori degli ordini religiosi femminili già esistenti.

«La Chiesa ha bisogno che le donne entrino nel processo decisionale. Che possano anche guidare un ufficio in Vaticano», ha inoltre affermato Papa Francesco rispondendo, una alla volta a sei domande che gli sono state rivolte da alcune religiose in occasione del suo incontro con 900 suore di tutto il mondo. 

In «Aula Nervi», ha spiegato che «la Chiesa deve coinvolgere consacrate e laiche nella consultazione, ma anche nelle decisioni perché ha bisogno del loro punto di vista. E questo crescente ruolo delle donne nella Chiesa non è femminismo ma la corresponsabilità è un diritto di tutti i battezzati: maschi e femmine». 
Bergoglio ha anche sottolineato che «troppe donne consacrate sono “donnette” piuttosto che persone coinvolte nel ministero del servizio. La vita consacrata - ha aggiunto - è un cammino di povertà, non un suicidio»


Il vero ruolo delle “diaconesse” nella Chiesa primitiva


Pubblicato 14 maggio 2016 | Da Matteo Carletti




A leggere i principali quotidiani di oggi sembra proprio che il Papa abbia aperto alla possibilità delle donne-preti. In realtà, Papa Bergoglio, nell’udienza tenuta ieri in Vaticano ha semplicemente posto la possibilità di riaprire lo studio sul diaconato femminile.


Non può certamente sfuggire che il diaconato sia, per gli uomini, il passo immediatamente precedente il sacerdozio e che esso rappresenti il primo grado dell’Ordine Sacro. La proposta del Santo Padre si basa sulla fondata conoscenza della presenza di diaconesse nella Chiesa primitiva. 

Nel 2003 la Commissione Teologia Internazionale, dopo anni di studi sul caso, emanò un documento in cui si lasciavano aperte alcune esegesi circa il diaconato delle donne, ma si affermava anche molto chiaramente che tale ruolo era differente sia dall’attuale che da quello propriamente maschile. Nel documento si ricorda che le diaconesse erano delle laiche incaricate in modo permanente all’istruzione delle catecumene, alle opere di carità, e a aiutare le donne adulte a svestirsi e rivestirsi in occasione del loro battesimo.


Nelle Costituzioni Apostoliche, apparse intorno il 380 in Siria, le loro funzioni erano così riassunte: «La diaconessa non benedice e non compie nulla di ciò che fanno i presbiteri e i diaconi, ma vigila le porte e assiste i presbiteri in occasione del battesimo delle donne, per ragioni di decenza». 
Tra le altre fonti antiche troviamo quella Epifanio di Salamina che nel Panarion (verso il 375) così si esprime: «Esiste nella Chiesa l’ordine delle diaconesse, ma non serve per esercitare le funzioni sacerdotali, né per affidargli qualche compito, ma per la decenza del sesso femminile, al momento del battesimo».

Il documento della Commissione Teologica ricorda che lo stile di vita delle diaconesse si avvicinerà a quello delle claustrali già alla fine del IV secolo. È detta allora diaconessa la responsabile di una comunità monastica di donne, come attesta, tra gli altri, Gregorio di Nissa. “Ordinate badesse dei monasteri femminili, le diaconesse portano il maforion, o velo di perfezione. Sino al VI secolo, assistono ancora le donne nella piscina battesimale e per l’unzione. Benché non servano all’altare, possono distribuire la comunione alle ammalate. 
Le diaconesse sono semplicemente vergini consacrate che hanno emesso il voto di castità. Risiedono sia nei monasteri, sia in casa propria. La condizione di ammissione è la verginità o la vedovanza, e la loro attività consiste nell’ assistenza caritativa e sanitaria alle donne”.

Anche l’imposizione delle mani da parte dei vescovi aveva per esse la funzione di benedizione, ma non di ordinazione, vietandole qualsiasi accesso all’altare e al ministero liturgico. in Occidente non si trovano tracce di diaconesse nei primi cinque secoli, mentre alcuni Concili del IV e V secolo respingono ogni ministerium feminae e vietano ogni ordinazione di diaconesse. Il documento ci informa, in sintesi, che un ministero delle diaconesse è realmente esistito anche se in modo diseguale nelle diverse parti della Chiesa. Ciò che invece è comune è «che tale ministero non era inteso come il semplice equivalente femminile del diaconato maschile». Sulla questione dell’eventuale ordinazione femminile si era espresso in modo contrario Paolo VI e la questione è stata chiusa definitivamente da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994). 
Quindi uno studio sul ruolo della donna nella Chiesa primitiva potrà certamente mettere in luce alcuni aspetti rimasti a tutt’oggi in ombra, ma non aprirà in alcun modo la strada al sacerdozio femminile. E questo Papa Francesco lo sa bene, a differenza della maggior parte dei giornalisti che insistono nello scrivere su questioni di cui hanno poca (o per nulla) conoscenza.

(Vatican Insider - La Stampa)
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Santa pazienza!

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Una volta un uomo vide una farfalla che stava cercando di uscire dal bozzolo. Per i suoi gusti ci metteva troppo. Allora cominciò a soffiare delicatamente per spezzare quella guaina trasparente e ci riuscì. Ma alla fine non c'era più una farfalla, bensì un mostriciattolo con le ali lacerate(Apologo Indiano)

C'è un verso del Faust di Goethe che mi è rimasto in mente: arte e scienza non bastano: pazienza ci vuole per un'opera.
La società moderna ci vuole frettolosi quindi pare che arte e scienza possano bastare per creare un'opera, e spiegare ciò che l'artista ha in mente con maggior prontezza e rapidità possibili. Il risultato che spesso ci troviamo tra le mani mostri o prodotti in serie, non certo capolavori o opere preziose e perfette.

Gli artisti del tempo passato che, per le loro opere,sono presenti nella nostra mente e nelle citazioni che dureranno nel tempo, per ottenere un simile risultato hanno avuto tanta "pazienza" appunto.

Noi non siamo più esercitati a vivere questa virtù; siamo persino impazienti quando siamo in fila al confessionale e cerchiamo, senza farci accorgere di superare la fila dei penitenti.

Se riflettiamo sulla meraviglia della creatura umana, bisognosa di nove mesi per formarsi, scopriamo che la "pazienza è la più eroica delle virtù, proprio perchè non ha nessuna apparenza di eroico.

Ricetta della PAZIENZA 
In una notte di quiete far riposare in un contenitore naturale 
per 7 ore mille bacetti di tolleranza 
e mille sorrisi di sopportazione. 
Mescolare con un soffio di ansia e far bollire a fuoco alto… 
Aggiungere 13 foglioline di bontà e … un pizzico di gioia. 
Spruzzare una buona dose di calma 
e mescolare con tanta riflessione. 
Servire con dolcezza a tutti, adulti e bambini, 
per una vita migliore. 

La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.
(Jean-Jacques Rousseau)

Se non è oggi, sarà domani: ricordiamoci che la pazienza è il pilastro della saggezza.
(Frédéric Mistral)

La speranza e la pazienza sono due rimedi sovrani per ogni cosa, i rifugi più sicuri, i cuscini più soffici su cui giacere nelle avversità.”
(Robert Burton)




La pazienza:



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