Novara la città che non ho adottato.

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Quando  Paolo mi propose di trasferirci a Novara e lasciare Milano non ci pensai troppo. 
Non scelsi la città, scelsi di stare con mio marito. 
Posso solo dirvi che non mi sento novarese e ancora oggi rimpiango la città in cui ho vissuto fino all'età di 23 anni. 
Non sono in grado di parlarvi di Novara  con il cuore di un novarese, ma lo fa benissimo questo blog che ho visitato: Baciati dall'ansia.


"Fredda terra, dalla nebbia anche nelle sere d’agosto, le risaie e le montagne. Fredda tu hai reso freddi noi, che ti abitiamo tra i solchi delle tue colline, amanti di vino e delle montagne che ti dominano.

Quando torno, è la cupola di san Gaudenzio a farmi stringere il cuore, sono a casa. Anche se odio questo posto. Odio Novara tutta e le sue risaie popolate di aironi cinerini, le feste di paese d’estate con la musica del calcinculo che ti insegue in camera di notte fino a tardi, il liscio e la paniscia. La festa dell’Unità, una foto di noi con la maglia rossa, giovani e matti, ce ne scappavamo da lì con qualche bottiglia di Lupo Rosso e coi salami di fidighina sotto alle felpe. A una certa ora ci entrava il freddo della Meja vicina nelle ossa, tanto che avevamo finito col rinominarla “La festa dell’umidità“.Altre volte facevamo mattino con le carte sui tavolacci sparecchiati alla bell’e meglio, vai di briscola, vai di scopa. Il tributo a De André ogni anno, gli abbracci degli amici sulle panche, eravamo una cosa sola e nemmeno lo sapevamo.
Ma fredda, fredda terra, sapevo ci avresti contagiato.
La malinconia ferma di Vercelli d’inverno, gli anni d’università, l’amore da dimenticare e poi quello con cui risanarsi, piangere in silenzio nella basilica di sant’Andrea, un vecchio prete spazza a terra, mettendoti a disagio. E non vedi mai a un palmo dal naso, la nebbia ti è persino dentro.
Ma come faccio a raccontarti tutto questo, come? Che non capiresti, che non ne vedi il fascino che mi trattiene, forse desiderando che io non abbia radici. Ma questa è la mia terra, fredda terra, intrisa e bagnata di fiumi e laghi, che ci nevica addosso prima che altrove, che apro la finestra e mi guardano il Mottarone e il Monte Rosa. Le passeggiate nel budello di Arona fino in piazza del Popolo ad ammirare la rocca d’Angera che domina il lago Maggiore, mentre il san Carlone sull’altra riva controlla. Ma poi il bagno lo facciamo soltanto nel lago d’Orta, e per san Lorenzo ci sdraiamo sui pontili avvolti dai sacchi a pelo, a fare a gara a chi vede più stelle, a ritrovarci con gli amici che si sono trasferiti, ma tornano sempre.
E non capisci che i paesaggi che tanto ti hanno fatto amare “La chimera” sono quelli dove anch’io sono cresciuta, che m’appartengono tanto da potermi definire. Che vorresti amarmi, ma non per questo attaccamento insano che ho per i luoghi e per le persone che li abitano, per il nostro dialetto sghembo.
Che ti racconto cose che per te non hanno sapore. Ma loro sono le mie persone, non saranno mai fantasmi, loro sono i miei fratelli. Che cantiamo “Valsesia” a memoria ai concerti folk, con la mano sul cuore pensando ai nostri nonni che hanno combattuto, (“ai nostri morti l’abbiam giurato, dobbiamo vincere o morire”). Loro hanno dei visi, delle voci che sogno di notte, delle rughe che conosco a memoria.
E tu avresti la presunzione di conoscermi, senza tutto questo?
E tu, davvero, credi basta fare le valigie ed andarsene?
La nebbia ti entra dentro, e non se ne va più. Ecco perché parli, parli, parli, ma da solo, e mentre penso che non capirai mai, non te lo dico. Sì, me ne sto zitta persino quando non sorridi a un mio aneddoto divertente di qualche anno fa. (Tu ti meriti di più, mi ripeti). Sono fredda, fredda come la mia terra, quella che mi ha generato e reso così.Muta, triste e distante, tanto che né della mia terra né di me percepisci il calore oltre il velo.
GRazie mia cara di cui non conosco il nome: ti ho rubato i magnifici pensieri della "brumal Novara" del Pascoli.
Il mio intento era quello di mostrarvi alcune immagini di Novara, penso inedite, (realizzate dal fotografo Giovetti), che Paolo ha trovato in una cartelletta dimenticata in soffitta. 
Il sig. Giovetti, o chi per lui, seguiva mio cognato Domenico negli anni in cui faceva il giornalista per la pagina di Novara della Gazzetta del Popolo. Saranno solo le immagini di vita di quegli anni e non  ciò che riguarda i momenti drammatici di cronaca nera. Era l'anno 1957-58.
Chiesa di Trecate
Panorama notturno
Concorso Bovino al bocciodromo
Piazza Martiri illuminata
C.so Cavour: prime luminarie
Parco dei bambini con orsetti lavatori

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31 luglio estate.

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Con oggi il mese di luglio ci saluta. Saluta e porta con sè i giorni di caldo insopportabile che si sono alternati a piogge torrenziali.

E' inutile che lo paragoniamo agli anni passati: le estati si assomigliano tutte: ore svanite, paure per un domani incerto. 
Ci resta ancora la delizia dell'alba, il desiderio di un bagno in mare e la sete di acqua salata.

Sono ritornati, oggi, i miei nipotini da Bordighera: nei quasi bianchi capelli ancora il profumo del mare. 
Parlano di nuove avventure per questo agosto che domani arriverà. Non hanno ancora lasciato la felicità trascorsa all'ombra, per la pesca dei granchi ai "Sassi Rossi",che già organizzano nuove ore, un nuovo presente pieno di luce.

E' bene non guardarli troppo altrimenti nasce dentro il mio cuore un piacere, smisurato, di quella felicità unica che era la mia: colore di sete d'infanzia: di strade bianche e assolate, di Vittorio Veneto. 
Mattini con le imposte ravvicinate dove il sole penetra  attraverso le persiane inventando una luce obliqua che mi parla di un nuovo giorno. 

Sete di vacanza che non si farà quest'anno: troppe spese o pochi soldi?

Ora sono qui in queste stanze di silenzio, dove sommessamente il suono dei tasti del computer è l'unica musica che sento. Fuori un sole triste illumina questo pomeriggio. 
Ci vuole un bel tè profumato ai frutti di bosco! 
Basta torta, lasciamola ai bambini, già grandi e golosi. A domani, forse.
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la vita vive di vita donata.

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 XVIII Domenica del tempo ordinario anno C: 31 luglio Letture: Qoelet 1,2;2,21-23; Salmo 89; Colossesi 3,1-5.9-11; Luca 12,13-21

…E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio»



Rembrandt: Parabola dell'uomo ricco.

La vita vive di vita donata.

Siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato: il tempo, i sorrisi, gli abbracci.

«Se vuoi possedere, non devi costruire granai; quelli più belli, sono nelle case dei poveri» (san Basilio).

Gesù in questa pagina di Vangelo intende rispondere a una domanda globale di felicità che si nutre di almeno due condizioni: la vita, la  serenità, la felicità che non possono mai essere solo mie e che hanno sempre a che fare con il dono.

Voglio una vita piena, ricca? 
Non debbo cercarla al mercato delle cose: le cose promettono ciò che non possono mantenere. 

Le cose hanno un fondo e il fondo delle cose è sempre vuoto. 
Debbo cercala dalla parte delle persone.




Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e...
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta. (Rainer M. Rilke)
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Crescere

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mani operose quelle della mia mamma


Un momento in cui la vita si manifesta, rende visibile il nostro dolore, le nostre imperfezioni, le nostre fatiche.
Signore donaci mani sempre sensibili per toccare e accarezzare il mondo. 



Le mie mani
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
al lavoro condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
or ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.(Alerano Sibilla)
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Angelus

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La preghiera dell'Angelus è oltremodo bella e commovente quando la recitiamo al mattino, ma può  capitare  di recitarla in una qualsiasi ora del giorno.
Siamo molto distratti quando i nostri pensieri intonano una preghiera e spesso lo è anche il nostro cuore, incerto e distratto. Al di là di tutto questo sappiamo che il fatto più importante, per chi ha fede, è ricordare che una donna, una fanciulla, ha generato un uomo che è Dio.
Se diventiamo "devoti" a questa preghiera, non possiamo non commuoverci alle parole pronunciate "ecco la serva del Signore, mi accada secondo la Tua Parola"; "E il Verbo si è fatto carne e abita in mezzo a noi". Ecco la domanda che subito al mio risveglio, m'interroga: in queste frasi trovo la libertà di Dio e la mia libertà. 

L'Essere. il Mistero è grazia, è amore.

Posso rispondere di "no" a questo amore a questa grazia; la mia libertà è una risposta e Maria, la Serva del Signore, aiuti anche me a rispondere in ogni momento, ad ogni ora: "sì"!

Che sia un momento di ansia, di gioia, di smarrimento, posso solo dire "sì" e l'aurora si colorirà....


L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria
e la Vergine concepì per opera dello Spirito Santo

Ecco la serva del Signore
Mi accada secondo la Tua parola.

E il Verbo si è fatto carne.
Ed abita in mezzo a noi.

AVE MARIA....

Prega per noi, Santa Madre di Dio
Perchè diventiamo degni delle promesse di Cristo.

Infondi, Signore, la Tua Grazia nei nostri cuori affinchè noi, che abbiamo conosciuto per l'annuncio dell'angelo l'Incarnazione del Figlio Tuo Gesù Cristo, attraverso la Sua Passione e Morte siamo condotti alla gloria della Sua Risurrezione.
Per Cristo Nostro Signore. 

VENI SANCTE SPIRITUS
VENI PER MARIAM.



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Speranza nella follia

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La speranza può abitare nei cuori più provati.




Nella follia di questi giorni ritroviamo un po' di serenità in questa preghiera: "Custodisci la Tua famiglia, Signore, con la fedeltà del Tuo amore e sostieni sempre la fragilità della nostra esistenza con la Tua Grazia, unico fondamento della nostra speranza."







Non arrendiamoci mai! Potrebbe succedere di farlo un'ora prima del miracolo.
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Diffondere la Parola: preghiera.

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La preghiera 
è la chiave che apre la porta del mattino 
e chiude la porta della sera —

"Che cos'è l'uomo perchè Te ne ricordi,

il figlio dell'uomo

perchè Te ne curi?

C'è stato solo un Uomo al mondo che mi poteva rispondere ponendo una nuova domanda: "Quale vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà se stesso? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio di sè?".

Solo Cristo si prende tutto a cuore della mia umanità.

"Chi ci potrà mai parlare dell'amore all'uomo proprio di Cristo, traboccante di pace?"

Un cuore semplice, sa riconoscere e sentire l'eccezionalità di Cristo, come avviene in certi momenti della vita quando il reale ci colpisce al cuore.

Se penso a come posso riconoscere se il mio amore per il Figlio dell'Uomo mi investe totalmente, debbo ricordarmi queste parole "Io sono la Via, la Verità, la Vita"

Cristo, Luce e Forza per ogni persona che impara a seguirlo,che ama parlarne a chi incontra; che in Lui trova ogni momento umano di serenità o di disperazione,che riscopre il sentimento del perdono e dentro tutto questo il mistero della Misericordia che appare come ultimo rapporto con noi, Sue creature.

 
«renderò evidente la Mia presenza
dalla letizia del loro cuore»
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Accoglienza

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«Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo."


La luna che alta brillava nel cielo, con i suoi raggi ha attraversato il buio della stanza e mi ha svegliato.

La solitudine della casa ha chiamato il silenzio. 
Un silenzio interiore dove la Parola si è fatta preghiera e la preghiera colloquio.

Spesso mi capita di postare i miei colloqui-preghiera con Dio. 
Dio è una persona:  mi viene incontro e si apre a me, a noi, ed io mi apro a Lui. 

Pregare è prendere coscienza di essere figli ed essere consapevole di un rapporto importante per la vita. 
E, in quel momento, la realtà è che sono in   comunione con il mio Signore.

Se non avessi voluto credere in  Lui, donandoGli il mio cuore, a Lui non mancherebbe nulla e continuerebbe ugualmente ad amarmi. 
Però io senza di Lui sarei vuota!

(Signore so, credo di sapere, di aver trovato grazia ai tuoi occhi...)


Signore Tu mi scruti e mi conosci,
Tu sai quando seggo e quando mi alzo,
Penetri da lontano i miei pensieri,
la mia parola non è ancora sulla lingua
e Tu, Signore, già la conosci tutta.( parte del Salmo 138)



- Non passare oltre fermati dalla Tua serva che Ti accoglierà:
Il Vangelo a cui mi riferisco è quello in cui si parla di Marta e di Maria.
"Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, Lo accolse nella sua casa."

Gesù si muove, va avanti e in questo movimento è la sostanza della Vita: Egli viene dal Padre e va al Padre e in questo movimento è nel Padre. 
In questo continuo movimento Egli incontra tante persone, una di queste è Marta che, piena d'amore,Lo accoglie nella sua casa.

Non accenno a Maria, mi fermo all'accoglienza perchè, come Marta, ho accolto il mio prossimo, senza conoscerlo, come se fosse Gesù stesso.

Gli fu indicato lo studio del vice-parroco. Era scappato dall'istituto che lo ospitava. Cercava il suo padrino della Cresima per poter essere ospitato e trascorrere la notte. Era sera e la persona che lui cercava non era disponibile. Con il vice-parroco, in silenzio, ci interrogammo.

"Vuoi venire a dormire da me?" (in un bisbiglio sentii che mi sarei presa una "grana". Alzai le spalle e tesi le mani. "Andiamo". (era importante che, per vari motivi,la madre non ne fosse informata).  

Dormì nella camera di Enrico, prima pranzò con noi. Sorrideva felice.

Dopo qualche giorno partì per il servizio militare e mi arrivarono tante cartoline con timidi ringraziamenti. Ogni tanto ci vediamo ancora: un cenno di saluto, un timido sorriso. Io so chi è lui, lui sa chi sono io.Nient'altro.

L'accoglienza è il punto di partenza che porta a condividere una situazione di sofferenza che si manifesta con una presenza viva, palpabile, vicina.

Grazie Signore, perchè Ti sei fermato a casa della Tua serva. Tu mi hai accolta per primo e quel giorno mi hai detto: "Questa sera mi fermerò a casa tua".

Arrivarono in Cooperativa (tipografia) dove trascrivevo sul computer delle tesi di laurea, arrivarono, mandati da chi, non so, tenendosi per mano.

Avevano 16 anni. Erano scappati da casa.....per amore.

Il primo amore.

Chi voleva mandarli da quel tal sacerdote, chi dai carabinieri.....finirono per quattro giorni a casa mia. 
La ragazza dormiva nella camera di Enrico (lui non era tanto contento di spostarsi in camera con le sorelle) il ragazzo in salone nel divano-letto.

Per prima cosa mi sono premurata di avvisare i famigliari che hanno urlato a più non posso, insultandomi per bene benino, poi si calmarono. Sarebbero venuti a riprenderli (le due famiglie) appunto dopo alcuni giorni.

Non seppi più nulla. Il mio caro, caro amico, Giorgio, mi disse: "Sei una disgraziata, avresti potuto finire in prigione! Hai dato ospitalità a due minorenni scappati da casa..."(Era un complimento!!)


Eri affamato e ti ho dato da mangiare, avevi sete e ti ho dato da bere, ho asciugato le Tue lacrime d'amore, Signore non è difficile amare. 
Grazie perchè Tu me ne hai offerto la possibilità.




Dai il meglio di te...

Se fai il bene, ti attribuiranno
secondi fini egoistici
non importa, fa' il bene.
Se realizzi i tuoi obiettivi,
troverai falsi amici e veri nemici
non importa realizzali.
Il bene che fai verrà domani
dimenticato.Non importa fa' il bene
L'onestà e la sincerità ti
rendono vulnerabile
non importa, sii franco
e onesto.
Dà al mondo il meglio di te, e ti
prenderanno a calci.
Non importa, dà il meglio di te


(Madre Teresa di Calcutta)

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1° lettura: Genesi

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Gen 18,1-10a; Sal 14; Col 1,24-28; Lc 10,38-42 - Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda

“educhiamoci all’accoglienza”

-Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.  Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l'albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?». Rispose: «E' là nella tenda».  Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne.  Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!».  Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?  C'è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio».  Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma egli disse: «Sì, hai proprio riso».

L’episodio è ambientato ad Ebron, precisamente alle Querce di Mamre, dove, secondo Gen 13,18, Abramo si era stabilito, dopo aver concesso a Lot di scegliersi la parte di terra ove pascolare i suoi greggi e aver ricevuto da Dio conferma della promessa della terra e della discendenza: “Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron e vi costruì un altare del Signore”. Ebron sorgeva a sud di Gerusalemme. È un racconto che ha affascinato molti sia per la squisitezza delle relazioni umane che vi vengono descritte, sia per il misterioso ondeggiare del numero dei visitatori tra uno e tre che ha fatto pensare ai cristiani a un’icona prefigurativa della Trinità.

L’ospitalità presso gli antichi orientali era uno dei doveri fondamentali, ma era anche considerata un onore per chi ospitava.

Ancora oggi presso i beduini, i nomadi che vivono nel deserto, l’ospitalità è una consuetudine fondamentale.

Nella lettera agli Ebrei si esorta: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb 13,2).

Ho scelto questa frase della prima lettura affinchè la meditassi durante questa settimana...

«Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo."

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Che cos'è la vita?

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La vita, la nostra vita, il nostro respiro: che cos'è? A cosa serve alzarsi al mattino e andare a dormire la sera?

Ho guardato la mia mamma di 96 anni. Accigliata come al solito. Come è sempre stata durante la sua vita. Ora vive in un mondo che non ha mai pensato, vive in un mondo-non mondo.

Se le chiedessi: "mammina, dimmi, "Che cos'è per te la vita?"

Mi guarderebbe ancora più accigliata. Ora che guarda a un traguardo che spero ancora un po' lontano, so che gli affanni per lei sono tutti superati e così dovrebbe essere anche per me...mentre m'interrogo su ogni momento che si presenta , perchè il modo in cui il reale mi si presenta mi sollecita molte domande.

La vita, più che salute, più che lavoro, i soldi, la famiglia: Che cos'è la vita più di questo?

Che cosa implica?

La vita implica tutto questo, ma con lo scopo di tutto cioè con un significato.

Perchè il mio cuore accellera i palpiti? per chi?, per cosa?

Posso vivere senza tante cose, ma non senza un significato. Se guardo alla tristezza di ieri, capisco che ho bisogno di scoprire il senso vero del vivere. Ho bisogno di una chiarezza più grande che mi rende consapevole che la mia fede è il segno di una appartenenza che realizza la mia vita: l'appartenenza a Cristo.


S. Tommaso Moro: "Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per cogliere la differenza."


Per questo la grande Grazia che devo chiedere oggi è che Lui non censuri niente di quello che la giornata mi proporrà, di quel bisogno di senso, di significato, di pienezza, di gusto.

E' il compimento.


« Ho bisogno di Te come del pane ». Come senza pane non vive il nostro corpo, così senza Dio non vive la nostra anima: è Lui l'Amico di cui non possiamo fare a meno, è la Sua l'amicizia più vera, più profonda, più sicura. Signore, noi tutti abbiamo bisogno di Te come del pane, più del pane.


Rainer Maria Rilke

Ancora, Onnipotente, ecco ti prego.
Come si spegne tramontando il giorno,
io sono tutto una ferita; un orfano;
un esule dal mondo, estraneo e solo...
E stanno intorno a me, mute, le cose
siccome chiostri in cui mi sento chiuso.
Ho bisogno di Te, che sei partecipe
d'ogni tormento mio; compagno dolce
d'ogni mia pena; mio fratello solo.
H o bisogno di Te come del pane!
Spengimi gli occhi, ed io ti vedo ancora;
rendimi sordo, e sento la tua voce;
mozzami i piedi, e corro la tua strada;
senza favella, a Te sciorrei preghiere.
Dirompimi le braccia, ed io ti stringo
col cuore mio, fatto, repente, manto.
Se fermi il cuore, batte il mio cervello;
ardi anche questo: ed il mio sangue, allora,
Ti accoglierà, Signore, in ogni stilla.
Apparso Tu mi sèi, Dio senza fine!
Ed io  t'amo siccome un figlio
che fuggito mi fosse ancor bambino,
chiamato dalla sorte sovra un trono
innanzi al quale l'universo mondo
come unica valle si distende.



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Preghiamo

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"Noi oggi siamo venuti a pregare per i morti, per i feriti, per le vittime della pazzia che è guerra! È il suicidio dell’umanità, perché uccide il cuore, uccide proprio dov’è il messaggio del Signore: uccide l’amore! Perché la guerra viene dall’odio».

«Perché? Perché i soldi sono più importanti delle persone per loro! E la guerra è proprio questo: è un atto di fede ai soldi, agli idoli, agli idoli dell’odio, all’idolo che ti porta ad uccidere il fratello, che porta ad uccidere l’amore. Mi viene in mente quella parola del nostro Padre Dio a Caino che, per invidia, aveva ucciso suo fratello: “Caino, dov’è tuo fratello”. Oggi possiamo sentire questa voce: è il nostro Padre  che piange, che piange per questa  pazzia, che  dice a tutti noi “Dov’è tuo fratello?”; che dice a tutti i potenti della Terra: “Dov’è vostro fratello? Cosa avete fatto!”». 

«“Volgiti a noi, Signore, e abbi misericordia , perché siamo tristi, siamo angosciati. Vedi la nostra miseria e la nostra pena e perdona tutti i peccati”, perché dietro una guerra sempre ci sono i peccati: c’è il peccato dell’idolatria, il peccato di sfruttare gli uomini sull’altare del potere, sacrificarli. “Volgiti a noi, Signore, e abbi misericordia, perché siamo tristi e angosciati”. Siamo sicuri che il Signore ci ascolterà e ci manderà lo Spirito di consolazione. Così sia». 

Le mie parole sono povere, ma Papa Francesco mi ha aiutata ad esprimere il dolore che sento. Che ho subito sentito questa mattina quando alle cinque mi sono alzata per un brutto sogno e Paolo era in piei anche lui con il televisore acceso. Ho pianto. E ho recitato l'Angelus pensando agli uccisi e agli uccisori. Il mio cuore è veramente ferito, angosciato dalla violenza che ogni giorno vedo scatenarsi: uomo contro uomo: è un lungo elenco che Tu, Signore, conosci, ma che vorrei ricordarTi, per ricordarlo a me. Per dare un senso alle preghiere di oggi.  Preghiamo. 
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