Un post prima della pausa vacanze.

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Nel nostro giardino ci sono, proprio davanti alle mie finestre, due tigli e una quercia.
Un tiglio ospita una coppia di tortorelle e la quercia tantissimi uccellini che alle cinque del mattino si riuniscono per l'ordine del giorno.
Uno in particolare, al primo trapelar del giorno, tenta con le prime note, prima piano, poi le distende con cura, come fili di una ragnatela contro le prime luci, poi quando la ragnatela è ben salda, ecco che si lancia, ardito, come un solista sul sottofondo dell'orchestra.
Chi come me, ha un sonno ben disposto al risveglio, ecco che il suo canto penetra nel mio sereno riposo e m'apre un occhio, poi l'altro, senza scosse e, quasi fossi una scatola alza il coperchio cancella i miei sogni e mi ridona la realtà.
Sarà merito di questo gomitolo di piume che da tempo riesco ad alzarmi molto presto: Le ore del mattino hanno l'oro in bocca: canta un proverbio!
Ogni mattina, dunque, sono impegnata in una gara con il sole...
Vince sempre lui!!!

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Saluti cari, io vado in vacanza e anche il computer. No, assolutamente non parte con me, lui resta a casa a riposare.


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"...ma io non ho dove posare il capo"

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VANGELO DI LUCA 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?» Si voltò e li rimproverò.
E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».
E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».


Gesù li rimproverò per aver pensato di uccidere i Samaritani e si avviò verso un altro villaggio. Nella concisione di queste parole si staglia la grandezza di Gesù. Uno che difende perfino la libertà di chi non la pensa come lui.

E si avviò verso un altro villaggio. C'è sempre un nuovo paese, con altri malati da guarire, altri cuori da fasciare, altre case dove annunciare pace.

Gesù custodisce sentieri verso il cuore dell'uomo, conosce la beatitudine del salmo: beato l'uomo che ha sentieri nel cuore (Salmo 84,6). E il Vangelo diventa viaggio, via da percorrere, spazio aperto. E invita il nostro cristianesimo a non recriminare sul passato, ma ad iniziare nuovi percorsi.

-..."le volpi hanno tane, gli uccelli nidi, ma io non ho dove posare il capo".

Eppure non era esattamente così. Gesù aveva cento case di amici e amiche felici di accoglierlo a condividere pane e sogni. Con la metafora delle volpi e degli uccelli Gesù traccia il ritratto della sua esistenza minacciata dal potere religioso e politico, sottoposta a rischio, senza sicurezza. Chi vuole vivere tranquillo e in pace nel suo nido sicuro non potrà seguirLo.Noi siamo invitati a guardare avanti, ai grandi spazi del mondo senza guardare senza volgerci indietro dove troveremmo sbagli, incoerenze, fallimenti.....guardiamo al giorno che viene, e solchi del nuovo aratro ci saranno nuove ferite che si riempiranno però di vita.


 Papa Francesco parla agli Armeni e a quanti si trovavano là. 

Sogno un’Europa in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito a un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia”.

Migranti – “I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, – ha affermato Bergoglio – non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri”. Per Francesco, infatti, l’Europa, “famiglia di popoli, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari. Tuttavia, sono convinto che la rassegnazione e la stanchezza non appartengono all’anima dell’Europa e che anche le difficoltà possono diventare promotrici potenti di unità”. Per Bergoglio “in questo nostro mondo dilaniato e ferito, occorre ritornare a quella solidarietà di fatto”. “Una solidarietà – ha precisato il Papa – che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come un momento di opportunità perché tutti gli abitanti delle nostre città, e di tante altre città, possano sviluppare la loro vita con dignità. Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone, ma la sfida è una forte integrazione culturale. In questo modo la comunità dei popoli europei potrà vincere la tentazione di ripiegarsi su paradigmi unilaterali e di avventurarsi in ‘colonizzazioni ideologiche’
 – Il “sogno” di Francesco è “un nuovo umanesimo europeo, un costante cammino di umanizzazione, cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia”. “Sogno un’Europa giovane, – ha concluso il suo discorso il Papa – capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni”.


Ho letto e riletto il discorso di un altro grande uomo che diceva: "I have a dream". L'hanno ucciso.

Prego per te Papa Francesco.

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"Questo ucciderà quello"

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Siamo nel tardo Quattrocento.
Victor Hugo scrive "Notre-Dame de Paris"
L'arcidiacono Claude Frollo riceve la visita di uno sconosciuto personaggio.
Mentre ascolta l'ospite guarda il libro aperto che sta sul suo tavolo.
Frollo guarda tristemente il libro ed esclama "ceci tuera cela" "Questo ucciderà quello".
Hugo scrive un'intero capitolo per spiegare questa frase. 
"L'invenzione della stampa sarà la fine dei preziosi manoscritti, privilegio di pochi.
Il sapere sarà alla portata di tutti, sfuggendo dalle mani della Chiesa."
Ma non solo: " Il libro ucciderà l'edificio" spiega ancora Hugo. 
Fino ad allora il grande libro dell'umanità erano gli edifici; (le torri della Cattedrale di Parigi svettano alte nel cielo stellato) erano i custodi della storia e dello spirito dei popoli: libri forti, durevoli, capaci di parlare a chi non sa leggere.
La Bibbia dei poveri, venivano chiamati i dipinti e le statue che raccontavano la Storia della Salvezza. 
Ma Hugo (per bocca di un suo personaggio) ha la sicurezza che con quel nuovo mezzo d'espressione anche il pensiero dell'uomo cambierà.
Acuta osservazione che calza a pennello con i tempi in cui viviamo: oggi siamo nell'era dell'informatica.
Senza accorgerci ci stiamo abituando a pensare come facciamo sul computer, lo smartphone, il tablet.
Oggi chi dice "la rete" non pensa più ai pesci ma a Internet. Chi dice "contatto" intende persone. Le parole, la sintassi stanno cambiando.
Cocciante con la sua "opera" Il Gobbo di Notre-Dame" ha realizzato il pensiero di Hugo. L'ho vista a teatro e ho ascoltato la musica più volte. 
"La carta stampata ucciderà l'architettura" La stampa ha sostituito il manoscritto. 
Ma l'uomo del ventunesimo secolo può ancora sperare perchè la Cattedrale di Notre-Dame, con le sue due torri svetta ancora nel cielo parigino, come la cupola di San Pietro in quello romano o la Madonnina in quello dei Milanesi o le miglia, milioni di campanili anche umili e disadorni di qualche pieve in mezzo ai campi.
Tra quelle pietre la Parola continua a vivere.


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Festa di San Giovanni Battista e storia

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Storia di Giovanni Battista
Giovanni Battista è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù perché gli rese testimonianza quando era ancora in vita.
E' il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli; non c’è pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, in cui non sia presente questo santo, rivestito di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone che termina a forma di croce.
La storia di questo personaggio è straordinaria da prima della sua nascita che viene raccontata nel Vangelo di S. Luca dove si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre, Elisabetta, discendeva da Aronne.
Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore”.
Dopo quella visione, Elisabetta, già anziana, concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti.
Maria venuta a conoscenza dalle parole dell'Angelo che sua cugina era gravida, si recò da lei e al suo saluto declamò il bellissimo canto del “Magnificat” per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e, mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia.
Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce.
Della infanzia e giovinezza di Giovanni non si sa niente; gli artisti lo immaginano accanto al cuginetto Gesù e spesso è con lui dipinto, sempre rivestito con la pelle di pecora e chiamato affettuosamente “San Giovannino”.




Probabilmente crebbe retto e pio come erano i suoi avi sacerdoti, già carico di responsabilità che gli derivavano dalle parole profetiche dell'Arcangelo Gabriele quando descrisse le sue virtù, del suo essere "pieno di Spirito Santo", operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia. 
Quando fu adulto Giovanni, conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto: portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi e il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
Gesù cominciò la sua predicazione: aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla e Giovanni, che aveva predicato proprio per preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione, confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire”, sottintendendo con ciò la fine della sua missione.

Ma come suo cugino Gesù, Giovanni non era destinato ad invecchiare: in quel tempo governava Israele il re Erode Antipa il quale conviveva con la moglie divorziata da suo fratello, la bella Erodiade, vivendo in aperto contrasto con la legge ebraica, perchè per il loro Libro Sacro, la “Torah”, il divorzio di Erodiade non era ammissibile dato che dal matrimonio era nata una figlia, Salomè.

Davanti a questo scandalo pubblico Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta contrariando lui ma sopratutto la sua concubina che lo voleva morto.

Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni, ma considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato.

Per Erodiade, però, venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea.
Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”.
La giovane Salomé chiese consiglio alla madre che presa la palla al balzo, le suggerì di chiedere la testa del Battista.
Erode si rattristò a questa richiesta, ma per il giuramento fatto davanti a tutti non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia.
Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre soddisfatta della sua vendetta.
I discepoli di Giovanni, saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro che divenne oggetto di pellegrinaggio, perchè la sua uccisione suscitando orrore, ne aumentò la fama di Santo.
È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva che è l’unico santo, dopo Maria, ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita (24 giugno); quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo che lo venerano come loro santo patrono.


Auguri al mio papà:

Un pezzetto di cielo
erano gli occhi del mio papà.
Ma di un cielo chiaro senza nuvole
e quando la notte stette a guardare
li chiuse.
Salìrono in un cielo di stelle 
perchè io potessi incontrali
in ogni goccia di pioggia,
nelle ali di una farfalla
in ogni fiore che sboccia
nelle poesie scritte da un poeta.
Papà regalami l'azzurro
di giorni sereni,
accarezzami in ogni bacio
che mi viene donato
e non lasciarmi mai sola.
Auguri papà. 
La tua Cicètta.(con la e aperta del dialetto milanese!)
(Lucia)




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Siamo in estate....ciao non primavera!

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Se il mese di Maggio è dedicato a Maria, il mese di giugno è dedicato al Sacro cuore di Gesù.
Mi permetto di parlare un po' dell'iconografia dei tempi passati dove la figura di Cristo è stata resa decisamente più femminile.
Il Gesù della Sacra Sindone è completamente diverso dal Gesù biondo con gli occhi azzurri e i riccioli d'oro.! 
Per avere un'idea del volto che amiamo bisognerà che facciamo riferimento appunto alla Sacra Sindone. 
Ritorno al Cuore di Gesù. Ritorno a parlare dell'Amore di Dio con cui non si scherza, neanche con pie intenzioni. 

Abbiamo celebrato, oltre alla festa del Sacro Cuore di Gesù, anche quello di Maria. Poi il ricordo di Sant'Antonio da Padova, tra pochi giorni ricorderemo San Giovanni Battista che preparò la strada al Signore e poi scomparve. Non ci fu per lui la gioia di starGli accanto, di udire le Sue parole, di riscaldarsi alla Sua amicizia; ma solo il carcere. 
Scomparve in silenzio nel buio di una cella che era già una tomba.
E Colui che aveva annunciato, Colui al quale lui non era degno di sciogliere i calzari, prese il suo posto e battezzava non più in acqua ma in Spirito Santo. 
E poi anche Lui morirà di una morte violenta per opera dei potenti della terra.

Alla fine del mese festeggeremo i santi Pietro e Paolo. Due pilastri della Chiesa. Uniti perchè non si festeggia l'uno senza commemorare l'altro.

Con l'accenno alle feste che avremo e che abbiamo avuto ora penso al grano che in questo mese dovrebbe maturare, dovrebbe perchè  la pioggia ha irrorato a sufficienza i campi e non posso prevedere cosa pensa il contadino.
Il grano è pane e il pane più che un cibo è il simbolo stesso della nostra mensa ed è una delle materie nelle quali ha scelto di abitare il Sacramento dell'Eucarestia.
Buon fine del mese.


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Il campeggio

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Penso che "fare campeggio" sia il modo migliore per trascorrere le vacanze.

Ricordo come fosse ieri la nostra prima vacanza in tenda,ma non è stato ieri, bensì circa trent'anni fa.

Mi fu proposto da un'amica, Rita, proprietaria di una roulotte. Noi non avevamo nessuna attrezzatura. Lo accennai per caso, con un amico sacerdote, che mi disse: "Ma io ho una "casetta" che ho usato solo una volta, se vuoi te la presto!"
Non ci pensai nemmeno un secondo. Avvisai la mia amica che immediatamente decise che la settimana dopo avremmo portato al mare roulotte e tenda (ci stavamo in cinque e belli comodi) e partimmo per quella prima avventura. 
La mia amica e suo fratello, mi aiutarono a montare la tenda e intanto pensammo a come attrezzarla. 
Saremmo tornate la settimana seguente  con i bambini. I mariti sarebbero arrivati il sabato. 
Dopo la faticaccia, presi una delle sedie a sdraio e mi sedetti in riva al mare: finalmente potevo vivere quella  sensazione  di magica leggerezza della vita all’aria aperta,sentire il profumo del mare, la bellezza di affondare i piedi nella sabbia calda (non bollente, eravamo alla fine di giugno). Il  contatto con la natura, il profumo dell’erba mischiato a quello del sacco a pelo nuovo, lo stare assieme, lo spirito collaborativo che si crea immediatamente con i “vicini”, questi buffi agglomerati di tende, camper, roulotte, bungalow in cui ogni famiglia ricrea a proprio modo un nido in cui vivere per un po’ di tempo lontano dal tran tran quotidiano… tutto  questo però l'ho gustato nel tempo e nei giorni seguenti.


La "casetta" del mio amico, mi ha ospitata per un mese, poi avendo capito  che quella vita mi piaceva e che i miei bambini si divertivano tanto, abbiamo prolungato la vacanza per tutta l'estate. 
(Ah la "casetta è ancora in cantina.....il mio amico ha deciso che era più utile a noi che non a lui. Per assicurarsene è venuto a trovarci, portandosi un amico.)
In riva al mare, fare il bagno ogni volta che ne sentivo la necessità....prendere il sole sulle rocce o sul bagnasciuga. Sentirsi libera anche nell'abbigliamento. 
I miei bambini sono stati subito d'accordo, con quelli della mia amica, e tutti e 5 si sono trasferiti  nella roulotte e noi due in tenda.Con l'arrivo dei mariti le famiglie si riunivano. 
I papà, arrivavano il venerdì sera e la prima cosa che facevano, era un tuffo in  mare e giocare ai tuffi dalle spalle con i bimbi....riuscite ad immaginare le grida di gioia?
Oltre alle sensazioni di benessere ho riportato a casa, sassi di mare, sabbia fine e l'odore buono di salsedine che su di me se ne andava dopo una doccia fredda, ma sui vestiti un po' meno!!

Da quella volta tutti gli anni vacanze in campeggio. 
Parecchi anni dopo la "casetta" abbiamo comperato un camper "America" chiamato "faticoso" Un 7 posti, lento, lento (motore Ford) che Elena rimpiange ancora oggi. "Dai nonno compera un altro camper!" "Eh ma chi lo guida?" 
Se lo abbiamo venduto, con tanta tanta nostalgia, è perchè era troppo faticoso: attrezzarlo, guidarlo con tutto quel che segue. Sulla strada i camion ci strombazzavano per chiedere strada, e Paolo s'innervosiva....e poi il rimessaggio...altro problema: il signore che aveva un garage adatto ai camper aveva smesso l'attività e qui a Novara città non c'era niente...insomma, povero "faticoso" era proprio destinato a qualcuno più giovane di noi, felicissimo di averlo.
Pensateci....la cosa più bella: il campeggio.

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Da quando Elena aveva otto mesi andavamo qui: "Pian dei Boschi" a Pietra Ligure e il nostro posto fisso era, subito dopo la piscina, non la prima piazzola , ma quella a destra


Mentre preparavo la cena mi sono ricordata di un aneddoto abbastanza divertente: Ogni giorno c'era il rito della crema anti scottature. Mentre Enrico aspetta il suo turno, disegna con i pennarelli. Ora tocca a lui e mentre guardo la sua schienina, prendo un pennarello e inizio a disegnare Paperino, e lui ride perchè gli sto facendo il solletico. Nel frattempo arrivano Ada e Valeria: "Mamma lo voglio anch'io, lo voglio anch'io" "Va bene!, ma volete anche voi Paperino?" Così è la volta di Cip e Ciop e di Pluto. Si guardano e ridono divertiti. La voce si diffonde. Da quel giorno subito dopo il pranzo, arrivavano bambini, qualche volta con le mamme, muniti di giornalino perchè io disegnassi proprio quel tal soggetto, e io tatuavo le loro schiene....I primi tatuaggi li ho inventati io!!!
Ma questi bastava una doccia e un po' di sapone e sparivano! Quelli di oggi costano, e non vanno più via!!! 
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La libertà di essere me stessa.

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La mattina, prima di fare colazione, recito le lodi. 
Perchè? Perchè è il mio modo di iniziare la giornata. 
Chi me lo può impedire? Nessuno. 
Come vedete, tutto è parte della mia libertà.
Se penso a come vivere la mia giornata anche questo è libertà. 
Qualsiasi circostanza diventa luogo di vita se io, riconoscendo che Cristo è parte di me e che nessuno me lo può impedire, allora mi sento libera, libera! 
Libera nelle circostanze, libera dalle persone che vorrebbero che io mi adeguassi a loro, alla loro mentalità. 
Invece Cristo mi dice che in Lui io sono libera!
Che cosa significa questo? 
Che ogni persona, anche un uomo magro con le pieghe della bocca amare, può sentirsi libero nelle circostanze della vita siano esse brutte o meno brutte, perchè quello che soddisfa la vita c'è sempre, perchè se manca Lui arriva la noia, le pieghe..., e io divento un cespuglio di idee strampalate!

Senza Cristo cosa puoi fare, mio cuore, che chiedi, che senti il desiderio dell'Infinito? 


Invece con Cristo, sono libera nelle circostanze, libera nella riuscita o meno della vita, libera.

Oggi tutti parliamo della libertà, ma non della libertà che ho appena descritto in cui io  sento di esprimermi così come sono, come desidero.



Una fragolina nel mio giardino-cortile





"Voi chi dite che io sia?" è la domanda che il Vangelo di oggi ci pone. La risposta la conosco, l'ha già detta Pietro.
Con le mie croci, Signore, Ti sto seguendo, perchè Tu sei il mio cuore.


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Malinconia in un giorno di sole

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E' come me: una pianta ferita

Ieri è stata una giornata molto particolare.
Nella Casa di riposo, nuovi arrivi e qualche (due) partenza.

Partenze di cui non mi capacito. Un uomo, Pietro, 74 anni. Giovanissimo. Ma l'ictus non perdona.
L'altra, Cristina, 90 anni appena compiuti.

Sarei stata contenta di salutarli. 
Avevo colto 3 ortensie, niente di speciale, ma le ho messe sul loro letto.
Una però è andata nel vaso, sulla finestra della camera della mia mamma.

La mia mamma è sempre di poche parole, ma ieri ancora più silenziosa. 
Quando è stato il momento di salutarla mi ha detto, con fatica, "allora starai via una settimana?" Le ho dato un bacio, ma non ha sorriso... "State attenti alla strada!"....."Salutate i bambini!"....

Signore cosa posso dirTi con il cuore che trabocca di malinconia? Tu lo sai che qui è infelice, che rimpiange la sua casa, i suoi fiori...tutto della sua vita abbastanza recente. 
Non esisteva e non c'era altra soluzione. Aiutami a non sentirmi in colpa, rendimi più serena e fammi capire che l'unica, inguaribile tristezza, quaggiù è la cattiveria. 
Ogni giorno con lei c'è qualcuno di noi figli, ogni giorno. 
Io purtroppo solo il venerdì. 
Paolo, eh bhè anch'io, non riusciamo ad andare più spesso.....
Signore, il mio cuore piange e ride: che vuol dire? Perchè? Tu sai il perchè e questo mi basta.

Poi siamo andati a trovare Elena e Pino. Con Elena abbiamo guardato le fotografie che la mamma  aveva in un cassetto....Ne ho prese un po'. Elena non le vuole. Lei, mi ha detto, "ho tutto nel cuore"... 
Questa notte, che ho trascorso in balia dei miei tristi pensieri, le ho riviste e sistemate provvisoriamente in un cassetto, poi compererò un album. Adesso devono abitare un po' con me.

Sulla strada del ritorno, mentre Paolo guidava, io guardavo il cielo, pieno zeppo di nuvole bianche gonfiate a più strati e mi pareva che da un momento all'altro potessimo entrarvi.
Poi ho parlato tanto con la Vale. Il mio cuore era con lei. Come un'orsa ferita in un grido di dolore, silenzioso, le ho urlato di starTi e starci vicino e le ho chiesto, che abbracci questo nuovo, vecchio, amore che si gonfia nel mio cuore riempiendo ogni cosa, di aiutarmi qualora la mamma...
Signore anche Tu, non andartene!

Signore, sì il Tuo Paradiso è bello e io ho tante mani da stringere lassù, tante persone da abbracciare, tanti visi da baciare e a cui sorridere.... però vorrei aspettare ancora un po'! Ti pare?!
Tua figlia. .


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Ho camminato sotto la pioggia

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Era necessario che io facessi una commissione per una cara signora che mi aveva pregato, se potevo, farle quel tale piacere.
La pioggia (argomento in auge da qualche mese) scendeva con violenza. Nel cielo scuro di nubi arrabbiate non promettevano neanche un attimo di riposo.
Dovevo andare altrimenti il negozio avrebbe chiuso. 
Paolo aveva già fatto troppi accompagnamenti. No, mi sarei arrangiata.
Ombrello in una mano, borsa a tracolla e bastone nell'altra.
Ho camminato sotto quel diluvio e mentre camminavo attenta alle pozzanghere più grandi ho pregato il mio Angelo custode. Poi, non so perchè,  ho pensato che ero stata chiamata non per servire, ma per essere presa a servizio. Inutile che mi affatico per inventare lo svolgere della mia giornata, questo compito me lo dà Dio, Lui stesso decide per me: sono una di quelle gocce che da tempo sono state preparate. 
Tutto quello che dovevo fare era continuare a camminare, cercando di non bagnarmi troppo. Dovevo andare avanti per vedere a cosa sarei potuta servire.
Ho eseguito il compito che mi avevano chiesto. 
Mi sono bagnata un po' ed ero felice. 
Sì sotto l'ombrello che mi riparava abbastanza, ho capito che  era la mano grande di Dio che mi proteggeva. 
Il mio cuore era leggero.
Ieri sera però sono arrivati i soliti malanni.
Ora, tra poco, andrò a Milano. Prima scenderò in cortile a cogliere qualche fiore per la mia mamma...se la pioggia li ha risparmiati.
Ieri ho vissuto un vero momento d'incontro. 
Poi, a Milano, ne avrò un'altro, diverso, ma sempre da vivere intensamente.



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L'arte di arrangiarsi ovvero di necessità virtù

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"Fai di necessità, virtù" Era una delle frasi preferite di mia suocera, la mamma di Paolo.

Oggi quella bellissima frase vale sempre, ma è conosciuta come: "l'arte di arrangiarsi"

Sono ben due settimane che sto "svuotando" un armadio e alleggerendo gli altri due.

Al cambio di stagione regolarmente mi dico: " questo (abito, camicia, pantaloni e anche scarpe) lo tengo...non di sa mai. Questo invece lo darò.....

Non si sa mai significa: ritornerà di moda? dimagrirò? mi piacerà di nuovo indossarlo.?..

Di questi tempi, con la crisi che picchia sempre più duro, non mi potete biasimare se cerco di utilizzare pantaloni che mi vanno larghi (sono proprio dimagrita!), tovaglie belle ma con qualche inconveniente, lenzuola troppo grandi (sembra che le misure standard delle lenzuola siano cambiate, colpa dei materassi più consistenti?)

Penso anche che aggiungendo qualche particolare carino, una camicia che non piace, possa diventare piacevole da indossare!

Ho trovato, in un grande magazzino, del pizzo di cotone e con l'aggiunta di alcuni lavori all'uncinetto della mia mamma sto cucendo tutto quello che non va, per così dire...

Esempio:


Questa era una camicia tutta nera che io uso(ora) a mo' di giacca. Un po' di maquillage sul colletto e sulle tasche...ed è nuova e carina.





anche la tenda del bagno è diventata più carina


Questa tovaglia di lino, rotonda, aveva un buco....
ho pensato che con un po' di pizzo
l'avrei potuta riusare e soprattutto coprire il buco!



Questo copridivano non aveva niente che non andava, ero io che....




Quand'ero una bambina sotto il vestito si usava indossare la "sottoveste"

Eravamo, come tutti o quasi gli italiani, con pochissimi soldi.

La mia mamma, che durante il giorno lavorava in fabbrica come operaia (cara mamma mia sei sempre nei miei pensieri...) alla sera si metteva sul bordo del suo letto e mentre noi figlie rassettavamo la cucina, lei ci cuciva le sottovestine. 

Non era tanto brava, ma a noi andava bene così. 
E io ho sempre amato quel particolare bordo che lei ricamava  (mi ricordavano le "ondedelmare"). 
Ecco vedete come è più grazioso quest'angolino di tessuto? però questo l'ho cucito a macchina....
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Napoli e la Vecchia arte dell’arrangiarsi.


A fornirci un quadro completo di quanto racchiuso nell’opera dei fratelli Assisi è il sito Lettera43, che in un divertente articolo ripercorre tutti i più strani mestieri che sono sempre esistiti, son tornati in voga o sono nati recentemente. Il motivo per cui l’opera fa sorridere è che, leggendolo, ci si rende conto di trovarsi di fronte a un esempio di straripante creatività popolare, in grado di offrire alla gente la possibilità di ottenere, per vie legali o quasi, tutto quel che si desidera. Se c’è una persona che proprio non ci va giù e desideriamo, con poca bontà d’animo, che le vada storto qualcosa, non ci resta che rivolgerci ad uno dei vari jettatori di professione; se invece vogliamo far pubblicità ad un nuovo prodotto o un nuovo locale, possiamo contattare il caro vecchio ‘o pazzariello, tornato di moda nei tempi recenti; non possiamo poi dimenticare i cantanti per le serenate, vero must dei fidanzamenti ufficiali partenopei; per i più viziati, invece, ci sono la stiratrice di giornali e il lustrascarpe.


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Breve vademecum dei nuovi mestieri. Ma gli anni passano, i tempi mutano e le esigenze cambiano. Così, oltre a questi evergreen, da qualche anno a questa parte, tra Forcella e piazza Dante, sono tanti i mestieri strani e innovativi nati per combattere la crisi. C’è, ad esempio, l’accompagnatore al ritiro della pensione, disposto a prendere sotto braccio la vecchiettina di turno nel percorso da casa alla posta e viceversa, difendendola da eventuali tentativi di scippo. Il tutto alla modica cifra di 10 euro. Rimanendo nell’ambito degli accompagnatori, c’è anche quello disposto a stare al tuo fianco con l’ombrello in mano nei giorni piovosi: 1,50 euro per i primi 200 metri, poi appena 1 euro per ogni ulteriori 200 metri. Ci sono anche i mestieri che evitano una fatica in più ai più pigri: l’assistente gommista, ad esempio, che in caso di foratura è pronto a raggiungervi e sostituirvi la ruota bucata in cambio 10 euro, con tariffa che raddoppia dopo le 22; il prenotatore di parcheggi, che in cambio di 5 euro si reca di prima mattina ad occupare un parcheggio che vi servirà una volta giunti sul posto (a meno che qualcuno non gli abbia offerto di più nel frattempo, chiaro); finanche il venditore di sigarette a domicilio, disposto a portarvi direttamente a casa il pacchetto di sigarette desiderato con un leggero sovrapprezzo di 50 centesimi di euro (che diventano 30 per il secondo e 20 per il terzo), ma anche in questo caso fate attenzione, perché dopo le 20 la tariffa base sale a 70 centesimi.


I mestieri figli della modernità. I mestieri più bizzarri e creativi di oggi, però, sono legati alle nuove esigenze. I ritmi sempre più frenetici delle nostre vite, ad esempio, porta molti uomini a dimenticarsi del romanticismo e dell’importanza di far sentire sempre amata la propria moglie. Così è nato l’ingelositore: soggetto che in cambio di 300 euro al mese, spese escluse, è disposto a dedicare attenzioni alla donna che l’ha contattato. E così, tra mazzi di fiori, bigliettini smielati, messaggini hot e pensieri dolci, tenterà di riaccendere il sentimento del marito poco attento.

In estate, invece, l’aumento di popolazione lungo le coste offre nuove opportunità di guadagno, soprattutto a chi ha scelto di arrotondare facendo lo spalmatore, ovvero l’individuo disposto a spalmare la protezioni e gli olii solari per appena un euro. Con 2,50 euro lo avrete a vostra disposizione per tutta la giornata.


Ma il mestiere più moderno è senza dubbio l’internettista ambulante: ci si piazza con pc portatile e chiavetta per navigare in prossimità di luoghi affollati o dove si sa che si creeranno delle code e si offre alla gente la possibilità di navigare comodamente con il computer: 80 centesimi per spedire una mail o consultare il sito preferito, ma per un massimo di 10 minuti, altrimenti scatta il sovraprezzo.
 
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Questo mestiere è un po’ l’evoluzione 2.0 dell’intrattenitore da attesa, caro vecchio mestiere di coloro che, alle fermate dei pullman ad esempio, per pochi spiccioli erano disposti a farvi compagnia, chiacchierando del più e del meno, come foste vecchi amici. Che ci volete fare, i tempi cambiano, anche a Napoli.
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Vita trasparente

2 comments
Dobbiamo parlare con verità. Le bugie sono opera dell'uomo.
La verità è solo per metà opera dell'uomo dal momento che deve corrisponderle quella Verità in cui esistono i fatti. Bisogna che prima ci sia qualcosa perchè possa esistere la verità. Da sola non può esistere.
La verità è qualcosa di simile a una "partenza verso l'assoluto".

"Che cosa ci sia da lambiccarsi il cervello, verrebbe da chiedersi. 
Eppure le nostre conversazioni i nostri abbracci  sembrano qualcosa di orribile, poichè ad essi manca qualcosa, sì, manca proprio la verità. Ci accontentiamo delle nostre tenerezze e non cerchiamo altro, nulla che le trascenda."
In noi deve insorgere qualcosa che li renda veri.

Ecco come la vita sembra farsi trasparente, in lei, ma anche in noi se lo desideriamo.
"Il primo albero, che si erge davanti a quei ciliegi rosso cupo che non danno frutti, è così fiammeggiante di colori autunnali, è una macchia d'oro così smisurata da sembrare una fiaccola lasciata cadere da un angelo. E ora che arde, nè vento d'autunno, nè il gelo riusciranno a spegnerla.
Chi mai vorrà parlarmi di foglie che cadono e di morte bianca di fronte a quest'albero, chi impedirmi di conservarne l'immagine negli occhi e di credere che per me continuerà a risplendere per sempre come in quest'ora e che su di esso non grava la legge del mondo?"

bachmann1



Frutti d’ombra cadono dalle pareti,
luce lunare intonaca la casa,
e cenere di spenti crateri
entra col vento marino.

Tra gli amplessi di bei giovinetti
dormono i litorali,
la tua carne rammemora la mia:
già mi era incline
quando le navi
abbandonavano la sponda e croci
grevi della nostra spoglia mortale
facevano da alberature.

I luoghi di supplizio sono deserti, adesso:
ci cercano e non ci trovano.

Quando tu risorgi,
quando io risorgo,
non vi è pietra davanti alla porta,
non vi è barca sul mare.

Domani i tini rotoleranno
incontro alle onde domenicali;
noi arriveremo alla spiaggia,
coi piedi unti, laveremo i grappoli
e pigeremo a vino la vendemmia,
domani alla spiaggia.

Quando tu risorgi,
quando io risorgo,
il carnefice è appeso al portale,
il martello s’inabissa nel mare.

Dovrà venire la festa, un giorno!
Sant’Antonio, tu che hai sofferto,
san Leonardo, tu che hai sofferto,
san Vito, tu che hai sofferto.

Largo alle nostre preghiere, largo
a chi prega, largo alla musica e alla gioia!
Abbiamo imparato il candore,
ci uniamo al coro delle cicale,
mangiamo e beviamo,
le gatte magre strisciano
intorno alla nostra tavola:
fin che comincia la messa serale,
io ti tengo per mano
con gli occhi,
e un cuore tranquillo e coraggioso
a te sacrifica i suoi desideri.

Miele e noci ai bambini,
reti colme ai pescatori,
fecondità ai giardini,
luna al vulcano, luna al vulcano!

Oltre i limiti divampano le nostre scintille,
oltre la notte fanno ruota i razzi,
la processione sopra buie zattere
si allontana e il tempo cede
al mondo preistorico,
ai sauri striscianti,
alle piante lussureggianti,
ai pesci febbrili,
alle orge di vento e alle voglie
della montagna, dove una stella
devota si smarrisce, sul petto
le cade e si sfrange.

Siate perseveranti adesso, o santi stolti:
al continente dite che i crateri non hanno pace!
San Rocco, tu che hai sofferto,
o tu che hai sofferto, San Francesco.

Quando uno parte, deve gettare
in mare il cappello pieno di conchiglie
raccolte durante l’estate,
e andarsene con i capelli al vento.
Deve scagliare in mare la tavola
apparecchiata per l’amato,
deve versare in mare il vino
avanzato nel bicchiere,
dare ai pesci il suo pane
e mescolare al mare una goccia di sangue.
Deve infilare bene il coltello
dentro le onde e affondarci le scarpe,
cuore, àncora e croce,
e andarsene coi capelli al vento!
Allora sì, ritornerà.
Quando?
Non domandare.

Vi è fuoco sotto la terra,
e il fuoco è puro.

Vi è fuoco sotto la terra,
e roccia liquida.

Vi è un fiume sotto la terra,
che in noi si riversa.

Vi è un fiume sotto la terra,
che abbrucia le ossa.

Si avanza un grande fuoco,
si avanza un fiume sopra la terra.

Noi ne saremo testimoni.

Ingeborg Bachmann
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